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Comitato Politico Nazionale 16 e 17 novembre 2002 |
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Gli interventi 1 |
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Liberazione 20 novembre 2002 Paolo Ferrero Segreteria nazionale Condividendo la relazione mi soffermo su tre nodi. Dobbiamo guardare con attenzione al Sud, dove il ridursi dei tradizionali elementi di costruzione del consenso di tipo democristiano sta determinando situazioni sociali esplosive. In un territorio in cui lo scambio clientelare ha desertificato la politica come pratica di emancipazione, le esplosioni di ribellione tendono ad avvenire fuori e contro la politica e noi stessi abbiamo difficoltà ad intervenire. A partire dalla Fiat, dai disoccupati a Napoli e dal terremoto in Molise dobbiamo mettere in campo lotte rigorosamente non violente ma non necessariamente legali, come il blocco della circolazione delle merci della Fiat, che dialoghino con queste soggettività che si ribellano al di fuori dei canali classici della politica e della rappresentanza. La nostra proposta sulla Fiat è chiarissima e ha raccolto consensi anche dal sindacato, ora occorre far incontrare il movimento dei disobbedienti con i lavoratori Fiat ed estendere al partito la pratica della disobbedienza. Ci vuole un salto di qualità sulle forme di lotta per evitare che le destre populiste gestiscano tante nuove "Reggio Calabria". In secondo luogo la crescita del movimento e la sua radicalità determina una maggiore maturità della sinistra di alternativa. Passare dalla parole ai fatti a livello locale, nazionale ed europeo è un compito improrogabile e non condivido quelle posizioni che dicono di si alla proposta ma poi ne propongono una delimitazione tale da renderla impraticabile. Al congresso abbiamo detto che andava salvaguardata fino in fondo l’esistenza del partito e la sua autonomia: per il resto dobbiamo sperimentare in avanti senza legarci le mani da soli. Ugo Boghetta Responsabile nazionale dipartimento Lavoro Il Fsf di Firenze ha fatto decisi passi in avanti nell’allargamento della rappresentanza, nella contaminazione fra settori diversi, nella radicalità dei contenuti. Ciò pone l’Italia come punta del movimento no global. Anche il Prc ha fatti passi importanti nell’intensità della presenza. Tuttavia manchiamo ancora in molte parti e territori nell’articolazione e nella quotidianità: per difficoltà oggettive, per pratiche vecchie; non mancano coloro invece che praticano, sotto sotto, un'altra linea. Eppure l’occasione di costruire un opposizione radicale, di contendere alle sinistre liberali l’egemonia, di porre il problema della trasformazione e del rafforzamento della presenza comunista è unica. Si tratta di mettere a profitto il Fsf portando la radicalità del movimento e la carica di ideali di trasformazione nei luoghi di lavoro innanzitutto (compito del Prc ma anche di sinistre sindacali ora un po’ imballate), nelle lotte per la ripublicizzazione dei servizi, contro la devastazione del territorio (per queste ultime stiamo tentando la costruzione di una rete nazionale ed europea). Serve una sinistra alternativa per evitare ciò che avvenne nel 68/69 quando le lotte furono portate nel compromesso storico: l’equivalente di alternanza e centrosinistra). Salvatore Distefano federazione di Catania Priorità va data al tema della pace, alla costruzione di un movimento contro la guerra con la novità della CGIL e di altre forze democratiche. Condivido la sottolineatura del nesso guerra-democrazia dato che il quadro prebellico è foriero di un clima repressivo, che non tollera il dissenso. E gli arresti di questi giorni ne sono, per certi versi, la dimostrazione. A tutt’oggi la guerra, però, non è ancora scoppiata per molteplici fattori, fra questi anche quelli legati alle contraddizioni statuali("popoli e stati"). La guerra non è ancora scoppiata e dobbiamo batterci fino all’ultimo istante per fermarla, anche perché se fosse tutto già deciso perderebbe di significato l’azione di massa del movimento. C’è un’evidente difficoltà del centrodestra a mantenere il consenso ottenuto nel 2001, soprattutto al Sud, data la sua politica di "massacro sociale". Il Mezzogiorno assume, dunque, piena centralità: è pura ideologia negare la "questione meridionale", la principale questione