|
CPN 16 dicembre 2007 |
|
Gli interventi 1 |
|
|
|
Liberazione 20 dicembre 2007 Marco Assennato Gli stati generali della sinistra segnano un nuovo punto di avvio per la nostra iniziativa politica. Nella piena condivisione della relazione del segretario del partito vorrei a tal proposito proporre tre elementi di riflessione. Primo, ci sono due dimensioni attraverso le quali è possibile leggere quanto è accaduto in quella due giorni: la sfera della trattativa tra i partiti, che pure noi abbiamo condotto con determinazione e coraggio; e quella delle donne e degli uomini che hanno vissuto le due giornate alla Fiera di Roma. Credo che se agissimo solo sul primo livello non riusciremmo nell’impresa di costruire la soggettività unitaria e plurale della sinistra. Anzi, al contrario dovremmo sbilanciare tutta la nostra iniziativa sulla seconda dimensione di quella assemblea. Ogni volta che proponiamo una iniziativa partecipata e di massa agli uomini e alle donne della sinistra diviene più difficile per i soggetti organizzati ancora timidi sottrarsi al processo unitario. E io penso che per rifondazione la Sinistra è un orizzonte irrinunciabile, pena la nostra completa marginalità. Mantenere in vita il Prc non può essere la via d’uscita in caso di fallimento della Sinistra. O la sinistra si fa o è finita anche per noi. Secondo, la forma organizzata del soggetto e il leaderismo: la discussione sulla federazione o sull’Flm è stata risolta in modo definitivo dall’argomento di Gianni Rinaldini che io condivido. E in ogni caso dovremmo forse preoccuparci di fare accedere alla decisione le donne e gli uomini che vogliono farlo, decidere anche questo in modo partecipato. Possiamo criticare quanto vogliamo le primarie di Veltroni e del PD ma io vedo il rischio che noi veniamo percepiti come quelli che fanno discutere molto ma poi decidono in modo separato, mentre nel PD si discute forse poco ma le decisioni serie vengono prese da tutte e tutti. Infine io credo dovremmo preoccuparci di superare l’immagine dell’aggregazione dei quattro partiti che si mettono insieme per resistere, in modo residuale e recuperare l’aspirazione, profondamente sentita, alla costruzione di uno spazio unitario e plurale della Sinistra Italiana. Liberazione 21 dicembre 2007 - Per un errore l’intervento di Alberto Burgio, pubblicato ieri, è risultato incompleto e non comprensibile. Lo ripubblichiamo scusandoci con l’interessato, lettori e lettrici. Alberto Burgio C’è un passaggio della relazione del segretario che non condivido: quello in cui Giordano dice che considera necessario che ci si presenti alle elezioni con liste unitarie. Se si lascia intendere che fare le liste unitarie è, in sé, un obiettivo da perseguire, e un corollario essenziale del percorso unitario; se si pone questa questione al Cpn, quando lo Statuto la affida agli organismi territoriali; se si antepone questa opzione alla stessa volontà delle altre forze della sinistra: allora si rischia di legittimare il dubbio che ci si muova oggettivamente verso l’obiettivo che si nega a parole, e cioè il superamento del Prc e la costruzione di un altro partito. Rilevo alcuni paradossi nella relazione del segretario. Si dice che occorre costruire l’unità sui contenuti e sulle campagne. Giusto. Ma con ciò si ammette che questa unità ancora non c’è, il che vuol dire che l’opzione elettorale unitaria è un incomprensibile apriori. Si parla del tesseramento del soggetto unitario e plurale. Ma questa ipotesi non è condivisa da tutte le forze politiche della sinistra e non aiuta quindi quella unità nel nome della quale la si formula. Il punto di fondo mi pare questo: che cos’è un partito che non vive più in autonomia nelle competizioni elettorali? Inoltre decidere oggi sulle liste unitarie rischia di svuotare di senso il prossimo Congresso nazionale, espropriandolo di una decisione così cruciale. E legittimando il sospetto che il suo rinvio abbia motivi e finalità inconfessate e inconfessabili. Su questa base rivolgo un appello accorato al gruppo dirigente e, in particolare, al segretario nazionale. Riflettete bene! Evitate forzature che potrebbero causare grandi guasti! Evitate di imporre nuove lacerazioni a questo Partito! Walter De Cesaris Il vero centro della discussione di questo Cpn è la proposta di consultazione vincolante sul governo. Non ci deve sfuggire, infatti, la drammaticità della situazione sociale del Paese che fatti terribili, come quelli di Torino, spalancano di