Comitato Politico Nazionale 14 e 15 luglio 2007

Gli Interventi

 

Liberazione 18 luglio 2007

Patrizia Sentinelli Stiamo vivendo una fase difficile per noi, per la sinistra, per le condizioni sociali e ambientali. La globalizzazione, e la sua crisi che abbiamo cominciato già ad analizzare, chiede il rilancio dell’impresa come dòmino indiscusso della competitività internazionale e l’esistenza di uno stato sociale minimo. Ma chiede anche una prospettiva di rappresentanza politica che rompa a sinistra, e la sinistra, in una logica americanizzante a vocazione autoritaria del tutto diversa dagli anni novanta in cui si richiedeva la sussunzione di ogni antagonismo anche di quello sindacale. In questo quadro va letta la traiettoria del PD che, pur in presenza di una dialettica interna ancora aperta, prova a forzare, con il manifesto di Rutelli ma anche attraverso alcune affermazioni dello stesso Veltroni, verso una deriva moderata socialmente, scissa dal conflitto sociale (anche dei sindacati) e dunque delle rappresentanza del lavoro. Ma non tutto è compiuto. La partita è aperta. Perciò oggi serve una forza grande capace non solo di resistere ma anche di essere incidente nei processi di ricostruzione teorica e pratica della sinistra. Rifondazione Comunista da sola non è sufficiente ed il percorso per costituire un soggetto unitario e plurale deve essere accelerato e chiaro negli intendimenti. Questo è necessario per suscitare interesse e partecipazione diffusa al progetto che per essere efficace non può certo limitarsi alla composizione – pur necessaria io ritengo – di liste unitarie elettorali. Insomma definire perché, come, e per cosa stare insieme. La contaminazione è stata una delle parole d’ordine del movimento, può funzionare anche in questo processo. Altro elemento di accompagno è quello legato alla visibilità e comunicazione di quello che di positivo si fa nel governo, facendo emergere e conoscere la capacità d’incidenza sulla realtà proprio come ha detto Zipponi a proposito delle pensioni. Si tratta del profilo della finanziaria e del tratto di discontinuità nelle politiche internazionali, di cooperazione e di tutto ciò che parla di riequilibrio ambientalista e socialmente connotato.

Saverio Ferrari Se è ormai indispensabile interrogarsi sul futuro del centro-sinistra, in Lombardia si stanno già concretamente sperimentando le strade del suo superamento. Ai vertici del Partito democratico come ai vertici di Forza Italia si è da tempo avviata una discussione circa l’eventualità di alleanze diverse, prospettando nelle intenzioni uno scenario nuovo in grado di sparigliare il quadro politico al Nord, puntando a un nuovo modello basato su un’ampia convergenza al centro. I presupposti non sono solo tattici. Ormai sul piano dei contenuti programmatici, tra Pd e Forza Italia non si colgono più da tempo divergenze sostanziali. L’avvicinamento è già avvenuto sulla politica per le infrastrutture, il federalismo fiscale, il modello di sviluppo, le gabbie salariali, la sicurezza. La frattura fra noi e il centrosinistra è profonda. Anche per questo si impone una riflessione supplementare relativamente alla cosiddetta questione settentrionale, dove, come nel caso della Lombardia, siamo noi a continuare a sostenere la prospettiva di un’alleanza di centro-sinistra, con i nostri alleati impegnati invece a dichiarare ormai maturo il tempo per battere altre soluzioni. Le prossime scadenze elettorali, amministrative ed europee, segneranno un momento di svolta. In questa realtà, a maggior ragione, si giocherà una parte importante della battaglia per ricostruire la sinistra.

