Concluso con un voto il Cpn di Rifondazione che ha fatto il punto sul dopo-elezioni. Sul documento anche il sì, pur con qualche dubbio, della seconda mozione

Una costituente di popolo per l’alternativa

 

Liberazione 25 aprile 2006

Al governo. «Perché l’investimento sull’Unione, sull’unità della coalizione, non è contingente. Ne va dell’esistenza stessa del nostro partito, ce lo chiede "il nostro popolo"». Nel governo ma anche «oltre» il governo. Ad organizzare, a suscitare le forze sociali, collegandosi ai movimenti. E disegnando, nello stesso tempo, una prospettiva che non è per l’oggi, non è per domani ma è già all’ordine del giorno: la costruzione della sinistra d’alternativa. Che in Italia significa la sezione italiana della Sinistra europea. S’è concluso così, con la replica di Bertinotti e col voto sui documenti politici, la due giorni del comitato politico nazionale (il cui resoconto completo dei lavori sarà sul giornale di giovedì).

Come riassumere le conclusioni? Un obiettivo è quasi immediato. Il segretario del Prc l’ha sintetizzato in una formula: «Ricostruire un patto tra leadership e popolo». Ma questo è solo un «pezzo» di un progetto più ampio che punta - per usare un’altra formula chiarificatrice - a dare vita ad una vera e propria «costituente di popolo». Per ricostruire quell’«altra Italia», diversa, radicalmente diversa rispetto a quella consegnataci dalle politiche neoliberiste. «Di fronte a un imbarbarimento, a una devastazione, a una società in crisi, la costituente di un popolo, il suo riconoscersi in nuove domande di libertà e di qualità della vita è la strada per avviare la ricostruzione dopo la destrutturazione operata da liberismo e berlusconismo». E questa strada la può percorrere innanzitutto il Prc. «Nel corso degli anni Rifondazione ha accumulato cultura politica che ha consentito un'ambizione di governo con l'obiettivo di indagare la società e costruire il popolo. Due termini antichi - dirà il segretario - che però aiutano ad indagare la novità con la prospettiva di un governo di cambiamento».

Approvato a larghissima maggioranza, il documento che accoglie le proposte contenute nella relazione. Sul documento, c’è stata anche la convergenza della seconda mozione, l’«Ernesto». Al momento del voto, Claudio Grassi ha preso la parola annunciando il sì della sua area, ma sottolineando comunque le perplessità sulle reale possibilità di trasformazione del prossimo governo. E riconfermando i suoi dubbi sul progetto legato alla Sinistra europea.

Sinistra critica e la quinta mozione congressuale hanno invece votato i propri documenti. L’area Ferrando ha annunciato l’«avvio di un percorso» - è sua la definizione - per «preservare la presenza di un'opposizione comunista in Italia». A tutti, è sembrato l’annuncio di una scissione. Al punto che Fausto Bertinotti, sempre nelle conclusioni, rivolgendosi a «Progetto comunista», ha detto che esistono «tutte le condizioni per militare nel partito, anche con il massimo di dissenso».

Al termine dei lavori sono state votate anche le indicazioni per i due capogruppo, alla Camera e al Senato. Sul nome di Franco Giordano, per Montecitorio, ci sono stati tre voti contrari e tredici astensioni. Sul nome di Russo Spena, c’è stato invece un voto contrario e quindici astenuti (gli aventi diritto al voto nel comitato politico nazionale sono duecentocinquanta).

 

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