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Comitato Politico Nazionale 21 - 22 aprile 2007 |
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Gli interventi |
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Liberazione 3 maggio 2007 Maurizio Acerbo La nostra linea l’avevamo riassunta nella coppia unità-radicalità. Non dovremmo dimenticarcelo. Mi sembra che in questi mesi abbiamo ecceduto in pazienza unitaria nei confronti degli alleati. Per questo ritengo inaccettabile e meritevole di un’aperta polemica che il vicepresidente del consiglio Rutelli parli al congresso della Margherita di un’Unione “prigioniera di posizioni di astratto massimalismo”. Piuttosto dobbiamo interrogarci sul come i nostri comportamenti concreti interagiscono rispetto alle dinamiche di movimento. E al tempo stesso non possiamo assolutamente sottovalutare il congresso dei Ds e il processo che si apre con la nascita del Partito Democratico. Dipenderà anche da noi la consistenza delle forze che si libereranno a sinistra del “partito americano”. E’ fortissima l’attesa di una ricomposizione della sinistra e sarebbe nefasto se dessimo l’impressione di preoccuparci del nostro “giardino” per usare l’espressione della Rossanda. Evitiamo quella che Gramsci definiva “boria di partito” e smettiamola di dire che “politicisti” sono sempre gli altri. Discutiamo con franchezza ed evitiamo di dare la sensazione che facciamo melina. Sono contrario allo scioglimento di Rifondazione e sento la distanza che ci divide da chi si autodefinisce “sinistra di governo”. Mi convince il modello della Flm degli anni 70, però tenendo a mente che le organizzazioni sindacali non hanno il problema delle elezioni. Noi invece non possiamo eludere il tema. Personalmente un’aggregazione elettorale la considero auspicabile. Nonostante la partenza poco esaltante non sottovaluterei la capacità del Pd di costruire un immaginario capace di attrarre anche a sinistra. Anche il pantheon è un terreno di lotta. Cominciamo col liberare Rosselli, Gandhi e Martin Luther King dall’arruolamento forzato di Veltroni Claudio Bellotti Deve preoccuparci la ripresa d’iniziativa della destra nella società. Campagne di massa dai contenuti reazionari come quella del Family Day si uniscono all’iniziativa di gruppi di estrema destra razzista, come sta accadendo a Milano in questi mesi, con un gioco di sponda con le rappresentanze istituzionali. Tutto questo trova ampi spazi anche a causa del discredito che colpisce il governo e la sinistra. La risposta che qui si propone è del tutto insufficiente. Andare davanti alle fabbriche e alle aziende è cosa giusta e necessaria, il problema però è con quali proposte intendiamo farlo. Non basta agitare alcune parole d’ordine, anche condivisibili, sul tesoretto, quando poi non abbiamo alcun percorso di mobilitazione da proporre. Si dice che apriamo uno scontro nel governo sulla politica economica e sociale (tesoretto, pensioni, ecc.), ma non vedo né la strategia per condurre questo scontro, né una riflessione su quale percorso intraprendere se le nostre ragioni non dovessero prevalere. Riguardo al Partito democratico, mi pare evidente che tutti i suoi riferimenti politici e di classe lo configurano come una forza opposta a noi, che da un punto di vista strategico si pone l’obiettivo di cancellarci. Il fatto che la fondazione del PD produca una divisione nei Ds è positivo nella misura in cui apre uno scontro aspro, che potrebbe coinvolgere la Cgil, nel quale possiamo e dobbiamo inserirci. Tuttavia non possiamo ignorare che l’impostazione proposta da Mussi è quella della sinistra di governo alleata allo stesso Pd. Si pone di conseguenza la necessità di incalzare il settore “socialista” sul terreno rivendicativo, programmatico e di lotta, se non vogliamo che questo rimescolamento delle carte si traduca in un ulteriore spostamento a destra del nostro partito Giuliano Brandoni Dalla Conferenza organizzativa di Carrara che è stata un positivo appuntamento di confronto e riflessione usciamo con 3 certezze: la ripresa urgente di una iniziativa sociale con al centro i temi del salario, della precarietà, dei diritti; l’alacre e imprescindibile lavoro di costruzione della sinistra europea accelerando appuntamenti e focalizzando temi; una nuova cura del partito, dei suoi impegni per un rafforzamento che valorizzi le esperienze del fare ed elimini le incrostazioni burocratiche. E’ evidente che il primo di questi compiti assume la funzione di ordinatore e propone i contenuti come minimo comun denominatore su cui verificare le possibilità che i nuovi scenari politici propongono a sinistra. In sintesi dovranno essere i primi a determinare l’unità e non viceversa. Del resto il percorso della Rifondazione comunista, gli anni che abbiamo trascorso, hanno sedimentato, pur tuttavia, un patrimonio, un profilo fatto di innovazione e radicalità che dobbiamo spendere in ogni nuovo cantiere disponibili all’unità ma anche determinati sui contenuti. La seconda questione è quella del governo: agire l’alternativa da questa postazione ci richiede di evitare una subordinazione della politica ai nostri compiti di azione sociale che rischiano di mettere in scena una consecutio rovesciata dove la mediazione ministeriale precede e ritma l’azione sociale. Un esempio emblematico è la vicenda Fincantieri: ci siamo impegnati contro la privatizzazione di questo importante comparto industriale e parimenti contro la sua quotazione in borsa, impegno formalmente assunto davanti ai cancelli di tanti stabilimenti di questa impresa; le responsabilità di governo non possono in alcun modo dimenticare questo impegno. Eventualmente i se ed i ma (che tanto spesso volevamo cancellare dal nostro vocabolario) potranno entrare in campo solo dopo il consenso dei lavoratori. Con queste bussole possiamo salpare e navigare un mare nuovo, ricco di possibilità ma anche di tempeste. Mimmo Caporusso Ritengo doveroso fare un bilancio della nostra partecipazione al governo a distanza di un anno dalla vittoria dell’Unione per poi sviluppare in futuro una nostra iniziativa politica che sposti a sinistra l’asse del centrosinistra. Il bilancio è articolato: sulla lotta alla evasione ed elusione fiscale c’è stata un’inversione di tendenza