Comitato Politico Nazionale 14 e 15 luglio 2007

Gli Interventi 2

 

Liberazione 21 luglio 2007

Citto Maselli Proprio perché il partito della rifondazione comunista non è nato e non ha vissuto come un’identità statica, ma si è invece formato e innervato fin dai suoi primissimi inizi attorno a un “dna” fortemente processuale e innovativo, è indispensabile che resti vivo e attivo nella fase nuova che si apre con la nascita del partito democratico. Abbiamo davanti a noi il compito della costruzione di una nuova soggettività che per essere unitaria e plurale avrà necessariamente connotati confederali e dunque la più grande necessità di una presenza forte che abbia l’innovazione nel sangue e una lettura nuova del comunismo come punto di vista e drammaticissima storia. Di un “partito-processo” ma organizzato e radicato nella società e nel conflitto sociale, capace di grandi mobilitazioni e motore al tempo stesso della nuova soggettività e della ricerca teorica. E’ in questi termini che mi sembra giusto parlare di egemonia. L’analisi generale compiuta da Giordano nelle conclusioni di Carrara ci ha spiegato fino in fondo il rischio storico che incombe non solo sulla sinistra ma sulla stessa democrazia nel mondo. Ne ha parlato anche Reichlin tentando di giustificare la nascita del partito democratico, ma è del tutto evidente che l’anticorpo che noi dobbiamo contribuire a creare è rigorosamente dislocato a sinistra ed è una necessità e dunque una responsabilità storica. E’ anche per questo che anche un fatto di proporzioni certamente relative ma di altissimo valore simbolico com’è la forte convergenza ritrovata al nostro interno su alcuni punti strategici centrali, rappresenta oggi un bene di grandissima e particolarissima importanza.

Eleonora Forenza In questo Cpn, anche grazie alla capacità di ascolto e alla cura per il partito mostrate dal segretario, il dibattito ha fatto un passo in avanti, superando le cristallizzazioni nella rappresentazione dell’altro: “chi difende l’identità” contro “chi naviga in mare aperto”. Si può fluire, pur restando radicati in un punto di vista critico e teso alla trasformazione dell’esistente: di qui, non certo in un rigurgito identitario o partitista, l’indispensabilità della rifondazione comunista alla rifondazione della sinistra. La ricerca di Rifondazione comunista si è incentrata sull’alternativa di società come terreno per scardinare l’autonomia del politico e l’autonomia del sociale, l“impermeabilità” dei governi ai movimenti: allora non si può anteporre il problema dell’unità a quello della trasformazione. Disgiungere la costruzione del soggetto unitario e plurale dall’idea della politica come processo di soggettivazione significherebbe rimanere interni all’orizzonte della crisi della politica, ricadere nell’idea dell’autosufficienza di una risposta alla passivizzazione sul piano della rappresentanza: nell’autonomia del politico, appunto. La connessione di soggetto e soggettivazione, essenziale per le generazioni precarie, non può vivere, allora, che nel rapporto con i movimenti come spazio di conoscenza-trasformazione del capitalismo attuale: lì è emersa l’insufficienza della contraddizione capitale/lavoro e la capacità diffusa, proprio attraverso la contaminazione tra soggetti, di nominarne altre (la contraddizione capitale/vita). Occorre allora lanciare una sfida per l’egemonia a sinistra, per non relegare questa ricerca e capacità di conflitto nell’equazione fuorviante fra sinistra efficace e sinistra di governo. Dobbiamo stare nel processo con capacità di proposta, a partire dalle sperimentazioni prodotte sulle forme della politica con la Se, dalla critica alla forma partito, dalla risemantizzazione dell’idea di sinistra prodotta dal femminismo, dalla critica al lavorismo.

