Comitato Politico Nazionale 17-18 settembre 2005

Documento proposto da Ferrando e altri

 

Liberazione 23 settembre 2005  

Il Cpn esprime un contestazione di fondo dell’indirizzo intrapreso dalla segreteria nazionale del partito a favore delle primarie dell’unione e di una partecipazione ad esse del Prc. E sancisce una svolta radicale di indirizzo.

Le primarie di Prodi

Le primarie dell’unione sono state chieste ed ottenute da Romano Prodi come forma di risarcimento per il mancato varo delle liste unitarie dell’Ulivo alle prossime elezione politiche. Esse rispondono all’esigenza di Prodi di disporre di una diretta investitura popolare capace di compensare la sua debolezza politica all’interno della Margherita e della coalizione, rafforzandolo in quella gestione delle politiche di risanamento finanziario dei conti pubblici, contro i lavoratori italiani e le masse popolari, in un quadro di stabilità politica e istituzionale, che è l’obbiettivo suo e del centro dell’Unione. Non a caso il varo delle primarie è stato accompagnato il 20 giugno, da un patto di legislatura tra tutte le forze della coalizione, che impegna ogni partito dell’unione a sostenere il futuro premier per tutta la legislatura, pena l’automatico ricorso alle elezione anticipate. E di fatto un patto istituzionale “presidenzialista”, a diretto supporto dei poteri del premier rispetto alla sua coalizione e alla stessa maggioranza parlamentare. Da ogni punto di vista le primarie dell’unione non sono affatto dunque una nuova frontiera di “democrazia”, ma la sanzione definitiva di uno stabile accordo di governo di centro sinistra al servizio dei poteri forti del paese.

Il progetto liberale dell’Unione

Persino il Progetto formale dell’unione lascia trasparire questa verità. Il riferimento alla centralità dell’unione Europea, alla priorità del risanamento finanziario, alle legittimità di possibili violazioni di altrui sovranità nazionali, sotto a copertura dell’Onu e dentro soluzioni multilaterali, ne è chiara riprova. Non meno significativa è la cancellazione di ogni riferimento alla difesa della 194 sui diritti di autodeterminazione della donna. Persino un testo propagandistico e vacuo, mirato ad abbellire il programma dell’unione con una convenzione di valori altisonanti (“pace, lavoro, solidarietà”) lascia trasparire il contenuto reale delle merce: un programma contro i lavoratori e contro tutte le ragioni di lotta dei movimenti. Peraltro il fatto stesso che la presentazione del progetto abbia avuto come sfondo il voto compatto del centro dell’unione a fianco di Pisanu e Berlusconi attorno al famigerato decreto antimmigrati (presentato come decreto antiterrorismo) svela una volta di più la falsità dei riferimenti etici da parte del liberalismo borghese.

Un patto subalterno, una logica di scambio

Con la formula delle primarie R. Prodi e il liberalismo borghese propongono al Prc un patto subalterno, dentro una scoperta logica di scambio: riconoscono al Prc e al suo segretario un ruolo legittimato e potenzialmente egemone nella sinistra della coalizione in cambio delle nostra subordinazione al centro liberale, al suo governo, al suo programma, al suo premierato. Ciò non significa escludere che settori popolari possano vedere nella candidatura di Bertinotti un canale di espressione di proprie domande, in aperta critica e diffidenza, in sé positiva, verso il liberalismo; significa che quelle domande vengono subordinate e sacrificate ad una prospettiva di governo con la borghesia e i suoi rappresentanti. Ciò che è in completa contraddizione con le ragioni sociali e politiche del Prc. Aver siglato, attraverso le primarie un patto di governo con R. Prodi e sotto la sua guida per 5 anni conferisce alle primarie stesse il carattere di una competizione finta: il cui vero significato è solamente la definizione di un equilibrio interno ad un compromesso di governo già stabilito e blindato. Lungo una classica divisione di ruoli: da un lato il centro liberale, guida del governo in rappresentanza dell’industria e delle banche; dall’altro una sinistra della coalizione che porta in dote ai liberali la propria - quota più o meno grande - di rappresentanza dei movimenti in funzione del controllo delle loro spinte più radicali.