rispetto al passato (aumento delle entrate); invece la legge finanziaria ha visto una manovra pesante di 35 miliardi di euro, con l’aumento delle spese militari e tagli agli enti locali; e la politica estera, pur in discontinuità rispetto al governo Berlusconi (vedi ritiro dall’ Iraq) manca di una strategia d’uscita dall’Afghanistan. Il nostro partito deve sviluppare la propria iniziativa politica, come è stato detto nella relazione introduttiva, sul risarcimento sociale che è la questione centrale per il nostro elettorato: abolizione scalone Maroni; No al Tfr nei fondi pensioni (informare i lavoratori che il silenzio assenso porta il Tfr nei fondi); rinnovare tutti i Ccnl a partire dai metalmeccanici e introdurre un meccanismo automatico di adeguamento dei salari e delle pensioni (la stragrande maggioranza della popolazione non arriva a fine mese); aumentare la sicurezza sui luoghi di lavoro utilizzando parte del “tesoretto”; contrastare e far fallire il ddl Lanzillotta contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali nonché l’acqua; No ad un sistema elettorale maggioritario con forti poteri al premier (come vuole il Pd). Per fare tutto ciò serve, come è stato detta alla conferenza di Carrara, una convergenza programmatica di tutte le forze della Sa ed un nostro partito radicato, forte ed autonomo dal punto di vista organizzativo e simbolico che metta velocemente in atto ciò che è emerso a Carrara, e cioè: stop alla cumulabilità degli incarichi istituzionali, controllo dei contributi degli eletti e nominati come prevede il nostro statuto, stop alla separatezza istituzionale, pratica dell’autofinanziamento. Alberto De Ambrogio La Conferenza d’organizzazione di Carrara ha rappresentato un momento alto e importante per il nostro partito. C’era sicuramente attesa, persino tra gli attori politici esterni e nei media, per capire quale Rifondazione comunista si stava apprestando ad affrontare la prossima fase politica e sociale. A Carrara tutti hanno avuto una risposta chiara: Rifondazione c’è, è in grado di riprendere la sua iniziativa sociale, nonché di rilanciare con determinazione il progetto della Sinistra europea dentro un più ampio confronto tra le sinistre di trasformazione. La conferenza ci consegna altresì la necessità di un lavoro attento sul versante più prettamente organizzativo, al fine di mettere a punto tutte le modifiche di funzionamento della nostra comunità. La relazione introduttiva dei nostri lavori disegna, in questo senso, un percorso chiaro e condivisibile per molti versi, più indefinito e da approfondire per altri. Il lavoro istruttorio fatto a Carrara dovrà essere ripreso in sede di Comitato politico nazionale, di Direzione nazionale e di Esecutivo, quindi all’interno del corpo largo della dirigenza del partito. Bene. Come si arriverà in quelle sedi? Chi si dovrà occupare di abbozzare una proposta di lavoro? Io penso che tale impegno, anche per conservare e valorizzare la ricchezza vista a Carrara, non potrà che essere assunto da un gruppo abbastanza largo di compagne e compagni rappresentativi di territori e funzioni interne. Penso, infine, che molte modifiche relative alla nostra vita interna possano essere apportate senza aspettare il prossimo congresso e, quindi, l’eventuale cambiamento dello Statuto. Sul versante della lotta politica intorno ai nodi dell’azione di governo occorre, sin da subito, sviluppare e stabilizzare l’insieme più ampio di relazioni con organismi di massa, sindacali, sociali, di movimento. Solo attraverso questa costruzione e attraverso la valorizzazione delle molteplici disponibilità al conflitto esistenti sul territorio sarà possibile essere incisivi sul terreno delle scelte istituzionali ad iniziare dalla redistribuzione verso il basso del cosiddetto tesoretto. Elettra Deiana Condivido la relazione di Walter De Cesaris: per il taglio generale, l’approccio ai problemi, le argomentazioni. Sull’idea del risarcimento sociale si può costruire un’efficace campagna popolare che coinvolga ampi settori a partire dalla condizione materiale, dalla fatica quotidiana del vivere ma anche dalla voglia di cambiare di donne e di uomini. Ripeto: donne e uomini, non un ritornello ma quelle, quelli in carne ed ossa. Qui è il punto debole delle nostre analisi, delle nostre proposte, della nostra politica. Non ci stancheremo di ripetere che non c’è problema del lavoro né questione sociale né emergenza salariale se non ci si obbliga a fare i conti, in termini di analisi, interpretazione della realtà, proposte programmatiche con la dimensione dei rapporti di genere nella società, con l’asimmetrica preponderanza di benefici che continua a garantire di più la parte maschile rispetto a quella femminile. Voglio ricordare la consegna della Conferenza di Massa Carrara rispetto a questo problema, consegna su cui anche il segretario nazionale Giordano ha voluto spendere parole chiarissime in sede di replica. Non ci può essere innovazione della politica - una politica veramente all’altezza dei nostri tempi - se non si lavora attivamente e prioritariamente per un riequilibrio della presenza delle donne a tutti i livelli e in tutte le dimensioni della politica. L’imminente scadenza elettorale per le amministrative in molti comuni e province deve essere l’occasione per metterci alla prova, per chiarire pubblicamente la portata innovativa di questa scelta. Regole e procedure non possono certo mancare si si vuole dar vita a una politica fondata su un patto “di” e “tra” uomini e donne. Il problema non può essere nominato come “le quote”, o ridotto ad esse. E’ un problema della politica, una qualità della democrazia. Ma è anche il cuore e la mente di una politica veramente nuova, che sappia guardare il mondo e si metta all’opera per cambiarlo con occhi e parola di donne e di uomini. Roberta Fantozzi Questo Cpn, il primo dopo Carrara, si svolge in un momento di eccezionale rilevanza, mentre precipita la fase costituente del Partito Democratico e si palesano impostazioni di politica economica divergenti dentro il governo. Per questo da qui devono uscire messaggi limpidi e indicazioni di lavoro altrettanto chiare. Carrara ha rappresentato un momento di rafforzamento della nostra proposta: sul terreno della cultura politica