fronte a noi. Si è rotto il rapporto tra politica e società e questo riguarda anche la politica della sinistra. Manifestazioni grandi, il 20 ottobre contro la precarietà, Vicenza, il pride hanno avuto come risposta un muro. Come rompere quel muro è il problema. Qui sta il senso della consultazione che proponiamo. Abbiamo detto che si è rotto un vincolo politico. Alle parole seguono i fatti. Si è aperto, quindi, un conflitto dall’esito non scontato e la rottura, che non cerchiamo, non è esclusa. C’è un secondo aspetto più profondo. Proviamo uno scatto, ritentiamo una connessione con il nostro popolo. E’ la prima volta che si fa in Italia una consultazione su una scelta politica dirimente e non per l’elezione di un capo. E’ la prima, coerente, applicazione di quanto abbiamo detto a Carrara. Il primo punto della riforma della politica è fare ciò che dici. Il nostro problema è, quindi, misurarci sul fare. L’8 e 9 dicembre è stato importante ma è stato solo un passo, ora comincia il difficile. In questo senso la discussione sulla leadership, non è solo fuorviante, in quanto prematura, è esiziale perché rimette il processo unitario nel corso della vecchia politica. Allo stesso modo chi pensa a un partito unico della sinistra e vorrebbe fare del processo unitario la costruzione di un nuovo partito. Io penso che la strada sia un’altra. E’ come tenere assieme, dentro uno spazio politico comune, partiti, associazioni, movimenti e come fare in modo che possano partecipare con pari titolarità iscritti ai partiti e non iscritti a nessun partito. Il punto politico è il seguente: la risposta non è il superamento del Prc dentro il processo unitario ma la dismissione della pretesa che il partito è il generale e gli altri (i movimenti) il parziale. Alessandro Leoni Tralascio ogni specifico riferimento alla comune preoccupazione per il grave stato di malessere che il Prc vive e di cui il presente dibattito sta fornendo ampia illustrazione. Voglio invece sottolineare solo alcuni elementi particolarmente problematici quali l’assenza, significativa, di adeguate risposte, da parte di questo gruppo dirigente, a varie dichiarazioni apparse, con grande rilievo, sulla stampa nazionale, di esponenti politici sia del nostro partito che della “Sinistra Democratica” e che sono, certamente, non ininfluenti nel determinare il presente stato di confusione e allarme presente, diffuso fra i nostri iscritti e militanti. Non credo che si possa far finta di niente quando l’attuale presidente della Camera, Fausto Bertinotti, dichiara un giorno il fallimento del governo Prodi e il giorno dopo si autosmentisce, oppure il leader della “Sd”, Mussi, insiste nel dichiarare che l’iniziativa unitaria romana dell’8 e 9 è una prima tappa verso il “partito unico della sinistra”, per non riferirsi alle immagini e ai commenti rilasciati da personaggi quali l’on. A. Occhetto e A. Cossutta protagonisti, ognuno per se prima e oggi, addirittura, insieme, dei più grandi disastri che la sinistra abbia subito ! Dunque non è banale questione di fornire “tranquillanti” a, presunti, compagni emotivi, bensì di chiarezza politica e di consapevolezza della complessità, oggettiva, della presente fase politico-storica nella quale il pericolo dell’opportunismo, dell’inconsistenza teorico-culturale non è certo minore rispetto agli infausti giorni della “Bolognina”, contro la quale, è bene ricordare, questo partito è nato e, fino ad oggi, esistito! Francesco Ferrara L’8 e il 9 Dicembre è stato un grande evento politico. Un successo del nostro partito che fortemente ha voluto questo appuntamento dimostrando ancora una volta la sua capacità di incidere e determinare l’agenda politica della sinistra. Non è stato l’appuntamento, degli stati maggiori, né del ceto politico, né la sommatoria dei Partiti. Bensì una assemblea popolare, attraversata da conflitti, dalle femministe, al Dal Molin, dalle esperienze sociali, ai movimenti sui diritti civili. Insomma la dimostrazione che il soggetto della Sinistra unitaria e plurale, non si costruisce a tavolino, ma è attraversato dai temi del conflitto sociale. Dobbiamo ora non disperdere l’elemento che ha caratterizzato l’evento: la partecipazione. Essa è la priorità della costruzione della nuova soggettività. Da questo punto di vista condivido la proposta del segretario di coinvolgere tutta la Sinistra sui temi della verifica di governo. Abbiamo detto che si è rotto il vincolo politico con questa alleanza, dunque va fatta