Beatrice Giavazzi La relazione del segretario obbliga il partito e questo Cpn ad una discussione importante e di prospettiva. La relazione propone una sfida egemonica con il campo riformista, dal carattere di massa. E’ necessario che il documento del congresso colga esattamente questa sfida di prospettiva. Il Prc deve impegnarsi sul governo dei cambiamenti necessari a consolidare il nostro essere soggetto della trasformazione. La scommessa è quella di metterci apertamente in discussione senza dismettere le ragioni fondative della rifondazione comunista verso la trasformazione della società in una relazione strettissima con quest’ultima a partire dal lavoro, la precarietà, l’ambiente. Il percorso di unità a sinistra dove il Prc sia motore del processo unitario e plurale è la risposta. Il partito è sottoposto ad un attacco formidabile teso a creare le condizioni per la sua cancellazione governato dai poteri forti e sostenuto da buona parte dei media, cui siamo chiamati a reagire. Il corpo largo del partito ha risposto con Carrara e Sinistra Europea. Oggi il Cpn materialmente formalizza anche quel dibattito attraverso proposte concrete che il gruppo dirigente è chiamato ad agire prima di tutti. Carrara ha fondato l’analisi sulla crisi della politica e della forma partito che attraversano tutta la sinistra, e in parte anche noi. La costruzione del soggetto unitario e plurale, come è stato il tassello della Sinistra Europea, deve essere la modalità con cui rispondiamo a questa crisi. Per il partito, per la sinistra, per l’Unione materiale.

Domenico Jervolino Condivido la proposta del Segretario, sui rapporti col governo e sul progetto di unità a sinistra, in termini federali, proseguendo il cammino innovativo di Rifondazione. Difendere la nostra identità ha senso solo se si considerano positive le acquisizioni degli ultimi anni, dal rapporto coi movimenti alla scelta nonviolenta, alla forte discontinuità con la sinistra novecentesca. La via che stiamo seguendo è difficile, ma saranno i lavoratori e il popolo di sinistra a giudicarci. Il problema non è oggi di seguire le scorciatoie minoritarie di cui si vedono i risultati modesti in altri paesi. Ma di riuscire a costruire una dimora abitabile, per tantissimi che oggi sono respinti da una politica che si presenta come pura occupazione di potere, priva di afflato morale, di capacità di costruire relazioni sociali, frutto avvelenato dell’ideologia del mercato che invade la vita quotidiana. Per questo al radicamento nei movimenti e nelle lotte bisogna unire anche un grande impegno di ricerca, occorre saper guardare e orientarsi nella dinamica delle trasformazioni sociali, nei processi che chiamano in causa i soggetti, gli stili di vita, le produzioni culturali e simboliche. Anche per questo abbiamo bisogno di una sinistra rinnovata e rifondata.

Pasquale Voza Oggi ci troviamo di fronte ad una dilatazione tendenziosamente totalitaria del capitalismo attuale, anche se ancora ricca di contraddizioni: per certi versi, potremmo dire con Tronti, che «il capitalismo si è fatto mondo». Ciò comporta un formidabile processo di sussunzione dell’intera vita al capitale: in particolare, le nuove, inedite forme assunte dal primato della finanza comportano processi molecolari di sussunzione del lavoro alla finanza e al debito (Bellofiore). Ebbene, in Europa e in Italia il vuoto politico della sinistra è prima di tutto questo: un vuoto, un deficit di conoscenza e di analisi critica della forma-capitale. Nascemmo quindici anni fa come uno strano partito, poco novecentesco: un partito-processo, che doveva nutrirsi, nella critica pratica, nella lotta quotidiana, della costruzione di un punto di vista critico e comunista profondamente rinnovato, anzi assolutamente inedito. Ecco perché, quando si parla di rifondazione della politica, di rifondazione della sinistra, io trovo che manca la rifondazione comunista: e per me è un omissione incomprensibile. Rifondazione della politica, rifondazione della sinistra, rifondazione di un punto di vista comunista vanno insieme, sono da intrecciare profondamente. Penso che in questo percorso, anche se Mussi o Benjamin non volessero, noi dovremmo comunque cercare di praticare, con umiltà e fiducia, il tema della lotta per l’egemonia.

Ezio Locatelli In questo periodo la scelta che ho fatto è di una accentuazione di rapporto con il territorio che ha significato il ritorno in tanti luoghi della campagna elettorale di un anno fa, in particolare il ritorno davanti ai luoghi di lavoro, nei paesi, il confronto con i giovani, le iniziative con i migranti. Incontri positivi sotto l’aspetto partecipativo ma non c’è dubbio anche di elementi di difficoltà non solo sul versante del governo ma anche nostro, difficoltà che meriterebbero qualche attenzione in più. Per quanto ci riguarda non credo che il problema sia tanto di collocazione politica, lo stare dentro o fuori il governo. Il problema è la percezione che si ha di noi come forza capace di incalzare, di incidere, di portare a casa risultati tangibili. E’ in ragione di ciò che dovremmo essere ancor più una forza che investe in pratica diffusa di movimento, di lotta, di conquista. Con queste puntualizzazioni condivido la relazione del segretario e anche la sollecitazione all’accelerazione di una operazione unitaria per la sinistra non nei termini di un’alchimia politica – non imitiamo il PD - ma di costruzione di confronto, di battaglie comuni, di fatti che abbiano riscontro nella vita reale della gente. Il problema, oggi, è il rafforzamento non certo il superamento del nostro partito.

