CPN 16 dicembre 2007

Gli interventi 3 (fine)

 

Liberazione 21 dicembre 2007

Giovanni Russo Spena La sinistra unita e plurale, per superare i limiti connessi agli equilibri ed alle sommatorie dei gruppi dirigenti delle quattro organizzazioni, dovrà lasciare ampia partecipazione e possibilità di decisione all’associazionismo, al sindacalismo, ai movimenti. Essi costituiscono linfa indispensabile e vitale. Soprattutto perchè la sinistra nascerà senza forte radicamento sociale se non vivrà se stessa come luogo fondamentale del conflitto sociale e della ricostruzione dell’unità del proletariato di fronte ai processi di isolamento, estraneazione, americanizzazione. Questo ci dice l’omicidio operaio collettivo di Torino, che dimostra quanto grande sia la separatezza tra il lavoro e la politica (una barriera che finisce con il coinvolgere drammaticamente anche noi). Per noi è impossibile, infatti, concepire una politica ”senza classe”. La sinistra dovrà riannodare la trama, oggi lacerata, dei rapporti della società. Dalla moltitudine frammentata al nuovo proletariato. E’ qui la nuova efficacia che dovremo dare a noi stessi ed alla verifica di governo.

Rina Gagliardi In questa discussione, mi sento un po’ a disagio: non certo per l’articolazione, assai ampia, delle posizioni, e nemmeno per le sciocchezze che tocca di sentire qua e là (al compagno Masella, per esempio, mancava soltanto la richiesta della fucilazione immediata di Franco Giordano e del suo “complice” Mussi), ma per la sensazione di uno sfrangiamento francamente eccessivo. Forse, il rinvio del congresso (scelta che mi pare saggia e saggiamente motivata) determina in molti compagni del gruppo dirigente largo (e non solo) pulsioni di riposizionamento finalizzato alla conquista di postazioni e conte interne. Non lo dico per moralismo o per ingenuità: ma mi pare proprio l’ultima delle cose di cui si ha bisogno, in questa fase così difficile delicata. Forse, non si vuol capire che, davvero, non noi, Rifondazione, ma la sinistra intera è oggi a rischio di esistenza – e che il trantran delle correnti, delle cordate, delle subaggregazioni medie, piccole e individuali è davvero una pratica misera. Nel merito, condivido la relazione del segretario e mi limito a tre considerazioni. 1) Continuare a sostenere il governo Prodi, o provocarne la caduta, costituisce, secondo me, la classica alternativa perdente: due disastri di segno pur diverso, due scelte quasi parimenti costose. L’unica strada è perciò quella effettivamente perseguita: cambiare il terreno di gioco, puntando su una verifica vera e su una riforma elettorale che restituisca a noi, e alla sinistra unitaria e plurale in costruzione, un’autonomia che oggi non c’è .2) L’assemblea generale dell’8 e del 9 è stata un successo vero, indotto dalla manifestazione del 20 di ottobre e dalla nostra tenacia. Chi la sottovaluta, o ne vede quasi soltanto i limiti, dovrebbe spiegare su quale progetto e su quale prospettiva punta. 3) La riforma elettorale di tipo tedesco o proporzionale rappresenta non solo uno snodo cruciale per la riconquista dell’autonomia politico-elettorale, ma una pre-condizione essenziale per battere il rischio (incombentissimo) dell’americanizzazione del sistema politico.