nazionale. Termini Imerese è la cifra del Sud per la radicalità, la partecipazione di massa, il retroterra territoriale e sociale(straordinario il ruolo delle donne!), gli obiettivi perseguiti. Giustissima la proposta della nazionalizzazione, ma andiamo oltre proponendo un intervento pubblico organico contro il federalismo e l’onnipotenza del mercato. Occorre ripensare criticamente il tema dello sviluppo agro-industriale, aprendo un confronto sugli investimenti pubblici e sullo stato del credito nel Mezzogiorno. Il ruolo del Prc risulta decisivo per compattare e allargare il fronte di lotta, impedendo qualsiasi forma di disperazione e disgregazione. Propongo una mobilitazione generale per il 2 dicembre, l’istituzione di un fondo di solidarietà, un convegno sul Mezzogiorno. Vladimiro Merlin federazione di Milano Concordo sul fatto che a Firenze il movimento è cresciuto sia in senso quantitativo che qualitativo, ma anche che è cambiato. L’opposizione alla guerra è passata da un piano etico ad un livello più politico, il rapporto tra il movimento e le questioni del lavoro è più forte e pregnante, anche il rapporto con la politica e con le forze politiche organizzate è diverso, a Genova era vissuto come un elemento esterno, mentre ora è entrato pienamente nel movimento. Non possiamo, però, eludere una domanda: come mai il movimento cresce sia politicamente che quantitativamente mentre i Social Forum sono in crisi? Alcuni compagni hanno attribuito questa crisi ad una inadeguatezza della forma organizzativa, non credo che la causa si possa ridurre solamente a questo, ci sono a mio parere ragioni politiche. Il movimento cresce anche per fattori esterni. Il riaccendersi dello scontro di classe, con il conseguente spostamento della CGIL (uno dei dati salienti di Firenze), che si riflette anche nella mobilitazione più ampia dei sindacati extraconfederali. Il risveglio della mobilitazione sociale contro il governo delle destre, che ha portato ad una più larga presenza della base sociale del Centrosinistra e dei DS, ed anche di loro esponenti politici. Entrano in campo, con una presenza significativa, forze della sinistra e comuniste europee, anche a seguito dell’incalzare della guerra. Il movimento, quindi ha fatto grandi passi in avanti, ma non è e non possiamo scambiarlo per un movimento radicale. Rischiamo di "bruciare" questi avanzamenti se non ci poniamo nel modo giusto per valorizzarli, consolidarli, portarli ancora più avanti. Non possiamo confondere i contenuti dei settori più coscienti con quelli di tutto il movimento. Neppure dobbiamo forzare su "strette" organizzative, come in parte sono stati i Social Forum, o assegnare al movimento compiti complessivi che non regge. Sulla sinistra di alternativa, condivido la valutazione sulle potenzialità di crescita di un’area composta da forze variegate e differenti, senza che ciò metta in discussione l’autonomia di ognuna di esse e colgo anche un positivo cambiamento, nella relazione, rispetto ad una impostazione che individuava in una precipitazione, in tempi brevi, verso un nuovo soggetto politico lo sbocco principale del congresso. Donatella Linguiti Federazione Ancona A partire dalla relazione del Segretario, che condivido pienamente, credo valga la pena soffermarsi su alcune questioni che dovranno essere specificatamente approfondite. Firenze ha dimostrato la capacità espansiva del Movimento, quantitativa ma soprattutto qualitativa, sul terreno della presa di coscienza e sulla capacità di inscrivere il conflitto sociale e di classe nell’agenda politica tanto quanto sulle modalità di costruzione partecipata della riflessione teorica e della individuazione degli obiettivi. L’espressione della radicalità irriducibile alla politiche neoliberiste, anche in forma moderata e "riformiste", il fallimento delle diverse ma complementari logiche della criminalizzazione da un lato e del riduzionismo dall’altro, ha permesso il dispiegarsi di una piattaforma chiara e condivisa. Il dibattito sulla fase che si apre ci impone una riflessione su: 1. la costruzione della sinistra di alternativa a partire dal basso, nei territori, come processo che coinvolga i soggetti sociali investiti da questa piattaforma, e che pertanto necessita la costruzione anche attraverso il domandare zapatista di nuovi percorsi e pratiche collettive, 2. come lavorare perché si traducano nei territori, in militanza attiva, di movimento e di partito, i risultati raggiunti, visto che i Forum territoriali accusano punti di crisi, a mio avviso legati da un lato, alla mancata realizzazione di vertenze capaci di connettere il locale con il globale e dall’altro, all’emergere di logiche da vecchio di ceto politico. 