Roberto Musacchio La rinuncia alla Costituzione europea e il via libera al trattatino rappresenta un esempio concreto dello scarto che si va determinando tra liberismo e liberalismo. Si rinuncia alla costituzionalizzazione del mercato e ciò è frutto anche della nostra lotta. Ma si esercita direttamente una ” dittatura” dei trattati che la dice lunga sulle propensioni in atto nella crisi del pensiero unico della globalizzazione neo liberista. E` in questa torsione neo autoritaria che si esercita il massimo di messa in crisi della politica come pratica socialmente connotata della democrazia, contraddetta da una logica tecnocratica e funzionalistica. Una sorta di quarta via, che mantiene al centro impresa capitalistica e governi in funzione di supporto. E’ in nome di ciò che si dichiara superata (o non adeguata ) la sinistra in nome un’americanizzazione a cavallo tra Sarkozy e Veltroni, tra globalizzazione e neonazionalismi. Al contrario noi dobbiamo rilanciare sinistra, Europa e democrazia, nelle loro connessioni e nelle loro relazioni con i movimenti e i temi che l’incarnano: per la pace, il lavoro, i beni comuni e la cittadinanza aperta. E ciò in concreto contro lo scudo spaziale e la flexsecurity e per una vera Costituzione europea che ci liberi dalla dittatura dei trattati.

Nicoletta Pirotta Prima di ogni cosa serve recuperare al nostro interno un clima positivo. Sugli aspetti di oggettiva complessità in cui siamo immerse/i (la necessaria ma difficile presenza al governo, il terribile esito elettorale, la scarsa dinamicità sociale) si è materializzata la paura di scioglimento del partito. Ciò ha prodotto preoccupazioni, passività, aggressività. Il mostro di Lockness va rimesso subito al suo posto: nel lago e dentro la favola! Invece dobbiamo recuperare presto iniziativa sociale per leggere e analizzare i bisogni concreti, costruire piattaforme e vertenze, promuovere mobilitazione e conflitto insieme a tutti i soggetti disponibili per provare ad ottenere risultati attraverso i quali tentare di modificare i rapporti di forza. Insieme, mi insegna il femminismo, alla cura delle relazioni, perché “sinistra” è anche qualità dei rapporti umani. Per fare tutto ciò abbiamo già a disposizione 2 strumenti: Rifondazione e la Sinistra Europea. Dovremmo imparare ad amare di più le “cose” che facciamo o che contribuiamo a fare .In fondo siamo riuscite/i nell’impresa di mantenere in vita una forza comunista che ha saputo rompere con le tradizioni meno utili del secolo scorso praticando in modo originale l’internità ai movimenti e teorizzando la non violenza come strumento di rimessa in discussione del potere e della sua gestione (da qui la partecipazione al governo come strumento e non come fine). E insieme ad altre/i abbiamo costruito la Sinistra Europea, una forza viva con molte potenzialità. Con questi strumenti possiamo partire, ”festina lente”, per un ulteriore viaggio: costruire una sinistra in grado di promuovere pratiche sociali e politiche orientate all’azione, cioè “ un movimento reale che provi a cambiare l’esistente”.