Elettra Deiana Condivido la relazione del segretario che offre un quadro chiaro sul da farsi. Ho sostenuto la necessità di fare il congresso in tempi ravvicinati proprio perché la complessità e l’urgenza del cammino su cui ci siamo avviati per arrivare al soggetto unitario richiede una forte tenuta di Rifondazione, un chiaro orientamento nella nostra azione e un pieno coinvolgimento di tutte e tutti. Le proposte avanzate su questo argomento da Ciccio Ferrara, sia pure prevedendo un rimando del congresso, offrono un quadro certo che mi convince. Siamo in una fase nuova? Più che di fase parlerei di una nuova ricollocazione nostra e, mi auguro di tutta la sinistra nel difficile contesto, sociale politico, culturale che dura da tempo e che la nascita del PD sta accelerando. Allora il problema che abbiamo è come il contesto e la ricollocazione si colleghino con il processo unitario E quali problemi di confronto, di iniziative, di pratiche si pongano. Le giornate dell’8/9 hanno evidenziato indubbie potenzialità e grandi attese. Si tratta di potenzialità soprattutto di uno strato militante che ovviamente potrà avere impatto in più ampi settori di riferimento. Non c’è però, lo sappiamo bene, nessun automatismo in questo senso e tutto è affidato alla forza all’efficacia e all’intelligenza della politica. Per recuperarla, la politica, se siamo convinti, come io credo si debba essere che il processo unitario non è un mero espediente tattico ma una scelta di fondo, la nostra politica dovrebbe abbandonare la continua oscillazione che io sento tra la “damnatio rei” di molti compagni e il lirismo irenico di altri. Dobbiamo mettere al centro io credo la forza delle analisi e dell’iniziativa politica sapendo che le difficoltà a che una sinistra recuperi legittimità a partire dalla riconquista di una forte utilità sociale, di un forte legame sociale, le difficoltà sono grandissime. La tragica solitudine degli operai della Thyssenkrupp ci parla non solo di quella tragedia ma del distacco che rischia di essere incolmabile tra noi e il mondo del lavoro. La carta di intenti per il momento è soltanto una ben confezionata carta di buoni sentimenti. Un buon punto di partenza si ma sicuramente bisogna andare oltre.

Claudio Bellotti Mi oppongo al rinvio del congresso, non per formalismo, ma perché abbiamo subìto una dura sconfitta sul welfare e ritengo necessario che l’insieme del partito possa discuterne a fondo. Discutere per decidere, perché una sconfitta del genere non si può cancellare coi comizi. Con il Partito democratico in piena avanzata, col quadro politico che si sposta a destra e con il vertice Cgil completamente piegato alle compatibilità, non esiste alcuna possibilità che la verifica possa dare risultati positivi. Il problema qui non è ributtare la palla a Prodi, ma fare il nostro bilancio e decidere noi. Gettarsi nella trattativa Veltroni-Berlusconi è avventurismo, si appende il futuro del partito a questa scommessa che non solo è sbagliata, perché mette la legge elettorale di sopra di qualsiasi contenuto politico e sociale, ma può per giunta essere perdente. La Carta d’intenti dell’Arcobaleno è pessima, non solo non c’è ombra di antagonismo, ma non c’è neppure una esplicita alternatività al Partito democratico. Non è vero che è un nodo da sciogliere, la realtà è che lì ci sono forze governiste per vocazione. Credo che il Cpn debba confermare il congresso. Si dice che la situazione è confusa e sarebbe un congresso finto, ma la confusione è tutta al nostro interno, la situazione politica è fin troppo chiara. Piuttosto è il rifiuto di dichiarare apertamente le proprie proposte da parte della maggioranza che rende il dibattito opaco. Si pensa una cosa, se ne dice un’altra e se ne fa una terza: è questo che inquina il dibattito, e questo è vero oggi come fra sei mesi. Per questo penso che la parola debba andare agli iscritti

Antonello Patta La grande affluenza agli Stati generali, già verificata nell’iniziativa milanese, oltre all’attesa per il nuovo soggetto della sinistra, ha mostrato grandi potenzialità sul versante dell’adesione di una sinistra diffusa fuori delle forze politiche esistenti, così come sul piano della qualità dell’elaborazione, evidenziando una forma di partecipazione opposta a quella leaderistica del PD. È emersa tanto l’urgenza della costruzione del soggetto unitario della sinistra quanto la necessità/possibilità di “fare bene”, ossia spalancare le porte a quel quinto soggetto grazie a cui l’innovazione di cultura e pratiche politiche può davvero irrompere con forza nel processo unitario. La federazione, non come sommatoria delle forze politiche esistenti, ma come forma e processo partecipato, può garantire ai movimenti tempi e modi per dispiegare tutte le loro potenzialità, e consentire al Prc di fornire al percorso unitario importanti contributi sul piano dei contenuti programmatici e su quello delle innovazioni elaborate in questi anni di rifondazione della cultura politica e nell’esperienza maturata nell’internità ai movimenti. È chiaro che il soggetto unico, al di là dell’impossibilità concreta di realizzarsi, correrebbe il rischio - stante le differenze tra le forze politiche in gioco - di risolversi in una rapida “mediazione” tra gruppi dirigenti, una coptazione dall’alto di leader di movimento e la chiusura del percorso senza i tempi necessari alla sua crescita politica e culturale e alla sua espansione. Per questi motivi, va valutata positivamente l’ipotesi della federazione e la proposta di tesseramento avanzata dal Segretario nazionale. La legge elettorale e la verifica di governo possono mutare gli scenari del sistema politico e la valutazione delle prospettive nel campo della sinistra. Positiva dunque la scelta di spostare il congresso in tempi certi, che ci permetteranno di valutare l’evoluzione del quadro politico e di fare scelte congressuali congruenti con i nuovi scenari, coinvolgendo il partito nelle scelte future.  