una grande operazione di verità. Una grande consultazione di massa per stabilire le priorità sulle quali rinegoziare la nostra presenza al governo. Priorità che non possono prescindere dalla lotta alla precarietà, alla sicurezza sul lavoro, alla rivalutazione dei salari, ai diritti civili. La consultazione deve diventare una grande iniziativa politica di tutta la Sinistra che fa discutere e partecipare lo stesso popolo del 20 Ottobre e del 8/9 Dicembre alle scelte che dovremo assumere. Dentro questo percorso bisogna lavorare con tutte le nostre forze a ricercare l’accordo sulla legge elettorale che eviti papocchi ed istinti iper maggioritari. Dunque verifica di governo ed il suo esito sottoporlo al voto delle nostre iscritte e iscritti e del popolo della Sinistra, avviando così un processo vero partecipato e democratico che dovrà svilupparsi come pratica costante e fondativa del nuovo soggetto unitario e plurale. Per queste ragioni abbiamo proposto lo slittamento del congresso. Congresso che comunque pensiamo di avviare prima dell’estate e che sarà chiamato a decidere della nostra prospettiva. Claudio Grassi La conclusione della discussione sul welfare dimostra quanto fosse infondato ciò che venne teorizzato al congresso di Venezia: il Governo non si è dimostrato permeabile ai movimenti e in grado di praticare una discontinuità rispetto agli anni Novanta. Bertinotti, con un’intervista alla Repubblica, ha sancito la fine e il fallimento dell’Unione e del Governo. Avrebbe potuto aggiungere che questo a cui assistiamo è anche il fallimento della sua linea politica e che le gravi difficoltà in cui versa il nostro partito sono largamente figlie delle scelte che lui ha imposto a Rifondazione. Ora si tratta di decidere cosa fare, visto che Giordano ha dichiarato che non vi è più un vincolo politico con il Governo. Se le parole hanno un senso, ciò significa che se non si ristabilisce un’intesa programmatica, noi siamo fuori dalla maggioranza. Ora si faccia la consultazione tra tutti gli iscritti, ma che sia vera, senza esiti predeterminati, e che sia basata su alcuni punti programmatici precisi. Se essi vengono condivisi e realizzati l’esperienza di governo continua, altrimenti si esce. Sento, inoltre, l’esigenza di un chiarimento sulla ”Cosa arcobaleno”. Non c’è, tra noi, divergenza tra chi è per l’unità e chi non lo è; tra chi vuole il soggetto unitario e plurale e chi lo avversa. Il problema è che Sd vuole un partito unico. Dobbiamo dire a Mussi che nel processo di unità a sinistra va salvaguardata l’autonomia delle diverse forze politiche, altrimenti non se ne fa nulla. Sostengo ciò non solo per una questione di simboli ma anche perché sono ancora profonde le differenze programmatiche tra le quattro forze. Anche l’accelerazione sulle liste unitarie è una forzatura inaccettabile e politicista. Prendiamo ad esempio le elezioni europee: abbiamo criticato il Pd i cui eletti al parlamento farebbero riferimento a due diversi gruppi. Dopo aver detto ciò vi sembra credibile proporre una unica lista i cui eletti andrebbero addirittura in tre diversi gruppi al Parlamento europeo (verde, socialista e comunista)? Con quale credibilità potremmo fare una simile campagna elettorale? Si rifletta bene, non vorrei che ci trovassimo, tra due anni, a leggere in una intervista che il progetto è fallito e che occorre rivedere tutto. Nell’ultimo anno abbiamo costruito una importante base comune che si è concretizzata nella Conferenza di Carrara: non disperdiamo quel patrimonio prezioso. Noi confermiamo il sostegno a quei deliberati e sulla base di quelli porteremo il nostro contributo nella consultazione e nel Congresso. Sandro Valentini D’accordo con la proposta di spostare di tre mesi il Congresso che ci permette di fare una consultazione vera, (no un referendum) per definire pochi ma significativi punti programmatici da sottoporre alla verifica. Un passaggio politico con queste caratteristiche è utile potrebbe ma dobbiamo avere tutti la consapevolezza che si è chiusa una fase e se ne aperta un’altra in cui il Partito Democratico (Veltroni) e il nuovo partito di Berlusconi cercano di ridisegnare l’intero sistema politico. Per questo è per noi strategico il dibattito interessante apertosi sulla riforma elettorale con un sostanziale ritorno al proporzionale. Dobbiamo a proposito prendere una decisione: vogliamo essere della partita considerarndo la proposta Bianco una base accettabile di discussione? Solo così si