Stefano Cristiano Il Cpn ci offre spunti importanti di riflessione. E’ decisivo aver abbandonato l’idea per cui avremmo potuto condizionare l’asse programmatico del governo, grazie ad un paese spostato a sinistra dai movimenti, e aver invece preso atto della necessità di operare una politica di “riduzione del danno” in una fase nella quale i rapporti di forza tra le classi e la cultura delle persone è fortemente condizionata dai valori neo-liberisti. La discussione sulle pensioni è la plastica rappresentazione di quanto detto, e che la sofferta linea che ha imboccato il partito sia la più rispondente alla realtà. Come molti di noi avevano evidenziato, la proposta di costruzione della S.E. rischiava di apparire come un processo elitario, mentre ora mi pare positivo che l’impegno di Rifondazione si stia orientando nella ricostruzione di rapporti unitari e plurali con la sinistra di alternativa, per ricostruirne assi programmatici comuni. Tale necessità è tanto più impellente nella misura in cui il Partito Democratico rischia di essere fortemente attrattivo anche per una parte del nostro popolo. Per riuscire nel progetto di riaffermare idealità e contenuti di una sinistra di alternativa in una fase di arretramento e di penetrazione dei valori del sistema capitalistico, abbiamo bisogno di un partito forte organizzativamente, e il documento che raccoglie le indicazioni di Carrara va in questa direzione, ma anche culturalmente attrezzato. In questo senso le dispute su come ci presenteremo alle prossime elezioni sono inutili, se non saremo in grado di rimettere a tema il nodo della Rifondazione di un progetto di trasformazione Comunista della società, rifuggendo da tentazioni sterilmente identitarie da un lato, o da pulsioni, sempre presenti, tendenti a farci salire su ogni “tram” che, di volta in volta, sembri condurci verso il superamento di un soggetto comunista organizzato.

Lello Crivelli L’identità di Rifondazione Comunista è stata un incessante percorso di innovazione e di contaminazione con altri soggetti politici, sociali, sindacali e di movimento, portatori di culture differenti. Con loro e in autonomia reciproca, abbiamo provato a fare egemonia nella società. Non sono mancate incomprensioni né errori; ma le difficoltà stanno nella crisi della politica, interna alla riorganizzazione capitalista e nel prospettare da sinistra risposte credibili. Oggi sono aperti spazi per la costruzione in Italia di un soggetto politico unitario e plurale della sinistra ed è forte la richiesta dei lavoratori e di tanti altri soggetti sociali di non disperdere questa opportunità. Se non ci disponessimo subito ad avviare questo processo, sarebbe segnata negativamente la stessa esperienza politica di Rifondazione Comunista. Non attardiamoci a ragionare su quale forma organizzativa dovrà avere tale soggetto, se il Prc sarà superato o meno: non è all’ordine del giorno. Ora è importante avviare il processo che non sarà né semplice né scontato, viverlo con la stessa apertura che ci ha caratterizzato in questi anni ricchi del bagaglio di innovazioni che abbiamo prodotto. Le forme organizzative saranno individuate e condivise tra i diversi soggetti durante il percorso del quale non sono dati né il momento né l’esito finali. Bisogna evitare che il tutto accada solo “in alto”, è necessario avviare nei territori diffuse esperienze partecipate, luoghi pubblici e unitari di confronto, di iniziativa politica, di conflitto sociale e di ricerca teorica per un progetto alternativo di trasformazione della società. Così il processo potrà vivere con passione ed entusiasmo. So bene che vi sono differenze tra noi e gli altri tuttavia esse non devono impedire l’accelerazione del processo, perché i tempi in politica non sono indifferenti e il rischio che corriamo, insieme all’intera sinistra, è l’ininfluenza sociale e politica.