Dario Danti La nostra discussione di oggi non può non avere al centro l’Assemblea nazionale della sinistra e degli ecologisti dell’8 e 9 dicembre. Dobbiamo investire sul processo e nel processo unitario le energie di Rifondazione: per questo non mi appassiona il dibattito sulla (presunta) “dissoluzione” del partito; semmai dovremmo parlare della “messa a disposizione” del Prc in questo percorso. Del resto, non abbiamo fatto questo nel ’98, anno della rottura con il primo governo Prodi? Abbiamo messo a disposizione Rifondazione in un processo che investiva nel primato del sociale e dei conflitti, rispetto alla logica compatibilista e del primato istituzionale e del governare a tutti i costi. Non abbiamo messo il Prc a disposizione del movimento dei movimenti, a Genova, a Firenze? In quei passaggi provavamo a dismettere il ruolo novecentesco di partito-avanguardia, credendo nella contaminazione e nella relazione alla pari con altre soggettività sociali e di lotta. Non abbiamo messo a disposizione il nostro partito per una nuova ricerca teorica e di cultura politica? La nonviolenza, la centralità dei movimenti e di una democrazia dei conflitti, la critica allo stalinismo e alla burocratizzazione, la rifondazione di un pensiero critico e anticapitalista: su questi temi abbiamo innovato in questi anni. Senza queste rotture noi oggi non saremmo qui. Occorre, allora, continuare il cammino intrapreso. Alcuni profeti di sventura vorrebbero che La Sinistra fosse già decisa a tavolino: una semplice federazione fra quattro partiti, cioè niente di più di ciò che già c’è, oppure un partito unico, anch’esso sommatoria immediata di ceti politici. Rifondazione deve ancora potersi coniugare con la partecipazione: per questo scommettere sul soggetto unitario e plurale significa apertura, contaminazione e cessione di sovranità: l’esito del percorso che abbiamo messo in campo lo decideranno tutte e tutti coloro che vi parteciperanno. Un percorso ampio e partecipato che nel territorio della provincia di Pisa è cresciuto in questi mesi. Dai semplici coordinamenti fra gli eletti si è cercato di strutturare capillarmente iniziative e realizzare coordinamenti politici stabili in tutti i comuni. A Pisa si svolgeranno a primavera le elezioni comunali. Anche qui è cresciuto un lievito unitario che sta permettendo la costruzione di un programma partecipato attraverso il contributo della società e di tante soggettività. Vorremmo non disperdere questo cimento e questo lavoro collettivo, anche attraverso una presentazione alle elezioni il più unitaria ed efficace possibile.

