CPN 16 dicembre 2007

Dichiarazioni di voto

 

Liberazione 20 dicembre 2007

Alberto Burgio a favore dell’emendamento al punto 1 all’ordine del giorno finale proposto dalla Segreteria nazionale

Questo emendamento definisce due condizioni perché si possano presentare liste unitarie nella prossima tornata elettorale amministrativa, condizioni che ci sembra necessario porre e rendere esplicite. La prima è che vi siano convergenze programmatiche significative, tali da giustificare la decisione di andare a liste unitarie. Non è scontato che tali convergenze si determinino, anche in ragione della vocazione governista di alcune forze della sinistra poc’anzi richiamata dal compagno Giordano. Occorrerà verificare caso per caso, da parte dei gruppi dirigenti del Partito competenti sul territorio. La seconda condizione è che vi sia l’accordo delle quattro forze politiche che hanno dato vita agli «stati generali». Anche questo non è scontato e andrà verificato in concreto. Laddove questo accordo non vi fosse, la lista unitaria non sarebbe soltanto preclusa (o cambierebbe comunque natura), sarebbe anche – e mi meraviglio che questo aspetto sfugga o sia sottovalutato – un grave errore ai fini del risultato elettorale del nostro Partito, che potrebbe pagare la decisione di non figurare col proprio simbolo mentre altri partiti si presentano con la falce e martello. Inoltre l’emendamento che proponiamo esplicita la norma statutaria che sancisce la sovranità degli organismi territoriali del Partito in materia di elezioni amministrative. Non è detto che le compagne e i compagni conoscano a memoria lo Statuto e non è questa una materia sulla quale si possano rischiare equivoci. La sovranità degli organismi dirigenti del Partito è infatti un tema che riempie di sostanza politica l’affermazione dell’odg secondo cui si vuole rafforzare il Partito. È difficile immaginare il rafforzamento di un Partito del quale non si salvaguardino le prerogative decisionali. Infine osservo che il passaggio dell’odg della Segreteria nazionale che proponiamo di sostituire tende a pregiudicare la decisione delle strutture territoriali dl Partito, o quanto meno a condizionarla pesantemente, definendo le liste unitarie «un obiettivo da perseguire con determinazione »: non si tratta, evidentemente, di una formula ininfluente. Anzi, è un passaggio in palese contrasto con la norma statutaria che viene richiamata in modo criptico. 

Claudio Grassi sull’emendamento aggiuntivo al documento presentato dalla segreteria  

Le ragioni di questo emendamento aggiuntivo derivano dalla necessità di rendere esplicita la nostra posizione sul processo unitario a sinistra. Una unità che vogliamo e che sosteniamo pienamente, ma che non deve prevedere, né per l’oggi né per il domani, il superamento di Rifondazione Comunista. Siccome Mussi e Salvi hanno sostenuto in diverse dichiarazioni che la federazione unitaria è solo il primo passo verso la realizzazione di un unico partito, ovviamente non più comunista, è bene rendere esplicito che noi non condividiamo questo percorso. Lo sosteniamo convintamente poiché la cancellazione di una presenza comunista organizzata nel nostro Paese non solo sarebbe intollerabile per i tantissimi compagni e compagne che, andando controcorrente, vi hanno dedicato sacrifici immensi in tutti questi anni, ma anche perché sarebbe l’ennesimo slittamento su posizioni moderate della sinistra. Così come lo scioglimento dei Ds nel Partito Democratico ha dato vita ad una forza politica con un profilo più moderato, altrettanto succederebbe se Rifondazione Comunista si sciogliesse in un partito genericamente di sinistra. Il nostro emendamento, quindi, si propone di rispondere esplicitamente a questa posizione: vogliamo l’unità non l’unificazione. La prima, oltre ad essere necessaria, è praticabile; la seconda, non essendo praticabile, renderebbe più difficile anche il processo unitario. 

Franco Giordano sull’emendamnento 1   

La differenza di impostazione è assolutamente evidente. Noi indichiamo un processo politico e quindi proponiamo un investimento. Al contrario, con l’emendamento proposto si determinerebbe un freno. Il contrario di quanto necessario. Dire che non è escluso fare liste unitarie (cosa peraltro assolutamente ovvia) è cosa ben differente dall’affermare che si propone un investimento politico in tale direzione. Vorrei essere chiaro su questo punto. La differenza di impostazione non è come, del tutto strumentalmente è stato affermato, che viene messa in discussione la sovranità dei gruppi dirigenti locali o nazionali. Anzi , al contrario, la riaffermiamo con assoluta nettezza. La questione riguarda l’investimento politico in un processo. E’ chiaro che, per liste unitarie, deve esserci una convergenza programmatica e che, alla fine, la decisione spetta agli organismi democratici. Ma è, altrettanto chiaro che, se ci credi al processo unitario, devi provarci, deve fare un investimento politico determinato e non limitarti a prendere atto di ciò che succede. 

Franco Giordano sull’emendamento 2  

Colgo in questo emendamento la necessità di esprimere un posizionamento interno e non di affermare una posizione politica. Si tratta, infatti, di un emendamento pleonastico e strumentale. Nel documento che proponiamo all’approvazione, infatti, affermiamo chiaramente che il processo unitario non mette in discussione l’autonomia politica, culturale e organizzativa del PRC e che dobbiamo lavorare al suo rafforzamento a partire da una grande campagna per il tesseramento. Insomma, affermiamo, con nettezza che il processo unitario e lo sviluppo dell’esperienza del PRC sono aspetti della medesima impresa politica. Cosa c’è di differente nell’emendamento proposto se non la volontà di alimentare fantasmi di uno scioglimento che non esistono? Qui vedo ancora una volta una strumentalità evidente. Il punto, infatti, non è il merito della questione, chiarita ormai in decine di documenti e riaffermata con una nettezza che non ammette discussioni. A meno che, non si voglia in realtà sottendere che non si crede al processo unitario e non lo si vuole. Per questo non sono d’accordo e credo che sarebbe meglio dire le cose come stanno invece di utilizzare un aggiramento del problema.

 

indietro