Franco Russo Credo che Franco Giordano abbia ben presente il livello di crisi politica e sociale del paese che si traduce in una sempre più accentuata perdita di consenso verso il governo e, in primo luogo, verso Prodi. Dobbiamo continuare a batterci per il superamento dello scalone, nel rispetto del programma, rivendicando l’autonomia di RC-SE nei confronti delle confederazioni sindacali di cui rispettiamo la loro autonoma trattativa con il governo. Sarebbe bene adeguarsi alla voce dei/delle lavoratori/trici, che dovrebbero essere chiamati/e a valutare i risultati della trattativa con un pronunciamento prima che essi diventino legge. Il nostro limite è di non aver fatto emergere con forza, con una serie di atti politici anche parlamentari, le molteplici divergenze nel e con il governo così come la nostra contrarietà verso molte delle sue scelte – dai CPT alla legge 30, alla solitaria quanto gravissima decisione di Prodi su Vicenza, ai CUS, alla TAV. Ha pesato di certo la mancanza di vaste mobilitazioni di massa o di iniziative come quelle sull’acqua, dove si è raggiunta una soluzione parziale ma condivisa dai movimenti. Sul referendum elettorale c’è una responsabilità di ministri della Margherita e prodiani che l’hanno sostenuto con l’obiettivo di passare da un bipolarismo a un bipartitismo coatto per eliminare l’anomalia di RC-SE. Colpevole è la nostra sottovalutazione del referendum, che spero sconfiggeremo tentando in prima battuta di fare una legge secondo il modello tedesco. È il capitalismo globalizzato ad aver sconfitto la ‘sinistra storica’, che ha optato per il liberismo per andare oltre il Novecento. L’importanza dei movimenti antiliberisti, di cui noi siamo parte, è che praticano lotte sulle contraddizioni e fallimenti del capitalismo ‘totale’, attivando resistenze e risposte. La politica di innovazione, perseguita da Genova fino alla Sinistra europea, deve guidare anche questa fase di apertura del processo di costruzione della sinistra in Italia e in Europa.

Giovanni Russo Spena Il nostro compito strategico di fase è la costruzione della sinistra unitaria e plurale. E’ sciocco dividersi tra chi prefigura uno scioglimento del PRC e chi si arrocca in una pura chiusura identitaria. Rifondazione Comunista non si scioglie perchè porta il suo patrimonio nel nuovo soggetto della sinistra, che io auspico nasca in tempi brevi, in forma confederale, molto attivo nella iniziativa territoriale (case della sinistra), nel conflitto sociale e di comunità. Noi mettiamo a disposizione dell’innovazione, della radicalità del ”revisionismo di sinistra”, l’identità comunista nostra, che è identità dinamica, non conservatrice (nonviolenza come critica del potere; internità ai movimenti altermondialisti; beni comuni come nuovo paradigma fondativo dei valori d’uso e della demercificazione; lotta al patriarcato). Non costruiremo una ”sinistra di governo”: per noi il governo è sempre mezzo (indispensabile in alcune fasi), non fine. Si apre il confronto sul nodo fondamentale: l’analisi del capitalismo pervasivo e totalizzante, che si proietta dalla produzione ai rapporti umani, al vivente. Per una sinistra anticapitalista.

Linda Santilli Non ci accontentiamo credo di quanto abbiamo elaborato e praticato in termini di innovazione nel partito, ma un percorso l’abbiamo fatto, abbiamo rappresentato perfino una anomalia avendo messo a tema con coraggio questioni storicamente rimosse dai partiti comunisti: il potere, la critica del potere, della presa del potere. E’ stato questo il cuore dell’innovazione. Il rapporto tra i soggetti della trasformazione e la trasformazione, il rapporto tra mezzi e fini, la nonviolenza, e la questione centrale del rapporto di potere tra i sessi, così come il nesso tra crisi della politica maschile e patriarcato. Ecco, io non riesco a non partire da qui per formulare le domande sulla rifondazione della sinistra. Se rifondazione saprà rilanciare il cuore dell’innovazione allora sarà utile dentro il processo, che credo tutti auspichiamo e per cui lavoreremo, di una sinistra ampia e molteplice, anticapitalista, laica, antipatriarcale. Un processo tutto da costruire. Non abbiamo bisogno di rifugi e non abbiamo bisogno di rassicurazioni. Non si tratta almeno per me, che da femminista ho attraversato questo partito, di difendere alcuna identità precostituita men che meno di difendere la forma partito in quanto tale. Piuttosto mettiamo a tema la critica alle forme della politica del 900. Ma evitiamo scorciatoie politiciste, ed evitiamo di parlare in astratto di unità. L’unità si costruisce sulle pratiche e sui contenuti.