Paolo Ferrero Ritengo che la strage alla Thyssen di Torino debba essere assunta come un punto obbligato per ragionare sui nostri compiti politici. Quei morti ci parlano di una condizione operaia inaccettabile non solo nelle situazioni di lavoro nero ma nel cuore di Torino, in una grande azienda multinazionale. Le reazioni a quelle morti ci hanno detto di una condizione di solitudine operaia, di una separatezza della politica e dalla politica che obbliga a un cambiamento. Per questo la costruzione della sinistra non può ridursi all’unificazione delle rappresentanze politiche, magari all’ombra del capo carismatico, ma deve sostanziarsi nella ricostruzione si un forte legame sociale. Mentre il Partito democratico si pone in primo luogo come soggetto di rappresentanza indistinta finalizzato al governo, noi dobbiamo costruire - il più rapidamente possibile - una sinistra fortemente innervata nella società; una soggettività antagonista per la trasformazione della società. In che modo? Io sono contrario a prevedere lo scioglimento di Rifondazione in un nuovo partito così come sono contrario a una pura federazione di partiti. Si tratterebbe di due opzioni apparentemente opposte ma in realtà accomunate da una centralità assorbente delle dinamiche e degli interessi del ceto politico. Si tratta al contrario di costruire una soggettività politica a cui partecipino i partiti e i loro iscritti così come tutti coloro che fanno politica a sinistra ma non sono iscritti a nessun partito. Nei mesi scorsi ho proposto il modello della FLM e continuo a pensare che quella dialettica tra organizzazioni strutturate e democrazia di base costituisca il modello più avanzato per aggregare una sinistra che per sua natura è plurale e che deve rompere la separatezza della politica; prevedere - come ci ha insegnato il movimento di Genova - una molteplicità di forme di partecipazione politica. Dobbiamo assumere la lezione del movimento femminista: la diversità non è un fatto negativo ma deve essere rispettata e valorizzata dentro un processo di emancipazione collettiva.   

Alfonso Gianni Sono d’accordo con il percorso che il segretario ci propone e quindi con il rinvio del congresso. E’ giusta la sottolineatura dell’importanza dell’assemblea del 8 e del 9 dicembre. Il filmato che abbiamo visto all’inizio della nostra riunione va però integrato. Non solo perché mancano le altre forze che hanno partecipato, ma perché uno degli interventi più significativi, quello di Gianni Rinaldini viene incomprensibilmente dimenticato. E’ stato un intervento importante per due motivi. Da un lato il segretario della Fiom ci ha giustamente ricordato che non basta una federazione per reggere un processo unitario, ci vuole un progetto di unità organica. Anche la gloriosa Flm, che pure contava sui consigli di fabbrica, poi fallì, non riuscendo a tramutarsi in una effettiva unità. Dall’altro lato, quell’intervento ci ha dato il senso delle convergenze e delle distanze, del ruolo autonomo del sindacato e della necessità di un nuovo soggetto politico della sinistra unita e plurale. Ci ha fatto capire che questa sinistra nasce con un potenziale referente sociale che affonda le sue radici non solo nei nuovi movimenti ma anche nella parte più combattiva del nuovo movimento operaio. Che in sostanza può non essere una operazione politicista. Dipende da noi, dal nostro rapporto con la società e dalla qualità delle nostre proposte. La carta di intenti è un primo passo in avanti. Non è sufficiente, ma non va snobbata. Il fatto che si scriva che l’opposizione non è un disvalore può sembrare a noi ovvio, ma bisogna riconoscere che elimina in partenza una opzione puramente governista. Sento critiche sull’accelerazione del processo unitario. In realtà, come in fisica, il movimento si distingue dalla quiete solo se c’è accelerazione. Ma soprattutto noi siamo in un drammatico ritardo, quindi, se possibile, dobbiamo addirittura correre. La consultazione facciamola anche da soli se gli altri non ci stanno, ma sui contenuti programmatici. Un referendum sul governo non solamente sarebbe riduttivo ma non avrebbe senso, in primo luogo perché è impossibile delimitare il campo di coloro che vi partecipano. In realtà l’unica eventuale exit strategy dall’attuale quadro politico è la riforma elettorale, su cui dobbiamo concentrare gli sforzi. Avere imposto nel dibattito il modello tedesco è un grande passo in avanti, anche se è ben difficile ottenerlo allo stato puro. Ma, con le opportune correzioni, in particolare sul recupero nazionale dei resti, la bozza Bianco si presenta come una base di discussione. Non è facile, lo dimostra anche il dibattito assai mediocre che si è aperto tra le forze della “cosa rossa”, che testimonia del permanere di logiche conservative da piccola bottega che solo un processo rifondativo della sinistra in connessione con i movimenti, dunque non la semplice somma dei partiti, può cercare di superare.