è stata assunta dal gruppo dirigente largo del partito, la centralità della democrazia dei generi, il carattere parziale e sessuato delle soggettività, mentre ha fatto un passo avanti “la certezza di sé” di Rifondazione, la consapevolezza di un partito che esiste per l’oggi e per il domani, e investe in ricerca e sperimentazioni per uscire da sinistra dalla crisi della politica. Carrara ha anche evidenziato però la situazione di “sospensione” di tanta parte del corpo del partito di fronte allo scarto fra aspettative esistenti in particolare sul terreno sociale e azione del governo, mentre emerge il disagio per non essere sin qui riusciti a costruire sufficientemente piattaforme e campagne che si facessero anticipatrici, rompendo l’atteggiamento di delega rispetto alle scelte dell’esecutivo. Per tutti questi motivi la partita che si apre sulle scelte di politica economica e sociale è decisiva e decisivo sarà avere la capacità di indicare una piattaforma di priorità su cui costruire un campo di forze a sinistra. Tanto più se la posta in gioco è il contrasto alle ipotesi che dietro la riduzione del debito celano la diminuzione strutturale della spesa pubblica nel nostro paese, che si propongono una ridefinizione familista del sistema di welfare, che lavorano per un salto di qualità nella frammentazione sociale modificando la struttura della contrattazione. Contratti, precarietà, pensioni e Tfr, diritto alla casa e alla salute sono i titoli della piattaforma che dovremo sviluppare. La seconda indicazione netta che deve uscire da questo Cpn è l’avvio concreto del cantiere delle sinistre. Un cantiere che lavori sia sul terreno del confronto fra le culture, fra le prospettive di trasformazione, sia nel vivo dell’agire politico, intrecciandosi da subito con il tema del risarcimento sociale. Un cantiere che si proponga di approdare a una soggettività in cui le differenze non scompaiono, ma in cui l’intreccio con i movimenti, le pratiche sociali, ricostruisca un campo di forze efficace a sinistra. Dando da subito indicazione perché in ogni territorio si aprano cantieri e coordinamenti delle sinistre. Paolo Ferrero Condivido la relazione di Walter De Cesaris. E’ decisivo che il partito a tutti i livelli apra una campagna di massa e un confronto nella maggioranza sull’utilizzo delle risorse derivanti dalla maggiori entrate. L’idea di utilizzare solo 2,5 miliardi per la spesa sociale, destinando gli altri 7,5 dei 10 disponibili alla riduzione del debito non è condivisibile. Occorre rispondere al disastro sociale in cui versa la nostra gente e quindi di intervenire sull’abolizione dello scalone e sul non peggioramento dei coefficienti di trasformazione, sulla restituzione del fiscal drag per salari e pensioni prevedendo un trasferimento di risorse verso i poveri, su un piano di politiche abitative pubbliche e di riduzione degli affitti, sulla non autosufficienza. Per fare questo servono risorse e oggi ci sono. Inoltre va contrastata a fondo l’idea che il contratto nazionale serva solo a recuperare l’inflazione mentre la produttività sarebbe da recuperare al secondo livello. E’ una posizione inaccettabile che peggiora gli accordi del luglio ’92 e ’93. In terzo luogo occorre fare una campagna molto più netta per invitare i lavoratori a tenersi il proprio Tfr in modo da rafforzare la battaglia per realizzare quanto siamo riusciti ad ottenere in finanziaria e cioè la costituzione di un fondo pensionistico integrativo pubblico presso l’Inps. Da ultimo dobbiamo avanzare un proposta chiara rispetto alla novità determinata dal non ingresso della sinistra Ds nel partito democratico. Io penso che, avendo chiaro che Rifondazione comunista deve continuare ad esistere oggi come domani e che la sinistra europea deve essere costituita, dobbiamo dar vita ad un processo di aggregazione di tutte le forze politiche, sociali e culturali che si collocano a sinistra. Penso che l’esperienza della Flm degli anni 70 costituisca un positivo modello di riferimento al fine di garantire le specificità di ognuno, la possibilità di aggregazione di forze non organizzate e il necessario profilo unitario del progetto politico. Loredana Fraleone Dopo la Conferenza d’organizzazione di Carrara, mi aspettavo un Comitato politico nazionale che ne raccogliesse la tensione e la voglia di praticare finalmente l’innovazione. A fronte di una scarsa partecipazione e di un atteggiamento distratto anche dei presenti, credo che dovremmo riflettere anche sul funzionamento di quest’organismo, che manifesta un divario troppo grande con la partecipazione attiva ed innovativa di Carrara. Là siamo riusciti a praticare l’obiettivo, a discutere in modo collettivo, a dare indicazioni concrete per affrontare la crisi della politica. La sessione sulla democrazia di genere, i gruppi di lavoro hanno visto interventi appassionati, che hanno testimoniato di un partito ancora vivace, che ha voglia di esserci e di contare. Abbiamo un dovere nei confronti di compagne/i che hanno visto in questa conferenza l’opportunità di riacquistare un protagonismo, un peso in un partito che con tutti i suoi limiti è stato l’unico a tentare di riformarsi. Non possiamo dare da qui il messaggio che abbiamo scherzato, che le cose che abbiamo detto a Carrara non avranno nell’immediato delle conseguenze. Walter De Cesaris, nella sua relazione introduttiva, ha toccato alcune questioni, come quella della trasformazione di tutti essenzialmente in consumatori, sulle quali dovremmo approfondire di più, proprio perché questa identificazione a cui nessuno/a sembra poter sfuggire è carica di conseguenze, anche in relazione alla crisi della politica. Ciò che si muove a sinistra in questa fase è estremamente interessante e può costituire una grande opportunità. Dovremmo perciò stabilire relazioni concrete su questioni sulle quali è possibile, da subito, costruire un lavoro comune. Infine, sento parlare molto di società della conoscenza, ma sento troppa poca attenzione, da parte del partito nel suo insieme, su un tema che parla della possibilità di guardare davvero al futuro. Nicola Fratoianni Nei giorni scorsi ho seguito come credo tutti e tutte voi i lavori del congresso nazionale dei Ds e devo dire di esserne rimasto colpito. L’impianto scenico, la