Salvatore Bonadonna La relazione del Segretario colloca la discussione sulla fase politica nel quadro della costruzione dell’alternativa di società e del progetto di unità a Sinistra; anche in vista del Congresso. Mi convince questa impostazione e mi conferma l’inopportunità della riunione di Segni. L’acutizzazione dello scontro sociale e politico che si concentra sulle pensioni deriva dall’incapacità delle forza moderate di governare la crisi all’epoca della globalizzazione. E l’idea di rispondere a queste crisi con la costruzione del Partito Democratico invece che con politiche economiche innovative perché redistributive in senso egualitario e risarcitorie in senso sociale ed ambientale, non solo è miope ma rischia di costituire una sponda al cortocircuito tra liberismo economico e liberalismo politico del Corriere della Sera e anche di Eugenio Scalfari. Il Pd, il veltronismo, il manifesto di Rutelli rischiano di essere apprendisti stregoni che evocano i pericoli dell’estremismo aprono la strada ai processi autoritari che si alimentano anche dell’antipolitica e vedono la democrazia come sistema di sprechi e inefficienze. Il destino della Sinistra non può essere affidato a rapporti diplomatici tra gruppi dirigenti ma deve puntare decisamente alla costruzione del soggetto politico unitario e plurale, l’alternativa pacifista, anticapitalista e antiliberista, egualitaria e non violenta. Non mi convince la discussione astratta se e come andare “oltre Rifondazione”. Sulle pensioni così come sulla Finanziaria, nella preparazione della manifestazione dell’autunno, dovremo svolgere incontri e assemblee del popolo della Sinistra. In questi incontri dovremmo eleggere i delegati dei Consigli Territoriali della Sinistra d’Alternativa. Avviare così la costituente del soggetto politico.

Bruno Steri E’ giusto ricordare che, così restando le cose, dal 2008 lavoratrici e lavoratori dovrebbero sacrificare al lavoro, magari usurante, tre anni in più della loro vita. C’è un’urgenza, è evidente. Tuttavia penso che sia doveroso cogliere l’estrema delicatezza della questione anche sul piano dei principi, del “simbolico” (come suole dire il segretario). In effetti, si vorrebbe che noi credessimo ad una specie di mondo capovolto. La Banca d’Italia comunica l’andamento positivo delle entrate tributarie e l’Inps conferma il largo attivo dei suoi conti; dall’altra parte, la Bce tiene alti i tassi, crescono gli interessi pagati ai “rentier” (o, comunque, ai possessori di titoli di stato), aumenta così il debito. E chi paga? I pensionati! Non si tratta solo di un braccio di ferro vertenziale; questo è il luogo di un ingiustizia profondamente sentita dalla nostra gente. Per questo dobbiamo tener ferma l’abolizione dello scalone e non possiamo consentire che esso sia ripresentato tale e quale, seppure con modalità diluite nel tempo. Il dato più preoccupante è che c’è un ampio arco di forze che vuole imprimere una torsione moderata al quadro politico; e Rifondazione Comunista è sempre di più l’obiettivo da abbattere. Certo, lo è la sinistra di alternativa nel suo complesso. E tuttavia, all’interno di questa, è Rifondazione la vera anomalia, l’elemento irriducibile al processo di normalizzazione. Qui c’è ancora una volta il ruolo insostituibile del nostro partito. Unità d’azione, dunque: anche per richiedere quella mobilitazione dei lavoratori giustamente invocata a gran voce dal segretario della Fiom. E rilancio del partito: importante l’applicazione, impegnativa per tutti, delle decisioni prese a Carrara. Un ultimo punto. La propaganda cartacea per le strade delle nostre città deve illustrare i concretissimi contenuti su cui il partito è duramente impegnato e non indulgere a suggestioni vaghe, politiciste e - per molti - incomprensibili.