Claudio Bellotti Il doppio schiaffo che abbiamo subito nelle elezioni e poi il 9 giugno è la manifestazione di una rotta che ha portato il partito sugli scogli. Oggi abbiamo la necessità di rimettere insieme una nuova strategia. Tutti avvertiamo che lo scontro in atto sulle pensioni è decisivo. Per questo non accetto gli argomenti di chi cerca una facile popolarità accusando le posizioni critiche qui presenti di anteporre interessi di partito o di componente a quelli dei lavoratori. Non mi convince la tesi di Zipponi secondo la quale con lo “scalino” dei 58 anni si otterrebbe una vittoria tale da avviare la ricomposizione del nostro blocco sociale. Penso invece che verrebbe percepita dai lavoratori come una ulteriore breccia in quello che resta dei loro diritti. Un accordo negativo, sulla linea di quanto qui ipotizzato da Cremaschi, dovrebbe imporre al partito di svincolare la propria posizione da quella di Epifani e andare nelle fabbriche a difendere una posizione contraria, come facemmo nel 1995 contro la legge Dini. Questo ci pone anche in un possibile contrasto con quelle stesse forze come Sd con le quali si propongono liste elettorali comuni per il 2008. Le nostre difficoltà discendono da diversi fattori, non mi basta che si dica “salviamo il nome e il simbolo del partito” se poi lo si annega nel governismo. Non credo a chi dice che il Prc è morto o moribondo, ma credo che la svolta necessaria debba essere radicale e su questo va centrato il dibattito congressuale.

Alessandro Leoni Le nostre attuali difficoltà sono il risultato di due fenomeni oggettivi e distinti. Da una parte la presente fase storica, nella quale siamo costretti ad operare, come comunisti, dall’altra la disabitudine alla frequentazione della dialettica che, non a caso, implica la visione della realtà, quale essa brutalmente s’esprime e, contemporaneamente, la ricerca, attiva ed autonoma, degli spazi d’iniziativa che la medesima, per contraddizione, offre. Per troppo tempo i desideri e le suggestioni hanno sostituito l’analisi e il serio, ponderato, onesto, intellettualmente, dibattito. Il punto di sintesi raggiunto in questo CPN mi sembra un indiscutibile passo in avanti che fa ben sperare per il proseguo. Mi riferisco, essenzialmente, alla nostra decisione relativa alla vicenda “pensioni”, con la quale ci siamo posizionati in termini realistici senza scivolare nella subalternità all’anima moderata neocentrista che è l’essenza egemone dell’attuale coalizione di governo. L’unità della sinistra (dal PRC alla SD passando per PdCI e Verdi ), rimossa ogni ambiguità sul suo significato, costituisce l’opzione strategica fondamentale per uscire dal logoramento impostoci dagli attuali rapporti di forza nel paese, prima ancora che nelle istituzioni. Così come il documento relativo al rafforzamento organizzativo del partito conferma l’effettiva svolta rispetto alla tendenza, parzialmente ancora in atto che rischiava l’evaporazione del PRC. Se il nostro prossimo VII° congresso verrà impostato con spirito unitario e costruttivo, permettendo nel concreto un libero e qualificato confronto, possiamo affermare, con consapevole soddisfazione, di aver posto le premesse materiali per il superamento dell’attuale malessere del partito.

Ugo Boghetta Dobbiamo aggiornare l’analisi sul Prc in un governo autistico, tecnocratico, centrista. Dobbiamo allora alzare il tiro e parlare prevalentemente al paese e non alla politica; ed essere coerenti se vogliamo che ripartano i conflitti. In questo senso l’esito della vicenda delle pensioni sarà emblematico. Rompere non è un tabù ma il cerino non deve restare nelle nostre mani e la decisione deve essere condivisa socialmente. Mentre siamo impegnati sulle pensioni il partito in gran parte non è in campo: è sconcertante; ed invece di manifesti sulle pensioni abbiamo quelli sulla SINISTRA. Nè possiamo evitare il tema Liberazione. Fra giornale e partito deve esserci connessione sentimentale altrimenti si fanno danni. Ci sono dunque troppo eclatanti vuoti di direzione politica e troppo pochi “contadini” della politica. La consultazione di massa e la manifestazione d’autunno devono essere le occasioni per un nuovo inizio. La piattaforma dovrebbe riguardare la fase successiva del governo e la costruzione del blocco sociale della sinistra. La necessaria costruzione di un soggetto di sinistra, a fronte di interlocutori moderati, va anche intesa come battaglia politica per l’unità e i contenuti. Sembra poi che il tema del superamento del Prc sia abbandonata; ma non vorrei che risorgesse sotto altre forme. Sarebbe meglio la chiarezza.

