Comitato Politico Nazionale 9 e 10 aprile 2005

Il documento approvato

proposto dalla Segreteria Nazionale

Liberazione 12 aprile 2005

1- La sconfitta delle destre e la fine del berlusconismo.

Le destre subiscono in queste elezioni regionali ed amministrative una secca sconfitta. Una sconfitta omogenea sul territorio nazionale in quanto arretrano anche laddove, come in Lombardia e Veneto, mantengono il governo della Regione.

Una sconfitta verticale che ridisegna la geografia politica del Paese, specialmente nel Sud, dove tutti i governi regionali sottoposti al voto passano alle forze dell’Unione, una sconfitta che cambia la maggioranza reale del Paese: le forze dell’Unione conquistano la maggioranza assoluta dei voti, fatto che non era accaduto neanche nel 1996, al momento della vittoria dell’accordo di desistenza tra Rifondazione Comunista e il centro sinistra.

La crisi delle destre è strategica ed irreversibile, possiamo parlare della fine dell’era berlusconiana.

Questo esito è dovuto al congiungersi di due fattori: la crescita dei movimenti e la crisi del blocco sociale delle destre.

Il centro della crisi del berlusconismo va ricercato nel fondo della condizione sociale del paese, nella diffusione di una percezione di massa dell’insostenibilità di una condizione di precarietà che si generalizza e comprende i tempi di lavoro e di vita.

2. La necessità di un nuovo corso

Per rispetto al carattere amministrativo delle elezioni, non abbiamo chiesto le dimissioni del governo ed elezioni anticipate. Ma sono le condizioni reali del Paese, l’aggravarsi della crisi e delle condizioni di vita delle masse popolari, che richiedono l’immediata cacciata del governo Berlusconi, nuove elezioni politiche e l’apertura di un nuovo corso riformatore. Il medesimo appuntamento della prossima finanziaria rappresenterebbe, nel quadro di governo delle destre, un appuntamento esplosivo con una classe dirigente allo sbando e incapace di saper indicare alcuna via di uscita dal declino che il Paese vive. Il rischio di una ulteriore involuzione è reale: la grave decisione di far svolgere i referendum sulla procreazione assistita il 12 e 13 giugno, cercando di cavalcare le spinte più oltranziste di collocazione del voto in modo da impedire una partecipazione di massa, lo dimostra.

In questo quadro, dobbiamo porre con forza la necessità di uno stop alla riforma costituzionale regressiva e neoaturitaria che le destre hanno approvato in prima lettura, impedire i tentativi di intervento peggiorativi sulla legge elettorale e sulla par condicio, così come va richiesta l’elezione di nuovi vertici che garantiscano il pluralismo del sistema informativo pubblico.

3. Contrastare l’ipotesi neocentrista

Le destre, quindi, pur sconfitte rappresentano ancora un pericolo di inquinamento forte. Ma, almeno in questa fase, non sembrano in grado di avanzare una proposta capace di avere una egemonia e di saper coinvolgere settori sociali e di potere decisivi.

In questo quadro, il principale ostacolo a una politica di cambiamento è rappresentato dall’ipotesi neocentrista. Questa ipotesi subisce dal voto una sconfitta: Rifondazione Comunista non è determinante solo numericamente per il successo dell’Unione ma risulta essere indispensabile politicamente per raccogliere l’istanza di cambiamento che proviene dal paese. Il "taglio delle ali", che è elemento costitutivo dell’ipotesi neocentrista è, quindi, irrealizzabile.

Ma essa si ripropone, in maniera insinuante, dal punto di vista del condizionamento programmatico dell’Unione. A questa tentazione che può assumere la forma di un nuovo patto sociale in cui, nel nome dell’uscita dalla crisi, si propone la contrattazione dell’arretramento sociale, le forze moderate dell’Unione, in particolare la lista riformista, possono essere attratte. Le recenti prese di posizioni del segretario dei Democratici di Sinistra rilasciate ai giornali, segnalano questa possibile deriva.