Per una svolta di fondo del partito

Il Cpn decide di rompere con il centro dell’Unione, di disdire il patto di governo già siglato con Romano Prodi e, di conseguenza, di ritirare la propria partecipazione a elezioni primarie tutte interne a quel patto. Parallelamente promuove una svolta politica di fondo, basata sul rilancio di una mobilitazione indipendente dei lavoratori e sulla prospettiva di un polo autonomo di classe.

Il centro dell’Unione comitato di affari dei capitalisti

La rottura con il centro dell’unione è una necessità non solo per il Prc ma per l’insieme dei movimenti. Lo “scandalo” sulla cosiddetta questione morale ha chiarito una volta di più la natura materiale delle basi sociali del centro liberale e delle sue contraddizioni: da un lato la Margherita di Rutelli e Prodi quale espressione degli interessi del salotto buono del capitalismo italiano a partire dalla Fiat, da Rcs, e dai vertici attuali di Confindustria; dall’altro una maggioranza dirigente Ds, portavoce di settori capitalistici emergenti, vecchie nuovi, a partire da Unipol e dalle sue scalate, in una logica di ricomposizione del blocco borghese dominante. Entrambi, in ogni caso espressione di interessi estranei e opposti ai lavoratori e ai movimenti. Nessuna rivendicazione di questi anni di lotte può trovare soddisfazione dentro un patto subalterno con tali forze. Un collaborazione di governo con esse sarebbe di fatto il tradimento dei movimenti di questi anni e una ridislocazione di classe del nostro partito. Il solo inseguimento  di questa prospettiva innaturale da parte di tutte le forze della sinistra italiana ha dato e sta dando già oggi un colpo pesante ai movimenti, alla loro dinamica di lotta, alla loro prospettiva, a tutto vantaggio delle forze dominanti e dello stesso Berlusconi. Solo una rottura con il centro liberale può creare le condizioni di un rilancio indipendente ed unitario delle lotte, nelle prospettiva una alternativa vera.

Rompere con il centro, rilanciare l’opposizione di massa

E’ necessario contrastare il processo di subordinazione del movimento operaio e sindacale al recupero della concertazione. Le scelte dell’apparato CGIL in direzione di un’apertura a Confindustria sul terreno del rilancio della competitività capitalista, del sequestro del Tfr, del sacrificio delle rivendicazioni salariali e normative nei contratti aziendali e di categoria producono disorientamento e passività tra i lavoratori. E’ urgente avanzare nei sindacati e in tutti i luoghi di lavoro una proposta di rilancio di una mobilitazione indipendente e unitaria contro governo e padronato. Affermando la più completa indipendenza di lotta di tutte le organizzazioni dei lavoratori da un eventuale futuro governo Prodi-Montezemolo e dal suo programma annunciato di sacrifici. E’ necessario contrastare il tentativo in atto di liquidare definitivamente il movimento contro la guerra attraverso la sua subordinazione al quadro di centro sinistra. L’iniziativa “della tavola della pace” attorno alla marcia Perugia-Assisi ha mirato e mira alla dissoluzione del movimento contro la guerra in una generica solidarietà “contro la povertà del mondo” a tutto vantaggio delle politiche di Berlusconi e della politica estera neoatlantista del centro dell’Unione. Contro questa piattaforma ed in alternativa ad essa va rilanciata con forza una mobilitazione vera, capillare e di massa, per il ritiro immediato e incondizionato delle truppe da tutti i teatri coloniali, al favore del diritto pieno di autodeterminazione dell’Iraq contro ogni disegno di ridefinizione multilaterale delle missione colonizzatrice di quel paese con copertura Onu. Va inoltre promosso in questo quadro un rilancio della mobilitazione del partito a sostegno del pieno diritto di autodeterminazione del popolo palestinese: contro un disegno della Road Map concordato tra le potenze imperialiste, il governo israeliano e i vertici di Al Fatha, che passerebbe di fatto attraverso la subordinazione dei Palestinesi ad uno staterello fantasma, privo di reale sovranità e unità territoriale, senza diritto di ritorno per i profughi, permanentemente controllato dalla forza militare dello stato sionista e ricattato dalle stesse borghesie arabe. Un simile disegno, rappresenta oltretutto di fatto il brodo di cultura ideale per le forze reazionarie dell’integralismo islamico, palestinese ed arabo. Per tutto questo l’esaltazione del ritiro israeliano dalla prigione a cielo aperto di Gaza quale possibile “ripensamento” della politica di Sharon e contributo alla “pace”, ha rappresentato non solo un errore ma un ulteriore espressione della crescente subordinazione alla politica estera del centro sinistra, nella prospettiva di governo.