costruzione simbolica, la relazione introduttiva di Piero Fassino. Mi pare che davvero, lì si sia prodotto un salto di paradigma. E’ senza dubbio vero come molti hanno detto in questi giorni che il Pci non finisce con questo congresso ma è altrettanto vero che colpisce la rimozione, direi l’espulsione definitiva di temi e analisi che si è registrata in questa occasione. Scompaiono i soggetti, il lavoro nelle sue molteplici declinazioni, l’analisi della globalizzazione si stabilizza definitivamente sul terreno moderato, il riferimento alla laicità è sbiadito e incerto nell’ammiccamento al family day. Penso che questo passaggio contenga in sé due potenzialità e due esiti opposti. Da un lato la costruzione del Partito Democratico rischia di produrre un ritorno a casa, un ulteriore processo di passivizzazione, insomma un effetto regressivo non solo sul piano dello spostamento in senso moderato del quadro politico ma anche nell’approfondimento della crisi della politica. Dall’altro, in questo passaggio c’è anche una possibilità che dobbiamo cogliere e interpretare. Con la decisione di Mussi di non entrare in quel partito si liberano energie, ma soprattutto si determina un’attesa che chiede anche a noi di accelerare la nostra iniziativa. Credo che lo dobbiamo fare perché abbiamo molto da dire e da portare in questo spazio possibile della sinistra che si apre. Si tratta di farlo nel modo giusto, a partire dai contenuti e dalle proposte, individuando piattaforme e costruendo le condizioni per un pratica politica comune nella società prima e più che sul terreno pur fondamentale della rappresentanza. Ripartire dalla pratica comune sui territori significa immettere in questo percorso il meglio della nostra esperienza nel rapporto col movimento. Significa aver chiaro che anche questa opportunità che si dischiude non è immune alle ragioni profonde della crisi della politica e che da li dobbiamo ripartire. tro paese, dell’azzeramento della cosiddetta anomalia italiana. Ciò è evidente, pur se il processo resta contraddittorio e il quadro per nulla stabilizzato. Senza dubbio, un punto politico saliente è rappresentato dalla scelta della sinistra Ds di collocarsi nell’ambito della sinistra di alternativa. E’ un fatto importante, che segna un passo in avanti per tutta la sinistra antiliberista. Sbaglieremmo però se riconducessimo gli sviluppi in atto ad una mera questione di contenitori piuttosto che di contenuti, se all’improvviso dimenticassimo anche le divergenze che, negli anni passati, ci hanno distinto dalle posizioni di Mussi: sul sistema elettorale e l’assetto bipolare o sulla guerra, per non fare che due esempi. Sarebbe insomma del tutto sbagliato pensare che, poiché loro fanno il Partito democratico allora noi facciamo il Partito della sinistra. In realtà, una cosa è l’unità d’azione basata su programmi che si può realizzare da subito a partire dalla costituzione del coordinamento dei gruppi parlamentari. Tutt’altra cosa la convergenza in un unico partito: la confusione dei due piani potrebbe produrrebbe immobilismo sul piano dell’iniziativa politica e, paradossalmente, ulteriore frammentazione. Va detto che l’importante riflessione sul “socialismo del XXI secolo” va di pari passo con il processo - per noi essenziale - di una “rifondazione comunista” e, dunque, con il rilancio di una forza comunista nel nostro paese. Ciò non contraddice affatto, anzi dà sostanza all’intento di lavorare per costruire l’unità possibile della sinistra di alternativa. A tutto ciò oggi si connette la questione del governo. Siamo ad un bivio: non si può ripetere quanto successo con la legge finanziaria dove il grosso delle risorse sono andate alle imprese. Adesso tocca ai lavoratori e ai pensionati Se ciò non si verificasse la delusione che oggi serpeggia nel popolo dell’Unione potrebbe diventare distacco. E noi non dobbiamo permetterlo. Questo è un primo banco di prova della sinistra di alternativa dopo la costruzione del partito democratico: uniamoci e chiediamo che il “tesoretto” venga destinato al risarcimento sociale. Di qui l’urgenza di dare seguito operativo ai positivi impegni assunti dal partito con la sua Conferenza di organizzazione di Carrara. Alessandro Leoni 1 - Fra le varie questioni che suscitano l’attenzione e la riflessione dei compagni voglio sottolinearne una che dovrebbe occupare ormai un posto prioritario nella gerarchia delle necessità. Mi riferisco all’impellente bisogno d’elaborare un cultura politica compiuta che rifuggendo da velleitarismi, demagogia e pratica delle suggestioni abitui e formi il “Partito” all’analisi della realtà, alla concretezza degli obiettivi razionalmente intesi, alla responsabilità soggettiva per i propri atti e decisioni. L’identità e l’autonomia del Prc non possono essere temi per la polemica strumentale interna né, tanto meno, rassicuranti slogan privi di pratiche ed operative conseguenze. L’esperienza recentissima del Cpf fiorentino, cioè di una certamente, non secondaria federazione, ha visto emergere un livello del dibattito quanto meno inquietante. L’argomento della riunione riguardava l’ipotesi di “accordo” in Crt fra il Prc e il centro-sinistra per superare quella così detta “anomalia toscana” per troppo tempo comune, rassicurante formula dietro la quale si è perpetuato l’egemonismo moderato da una parte e l’agitazionismo radicale dall’altra. Ciò che preoccupa non è stato tanto il dato numerico emerso sia dagli interventi che in sede di votazione (l’odg della segreteria plurale fiorentina è stato approvato con 51 voti a favore, 44 contrari e 2 astensioni) quanto il tenore, il livello, la qualità delle argomentazioni utilizzate, soprattutto quelle espresse da parte dei critici. 