La costruzione partecipata del programma diviene, quindi, il terreno fondamentale per contrastare e sconfiggere questo progetto.

4. La sfida aperta

Questa è la sfida aperta, una sfida necessaria, decisiva e possibile per noi e per il Paese. Le lotte che si sono svolte, anche in Europa, pensiamo solo alla grande manifestazione di Bruxelles contro il neoliberismo e la direttiva Bolkenstain, lo dimostrano chiaramente. E’ in campo, non solo in Italia ma in Europa, una forza della Sinistra Europea che chiede una radicale svolta nelle politiche economiche e sociali.

Non è, quindi, questo il momento di ritrarsi o, peggio, di rinchiudersi in un illusorio rinculo identitario.

Al contrario, occorre rilanciare la sfida in una competizione unitaria che si presenta come occasione per incidere nelle scelte di fondo: una sfida con i riformisti e nella capacità di incidenza sul programma complessivo dell’Unione.

La vittoria di Nichi Vendola in Puglia rappresenta un fatto di straordinaria valenza politica. La convenzione ad escludere nei confronti del PRC cade, non in una trattativa a tavolino ma nel confronto maturato sul campo. Emergono, così, chiaramente alcune questioni di fondo che dobbiamo avere come guida nella fase che si apre:

- Quando la democrazia entra nella politica, ne cambia le priorità, i programmi, le persone. Allargare il livello della partecipazione è, quindi il modello da seguire;

- La sinistra radicale riesce a farsi egemone se radicata nelle lotte e riconosciuta come tale;

- Quando il carattere radicale è assunto come fenomeno di massa, perde ogni minorità e si presenta come necessità storica.

5. il risultato elettorale di Rifondazione Comunista

Il risultato elettorale di Rifondazione Comunista può essere valutato solo in questo quadro complessivo: la crescita del suo peso politico che si fa decisivo per vincere, non solo dal punto di vista numerico ma per la qualificazione sociale che promuove; la vittoria di Vendola che permette alla sinistra radicale di guadagnare, nel concreto di un confronto a tutto campo, una egemonia e una leadership.

Complessivamente, a livello nazionale, la nostra lista si colloca tra il risultato delle scorse elezioni regionali e le recenti europee, un risultato differenziato tra le diverse aree geografiche e anche all’interno delle singole realtà regionali. Un risultato che va, quindi, analiticamente analizzato, anche a livello territoriale e che ci consegna comunque un incremento forte delle nostre rappresentanze istituzionali nelle varie Regioni

In grandi linee, nelle aree del Nord, si consegue o si supera il risultato delle europee, nel Centro e nel Sud, pur avanzando sempre rispetto alle Regionali precedenti, marchiamo elementi di sofferenza.

Si sommano, nel determinare questo risultato, la nostra tradizionale sofferenza nelle elezioni di tipo amministrativo, la crescita esponenziale delle liste presentate, il prevalere, specie nel Sud, del voto di scambio e del voto personale, la dispersione per la confusione con simboli simili.

Accanto a questi elementi specifici, emerge un problema politico generale: quando lo scontro con le destre si polarizza, le forze maggiori tendono a risultarne premiate, un fenomeno che si manifesta in tutta Europa e che, semmai, in Italia appare in forme attenuate.

6. Rilanciare l’alternativa

La costruzione della sinistra di alternativa va connessa con la sfida con i riformisti e nella capacità di incidenza sul programma complessivo dell’Unione. Il punto decisivo è su chi ha le proposte più efficaci nella costruzione di una vera alternativa, di un nuovo corso politico e sociale. Il coinvolgimento democratico alla definizione delle discriminanti programmatiche è quindi l’impegno fondamentale di questa fase. In questa costruzione deve vivere ed incidere il peso delle lotte, delle esperienze i movimento, delle tante espressioni delle vertenze di lavoro e territoriali, deve pesare grandemente il popolo della pace e le istanze che lo pervadono.