evita il referendum e si può tentare di spingere la riforma elettorale ancor di più in favore del sistema tedesco.La verifica il possibile accordo elettorale incideranno non poco sulla nascita del nuovo soggetto politico. Ne dobbiamo essere pienamente consapevoli. L’assemblea dell’8 e del 9 è stato un primo momento decisivo che proprio per i problemi che ci sono a sinistra non era scontato. Da quella assemblea ora indietro non si torna. Certamente c’è chi tirerà il freno a mano. Per questo occorre concretamente realizzare al più presto alcuni obiettivi: 1° far scendere da subito in campo il simbolo per preparare da subito le elezioni amministrative; “° coinvolgere fortemente le associazioni e possibilmente le associazioni nel dibattito sulla verifica; dar vita ad iniziativa unitarie nei territori, sia di movimento, costruzione della “case della Sinistra” sia istituzionale, formazione di gruppi unici nelle assemblee elettive. Insomma portare avanti in concreto il processo di costruzione della nuova forza politica evitando il pericolo esiziale che sia la sommatoria dei quattro partiti e favorendo, facendola maturare anche attraverso la Federazione, una vera e propria fase costituente in cui tutto il popolo della sinistra si possa riconoscere. Marco Gelmini Ho detto si al rinvio del Congresso perche’ credo sia necessario realizzare un ”verifica vera” a Gennaio sulla esperienza di Governo, sulla necessaria svolta e sull’agenda politica da proporre alla maggioranza, concentrandosi su questo pienamente e fuori dalle dinamiche congressuali.. Non e’ certo ininfluente poi la stessa definizione della legge elettorale. Il Congresso deve poter scegliere di fronte ad una situazione non cosi’ indefinita e confusa. Ho detto si al rinvio del congresso a due condizioni: attivare una ampia consultazione, realizzata seriamente con tempi e modalita’ certe, dei nostri iscritti sia sulla realizzazione di un soggetto unitario e plurale della sinistra sia sui temi della verifica e sull’esperienza di governo nazionale. Penso ad una consultazione che, come nelle esperienze di amministrazione partecipata, sulla base di alcune priorita’ indicate, raccolga le indicazioni del corpo del partito, della sinistra, degli elettori. Ancora due punti: credo che occorra ”maggior cura” nei confronti di noi stessi, del partito: la consultazione, l’inchiesta, quanto emerso da Carrara( che va applicato!) rimarcano un necessario recupero del coinvolgimento e della discussione nel partito. Ancora: la centralita’ del lavoro a cui risponde certo la proposta di realizzare la conferenza nazionale dei lavoratori a torino, scelta gia’ deliberata dal cpn e non attuata e che chiede continuita’ per radicare il nostro agire, ma a cui occorre dare risposta con la scelta nella verifica sulla necessita’ di attivare recupero per salari e pensioni. Sarebbe, la risposta sul piano salariale, anche un buon modo per battere il ricatto sul lavoro riaprendo gli spazi di contrattazione. Marco Verruggio Mi chiedo cosa penserebbero gli operai della Thyssenkrupp se seguissero questa discussione. Probabilmente che se che se questa è la sinistra ecco perché la loro condizione è così disgraziata. Parliamo di cose che stanno anni luce lontane. Diciamo loro di fare la rivoluzione ma votiamo l’indulto anche per chi viola la 626 e la detassazione degli straordinari. E ci dite che non volete liquidare il Prc come partito di classe? A catechismo mi dicevano che dio è uno e trino, voi mi dite che la sinistra è unitaria e plurale. Non capisco oggi come allora e non vedo una sola questione - non un intero programma - su cui siamo d’accordo con gli altri. Sulla cosa rossa si spaccano il Prc e il Pdci, i Verdi litigano, Sd perde pezzi e noi il legame coi movimenti (a Vicenza la sinistra non c’era). E voi dite che siamo contro l’ “unità della sinistra”. Ma quale unità? Voi che inveite contro l’americanizzazione della società americanizzate la nostra discussione e invece del congresso ci proponete una consultazione. Non vogliamo essere consultati. Vogliamo decidere! In una politica che funziona sempre più come la Borsa cercate di diluire i deficit politici (di autocritica, non di massa critica) in un soggetto più grande, chiedendo alla nostra gente di investire su titoli che non sono spendibili anche solo per difendere delle condizioni sociali attuali. Come Parmalat, con la differenza che non molti compreranno i bond cosa rossa. Proponendoci di far slittare il congresso