Non più sinistra nell’Unione, ma liberare dall’Unione la sinistra

Sulla base di questa iniziativa di lotta, il Cpn del Prc si rivolge a tutti i movimenti, alle loro rappresentanze, a tutte quelle espressioni della Sinistra italiana che si sono collocate in questi anni sul versante delle lotte, per avanzare una proposta unitaria: rompere il centro dell’Unione, unire le proprie forze attorno a un Polo indipendente, avanzare una propria soluzione alternativa alla crisi sociale e politica italiana in direzione di una prospettiva anticapitalista: dando vita ad una mobilitazione unitaria, di massa, radicale, mirata a cacciare il governo Berlusconi dal versante dei lavoratori, non dal versante di Montezemolo e dei banchieri. E’ una proposta sfida di radicale inversione di rotta rivolta a tutte le forze che parlano a nome dei movimenti: invece che contendersi l’una contro l’altra le attenzioni privilegiate di Prodi, dei liberali, delle classi dirigenti, unire le proprie forze contro le classi dirigenti in piena autonomia da Prodi, per un’alternativa di società e di potere. E’ una proposta che vuole porre ogni forza della sinistra di fronte alla responsabilità di una scelta inequivoca. Di fronte a un centro dell’Unione che già preannuncia un governo di sacrifici e che si presenta come comitato d’affari d’industrie e banche, la scelta deve essere netta. Non può ridursi a riproporre all’infinito “paletti e condizioni”, già per altro respinti. Né può illudere ulteriormente i movimenti sulla possibilità di “correggere” l’Unione. La scelta è: o di qua, o di là. O col centro dell’Unione, quindi con Montezemolo e Unipol, o con i lavoratori e i Movimenti per costruire, a partire dalle lotte, un’alternativa di classe. O l’unità con la borghesia nel segno della subordinazione e divisione dei lavoratori, o l’unita dei lavoratori contro la borghesia.

Non primarie del centro sinistra ma la democrazia dei lavoratori

In questo quadro di autonomia e solo in essa si pone l’esigenza di una vera democrazia dei lavoratori e dei Movimenti. Le primarie dell’Unione sono solo un concorso interno al centro-sinistra che spaccia per “partecipazione democratica” la subordinazione precostituita dei Movimenti al Centro, al suo programma, agli interessi dominanti che esso esprime. Proponiamo un percorso opposto: una verifica democratica vera tra I lavoratori e nei Movimenti perché essi possano decidere, in autonomia, del proprio programma e della propria prospettiva. Chiediamo a tutte le forze della Sinistra e a tutte le organizzazioni e rappresentanze di Movimento di promuovere dal basso una libera verifica democratica attraverso assemblee di lavoratori e di movimento, da tenersi in ogni realtà, aperte a tutti i protagonisti delle stagioni di lotte di questi anni: sino a una grande assemblea nazionale, democratica e di massa, di libero confronto e di decisione. Saranno i delegati liberamente eletti, ai diversi livelli, dalle istanze di base a decidere. Non assemblee selezionate, dominate dagli apparati liberali e dai funzionari di partito. Entro quel vero confronto democratico di massa, i comunisti proporranno il rifiuto del programma di Prodi, la rottura col centro liberale, lo sviluppo di una alternativa anticapitalistica, a partire dal rilancio di una mobilitazione unitaria ed indipendente.

Marco Ferrando, Franco Grisolia, Francesco Ricci, Ivana Aglietti, Alberto Airoldi, Tiziano Bagarolo, Luca Belà, Pia Gigli, Letizia Mancusi, Ruggero Mantovani, Antonio Marceka, Michele Rizzi, Fabiana Stefanoni, Michele Terra, Valerio Torre, Marco Veruggio

Respinto con 15 voti a favore

 

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