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CPN 15 e 16 settembre 2001 |
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Gli interventi del Comitato Politico Nazionale |
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Liberazione 25 settembre 2001
FAUSTO SORINI
Direzione Nazionale
E’ reale il pericolo di una “guerra lunga e dura” (Bush), di una militarizzazione delle relazioni internazionali, di una drastica limitazione dei diritti democratici: in un contesto mondiale - in nome della lotta al terrorismo - sempre più dominato dalla supremazia militare Usa.
Una escalation perversa di guerre e ritorsioni terroristiche può minacciare la vita di milioni di persone innocenti: anche le nostre vite, se l’Italia vi fosse coinvolta. Ciò modifica le priorità della politica, influisce fortemente sulla collocazione delle forze politiche e sociali, sul dibattito interno della sinistra italiana e del sindacato, sulla nostra stessa riflessione congressuale.
Condivido la più parte delle formulazioni del testo “di indirizzo”- che andrebbe comunque aggiornato-; altre non mi convincono o vanno chiarite. A questo servirà la elaborazione collegiale delle Tesi, che ancora deve cominciare e su cui tutti gli iscritti saranno chiamati a discutere. Si impone un sussulto unitario di tutto il partito (altro che “rese dei conti”). Discutiamo senza reticenze su questo o quel punto, ma non scambiamo lucciole per lanterne e cogliamo tutti la priorità che ci unisce: la lotta contro la guerra e contro l’imperialismo.
Esso non solo non è scomparso (con buona pace di Toni Negri e dei suoi amici), ma trova oggi nei settori più aggressivi del “centro dell’impero” (l’imperialismo Usa e il suo Stato) la sua espressione più pericolosa per un avvenire di pace e di progresso per l’umanità intera, alternativo alla globalizzazione imperialista, capitalistica, neo-liberale e alla competizione che l’attraversa (aspetti di un unico processo). La nostra condanna del terrorismo è senza riserve; anche del terrorismo di Stato e degli embarghi che fanno strage di vittime civili, come i 400mila bambini irakeni morti negli ultimi 10 anni, che non suscitano nel “civile” Occidente analogo cordoglio né domande di punizioni esemplari. Non idealizziamo l’Onu, ma essa è l’unica istituzione che ha la legittimità per accertare chi sono i responsabili degli atti terroristici dell’11 settembre (ancora ignoti) e decidere le misure di “polizia internazionale” che essi richiedono. E’ l’unica istituzione entro cui si può credibilmente tentare di limitare la spinta Usa a “farsi giustizia” da sé e - in nome della lotta al terrorismo - a regolare altri conti e a consolidare il proprio ruolo di gendarme mondiale.
Non è più rinviabile l’obbiettivo della rifondazione di un movimento mondiale per la pace, che comprenda popoli, paesi, Stati, forze politiche e sociali, movimenti - tra loro necessariamente diversi, ma convergenti sul no alla guerra, sul sì al disarmo - senza preclusioni ideologiche. Il movimento “no global”, assumendo tale problematica e rafforzando il suo legame col movimento operaio e le lotte sociali, può diventarne un eccezionale fattore propulsivo, anche in Italia. Lì sta il nostro impegno.
FRANCO GIORDANO
Capogruppo alla Camera
Gli attentati terroristici di New York hanno mutato radicalmente lo scenario internazionale e rischiano di cambiare il rapporto con la politica di grandi masse. In queste ore si sta mettendo in moto una spirale distruttiva che riconsegna alla guerra la possibilità di risoluzione dei conflitti. Una guerra che rischia di essere tra civiltà, tra religioni, tra tecnologia e teologia.
Questa guerra può indebolire fino a renderla muta ogni critica di modello sociale e alla galvanizzazione capitalistica. Le risposte degli stati all’appello degli Usa sono interne alla logica della globalizzazione medesima. Crolla l’illusione che contro gli Usa si poteva ergere un polo (Cina,