e proseguire sulla stessa linea la segreteria nazionale si assume la responsabilità della catastrofe. Il punto di fondo mi pare questo: che cos’è un partito che non vive più in autonomia nelle competizioni elettorali? Inoltre decidere oggi sulle liste unitarie rischia di svuotare di senso il prossimo Congresso nazionale, espropriandolo di una decisione così cruciale. E legittimando il sospetto che il suo rinvio abbia motivi e finalità inconfessate e inconfessabili. Su questa base rivolgo un appello accorato al gruppo dirigente e, in particolare, al segretario nazionale. Riflettete bene! Evitate forzature che potrebbero causare grandi guasti! Evitate di imporre nuove lacerazioni a questo Partito! Ivan Nardone Se i fischi degli operai di Torino fossero stati rivolti ai Ministri, eravamo dinanzi alla classica contestazione del Governo incapace di farsi carico dei bisogni dei lavoratori. I fischi a Rinaldini ci parlano invece ancora una volta di una separatezza terribile tra mondo del lavoro, politica e sindacato nonché dell’l’isolamento, l’inpotenza e la drammaticità in cui vivono i lavoratori pronti a prendersela poi con chiunque senza distinzione. La separatezza tra il mondo del lavoro, il Sindacato e i Partiti deve essere indagata fino in fondo e sarebbe troppo facile addebitare questa separatezza esclusivamente all’inefficacia del Governo, alla collocazione parlamentare della Sinistra o alle difficoltà del Sindacato. La proposta di una Conferenza Operaia da tenere a Torino va nella giusta direzione se pensata come umile luogo di ascolto delle condizioni e dei bisogni dei lavoratori, mentre, rischia di essere dannosa se diventa la passerella dove si riannunciano i buoni propositi che mai però diverranno atti concreti. La Conferenza dovrà intrecciarsi con la verifica di Governo e dovrà avere “potere” ovvero le proposte che verranno avanzate dai lavoratori dovranno essere tra i punti vincolanti della verifica senza essere “filtrate”, modalità che potrebbe tentare di ricucire la separatezza tra politica e società . Nella giusta direzione va la proposta della consultazione di massa dove il gruppo dirigente consegna in maniera vincolante ai militanti il “come” e il “se” stare al Governo. Da anni in tutte le lotte , da quelle ambientali a quelle sociali, da quelle per la pace a quelle per i diritti civili, soggetti in carne e ossa partendo dalla non autosufficienza dei Partiti hanno favorito processi di partecipazione tra “pari” riscontrando grandi potenzialità. Una sinistra incapace di favorire processi di relazioni meticcie, aperte e partecipate per quanto unita o “sommata” non avrebbe futuro, per questo vale la pena di spendersi per un soggetto politico unitario e plurale. Leonardo Masella Il nostro partito è già, di fatto, a sovranità limitata ed eterodiretto (dal patto Bertinotti- Mussi). E’ una presa in giro la motivazione per l’annullamento del congresso. Per fare una consultazione vera sul governo basterebbe fare il congresso. Come ha scritto il movimento avviato dall’Appello di Firenze: “Non avete più il mandato politico per fare le future scelte politiche”. La verità è che: volete superare il Prc nella Cosa arcobaleno (come avviene nei fatti quotidianamente, anche se a parole lo negate), senza neanche un congresso; volete cancellare il simbolo comunista dalle prossime elezioni amministrative (che farà perdere tutta la sinistra) senza neanche un congresso; volete proseguire a far parte di questo governo o sostenere un nuovo governo istituzionale; volete cambiare la legge elettorale per introdurre uno sbarramento elettorale per costringere a fare la Cosa arcobaleno senza falce e martello, tutto senza fare neanche un congresso. Almeno Occhetto e D’Alema ebbero il coraggio e la dignità di fare due congressi dopo la Bolognina prima di sciogliere il Pci. Ma la vostra paura di confronto democratico con la base del partito dimostra tutta la debolezza della vostra linea politica. La linea di Venezia è fallita. Perché Giordano e Ferrero non tornano davanti ai cancelli di Mirafiori ? Altro “che i ricchi piangano” ! Chi ha fallito al congresso di Venezia non ha nessuna credibilità per continuare a dettare la linea. Non ci possono essere dirigenti per tutte le stagioni. Bertinotti, che ora ci dice che la linea del “governo a tutti i costi” è fallita, farebbe meglio a evitare di dettare la nuova linea (“fare il partito della sinistra a tutti i costi”). Di fronte alla liquidazione in corso del Prc, di