Alfio Nicotra Nelle recenti amministrative il Prc ha perso il 3,5% al nord, l’1,7% nel centro Italia e lo 0,1% nel mezzogiorno (Sicilia esclusa). Qui non ci troviamo di fronte ad una astratta “questione del nord”, ma ad una evidente diversa percezione dell’operato del governo nazionale nella parte del paese a più alto insediamento di lavoro dipendente o comunque salariato. Non è solo lo “sradicamento della sinistra” – che pur in una storica debolezza, in Lombardia si era invece caratterizzata dal 2000 al 2006 in un formidabile recupero nei confronti del centrodestra – ma del fatto che nel luogo dove i processi di globalizzazione sono più avanzati, assistiamo ad una vera e propria “solitudine operaia”. La questione sociale è espunta dall’orizzonte della politica. Ha ragione Giordano quando parla della pensioni come la vicenda che deciderà il profilo sociale e politico del governo Prodi. Per problemi oggettivi e soggettivi l’efficace slogan di Fausto Bertinotti “governo leggero e movimento pesante” non siamo riusciti ancora a realizzarlo. Quanto al cosiddetto cantiere della sinistra - preso atto con soddisfazione che nessuno vuole sciogliere niente - penso sia utile e necessario perseguire la strategia unitaria a partire dai contenuti. Se siamo sicuri dell’originalità del progetto politico che è alla base della Rifondazione Comunista possiamo andare ovunque. Questo progetto, anche nel processo di unità a sinistra, ha tre punti che reputo irrinunciabili. la nostra collocazione internazionale nella Sinistra Europea e nella relazione che in questi anni abbiamo intrapreso tra questa e la Sinistra latino/americana. Ovvero le due sinistre che a livello di due diversi continenti si sono affermate al di fuori e in molti casi contro l’internazionale socialista e la sua impostazione di neoliberismo compassionevole; il nostro essere decisamente una sinistra anticapitalista (si veda l’intervista di Rossanda a Liberazione) la scelta della nostra internità al movimento di contestazione della globalizzazione capitalista. 

Giulio Lauri Siamo ad un passaggio cruciale per la Sinistra, che è in crisi in tutta Europa. Una crisi di soggettività e di consenso, che si manifesta nonostante l’irruzione dei movimenti sociali dopo il decennio del dispiegarsi delle politiche neoliberiste. Questa crisi, drammatica in Italia, che trova nella costituzione del P.D. e nel manifesto di Rutelli la sua uscita a destra, diventa un crollo al Nord: essa ha a che fare con l’arretramento della condizione sociale (salari, pensioni, precarietà…), ma anche con lo spaesamento del vivere in un ambiente e in territori che vengono sempre più stravolti dalla globalizzazione. Una crisi accentuata dal giudizio sul governo, che deve restare un mezzo e non un fine: serve una consultazione di massa a sinistra che sia vincolante; una crisi acutizzata da un ritardo nel leggere fino in fondo la composizione del nuovo movimento operaio e dei settori di lavoro autonomo e parasubordinato che ormai ne fanno parte, e nel ridisegnare a partire dalla questione della precarietà una mappa aggiornata delle contraddizioni, a cominciare da quelle fiscale e previdenziale, costruendo una nuova piattaforma di diritti (cfr. il contributo di S. Bologna in occasione del may day). La sinistra del XXI secolo non può adagiarsi su un apparato interpretativo e sui soggetti classici del ‘900: va approfondita l’innovazione della rifondazione comunista, necessaria per dare vita ad un soggetto unitario e plurale della sinistra a cui bisogna lavorare con convinzione e rapidità. Non una sommatoria di partiti, ma un soggetto la cui forma va definita nel percorso insieme agli altri, da costruire a partire da un confronto sui contenuti che sia indipendente dalla collocazione al governo, aperta ai movimenti e innovativa rispetto alle forme tradizionali della politica, in cui la costituzione di esperienze elettorali comuni sia punto di arrivo di un impegno politico e sociale, come è avvenuto a Gorizia, e non punto di partenza.