2 - Alla politicamente necessaria capacità d’analisi, di valutazione sui rapporti di forza (nella società come nelle istituzioni), sulle dinamiche in corso, anche e soprattutto in Toscana, si è contrapposto un fondamentalismo minimalista, luoghi comuni pseudo moralisti, settarismi neppure ideologici. Insomma è emersa, evidentemente non per tutti gli interventi, quella crisi della politica che si alimenta di “antipolitica” populista e superficiale che costituisce l’humus storico, fondamentale, di ogni crescita reazionaria e antioperaia. La priorità è accelerare il processo rifondativo-rigenerativo dell’identità comunista contemporanea fattore decisivo anche per la costituenda “grande sinistra” tanto necessaria per ridare forza e credibilità ad ogni ipotesi d’alternativa al presente dominio capitalistico. Mirko Lombardi La buona relazione di Walter e la riuscita della Conferenza ci consegnano il “fare” politica come urgenza della fase. Grande medicina contro i politicismi e le tattiche dei ceti politici, il “fare” è costruzione di relazioni, di obiettivi, di pratiche, di conflitti, di vertenze... Oggi con la nascita del Pd il “fare” diventa anche il luogo dell’incontro delle diverse esperienze che a sinistra sono fuori o sono fuoriuscite da quella vicenda. Ed il fare diventa garanzia che la discussioni e le relazioni a sinistra non si avvitino nella sola discussione dei contenitori. Dunque subito al lavoro con Mussi e compagni, al centro e alla periferia e nelle aule parlamentari, per costruire iniziative, piattaforme, spunti programmatici. Una soggettività nasce dall’incontro e dalla pratica condivisa di obbiettivi concreti sennò è pura sommatoria. C’è una urgenza perché alla nascita del Pd va dato il segnale che nel parlamento e nel paese la sinistra c’è, anzi cresce, si organizza su contenuti ed è pronta a dar battaglia. Altrimenti c’è il rischio della dispersione, del ritorno a casa. Questo è il compito di Rifondazione in questa fase. Due punti del “fare”. Il primo l’ambiente, la questione del clima, della crisi idrica che si ripercuote su agricoltura, industria, energia, e usi domestici. Un campo aperto di proposte, di azioni di governo e di conflitto dentro la grande metafora dell’acqua “bene comune”, paradigma della lotta contro le privatizzazioni. Ci siamo, con la legge di iniziativa popolare e dentro il movimento. Anzi ci sono le condizioni per organizzare un grande evento di popolo capace di dare visibilità a quell’inquietudine di massa sul cambio del clima che chiede, insieme alle tante vertenze territoriali, una risposta generale alla politica. Ci stiamo lavorando. L’altro punto il lavoro, il risarcimento, l’uso del “tesoretto”. Leonardo Masella Sondaggio di Repubblica: meno del 20% pensa che il governo ha mantenuto le promesse elettorali e da qui la gravissima disillusione. E’ la politica del governo che alimenta l’antipolitica, facendo crescere consensi alla destra estrema, fascista, leghista, populista, xenofoba, razzista, maschilista, omofoba. Prepariamoci alla sconfitta dell’Unione alle elezioni amministrative. Il problema è che non riusciamo a determinare un cambiamento nella politica economico-sociale del governo, perché l’orientamento maggioritario dell’Unione è moderato e liberista, impermeabile ai movimenti e permeabile, sia pure con contraddizioni, solo ai poteri forti (Usa, Ue, Vaticano, Confindustria). E’ la politica del governo Prodi, più che il Partito democratico, la fine della sinistra. Oggi non si può, ma noi dobbiamo sfilarci prima possibile da questo governo. Altrimenti in 5 anni ne usciamo distrutti. In politica estera capisco la proposta di conferenza di pace, ma il nostro obbiettivo deve rimanere il ritiro dei militari italiani dall’Afghanistan, perché se quella è una guerra (come diciamo tutti) stiamo calpestando la Costituzione, come fece D’Alema nel ’98. Apprezzo Mussi e Salvi che con grande coraggio, controcorrente, hanno detto No alla cancellazione di una forza socialista e riformista. Con lo stesso coraggio dovremmo anche noi, controcorrente, dire No alla cancellazione di una forza comunista e antagonista al capitalismo, come nel nostro atto di nascita e nel nostro codice genetico. Ci chiamiamo Rifondazione comunista ma di comunismo ormai non parliamo più. Per questo dico Sì ad un luogo di coordinamento ampio di tutte le sinistre, se in questo luogo i comunisti possono avere il loro partito, rinnovare e rimotivare la loro identità e quindi avere la piena autonomia, senza federazioni, confederazioni ed altre catene e gabbie che ci imbrigliano la possibilità di generare lotte e movimenti, come sta di fatto avvenendo da quando abbiamo cominciato a diventare “sinistra di governo”. Perciò non condivido la costituente del nuovo soggetto politico Sinistra europea e faccio una domanda: se vi sono degli iscritti (che io credo siano la maggioranza) che vogliono stare nel Prc ma non vogliono entrare in questo nuovo soggetto possono farlo senza essere né espulsi né discriminati? Gennaro Migliore Ci troviamo di fronte ad una fase nuova della politica italiana. La costituzione del Pd segna la volontà della parte attualmente maggioritaria del centro-sinistra di riunirsi intorno ad un progetto politico di segno moderato, neutro socialmente, poiché si rivolge quasi esclusivamente ad un generico cittadino e quindi disincarnato dalle figure sociali di riferimento storico della sinistra. Tale progetto ci conduce immediatamente ad assolvere ad una doppia funzione: la prima verso l’Unione e il governo; la seconda rivolta alla società italiana nel suo complesso. Rispetto al governo è urgente che si determini un innalzamento della contesa tra noi e quella parte, il cui principale rappresentante è il ministro dell’Economia e Finanze Tommaso Padoa Schioppa, che intende la politica di risanamento come la stella polare dell’intervento governativo e la distribuzione delle risorse orientata quasi esclusivamente nei confronti della crescita delle imprese. Dobbiamo tradurre la nostra richiesta di risarcimento sociale in azioni politiche che riguardino la riduzione delle politiche di risanamento allo stretto necessario e che invece si impegnino le risorse ottenute dalla lotta all’evasione fiscale verso i ceti popolari. Aumento delle pensioni basse, rafforzamento dei salari, una politica della casa rivolta ai proprietari e agli affittuari di prima casa di reddito medio basso, un nuovo piano d’investimento per il Mezzogiorno e misure concrete di contrasto alla precarietà e insicurezza del lavoro. Per fare ciò abbiamo bisogno ancora di più di una massa critica della sinistra che parli all’intera società italiana. Non un incontro tra ceti dirigenti quanto piuttosto un processo di riunificazione delle esperienza politiche diverse che continuano oggi a dirsi di