Cresce il nostro rapporto con importanti settori del mondo del lavoro, dell’associazionismo, della cultura democratica e di sinistra.

Sono attratti dalla nostra ricerca importanti personalità della sinistra comunista e radicale.

La Sinistra Europea può essere un punto di riferimento decisivo per consolidare questi rapporti e accumulo di risorse e forze. Su di essa va fatto un investimento politico generale del partito, centralmente e in maniera diffusa nei territori.

Sono mature le condizioni di una crescita forte nella prospettiva delle prossime elezioni politiche.

7. Gli impegni della prossima fase

Dobbiamo insistere di più sulla nostra idea di alternativa di società e su questo impegnarci in un lavoro politico determinato.

Il primo impegno è quello dell’apertura di una vera e propria iniziativa generale per un coinvolgimento di massa, dei movimenti, delle associazioni, delle mille realtà del conflitto di lavoro, sociale e delle vertenze territoriali per la costruzione del programma dell’alternativa di governo alle destre.

Il Mezzogiorno, in particolare, deve costituire un impegno prioritario di lavoro politico per le potenzialità che la fase aperta può rappresentare come occasione d liberazione di tante forze e soggettività che vogliono muoversi nella direzione di una alternativa.

Al tempo stesso, il Comitato Politico Nazionale da mandato all’esecutivo nazionale di promuovere una grande campagna nazionale del Partito contro la precarietà e per determinare una piattaforma articolata, anche con la sponda dei nuovi governi regionali e municipali, di una fuoriuscita da quella condizione.

Un lavoro politico prioritario che deve mettere l’iniziativa del Partito in sintonia con l’aggravarsi della condizione sociale e capace di affrontare le emergenze di acutizzazione del disagio, basti pensare, per fare un solo esempio, all’esplodere del dramma degli sfratti.

Questa campagna deve intrecciarsi con le altre iniziative su cui già il partito è impegnato, in particolare la campagna sui beni comuni.

Il Partito si impegna a un sostegno forte alle lotte, in particolare delle vertenze contrattuali dei lavoratori metalmeccanici, dei lavoratori del Pubblico Impiego e delle altre categorie in lotta.

La scadenza dello sciopero dei lavoratori metalmeccanici è il primo appuntamento su cui intendiamo rilanciare questo impegno.

In particolare, la campagna per la vittoria dei referendum sulla procreazione assistita è una priorità di lavoro politico sulla quale gli organismi dirigenti centrali e periferici del Partito sono chiamati ad impegnarsi decisamente assieme alle altre forze referendarie.

Il Partito della Rifondazione Comunista parteciperà con una mobilitazione generale delle sue forze alle manifestazioni per il 25 aprile, per la difesa dei valori della Resistenza e sulla connessione tra la Resistenza e la difesa della Costituzione che le destre intendono stravolgere.

Altrettanto forte sarà la partecipazione del Partito alle manifestazioni per il Primo Maggio promosse dalle forze sindacali e di movimento.

Un impegno importante è rappresentato dalla vittoria nei prossimi ballottaggi, delle prossime scadenze amministrative in Sardegna, Trentino, Alto Adige, Sicilia, Friuli su cui il Partito è chiamato a lavorare ad impegnarsi.

In questo contesto, appare particolarmente importante il referendum che si svolgerà in Sicilia, in concomitanza con la tornata amministrativa, contro la legge elettorale maggioritaria voluta dal governo regionale.

Il Comitato Politico Nazionale, infine, rivolge un ringraziamento a tutte le militanti e i militanti del Partito, ai suoi candidati, alle tante personalità indipendenti che hanno deciso di portare il loro contributo, per l’impegno profuso per la campagna elettorale, un impegno, come sempre, generoso e straordinario.

135 voti a favore, 90 contrari

 

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