Maria Campese Il nostro partito è in difficoltà e la conferenza di Carrara ha affermato l’esigenza di rafforzare il partito. La scissione dei DS e il risultato negativo delle amministrative ha portato alcuni a ritenere superato il Prc. Invece ritengo che il crollo dei consensi è dovuto alle aspettative deluse del nostro popolo dopo un anno di governo. Va ripresa l’iniziativa politica sul risarcimento sociale, va data continuità a quanto deciso a Carrara; ai circoli va dato sostegno economico e politico; bisognerà partire dai circoli per costruire una mobilitazione dal basso che veda insieme il popolo di sinistra. Le nostre risorse vanno utilizzate per sostenere i circoli soprattutto dove il partito è più debole, non per fare iniziative, propaganda e feste con il simbolo Sinistra. Bene ha fatto il partito sullo scalone pensionistico; maggiore attenzione va posta ai cosiddetti lavori usuranti, poiché vi sono malattie professionali anche per gli insegnanti. Va costruito un fronte contro il referendum elettorale, grave attacco alla rappresentanza democratica. Bene la proposta di una manifestazione nazionale unitaria del popolo di sinistra in autunno. Il percorso comune avrà banchi di verifica importanti poiché se per noi il governo è un mezzo e non il fine lo stesso non può dirsi per SD, PdCI e Verdi.

Giovanna Capelli Il contesto è difficilissimo: il disincanto deriva da una situazione sociale che peggiora dagli anni 80 , non ha visto nessuna vittoria a favore del mondo del lavoro e soprattutto non ha ottenuto visibili miglioramenti dall’azione di questo governo. Cresce,la sofferenza e il dolore sociale La nostra posizione complessiva sulle pensioni prefigura un primo risarcimento sociale strutturale che riunifica le generazioni, quelle che il centrodestra e il PD vuole dividere e far competere. Dissento su un punto; il segno, le conseguenze della nascita del PD. Un Partito moderato, interclassista, all’americana, che marginalizza il conflitto, lo attraversa e lo ingloba in una logica securitaria ed escludente. Non c’è uno spazio vuoto da riempire, ma una contesa dilagante e distruttiva ovunque. Il PD pone fine alla Unione come progetto di partecipazione di massa, e già scompiglia la vita di un grande sindacato come la CGIL. Il PD non sarà più un partito di sinistra. Ci sono ancora le due sinistre? La domanda non è retorica se dalla proclamazione della costruzione del soggetto unitario della sinistra vogliamo passare ai fatti. E i fatti scaturiscono da noi, dal nostro progetto di Rifondazione comunista, non sufficiente, ma assolutamente necessario.

Piero Valleise Sviluppo il mio ragionamento a partire dalle narrazioni di lavoratrici e lavoratori che abbiamo ascoltato in questi giorni per dire che è partendo dal lavoro che dobbiamo calibrare il progetto di unità a sinistra e la nostra azione nella società. E’ dalle condizioni materiali che dobbiamo trarre tempi e modalità del nostro lavoro. La conclusione della vicenda delle pensioni darà la connotazione di questo governo: tecnocratico o popolare, vanno respinte le critiche di Epifani ai partiti che dovrebbero occuparsi di altro. Presidiamo il programma senza reticenze e con assoluta chiarezza. Il recupero del simbolico in questa fase ha assoluta importanza e bene facciamo a battere in breccia le deriva neocentriste di parte di questa maggioranza. L’unità, la costruzione di un soggetto politico plurale unitario deve passare per il rafforzamento di sinistra europea e di quelle realtà che territorialmente stanno sperimentando forme avanzate di unitarietà. L’unità che deriva dall’agire e che antepone i contenuti, occupazione, scuola, casa, sanità, diritti, questioni di genere, lgbtq, pace ai contenitori che altrimenti rimangono alberi senza radici. E’ esiziale ristabilire la connessione politica e sentimentale con il movimento dei movimenti, costruendo tutti insieme a ottobre una grande manifestazione antiliberista.