fronte a questa seconda Bolognina che sta avvenendo sia pure con modalità diverse (la storia non si ripete mai nelle stesse forme), faccio appello a tutte le sensibilità critiche a unirci in una battaglia comune, oggi non domani, perché domani potrebbe essere troppo tardi. Roberto Musacchio Sono d’accordo con la relazione Giordano. Sono partito dall’Italia per la Conferenza sul Clima di Bali direttamente dall’assemblea dell’8 e del 9.Due giorni di straordinaria importanza, pienamente riusciti, costituenti, come lo era stata la manifestazione del 20 ottobre. Segno che la nostra linea tiene la realtà. Si è aperta una discussione sul governo. I compagni di sinistra critica ci lasciano sulla critica radicale del governo, ritenendone la pratica tale da determinare mutazione genetica. Ma, al di là del rapporto con il politigoverno Prodi, il tema è più di fondo. C’è la possibilità di cominciare a praticare una possibile alternativa al liberismo, considerando i suoi elementi di crisi e i nuovi movimenti che si sono espressi in questi anni? E questa possibilità richiede una nuova fisionomia delle forze della sinistra, sia nella loro impostazione culturale e programmatica, con una nuova relazione ad esempio tra questione sociale ed ambientale, sia nella dimensione internazionale del loro agire? Ebbene, da Bali viene una conferma straordinaria di questa linea. Viene sconfitto l’unilateralismo Usa e si apre la strada a un accordo complesso che se portato avanti sul serio configura la possibilità di una sorta di governance mondiale per un’economia che faccia pace con l’ambiente. E che per farlo non può continuare con la globalizzazione liberista, ma deve cimentarsi con un’idea di nuova equità e di cooperazione globale. E’ solo una possibilità che si apre, ma che ci conforta nella nostra idea di poter realizzare un’alternativa di società e ci spinge a mettere in campo le forze adeguate a farlo. Gianluigi Pegolo Il rinvio del congresso rappresenta un vulnus inaccettabile alla democrazia interna. Senza consultare neppure i gruppi dirigenti del partito si è proceduto alla convocazione degli Stati generali, si è scelto un nuovo simbolo elettorale, si è deciso per le prossime amministrative di presentare liste uniche ed ora si propone il tesseramento al nuovo soggetto politico. Questo dispregio per elementari regole democratiche nasce, in tutta evidenza, dal fallimento di una linea politica e dal timore di questo gruppo dirigente a confrontarsi nel partito. La giustificazione addotta per il rinvio – il ricorso ad una consultazione sul governo – appare risibile perché i termini di tale consultazione sono sempre più evanescenti e perché noi tutti sappiamo che nella “cosa rossa” prevale la volontà di rimanere comunque legati a questo governo. Peraltro, di che consultazione ci sarebbe bisogno dopo la vicenda del protocollo del welfare? Che “la cosa rossa” appaia sempre più come uno stadio transitorio è evidente. Basti pensare ad alcuni interventi autorevoli pronunciati negli Stati generali, al lancio della candidatura di Vendola, alla proposta di tesseramento. E’ evidente la spinta a passare al partito unico. Non è detto che il processo si concluda in questo senso, potrebbe anche prodursi una rottura. Entrambi gli sbocchi sono possibili, ma si tratta per l’appunto di esiti negativi che confermerebbero il fallimento di un progetto che difficilmente potrebbe stabilizzarsi nella proposta di confederazione. Inquietante, in questo contesto, è la vicenda della legge elettorale. Per conseguire un sistema con sbarramento al fine di far decollare definitivamente la “cosa rossa” non ci si fa scrupolo di stipulare un’alleanza con Veltroni e Berlusconi, pur sapendo che il sistema elettorale che questi propongono è concepito per rafforzare enormemente, a scapito delle altre forze politiche, i due maggiori partiti. Senza contare che per portare a casa una qualche legge elettorale si sarebbe disposti ad entrare a far parte di un governo istituzionale insieme con le forze del centro-destra. Questo, peraltro, è l’intendimento del Presidente della Camera, mai smentito dall’attuale gruppo dirigente del partito. Siamo al trionfo del politicismo e dell’avventurismo. Se non vi è una rapida correzione di linea la stessa sopravvivenza del partito è in forse. Patrizia Sentinelli Ha fatto bene Giordano ad iniziare la sua relazione riferendosi all’8 e 9 dicembre, così come ritengo particolarmente significativo l’aver esplicitato il