sinistra. Va accelerato il processo fin da subito in due direzioni: registrare e consolidare nel territorio le esperienze che già ci parlano concretamente della soggettività unitaria della sinistra; attivare luoghi di dibattito pubblici capaci di elaborare una comune nuova cultura politica di sinistra. Dovremo investire soprattutto noi in questo processo. Proprio perché, al contrario di quanto ha affermato D’Alema nel congresso di scioglimento dei Ds, noi faremo di tutto per dimostrare che la scelta fatta dai compagni della sinistra Ds era e sarà quella più giusta per il futuro della sinistra italiana. Adriana Miniati Apprezzo la relazione di De Cesaris che afferma che noi dobbiamo elaborare un’uscita a sinistra dalla crisi della politica. Su questo tema verte il mio contributo al Cpn. Parto da un’osservazione, che proviene sia dall’interno de partito, sia da migliaia di assemblee nei luoghi di lavoro compiuti dalle Confederazioni sindacali, sullo stato di malessere dei lavoratori: è un paese intero che piange l’impoverimento. Mentre c’è una questione salariale aperta, preoccupano le dichiarazioni di Prodi sulla destinazione del tesoretto alle famiglie per la redistribuzione del reddito. Si rileva che nei lavoratori non c’è più attenzione alla prospettiva ma concentrazione preoccupata sul presente, che questo clima di difficoltà è la prova tangibile che la destra ha ripreso forza più che nel biennio 2002-03, quando forte era la voglia di cambiare. Dunque non c’è solo una preoccupante caduta di consensi, ma un disincanto rispetto ai tavoli di trattativa col governo che rispetto al parlamento. E ai chiari messaggi dei vertici sindacali sulla inadeguatezza del governo non seguono azioni sociali congrue. Tutto ciò riguarda anche la nostra azione di Prc. Non ho condiviso la linea politica di collocare il partito su due fronti di partito di lotta e di governo, ma riconosco che il primato del sociale era una buona scelta. Ma come partito abbiamo fatto diversi errori, fra cui aver contribuito a creare l’illusione che poteva anche essere il nostro governo; altri errori sono seguiti, fra cui affrettarsi ad accettare i 12 punti di Prodi, in cui si sostiene che il Prc ha senso solo se impedisce il ritorno di Berlusconi, mentre alle cose serie da fare ci pensa il centro sempre più moderato. Si rischia ora di produrre una scissione fra lotte sociali e governabilità, quando il governo è impermeabile. Noi dobbiamo – non in modo avventato- smarcarci, altrimenti noi, che siamo confinati a occuparci nel paese del fantasma di Berlusconi, siamo destinati a non combattere nella società il berlusconismo e i suoi effetti. Perciò è negativo dare il primato alla governabilità delle istituzioni. E ad esempio, è negativo entrare nella giunta regionale toscana. La federazione di Firenze ha visto emergere un forte dissenso che ha superato il 45% del federale e che ha unificato su questo tema strategico in modo trasversale tutte le mozioni congressuali. Ciò disvela che se ci si omologa al centro-sinistra si produce sfiducia e perdita di credibilità dentro il partito e fuori. Non è questa una scelta di settarismo, rinuncia al confronto, scelta di isolamento, ma capacità di proporre, aprire contraddizioni, valorizzare tutti i risultati possibili, rapportarsi con tutti i settori della sinistra non interessati al Pd. In sintesi, il partito deve cominciare a ricomporre il politico e il sociale : è così che si ricostruisce l’unità del partito. Roberto Musacchio La costituzione del Partito democratico rappresenta un cambio epocale. Si è detto: l’americanizzazione della politica ed è giusto. Ma questa americanizzazione avviene trasformando i vecchi partiti di massa novecenteschi e dunque soggetti con forme proprie e pesanti. Al fondo c’è l’idea che la sola possibilità per la politica sua deve essere funzionale al governo e che la società non possa vivere se non aderendo al mercato. L’alternativa di società è esclusa da questo orizzonte che non a caso si avvia negando l’esistenza stessa della sinistra. E’ un tornante che su scala europea ha elementi forti. L’Europa vive in una dimensione ademocratica, con una base giuridica mercantile e monetarista, con un’iperfetazione delle funzioni governiste, dall’intergovernantivismo alle larghe coalizioni. Di qui l’importanza della costituzione della Sinistra europea e di una sua capacità d’interlocuzione con l’identità socialista, attraversata dall’offensiva del partito democratico. La ricostruzione della sinistra deve misurarsi con l’idea di un’altra Europa e questo è il senso del lavoro che ci siamo proposti di fare con l’incontro svoltosi recentemente su “Quale sinistra, quale Europa”, per iniziativa di Aprile, dell’inserto Ué, e del nostro gruppo parlamentare europeo. Gianluigi Pegolo Numerosi interventi hanno ribadito la necessità di dar vita rapidamente ad una nuova formazione politica che raggruppi le forze a sinistra del Pd, con un sua autonoma proiezione elettorale. Mantengo una riserva sostanziale. Non si tratta solo dell’oggettiva difficoltà ad unificare forze che restano molto diverse sul piano politico e culturale, che assumono riferimenti internazionali diversi, che si pongono nei confronti del tema della trasformazione in modo difforme, basti pensare al diverso rilievo dato alla partecipazione al governo. Né dell’inaccettabilità di un progetto di ristrutturazione della sinistra dal quale una sola delle componenti politico-culturali storiche del paese risulterebbe alla fine esclusa, e cioè quella comunista. C’è il paradosso di una discussione che sta procedendo in modo del tutto avulso dal giudizio sulla politica del governo. A seguito di tale rimozione vi è il rischio, molto concreto, di costruire un soggetto politico formalmente radicale, ma sostanzialmente compatibilista, che si pone - con il Partito democratico - all’interno di una pratica dell’alternanza. Per questo ritengo che oggi, anziché impegnarsi in discussioni sui nuovi soggetti politici, occorrerebbe invece agire con tempestività per modificare la linea del governo. Questa esigenza richiede la costruzione di uno schieramento – sociale e politico – su una piattaforma antilibersita. La vicenda del “tesoretto” è emblematica. Nell’uso delle risorse aggiuntive, derivanti