3. come connettere la nostra internità al movimento con la nostra pratica istituzione, in particolare negli Enti Locali. 4. la rimessa in discussione dell’ipotesi di sinistra plurale, anche rispetto alla oggettiva estraneità dal percorso di costruzione della sinistra di alternativa delle ipotesi neoriformiste che sembra si affaccino, che va casomai ridisegnata non sull’adozione di un rapporto e di un metodo politico aprioristicamente unitario, ma dalla concreta capacità di costruire conflitto sociale e condividerne gli obiettivi. Pietro Magra Federazione di Brescia Questo potrebbe essere lo spunto per iniziare una riflessione su quanto oggi questa situazione ci offre. L’uomo il centro dell’universo e continuamente sospinto e ricacciato negl’inferi, per non consentirgli di esprimere quei sentimenti alti che lo caratterizzano e lo collocano in una civiltà degna di essere tale in questa società. Come può esserci un equilibrio nel mondo se il venti per cento della popolazione detiene l’ottanta per cento della ricchezza, utilizzando la globalizzazione per mantenere tale equilibrio. Il movimento dei movimenti questo ha voluto evidenziare a Firenze nelle assisi che si sono succedute e nella grande manifestazione pacifica del nove novembre. Ma oggi alla luce della nuova provocazione ovvero, dell’arresto dei membri no global del cosidetto "Sud ribelle" si coglie il tentativo, della parte avversa e reazionaria al movimento, di dividerci, di creare una spirale violenza-repressione. I neo liberisti temono che la forza del movimento si saldi, con la lotta dei lavoratori della Fiat ora e, che nella sciagurata probabilità dell’inizio di una guerra possa opporsi fermamente. Condivido la strada intrapresa dal nostro partito, di essere parte integrante di questo movimento, di questo nuovo popolo in cammino. Sono sicuro che assieme camminando e domandando, possiamo incontrare il vero volto di quell’uomo che facendo politica dal basso conquista il palazzo. Renata Moro Federazione di Treviso E’ inquietante l’arresto dei/delle compagni e compagne accusati di associazione sovversiva e attentato ad organi di governo: l’ordinanza di Cosenza ha il sapore della vendetta ma non solo. Visto che non si è riusciti a far degenerare in violenza il Firenze S. F. ora si procede con una strategia tesa all’annientamento: si vuole stroncare il percorso di un movimento che si sta via via innervando di contenuti e contributi politici di diversa provenienza. La commistione tra il movimento spontaneo della società che oramai sta assumendo una chiara facciata antigovernativa e le rivendicazioni che provengono dal mondo del lavoro fa capire che è forte e pressante la richiesta di equità sociale, la sete di giustizia e di legalità. Si sta tentando di ridurre al silenzio chiunque manifesti opposizione all’attuale governo. Lo sanno bene anche gli uomini e le donne cacciati dalla FIAT: sanno che se perdono il lavoro perdono ogni possibilità di avere voce e diritti e dignità. Stanno difendendo il loro diritto ad una vita dignitosa: per questo chiedono che su di loro non cali il silenzio e l’indifferenza. Chiedono l’intervento delle istituzioni perché è fuori da ogni dubbio che l’esito della conclusione della lotta di questi lavoratori segnerà una linea di confine tra quello che potrà significare giustizia e dignità e quello che è la barbarie. L’insofferenza manifestata da parti sempre più ampie della società ci carica di responsabilità: non basta raccogliere i moti di dissenso, bisogna anche saper trovare il modo giusto per convogliarli e far sì che diventino delle vere e proprie piattaforme di rivendicazione. Dobbiamo essere in grado di cogliere anche quei segnali di insofferenza che vengono da parte della sinistra più moderata: segnali che non possiamo trascurare perché rischieremo di perdere delle potenzialità a noi affini e vicine, pur nella loro specificità, come il girotondo di Piazza San Giovanni ha dimostrato
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