collegamento con la manifestazione del 20 ottobre. La costruzione di un soggetto unitario a sinistra è la novità della fase. Il successo del 9 e i seminari dell’8 così seriamente partecipati, dimostrano che c’è un humus favorevole al processo e che dobbiamo procedere speditamente pena disillusioni gravide di conseguenze negative. Dobbiamo puntare a favorire un percorso tutt’altro che politicista, ma capace invece di suscitare protagonismo. Non mi interessa la federazione dei quattro partiti, ma sostenere forme di aggregazione “dal basso” volte a realizzare il fondamento per liste unitarie alle prossime elezioni amministrative. I prossimi mesi saranno intensi a partire dal vertice di gennaio e da quello, che dovrà comunque avere la sua sede di discussione naturale in Parlamento, sulla legge elettorale. Il vertice sul rilancio del programma dovrà prevedere un’attenzione particolare sul tema della cooperazione come iniziativa di politica estera, non perché mio ambito di intervento nell’azione di governo, ma perché iniziativa politica centrale nel contrastare le politiche di guerra e di competizione attraverso azioni multilaterali che aprano concreti spazi di altra economia alternativi all’attuale modello di sviluppo che continua a manifestare la propria crisi. Il vertice di Bali, sull’emergenza climatica ed ambientale, né è l’ultimo esempio. Dovremo essere capaci di indicare le strade e i contenuti perché la sinistra e, dunque, Rifondazione Comunista, sia una forza efficace. O al governo o all’opposizione, comunque è indispensabile porre come centrale il tema dell’efficacia. Davanti a queste sfide, reputo perciò un errore perdere tempo oggi a discutere di leadership. Marco Nesci I Circoli della Federazione di Genova si sono pronunciati unanimamente contro il rinvio del Congresso. Spiego di seguito, in breve, le ragioni del mio dissenso allo slittamento del Congresso. Primo - se, come dice Bertinotti, è fallito il centro sinistra, c’è u pezzo della linea politica di Venezia che va rivisto. Secondo - pur ritenendo necessario il processo unitario della sinistra, confermo la più netta opposizione al partito unico e, di consegenza la necessità di un rilancio politico organizzativo sulle indicazioni emerse dalla Conferenza di Carrara del nostro partito, anche perchè la ricostruzione della sinistra è imprescindibile dal tema dell’egemonia culturale in cui il conflitto di classe, l’orgoglio, l’appartenenza e la coscienza di classe ne sono un elemento fondativo. A tal proposito giudico un grave errore quella parte del documento degli Stati Generali che stabilisce una nostra presunta internità ad un centro sinistra moderato e piegato alla globalizzazione capitalistica. Terzo - se il tema del governo, quale mezzo e non fine, sta in un contesto di contingenza politica, le attuali differenze tra i soggetti che compongono la Federazione sono nodi politici non trascurabili nella nostra discussione politica. Quarto - va evitato il referendum elettorale, ma è inaccettabile il Vassalum, così come sono inaccettabili governi istituzionali, che già alcuni autorevoli nostri esponenti hanno rilanciato. Inoltre l’eventuale governo istituzionale non può, in nessun caso, avere una nostra attiva parteciapazione. Infine, la stessa verifica di governo, deve svilupparsi su non più di tre, quattro punti di forte impatto sociale, la cui visibile applicazione dovrà essere immediata. Alla luce di queste considerazioni non esiste luogo politico più appropriato del Congresso del Partito per sciogliere ed affrontare questi nodi politici. Pasquale Voza Condivido sostanzialmente le riserve critiche espresse da Lea Melandri nei confronti degli elementi di verticismo-patriarcalismo presenti nelle due giornate degli Stati generali della Sinistra. Trovo pure molto giusta (e per niente affatto scontata) l’indicazione, da parte della Rossanda, per la federazione della Sinistra, di una priorità precisa, vale a dire la messa in discussione del capitalismo attuale come grande terreno di riflessione e di iniziativa politica. E, se è vero che la Sinistra, la federazione della Sinistra, non può affrontare le sue contraddizioni e le sue forti differenze (che, prima di essere una ricchezza, sono un problema) semplicemente attraverso la mediazione dei gruppi dirigenti e magari dei vertici dei movimenti e delle associazioni, e se è vero che il cosiddetto soggetto unitario e plurale non può limitarsi ad essere la sommatoria dei quattro partiti, allora