Marco Veruggio A una situazione straordinaria non si può rispondere in modo ordinario. Né si può eludere il tema centrale di oggi e del nostro prossimo congresso e cioè il fallimento della linea di Venezia. Che parlava di ”connessione sentimentale” col popolo della sinistra e i risultati li abbiamo visti il 9 giugno e alle elezioni. Che parlava di cacciare Berlusconi e Prodi lo sta resuscitando. Del resto perché il padronato teme tanto la Fiom se non perché nel vuoto pneumatico che c’è a sinistra ha un ruolo di supplenza politica? Se la Fiom dice 57+35 e se dice no alla quotazione di Fincantieri poi su questo mobilita. Mentre noi facciamo altro. Sulla prospettiva penso che quando si perde la propria autonomia politica alla lunga si perde anche quella organizzativa. La maggioranza in realtà discute sul “come”, non sul “se” di questo processo. Io non sono contro la ricomposizione a sinistra, ma qui si parte da calcoli elettorali (sbagliati!), poi si, scelgono gli interlocutori e per ultimi i contenuti. Noi proponiamo che il metodo opposto, sennò si fanno dei pateracchi. Infine. Dite che il governo è uno strumento? Allora perché accanirsi su uno strumento che non dà risultati? Si vuole la ricomposizione a sinistra? Va bene, ma su una base chiara, anticapitalista e di classe, anche per recuperare il rapporto coi movimenti. Questo è il vero spartiacque della nostra discussione congressuale. Con tutti i compagni che non condividono la strada intrapresa costruiamo una proposta congressuale alternativa e unitaria, sennò ci assumiamo la responsabilità di lasciare che la rifondazione comunista diventi la rifondazione socialista.

Mimmo Caporusso Ritengo positivo che oggi venga approvato il dispositivo conseguente alla conferenza di Carrara: rafforzamento del partito, contributi degli eletti, alternanza negli incarichi istituzionali per evitare la cumulabilità degli stessi e la separatezza istituzionale, ecc. Lavoriamo ora per fare applicare queste disposizioni nei territori dove sono presenti forti resistenze a quanto previsto. Bisognerà dare continuità a Carrara anche sull’iniziativa politica: risarcimento sociale. Positivo il chiarimento fatto dal segretario nazionale sul partito: no allo scioglimento di Rifondazione Comunista, no al suo superamento (come ha titolato con un punto di domanda liberazione, giornale del PRC), no al partito della sinistra. Bisogna avviare da subito la discussione nei CPF e nei CPR chiarendo ai gruppi dirigenti locali la linea a cui attenersi evitando fughe in avanti che creano disorientamento e ribadendo che la linea politica è decisa dagli organismi dirigenti del partito e non dagli eletti o da chi, magari, non è iscritto al PRC. Sull’avvio del percorso congressuale, visto lo stato del partito (debole) e dei suoi iscritti (demotivati), bisogna evitare una Venezia-bis (ricordo la modifica dello statuto del partito a maggioranza e la gestione del partito con metodi maggioritari senza ricerca di sintesi): i nostri iscritti e militanti non lo reggerebbero. Lavoriamo a trovare modalità diverse rispetto a Venezia cercando di discutere in maniera libera sulla fase politica e lo stato del partito.

Carlo Cartocci Le vicende politiche riguardanti il partito e il governo si sviluppano ormai ad un ritmo così accelerato, che l’involontaria assenza di un mese e mezzo mi rende difficile riprendere il filo aggrovigliato degli avvenimenti e dare il mio contributo alla vostra discussione. C’è un argomento che vorrei porre alla vostra attenzione: nel mio recente viaggio presso i compagni italiani emigrati nell’America del Sud, ho registrato un diffusissimo malcontento per la disattenzione che il governo dimostra per i problemi degli emigrati e per il non rispetto degli impegni presi nel programma dell’Unione, programma per il quale molti hanno votato, garantendo tra l’altro, la pur difficile maggioranza al Senato. Nel PDEF appena varato, per quel che riguarda gli italiani all’estero, c’è solo un vago accenno alla necessità di riordinare e potenziare i Consolati. Se non si ottiene una inversione di rotta sarà difficile ottener consensi nelle prossime elezioni, è dunque necessario che si faccia un programma minimo di un anno e nella prossima finanziaria si ponga mano alla soluzione dei problemi più urgenti. Se non si riesce ad ottenere presto una risposta positiva dal governo e dagli alleati dell’Unione, il partito deve comunque presentare sue proposte e prendere le distanze dalle scelte autolesioniste del governo. Questo si aspettano i nostri iscritti e simpatizzanti in Europa e nel resto del mondo. Per ora non sono molti, lo sappiamo, ma la loro crescita dipende anche dalle scelte che vorremo fare. Per quel che riguarda la nascita e la sviluppo dei circoli esteri, molto già si è detto a Carrara e si è avviato un processo che porterà ad una più efficace organizzazione entro il prossimo Congresso.