dal prelievo fiscale, è emersa in tutta la sua evidenza la continuità di un’impostazione di politica economica sbagliata. Bene facciamo a chiedere che la gran parte delle risorse sia destinata alla redistribuzione del reddito (casa, pensioni, eliminazione dei ticket sanitari, ecc.). Ma questa nostra iniziativa - per essere credibile - impone non solo che da subito si ottengano alcuni risultati, ma che si cominci ad incidere sugli orientamenti generali in tema di politica economica: revisione del piano d’abbattimento del debito, espansione della spesa sociale, elevamento della pressione fiscale sulle rendite finanziarie, superamento dei finanziamenti alle imprese per la riduzione del costo del lavoro. Vincenzo Pillai I compagni sardi assenti sono impegnati nella marcia per il lavoro, per ottenere dalla giunta, di cui facciamo parte, scelte coraggiose in direzione di uno sviluppo basato sulla valorizzazione delle risorse locali e la difesa del patrimonio ambientale. Io interverrò solo su tre punti presenti nella prima parte della relazione di Walter di cui condivido la proposta di accelerare la formazione di momenti di coordinamento, in parlamento e nella società, fra quanti condividono la battaglia in corso per destinare più risorse al sociale. Tornando alla necessità di trasformare le decisioni della conferenza in azione concreta: 1) credo che non dobbiamo abbassare la guardia rispetto alla questione morale perché non mancano, al nostro interno, episodi di malcostume e il Cng, i collegi federali non hanno dato buona prova di sé, né per come istruiscono i problemi, né per sufficiente trasparenza e tempestività sulle scelte che fanno; penso vadano ripensati e vadano fatti corsi formativi per i componenti; 2) non trova una collocazione adeguata nella relazione il problema della conoscenza e della ricerca scientifica. Viviamo in un società complessa che fonda sulla conoscenza aspetti importanti anche dello scontro di classe e io non trovo da parte dei nostri giovani un adeguato impegno politico nelle scuole e nelle università, mentre questi sono i luoghi che, collegati alla situazione di precarietà giovanile nel lavoro, dovrebbero vedere lo sviluppo di una contestazione di massa al modello americano di scuola e lavoro; 3) dalla conferenza emerge anche una richiesta di formazione all’agire politico per i nostri militanti. Il dipartimento nazionale per la formazione politica ha messo nel sito nazionale del partito riflessioni e proposte su questo tema, per avviare un dibattito. Vogliamo, infatti, evitare una progettazione nazionale di corsi e seminari senza aver prima sentito i bisogni formativi di federazioni e regionali. Andrea Ricci La ristrutturazione del sistema politico italiano, che ha subito una forte accelerazione dai congressi dei Ds e della Margherita, in questa fase è strettamente intrecciata con la definizione degli indirizzi del governo dell’Unione. Lo snodo decisivo è oggi quello della politica economica e sociale. L’impiego delle risorse dell’extragettito fiscale marcherà la cifra sociale dell’esperienza di governo. L’impostazione di Padoa Schioppa è improntata ad una ferrea logica rigorista di riduzione accelerata del debito pubblico e, se dovesse imporsi, ridurrebbe drasticamente gli spazi anche nel prossimo futuro per una politica di redistribuzione del reddito e di sviluppo economico. Il nascente Partito democratico può essere tentato di assumere questa linea monetarista per trovare piena legittimazione come forza moderata e responsabile tra i poteri forti nazionali e internazionali. Occorre allora sin da subito mettere in campo una forte iniziativa politica, nelle sedi istituzionali e di massa, per tenere aperto il profilo riformatore dell’Unione. Intorno a questa decisiva partita si gioca anche gran parte della possibilità e dell’efficacia del processo unitario a sinistra, che dobbiamo necessariamente aprire. La costruzione di una piattaforma comune di politica economica e sociale, ispirata da una visione organica e non puramente rivendicazionista, tra tutte le forze della sinistra politica e sociale rappresenterebbe il miglior impulso per far avanzare nei fatti la nascita di una nuova e unitaria soggettività politica di sinistra. In tal modo si dimostrerebbe l’utilità sociale e l’efficacia politica concreta della prospettiva unitaria, superando sul terreno programmatico le diversità e talvolta le divergenze, residuo di storie passate, tra tradizioni e culture differenti. In questo senso, la proposta del cantiere della sinistra deve essere concepita come individuazione di un nuovo luogo di azione politica e non solo come un laboratorio teorico e culturale. In questa direzione sarebbe utile, sin da subito, proporre forme di coordinamento e di consultazione permanente a livello parlamentare e di governo tra Prc/Se, Sinistra Ds, Pdci e Verdi. Augusto Rocchi Il tema centrale della discussione in questo Cpn è un messaggio chiaro al paese ed al nostro partito: va aperta da parte del governo una stagione di risarcimento sociale. Non si tratta di impostare una strategia di fuoriuscita dal governo come qualcuno al nostro interno cerca di sostenere, ma di sviluppare una vera e propria battaglia politica e di massa nel Paese e nelle istituzioni perché si realizzi una vera redistribuzione sociale a favore dei salari e delle pensioni contro la precarietà e per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il problema non è alzare la voce per distinguerci, ma aprire una battaglia che è possibile anche se l’esito non è scontato perché il governo dell’Unione realizzi il programma per cui è stato votato e che tante speranze ha suscitato. Se fallisse la pagheremmo tutti e nessun distinguo ci salverebbe. Per questo dobbiamo far sì che tutto il partito si mobiliti con una campagna di iniziative tornando anche a strumenti tradizionali come la presenza davanti ai luoghi di lavoro con comizi e volantinaggi e che coerentemente in parlamento si sviluppi una battaglia politica su questi temi anche attraverso le proposte di legge che abbiamo già presentato. La questione sociale ed i temi del lavoro devono essere i terreni prioritari su cui costruire da subito quella nuova soggettività di sinistra di cui c’è bisogno. Per questo proporremo