Igor Kocijancic Rilevo che nella relazione del segretario e nel dibattito non è stato citato un tema che dovrebbe essere particolarmente enfatizzato: mi riferisco alla campagna sul Tfr, che oltre ad aver avuto un esito positivo, non valorizzato dal Partito, va riconnesso all’unità di azione a sinistra ed agli esiti della nostra conferenza di organizzazione. Nel primo caso perché assieme agli altri contenuti della nostra proposta di campagna di mobilitazione di lunga lena racchiusa nei contenuti del risarcimento sociale, dovrebbe essere il primo terreno di confronto sui contenuti per l’unità di azione a sinistra, al riparo da una generica ed astratta tendenza all’unità. Per ora sappiamo che questa nostra proposta è condivisa da quanti si riconoscono nel progetto della Sinistra europea, non sappiamo se e quanto vi si riconoscano Sinistra Democratica, Verdi e Pdci. Il tema eluso del Tfr guarda anche alla conferenza di organizzazione perché è stato il primo timido segno di ripresa di militanza e di partecipazione che sappiamo essere uno dei problemi più gravi del Partito. Da questo punto di vista considero davvero gravissimo che Liberazione sia uscita con quei paginoni di pubblicità ai fondi negoziali proprio negli ultimi giorni della campagna. E’ così che si demotivano e si demoralizzano le/i militanti. Sulla questione settentrionale che è stata richiamata spesso anche in questo dibattito vorrei rilevare che sono a disposizione del gruppo dirigente ristretto e diffuso materiali contenenti analisi approfondite su questo tema. Nell’ultima iniziativa proposta dal Dipartimento Inchiesta la presentazione dei dati dimostra che anche negli anni di maggior fulgore del Pci la sinistra non ha mai detenuto quote di maggioranza del cosiddetto voto operaio. Lo dico perché ritengo che potremmo discutere di questo con un punto di vista originale, suffragato da dati e non da opinioni. Sarebbe opportuno avviare nei circoli questa discussione prima di sancire ufficialmente la fase congressuale, per praticare l’innovazione e per un congresso migliore.

Marco Nesci Questione governo. Politiche internazionali, politiche sociali quali i contratti (vedere lo schifo del pubblico impiego), pensioni. Quello che ci propone Zipponi, mi sembra percorribile. Apprezzabile la mediazione, tanto più se vincolata ad un “vero” referendum tra i lavoratori, ma temo che lo sforzo non sarà sufficiente a far si che le nostre genti non si sentano prese in giro da questo governo che scrive nel suo programma “cancellazione” dello scalone e poi persegue una semplice riduzione del danno. Concentro la mia attenzione su un punto della nostra crisi di militanza che ritengo grave principalmente per nostre responsabilità. Oltre rifondazione? Questo dibattito è motivo di depressione, sbando, sfilacciamento, demotivazione, spinta al ritorno a casa. L’avvio di una crisi profonda di militanza che si innesta in un partito già provato e direi sfiancato dalla crisi della politica più in generale. Questo Cpn deve fare chiarezza: bene ha fatto Giordano a dire che Rifondazione non si scioglie, ma occorre contrastare nei fatti il processo di dissolvimento ormai in corso. Condivido le analisi del segretario e la necessità di arrivare quanto prima ad una azione comune a sinistra per contrastare la spinta centrista e neoliberista. Sono per il modello FLM. Non penso si possa realizzare un soggetto politico unico, (la cosa rossa) non è condivisibile l’impianto politico proposto: l’ulivo di sinistra, una formazione governista la cui cultura è stare al governo a prescindere da ogni analisi e contesto sociale in ogni fase politica. Progetto che contrasterei perché il governo può essere un mezzo e non il fine della nostra strategia politica. Non sento alcun obbligo dello stare al governo. Se non avessimo questo Dna in corpo non avremmo mai fatto la rottura, che continuo a rivendicare come giusta e sacrosanta del 98. Sono per rilanciare la sfida, nella sinistra di una battaglia per l’egemonia culturale, (Gramsci), per rimotivare una rinnovata costruzione di coscienza di classe, (oggi inesistente, pensate che nelle fabbriche del nord il primo partito è la Lega) unica via per ricollocare a sinistra l’asse strategico di sviluppo politico del Paese.