Ramon Mantovani Sul voto di fiducia sul welfare Giordano ha dichiarato finito il vincolo politico, finito il programma dell’Unione e annunciata una richiesta di verifica. Io conservo l’opinione che sarebbe stato meglio provocare subito una reale verifica annunciando un voto contrario. E quando ho proposto questa scelta al gruppo ho usato l’argomento del fallimento, dal nostro punto di vista, del governo. Alcuni compagni mi hanno risposto che esageravo salvo poi dichiararsi d’accordo, poche ore dopo, con Bertinotti. Sarebbe stato meglio discutere in un altro modo coinvolgendo il partito e svolgendo una vera consultazione in autunno, come avevamo previsto di fare fin da luglio. Ma non si è fatto perchè incompatibile con il processo di unità a sinistra. Infatti l’assemblea dell’8 e 9 dicembre si è conclusa con una carta degli intenti che propone la formazione di una forza politica “per pesare di più nella realtà politico sociale del centrosinistra”. Del resto ci si ostina ad accelerare un processo con tre partiti che hanno dichiaratamente come strategia l’essere interni al centrosinistra (oggi vuol dire essere comunque alleati del PD) e partecipare al governo. Se l’unità a sinistra fosse questo si disperderebbe il patrimonio politico culturale e lo stesso progetto di Rifondazione Comunista. Agli “Stati generali” il movimento No Dal Molin ha cercato una interlocuzione dall’esterno e, infatti, gran parte della platea ha manifestato freddezza e fastidio. Alla manifestazione di Vicenza, come era successo a Genova, i partiti di governo sono stati vissuti come esterni al movimento e relegati alla coda del corteo. E’ il segno che la nostra internità ai movimenti è stata compromessa. A diversi compagni questo non interessa, anzi. A me si. Infine, nella maggioranza del partito ci sono opzioni radicalmente diverse fra loro che non si possono occultare con formule ambigue e confrontare con messaggi cifrati come sta avvenendo intorno alla questione del leader della sinistra. Le iscritte e gli iscritti hanno il diritto di decidere e scegliere fra opzioni chiare.  

Liberazione 22 dicembre 2007

Aurelio Crippa Attenzione all’eccessiva esaltazione dei risultati degli Stati generali della sinistra: si guardi in faccia la realtà per quella che è. Accanto a positività, permangono aperti rilevanti, decisivi, problemi politici, che è sbagliato non rilevarli, anche perché conosciuti dal popolo di sinistra. Si attrezzi il Partito per un suo agire, tale da contribuire a superarli, e capace di spingere in avanti il processo per una unità d’azione delle sinistre, su una piattaforma politica condivisa. Urge per questo, un piano attuativo delle decisioni della Conferenza d’Organizzazione, che rilanci l’essere del Partito. Avverto nella discussione una non adeguata, persino sottovalutazione, della nuova fase politica che abbiamo aperto, con la richiesta di una verifica di governo. Condivido la proposta di spostare la data del Congresso, per dar corso ad una consultazione del Partito sui contenuti e sui risultati della verifica di governo. Si definiscano le procedure per il Congresso entro giugno, i comitati politici federali decidano a luglio i propri regolamenti congressuali, in modo tale da avviare la campagna congressuale a settembre e tenere il Congresso nazionale entro novembre 2008. Per quanto concerne la consultazione vanno definite le modalità, fermo restando che a decidere sono iscritte/i, chiamati ad una partecipazione decisionale sia per definire il merito e gli obiettivi politici della verifica, sia per valutare i risultati e quindi il «da farsi» (non un referendum per dire Sì o No a proposte o risultati). Propongo di dar corso a due Conferenze di Partito: delle/degli amministratrici/ori (entro febbraio) per un agire sulla stessa lunghezza d’onda, dopo la verifica, a tutti i livelli istituzionali e per definire un orientamento sui programmi per le prossime elezioni amministrative (si ripristini la prassi, prima i programmi, poi le alleanze e le candidature); delle/dei lavoratrici/ori comuniste/i (entro luglio) per puntualizzare la nostra piattaforma politica per il mondo del lavoro e ricostruire una nostra presenza organizzata nei luoghi di lavoro.

 

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