ai parlamentari della Commissione lavoro della camera un “patto di unità d’azione” per far vivere nel paese e nelle aule parlamentari questa battaglia. Nando Simeone La nascita del Pd è la risposta alla crisi di rappresentanza e alla necessità delle classi dominanti di dotarsi di una propria classe dirigente, adeguata alla nuova fase della globalizzazione neo liberista. Del resto la fase due del governo Prodi e i suoi 12 punti hanno contribuito all’accelerazione della nascita del Pd. A questo processo di ridefinizione della rappresentanza politica anche la sinistra risponde con un tentativo simile e cioè mettere insieme tutto ciò che si ricolloca alla sinistra del Pd, dalla sinistra dei Ds, ai Verdi, ai Comunisti italiani e alla maggioranza Prc e forse anche i socialisti di Boselli. Il profilo di tale aggregato è evidente: una socialdemocrazia senza alcuna possibilità di avanzare vere riforme. D’altra parte si sostiene da tempo che gli spazi per una politica riformista sono esauriti e questo cantiere della sinistra nasce all’interno della logica della governabilità, in una alleanza organica con il partito della borghesia, il Pd. In questo contesto le politiche proposte sono politiche di neo liberismo temperato e a dimostrarlo è la natura della finanziaria che è apparsa per quello che è: una vera e propria finanziaria di classe che ha continuato a dare soldi a Confindustria e ha tolto ai lavoratori. Altro che anche i ricchi piangono! A piangere sono sempre di più i soliti noti, con le morti sul lavoro, i bassi salari e la precarietà dilagante. Il nostro partito, che si appresta a promuovere questo cantiere socialdemocratico, balbetta di fronte al caso Emergency e al rapimento di Hanefi, e di fronte alla visita di Bush in Italia. Come se non bastasse, poi, c’è il famoso tesoretto che in gran parte verrà messo a disposizione dell’esigenze del capitale, mentre gli attacchi al sistema pensionistico diventano sempre più insistenti, così come la destrutturazione del contratto collettivo nazionale. Un vero programma di attacco al movimento operaio. Quale spazio potrà avere una sinistra che non fa una forte opposizione a queste politiche? Il clima che si respira all’interno del Prc è quello di una forte politica di esclusione e marginalizzazione della sua minoranza interna, sinistra critica, dove, dopo l’espulsione del compagno Turigliatto, un trattamento simile doveva essere riservato anche ad altri deputati, che pure non hanno rispettato la disciplina di partito, come ad esempio Cacciari, Cannavò, Pegolo e Caruso. Eppure solo per Turigliatto è scattata l’espulsione. Se a questo aggiungiamo la non candidatura del capogruppo uscente alla provincia di Genova, Aurelio Macciò, nelle liste delle prossime elezioni provinciali, allora il quadro appare chiaro: la maggioranza del Prc sta operando una vera e propria espulsione di un’area politica che dimostra nei fatti di essere impermeabile alla guerra e al neoliberismo e che rifiuta di accettare il cantiere della sinistra perché questo significa rinunciare alla rifondazione comunista. L’urgenza oggi è quella di un congresso straordinario per far discutere tutto il partito sulle opzioni in campo ed evitare di fare un congresso “a giochi fatti”. (pubblicato Liberazione 4 maggio 2007) Claudio Grassi I congressi congiunti dei Ds e della Margherita mostrano che la transizione dalla prima alla seconda Repubblica non è conclusa. Per i Ds va a compimento il processo iniziato alla Bolognina: sin da allora l’archiviazione di nomi e simboli coincise con il distacco sostanziale con un’intera storia. Oggi si compie il distacco con una classe di riferimento: i lavoratori. A seguito di ciò, la Cgil viene a trovarsi in un’inedita condizione di deficit di rappresentanza politica: a questo dobbiamo dedicare un’attenta riflessione. Dall’altra parte, la Margherita consegue un risultato importante sulla strada dell’americanizzazione del nostro paese, dell’azzeramento della cosiddetta anomalia italiana. Ciò è evidente, pur se il processo resta contraddittorio e il quadro per nulla stabilizzato. Senza dubbio, un punto politico saliente è rappresentato dalla scelta della sinistra Ds di collocarsi nell’ambito della sinistra di alternativa. E’ un fatto importante, che segna un passo in avanti per tutta la sinistra antiliberista. Sbaglieremmo però se riconducessimo gli sviluppi in atto ad una mera questione di contenitori piuttosto che di contenuti, se all’improvviso dimenticassimo anche le divergenze che, negli anni passati, ci hanno distinto dalle posizioni di Mussi: sul sistema elettorale e l’assetto bipolare o sulla guerra, per non fare che due esempi. Sarebbe insomma del tutto sbagliato pensare che, poiché loro fanno il Partito democratico allora noi facciamo il Partito della sinistra. In realtà, una cosa è l’unità d’azione basata su programmi che si può realizzare da subito a partire dalla costituzione del coordinamento dei gruppi parlamentari. Tutt’altra cosa la convergenza in un unico partito: la confusione dei due piani potrebbe produrrebbe immobilismo sul piano dell’iniziativa politica e, paradossalmente, ulteriore frammentazione. Va detto che l’importante riflessione sul “socialismo del XXI secolo” va di pari passo con il processo - per noi essenziale - di una “rifondazione comunista” e, dunque, con il rilancio di una forza comunista nel nostro paese. Ciò non contraddice affatto, anzi dà sostanza all’intento di lavorare per costruire l’unità possibile della sinistra di alternativa. A tutto ciò oggi si connette la questione del governo. Siamo ad un bivio: non si può ripetere quanto successo con la legge finanziaria dove il grosso delle risorse sono andate alle imprese. Adesso tocca ai lavoratori e ai pensionati Se ciò non si verificasse la delusione che oggi serpeggia nel popolo dell’Unione potrebbe diventare distacco. E noi non dobbiamo permetterlo. Questo è un primo banco di prova della sinistra di alternativa dopo la costruzione del partito democratico: uniamoci e chiediamo che il “tesoretto” venga destinato al risarcimento sociale. Di qui l’urgenza di dare seguito operativo ai positivi impegni assunti dal partito con la sua Conferenza di organizzazione di Carrara.
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