Gianni Favaro Condivido e apprezzo la relazione. La strada della costruzione del soggetto unitario a sinistra partendo dall’esperienza confederata della Sinistra Europea mi sembra giusta. Condivido il punto strategico che Rifondazione non solo non si scioglie ma rappresenta la condizione senza la quale l’unità a sinistra non si potrebbe fare. Ho apprezzato la scelta di voler rappresentare i lavoratori e di considerare il conflitto capitale-lavoro (come dimostra tutta la questione delle pensioni) tema centrale. Sono consapevole delle nostre difficoltà penso però che una parte della nostra minoranza le esasperi. Ad esempio si esagera descrivendo una nostra crisi definitiva, anche nel ’98 subimmo un contraccolpo organizzativo e di militanza persino una scissione però oggi siamo ancora qui. In quegli anni a Torino davanti le fabbriche o nei mercati la gente ci dava tante pacche sulle spalle di solidarietà ma pochi voti. Non basta avere ragione se non si è anche in grado di incidere sulle condizioni di vita di chi vogliamo rappresentare. Senza il nostro apporto in questo governo la Val di Susa non avrebbe ottenuto risultati importantissimi come lo stralcio dalla legge obiettivo e il ritiro del progetto. Per questo non condivido il giudizio sull’Osservatorio Tecnico come cavallo di Troia pro Tav. Così come trovo pericolosa la posizione di chi sceglie di rompere con i sindaci e con il presidente della comunità montana Ferrentino accusandoli di essere subalterni al governo. Non è la prima volta che per scelta o per miopia politica c’è chi cerca di spaccare il movimento unito della Valle.

 

(su Liberazione 31 luglio 2007)

Nando Simeone Nel dibattito del Cpn alcuni nodi politici non sono affrontati: la perdita di consenso del governo; i risultati negativi dell’Unione e del Prc alle amministrative; la manifestazione del 9 giugno. Temi su cui la maggioranza del partito sorvola per non affrontare il fallimento della linea politica del congresso di Venezia, dal quale si pensa di uscire con la costruzione del soggetto politico unitario della sinistra. Di quale sinistra stiamo parlando? Quella di Occhetto, Diliberto, Cossutta e Mussi? Cosa centra con la Rifondazione comunista? Niente! Anche le proposte, emerse nel dibattito interno alla maggioranza, di una “confederazione alla Diliberto” o quella di “subito un nuovo partito” non sono diverse: entrambe puntano ad occupare lo spazio politico lasciato libero dallo scioglimento dei Ds, unite dalla comune collocazione di governo e che hanno come asse strategico l’alleanza con il Pd, partito di centro e borghese. Questo nuovo soggetto di sinistra senza aggettivi abbandona lo spazio politico della Rifondazione comunista di Genova, di quella interna al conflitto di classe ed ai nuovi movimenti globali, alternativa all’Unione e che ha tematizzato l’idea della rivoluzione. La Rifondazione di oggi è fuori ai movimenti e la manifestazione del 9 giugno lo ha dimostrato. In quella occasione il gruppo dirigente del partito ha manifestato a piazza del Popolo, senza popolo, stretto tra il diktat del governo Prodi per cui un partito di governo non può manifestare contro il governo stesso e i movimenti, sempre più su posizioni antigovernative. Tutto ciò sarà ancora più evidente sulla questione delle pensioni, la Tav e il Dal Molin. Lì non ci sarà mediazione: o con Prodi o con i movimenti. Noi saremo con i movimenti, non saremo nel cantiere e lavoreremo per tenere aperto lo spazio politico di una forza comunista ed anticapilista che recuperi l’esperienza migliore della Rifondazione.
 

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