Elettra Deiana La relazione del segretario ci fornisce un efficace contesto analitico e problematico per avviare nel partito un dibattito in grado di affrontare il prossimo iter congressuale con la piena consapevolezza e il coinvolgimento di tutti gli iscritti e le iscritte. Lo ritengo un aspetto assolutamente essenziale, anche per le preoccupazioni che ho più volto espresso su un dibattito relativo a questioni di prima grandezza, come la cosiddetta “cosa rossa”, che tende spesso a essere sottratto, nella sostanza, al partito e a diventare soltanto - o soprattutto - argomento della comunicazione mediatica e degli “addetti ai lavori”. Condivido quanto ha sostenuto Zipponi sulle pensioni. Non può che essere percorsa la strada della riduzione del danno, a fronte del certissimo e maggiore danno provocato dallo scalone di Maroni e dell’indisponibilità del governo a eliminarlo. Ma ritengo che non basti più portare a casa alcune riduzioni del danno, una strada obbligata, ripeto, se si decide di stare al governo in una coalizione così incline a slittare in continuazione su posizione moderate. Occorre anche valutare seriamente quanto questo governo contribuisca a ridare speranza, prospettive, fiducia, voglia di lottare a quello che una volta chiamavamo blocco sociale di riferimento e quanto contribuisca ad attivare positivi processi di soggettivazione e protagonismo dei soggetti che ne fanno parte, frenandone il disincanto e la passivizzazione. E’ una valutazione essenziale da fare. Il governo “è un mezzo e non un fine”, ripetiamo. Se non è uno slogan non può significare altro. E anche in ciò, nella sperimentazione, che voglio definire con chiarezza non conforme e conflittuale, di difficili e contraddittorie pratiche di governo e non invece nella vocazione a una governance conforme e compatibile, sta il cuore di quell’idea della trasformazione sociale fondata sul conflitto, sui movimenti, sul protagonismo dei soggetti che è il target del progetto di Rifondazione.

Francesco Ferrara In questo Cpn variamo le indicazioni uscite dalla Conferenza di Organizzazione di Carrara. A proposito della riforma della politica, abbiamo discusso sui di noi, ora passiamo dalla discussione ai fatti. Maggiore cura del Partito, autofinanziamento, democratizzazione del Partito, centralità dell’inchiesta, critica alla separatezza istituzionale, sono i punti fondamentali. Siamo l’unico Partito in Italia che fa un passo concreto nella direzione di una uscita da sinistra alla crisi della politica. Condivido l’impianto della relazione proposta dal segretario e le sue proposte. Siamo a un punto difficile dello scontro sociale e politico, la conclusione sulla vicenda delle pensioni ci dirà se riusciremo ad attraversare questa strettoia e a tenere aperta la possibilità di investire ancora in questo Governo per rilanciare il suo profilo riformatore. Il Pd ha destabilizzato l’Unione e rotto di fatto il patto del Programma, riproponendo una versione tutta moderata e subalterna ai poteri forti. È in gioco il rapporto tra l’Unione e il suo popolo, il Prc e il suo insediamento sociale. Pensiamo di interpretare la maggioranza, cioè il complesso delle forze sociali e democratiche del Paese, che condivide l’esigenza di cambiamento che poniamo. Perciò abbiamo aperto lo scontro sulle pensioni, senza l’assillo di tirare la corda senza spezzarla mai. Ci batteremo fino in fondo e trarremo le conseguenze sulla base dell’esito finale. Da questo punto di vista è sempre più urgente accelerare la costruzione di un soggetto plurale e unitario della sinistra. Oggi più che mai i tempi sono determinanti per rispondere ad una domanda che viene dal nostro popolo. Impegniamoci su una manifestazione nazionale promossa da soggettività sociali, politiche e di movimento della sinistra in autunno che metta assieme lotta alla precarietà e per i diritti e visibilità di una soggettività della sinistra. Abbiamo bisogno di una grande consultazione di massa vincolante sull’esperienza nostra in questo Governo, in grado di suscitare reale partecipazione e condivisione delle scelte che il Partito dovrà fare.

