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CPN 15 e 16 settembre 2001 |
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Gli interventi del Comitato Politico Nazionale |
Liberazione 26 settembre 2001
ALFONSO GIANNI
Direzione Nazionale – Deputato
D’accordo, anche per la sua valenza morale, con la relazione. Giustamente l’attuale movimento è stato definito plurale. Cosa lo tiene insieme? L individuazione di un comune nemico, cioè gli organi di governo della globalizzazione (il Wto, il Fmi, il G8 ecc.). Ma questo non basta, vi è anche una base materiale che lega le diverse figure del movimento. Non possiamo guardare le cose solo dal punto di vista del lavoro, ma anche dell’alienazione. Questa si è moltiplicata, non avviene solo nel processo produttivo strettamente inteso, ma anche nell’esclusione dal consumo materiale e immateriale, proprio perché il comando capitalistico investe tutti gli ambienti della vita umana. E quindi è possibile che la formazione di una coscienza critica anticapitalistica possa avvenire anche al di fuori del processo produttivo. Questo rende possibile il riconoscimento che figure diverse si riconoscano tra loro e costruiscano un movimento. Per questo dobbiamo evitare due atteggiamenti che sono tra di noi. Il primo è quello di contrapporre la centralità della contraddizione capitale/lavoro alle altre. Questa è centrale nel mondo di oggi ma sia il capitale che il lavoro hanno subito modificazioni rilevanti. Il secondo consiste nel pensare di portare la coscienza al movimento dall’esterno, ed è sbagliato sia perché la questione essenziale è essere interni al movimento, sia perché le modalità della formazione della coscienza sono cambiate. Sui fondamentalismi: qual è l’elemento culturale che può accomunare il fondamentalismo di mercato con quello religioso? Un filosofo diceva che il nichilismo compiuto altro non è che l’estremo tentativo di ridurre il valore d’uso al valore di scambio. Tutto è emerso, così come la vita umana, compresa la propria, può essere scambiata con un premio nell’aldilà. Attenzione, così come lo stalinismo può riproporsi in noi, così può accadere per forme di fondamentalismo.
Per questo ogni indulgenza va bandita e la lotta contro terrorismo e guerra è argomento di una grande battaglia culturale. Terrorismo e guerra annichiliscono la politica. Infatti lo scambio non ha bisogno di rappresentanza, ma rappresentazione. Questa è data dal denaro.
Recuperare il valore della politica non può però essere fatto riproponendo le vecchie forme di rappresentanza. E’ decisivo lo sviluppo della democrazia diretta. Questo è il grande messaggio del movimento da Porto Alegre in poi. Ricordiamoci di questi temi anche nel voto sul referendum del 7 ottobre e più in generale nella battaglia per la democrazia.
GIANLUIGI PEGOLO
Segreteria Nazionale
Il documento che ci è stato presentato ha il merito di individuare il compito fondamentale del partito in questa fase e cioè l’impegno a consolidare e dare continuità al movimento che si è sviluppato a partire dalla manifestazione di Genova. Esso, per estensione e potenzialità, può riaprire davvero una nuova prospettiva politica nel paese. Ma è possibile anche una regressione sul piano politico e sociale che potrebbe compromettere i segnali di disgelo sociale che abbiamo costatato. E’ infatti abbastanza evidente che all’ombra della lotta al terrorismo internazionale può trovare slancio un tentativo di recupero dell’egemonia liberista. Sviluppo di nuove tensioni internazionali, restrizione degli spazi democratici e ripresa di un offensiva ideologica sulla superiorità del modello occidentale possono caratterizzare la prossima fase. Questi rischi vanno contrastati a partire dall’obiettivo fondamentale che è quello di evitare la guerra. Su questo punto specifico è evidente che occorre aggiornare il documento. Nel nuovo scenario il movimento può incontrare difficoltà crescenti ma può anche svolgere un ruolo essenziale. E tuttavia, dovrebbe essere chiaro che ciò è possibile a condizione che lo stesso movimento sappia rispondere ad alcune sfide, come l’allargamento dell’iniziativa ad alcuni temi, in primo luogo quello della guerra, l’esplicitazione di una base programmatica efficace e la ricerca di una più forte connessione con il mondo del lavoro. Il ruolo del partito è importante per contribuire, insieme agli altri soggetti che fanno parte di questo movimento, alla sua qualificazione, ma anche per aprire nuovi campi d azione. Penso al ruolo insostituibile nell’elaborazione e nel sostegno di una piattaforma di opposizione al governo Berlusconi. Questa operazione non può essere delegata al movimento, pena il rischio dell’apertura di contraddizioni e lacerazioni al suo interno. Col movimento occorre aprire anche su questo piano una interlocuzione, ma nel rispetto della sua autonomia. Infine, una considerazione sul governo Berlusconi. E’ vero che questa compagine non è in assoluto invincibile e che è attraversata da contrasti e differenziazioni, ma non è priva di un progetto. In particolare, a me pare in atto il tentativo di allargare lo schieramento che ha sostenuto inizialmente la coalizione di destra e che si è connotato per l’intreccio fra liberismo e populismo. Un tentativo che può avere successo su due terreni: da un lato, lo sviluppo di una imprenditoria diffusa prodotta dal dissolvimento del Welfare e, dall’altro, il potenziamento del blocco che ruota intorno alla rendita urbana, per effetto delle scelte operate in campo ambientale e territoriale.