io trovo decisiva l’indicazione che su “Liberazione” ha dato il direttore, Piero Sansonetti: la federazione della Sinistra deve affrontare la lotta politica esterna, ma anche interna (al proprio interno). Questa, al paese mio, si chiama lotta per l’egemonia: solo chi non sa di che si tratta, può farne la caricatura, riducendola ad una gara ideologica tra i quattro partiti. L’esito del percorso di costruzione di un soggetto unitario e plurale di sinistra anticapitalistica sarà il frutto di questa lotta politica, aperta, di massa, esterna, ma anche interna. Una nuova cultura politica di anticapitalismo e di comunismo critico può nascere, se nasce, solo così. Perciò, compagne e compagni, manteniamo vigile la nostra autocoscienza critica; abbandoniamo ogni illusione antipolitica e messianica, ogni scorciatoia legata alle varie derive plebiscitarie, di vario segno, di questa democrazia post- moderna: l’illusione che ciò che è diviso, contraddittorio, anche separato possa fondersi e trasfigurarsi in una nuova soggettività e in una nuova cultura politica grazie agli effetti ‘drogati’ di un leaderismo politico- poetico-mediatico. No, scopriamo insieme, inventiamo insieme nuovi, inediti terreni di lotta politica e sociale, di riforma morale e intellettuale. Carlo Cartocci Molti nostri compagni che vivono all’estero, in Europa e in Sud America, mi interrogano angosciosamente o polemicamente ed io non sono sicuro di saper rispondere. C’è incertezza fra questi compagni, forse maggiore di quella che c’è qui in Italia. All’estero arrivano meno informazioni, arriva il Corriere della Sera e la Repubblica e circolano un mare di email spesso in contrasto fra loro: le compagne e i compagni sono preoccupati, e vi prego di non credere che siano ingenui o attardati nella nostalgia. Si domandano se il partito sarà assorbito dalla Sinistra/Arcobaleno e se la definizione “sinistra plurale” garantisca rispetto a quella di “sinistra unitaria”. Si domandano se un partito, così caratterizzato istituzionalmente, saprà riconvertirsi, se necessario, all’opposizione e rientrare nell’alveo dei movimenti. Si domandano fino a quando si potrà sopportare che i segnali di cambiamento fra questo governo e il precedente siano tanto pochi nel welfare e nelle politiche della pace, del lavoro, dei diritti civili, della sicurezza dei lavoratori. Abbiamo il dovere della chiarezza e il dovere di dare risposte alla nostra base, in Italia e all’estero, non con discorsi tranquillizzanti o retorici, ma con azioni. Il Segretario ci ha proposto un percorso di verifica e consultazioni: bene, seguiamo pure questo percorso, ma facciamolo sapendo che questa può essere l’ultima occasione per fare chiarezza, non sprechiamola. Altrimenti rischieremo un patetico viale del tramonto. Giuliano Brandoni Gennaio sarà un mese denso di appuntamenti politici di assoluta rilevanza. Obiettivamente l’attraversamento di questi passaggi può determinare le condizioni della “forma dell’acqua”, vale a dire come andrà a costituirsi e strutturarsi il soggetto unitario e plurale che abbiamo posto al centro del confronto e della discussione del nostro prossimo congresso. Ovvio che il rinvio dello stesso, per quanto motivato da tanti argomenti di buon senso, rappresenta un rischio. Tanto più se messo a confronto con il bisogno del partito, nei territori, di ritrovare un punto di discussione, di riflessione e di azione politica. Altrettanto evidente è la domanda di politica e di concretezza che proviene dalle tante forme della soggettività sociale e che, dopo Torino, segna una rottura drammatica che abbiamo bisogno di ricucire. Al centro di questo crogiuolo di problemi e di possibilità c’è quindi il partito, la sua capacità di sostanza e contemporaneamente di trascendimento, tutto insieme determinato dal percorso fatto di rotture dialettiche che abbiamo iniziato nel lontano ’91. Quindi dobbiamo iniziare subito e intensificare nelle prossime settimane non solo le procedure per la consultazione che ci porterà alla verifica di governo, una verifica aperta alla possibilità della negazione, ma altresì un percorso di costruzione di azione politica, di dibattito democratico, di produzione di socialità con tutti i soggetti che insieme a noi hanno dato vita alla Sinistra Europea e gli altri in viaggio verso il soggetto unitario e plurale. In questo tragitto il coinvolgimento del partito, la fiducia in esso, sono le condizioni per poter raggiungere significativi risultati.
|