Pino Commodari Il Cpn deve dare delle risposte chiare sull’intera partita della previdenza, sulla permanenza o meno nella maggioranza e nel governo e sulla continuazione dell’esperienza feconda ed esaltante di Rifondazione. La sfida del governo non deve rappresentare una gabbia. Stare al governo o all’opposizione dipende dall’efficacia della tua azione politica, da quanto incide e diviene utile per migliorare le condizioni materiali di vita dei soggetti cui fai riferimento. La possibilità di una rottura con il governo e con l’attuale maggioranza, va messa in conto. In alcune realtà di governo regionale, di cui siamo parte, come in Calabria, dove la politica diventa economia ed è investita da una crisi gigantesca e da una questione morale, diviene incomprensibile il permanere di Rifondazione in giunta, se non alla luce di ritenerla il fine unico. Sulle pensioni, bisogna pretendere il rispetto rigoroso del programma elettorale. Lo scalone deve essere abolito e non deve essere sostituito da alcuno scalino perchè “socialmente intollerabile”, soprattutto alla luce del fatto che le risorse ci sono. La connessione sentimentale con il tuo popolo si è interrotta, dobbiamo riconnetterla. Il Prc non deve essere superato. L’esperienza unica e singolare che ha rotto con il dogmatismo del ‘900, con lo stalinismo, la scelta della non violenza, la critica al potere, il governo come mezzo e non come fine, il riconoscere che non esiste solamente la contraddizione capitale-lavoro, la differenza di genere, l’internità ed il rapporto paritario con movimenti, che ha riconosciuto i limiti della funzione d’avanguardia del partito, l’intuizione della Sinistra europea, che riconosce il limite del partito nazionale, deve continuare. Il punto è la prosecuzione di questa ricerca e di questa innovazione, non la loro fine, che devono essere messe a disposizione della costruzione di una sinistra antiliberista e pacifista, senza negazioni identitarie. Dobbiamo provare a ricostruire una nuova idea e cultura della sinistra, un nuovo modello di società e gli strumenti per realizzarla.

Gianluigi Pegolo La relazione del segretario, elude alcune questioni fondamentali, come la caduta dei consensi elettorali di Rifondazione Comunista e l’isolamento patito nei confronti dei movimenti come nel caso della manifestazione contro Bush. Il problema è che la linea del congresso di Venezia ha rivelato la sua inconsistenza in particolare per quanto concerne l’ipotesi di poter realizzare un compromesso dinamico con le forze moderate dell’unione. La vicenda delle pensioni ne è una riconferma., ma quello che già si coglie dalla trattativa in corso è che la logica dello scalone e cioè quella dell’elevamento comunque dell’età pensionabile passerà. L’esenzioni per alcune fasce di lavoratori non fanno venire meno questo giudizio generale, ma è l’insieme degli orientamenti della politica economica che non è soddisfacente perché ispirata ad un disegno liberista, fondato sul contenimento del debito, la compressione della spesa sociale e il sostegno acritico alle imprese. Il partito farebbe bene a prendere atto di questa situazione e predisporre una exit strategy dal governo. Per converso la vicenda della “Cosa Rossa” si sta rivelando sempre più paradossale, con una maggioranza che si lacera e poi si ricompone intorno ad una proposta ambigua e pericolosa. Le rassicurazioni del segretario sulla sopravvivenza di Rifondazione comunista non sono credibili, nel momento in cui viene avanzata proposta per le prossime elezioni amministrative di dar vita a liste uniche, eliminando quindi nome e simbolo del partito. In realtà la proposta del “Cantiere della sinistra” non ha anima. E’ un progetto politicista destinato ad essere schiacciato perché privo di identità. Un qualcosa di evanescente che non è né socialista né comunista, genericamente di sinistra, destinato a diventare il complemento del Partito democratico nella prospettiva dell’alternanza. L’unica alternativa credibile, è quella della raccolta di forze intorno a Rifondazione comunista per dar vita ad un partito comunista rinnovato ed aperto al contributo dei movimenti.

