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Comitato politico nazionale 21-22 gennaio 2006 |
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Gli ordini del giorno approvati |
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Liberazione 4 febbraio 2006 "Per una buona scuola" L’assemblea nazionale dei Comitati "Per una buona scuola della Repubblica", svoltasi a Roma nei giorni 21 e 22 gennaio, ha definitivamente varato il testo del disegno di legge di iniziativa popolare sul quale lanciare la raccolta delle 50.000 firme per portare la proposta di legge in Parlamento Si tratta di una iniziativa di grande importanza che ha visto coinvolti centinaia di comitati, genitori, studenti e insegnanti, protagonisti in questi anni delle mobilitazioni contro la riforma Moratti. Dall’abrogazione della legge 53 all’elevamento dell’obbligo a 18 anni; dalla generalizzazione delle scuole pubbliche dell’infanzia al ripristino integrale del tempo pieno e prolungato, come modalità più avanzata della didattica e non solo di recupero del tempo scuola sottratto alle bambine e ai bambini dal centro destra: sono questi alcuni dei punti cardine contenuti nella proposta "Per una buona scuola della Repubblica" Il Comitato Politico Nazionale del PRC, condividendo i contenuti e gli obiettivi della proposta, impegna il Partito a sviluppare una grande campagna di massa per la raccolta delle 50.000 firme. Loredana Fraleone, Luigi Saragnese, Monica Donini, Martino Albonetti, Roberto Antonaz, Titti De Simone, Patrizia Poselli No alla "caccia alle streghe" anticomunista Nei prossimi giorni, l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa sarà chiamata a discutere una risoluzione denominata "sulla necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi totalitari comunisti", nella quale, in sostanza, il comunismo viene equiparato ai regimi nazisti e franchista. Se la risoluzione dovesse essere approvata, i paesi appartenenti al consiglio d’Europa sarebbero chiamati ad assumere iniziative sul piano nazionale, m attraverso l’istituzionalizzazione di vere e proprie campagne anticomuniste. La decisione di procedere all’esame della risoluzione è stata assunta su suggerimento dei rappresentanti, del raggruppamento del PPE, di alcuni paesi dell’Europa centro-orientale, recentemente entrati nell’Unione Europea, noti per le gravi limitazioni, tuttora in atto, delle libertà democratiche e dei diritti umani. Ad esempio, nei paesi della regione del Baltico (Lituania, Lettonia ed Estonia) non solo è tuttora proibita l’attività dei partiti che si definiscono comunisti, ma vengono perseguitati i loro dirigenti, alcuni dei quali, ormai da quasi 15 anni, scontano pene detentive in condizioni pesantissime, nel più assoluto spregio delle più elementari norme di diritto (è il caso degli ultrasessantenni dirigenti del Partito Comunista Lituano) e, soprattutto, nella più assoluta indifferenza degli organismi competenti dell’Unione Europea e del Consiglio d’ Europa. In questi Paesi, la persecuzione anticomunista si accompagna a forme disgustose di discriminazione nei confronti delle rilevanti minoranze etniche abitanti sul loro territorio. In altri paesi dell’Europa centro-orientale (in particolare, in Ungheria e Repubblica Ceca), sono in vigore gravi misure discriminatorie nei confronti dei Comunisti, che si traducono nel tentativo di mettere fuorilegge le loro organizzazioni ( è il caso recente dell’organizzazione giovanile del partito comunista di Boemia e Moravia) e nella proibizione (pena gravi sanzioni) dell’esposizione nei simboli storici del movimento operaio. Il Comitato Politico Nazionale del PRC, riconfermando la condanna per lo stalinismo ed i crimini compiuti nei regimi dei paesi del cosiddetto "socialismo reale", considera inaccettabile l’ equiparazione, del tutto strumentale ed antistorica, tra le esperienze comuniste del ’900 ed i regimi di stampo fascista. Se l’ Europa è stata in grado di liberarsi dal mostro del nazifascismo, lo deve anche ai 25 milioni di morti sovietici ed alle migliaia di partigiani comunisti che hanno lottato nella maggior parte dei paesi occupati, compreso il nostro. Non consideriamo il Consiglio d’Europa una sede legittima per realizzare una così insopportabile operazione di riscrittura della storia. Ancora una volta, il revisionismo storico serve a consolidare le politiche di guerra poste in essere da chi è uscito vincitore dalla guerra fredda, politiche che noi condanniamo con fermezza insieme all’espansione ad Est della Nato ed alla destabilizzazione di interi Paesi e continenti in nome di politiche di potenza e di egemonia. L’Unione Europea farebbe meglio a rompere con il liberismo e il sostegno acritico agli Stati Uniti, piuttosto che riesumare i peggiori fantasmi del maccartismo e dell’anticomunismo militante della guerra fredda. Ne costatare che la decisione in merito alla presentazione della risoluzione ha sollevato, in tutta l’Europa, una vigorosa reazione, attraverso una vera e propria mobilitazione di massa non solo delle forze comuniste e di "sinistra alternativa", ma anche di partiti e movimenti di diversa ispirazione (ad esempio, in alcuni paesi, come la Grecia, l’intero arco delle forze democratiche, anche quelle a governo di centro-destra, si schiera unanimemente contro l’iniziativa anticomunista nell’assemblea parlamentare del Consigli d’Europa), il Cpn del PRC invita ad assumere analoghe iniziative di pressione anche nel nostro Paese in pieno accordo con la risoluzione adottata in questo senso dall’esecutivo della Sinistra Europea riunitosi a Berlino il 14 e 15 gennaio scorso. Deliberato della Presidenza del collegio di garanzia Su proposta del Presidente Cappelloni si affronta l’interpretazione dell’ultimo comma dell’articolo 57 dello Statuto in relazione alle maturande proposte riguardo la formazione delle liste per le prossime elezioni politiche. Si decide, stante la palese ambiguità dell’articolo in parola, di proporre, in occasione del prossimo congresso, la modifica dello Statuto per rendere coerente ed omogeneo lo spirito dello Statuto con la sua concreta applicabilità, superando così ogni ambiguità. Guido Cappelloni Presidente del Collegio Nazionale di garanzia
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