Leonardo Masella E’ incredibile che nella relazione del segretario non ci sia neanche un cenno né alla pesantissima sconfitta elettorale né al fallimento di Piazza del Popolo del 9 giugno. Alla faccia del “camminare interrogandosi”! E’ il fallimento della linea di Venezia che ci ha messi in ginocchio in una doppia prigione: l’alleanza organica di governo con il Pd e nuovo soggetto politico con la Sd di Mussi, con cui va ricostruendosi il vecchio Pds iniziale. Così ingabbiato, un partito come il nostro muore, non c’è bisogno del compagno Bertinotti che ne decreti la fine. Ogni giorno che passa in questo governo perdiamo iscritti ed elettori, ci sciogliamo come neve al sole. Abbiamo dimesso la nostra lotta sia contro il bipolarismo dell’alternanza che contro la concertazione, che ha rappresentato la differenza strategica con la sinistra moderata. Perché non abbiamo proposto ai sindacati lo sciopero generale, come facemmo contro gli accordi di luglio ’92 e ’93? Come si fa a dirsi anticapitalisti, se si fa parte di un governo ultra-capitalistico come questo? Lo so che uscendo dal governo non si risolvono d’incanto tutti i problemi, anzi che andremmo incontro ad una situazione molto difficile e controcorrente, ma se bisogna scegliere fra due mali il peggiore è quello di rimanere incastrati dove siamo. Se si sostiene che comunque una crisi di governo sarebbe sempre peggio, si dice di essere disposti ad accettare tutto. Dopo l’ennesima strage di civili afgani trucidati dai bombardamenti dalla Nato, Liberazione ha titolato: “Terrorismo Nato”. Allora il “nostro” governo, che fa parte attiva della Nato, è complice del terrorismo. Bisogna chiedere il ritiro immediato dall’Afghanistan, perché la vita di centinaia di bambini afgani non vale meno di quella di un soldato italiano.

Alfonso Gianni Il governo ha alternative solo a destra, nei contenuti e negli schieramenti. Dovremmo averlo imparato dal voto al Senato che provocò la prima crisi, lo capiamo bene dal manifesto di Rutelli e dalle dichiarazioni di Dini. Parlare di una nostra exit strategy dal governo significa favorire quei progetti. Questo non vuol dire che al governo dobbiamo stare in ogni caso, ma che dobbiamo fare sentire tutto il nostro apporto critico e fare valere le nostre proposte. Il governo deve essere per noi, e per la lotta nel sociale, opportunità non peso. Parlare di concertazione sulle pensioni (Cremaschi) è un errore intellettuale con gravi conseguenze, così come precipitosa l’analisi del quadro economico di Brancaccio sul giornale. Da vent’anni in tutta Europa sono in corso politiche deflative, di riduzione dei salari. Ma ciò ci aiuta poco a capire l’attuale situazione. La concertazione si sviluppò negli anni ’90, quando, si sbriciolava il quadro politico e bisognava spegnere il caso italiano che vedeva una vivace autonomia del movimento operaio. Da qui la sussunzione del sindacato nei processi decisionali dell’economia. Oggi è diverso, non solo perché in mezzo c’è stato il quinquennio berlusconiano che ha praticato una sorta di decisionismo, ma perché l’attuale trattativa sulle pensioni non ci sarebbe neppure, se nel programma non avessimo scritto che lo scalone va eliminato. La trattativa è in piedi perché c’è stato un atto politico precedente, che, stando alle dichiarazioni di alcuni, è persino poco gradito ai dirigenti confederali. Stiamo cercando di fare passare nel paese una nuova idea di solidarietà: quella tra lavori diversi. Questo il senso profondo della soluzione che stiamo costruendo attorno alla diversificazione dell’età pensionabile in ragione delle diversità di lavoro. Dobbiamo caratterizzare il congresso con la proposta della costruzione di un nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra. Questa la domanda che sale dal paese da parte di chi non accetta la deriva del Pd. Dobbiamo proseguire con maggiore decisione. Lo spauracchio dello scioglimento non ha senso. Veniva usato contro chi voleva legarsi ai movimenti, oggi viene riproposto in altro modo. Il problema è che, se vogliamo un soggetto nuovo, non possiamo pensare che non cambi nessuno, come nella proposta di Confederazione (del tutto inadeguata, se non come momentaneo e rapido passaggio), oppure che cambiano tutti tranne noi. Passare dalla rifondazione comunista alla rifondazione della sinistra è il compimento del nostro progetto

 

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