PRC - CPN 3 febbraio 2001

Gli interventi 5

 

Liberazione 8  febbraio  2001

 

Gianni Rigacci

 

Sono ormai parecchi i cambiamenti che fanno pensare ad una nuova fase economica e sociale. La brusca frenata dell'economia Usa non fermerà solo la crescita del più grande paese industriale del mondo ma andrà ad incidere a negativo anche sul Giappone, di per sé in crisi ormai da dieci anni, e sull'Europa dove, non a caso, sono già stati abbassati i tassi di crescita previsti appena alcuni mesi fa. Da un punto di vista sociale Seattle, Nizza, Porto Alegre indicano un fenomeno mondiale di massa se non anticapitalistico tout court, quanto meno contrario alle tendenze oggettive del capitalismo attuale. Così come indicano un mutamento di clima alcune significative lotte europee e anche italiane (Fiat, Zanussi e non solo).

Il modo come andremo alle elezioni ci garantisce la indispensabile autonomia politica per restare in sintonia con questi mutamenti. Una scelta, fra l'altro, che non lascia molti margini ad attacchi beceri del centrosinistra, avendo questo da conquistare i nostri voti nel maggioritario della Camera, dove non ci presentiamo.

Resta a mio avviso poco chiara la nostra posizione per il dopo elezioni. E questo dipende da un ritardo strategico del partito direttamente legato al processo di rifondazione che non è mai partito. Va nel senso della rifondazione l'intervento di Bertinotti a Livorno, a patto che non resti la sparata di un giorno di festa. Per quanto mi riguarda credo che se lo stalinismo è il nodo centrale da sciogliere, importanza cruciale sono anche i rapporti fra i partiti comunisti e governi borghesi durante il periodo stalinista (fronti popolari e unità nazionale), durante quello brezneviano (compromesso storico) e dopo la caduta del muro (sinistra plurale e il nostrano governo Prodi, successivo alla desistenza elettorale). Forse dobbiamo riscoprire il significato del verbo trascrescere.

 

Gennaro Migliore

 

La relazione del segretario insiste sulla precisazione della nostra linea. Tale precisazione è necessaria in quanto puntata sui contenuti programmatici e sulla indispensabilità di una autonoma forza comunista, che fin d'ora si colloca all'opposizione del prossimo governo. Ma per poter dispiegare pienamente la nostra battaglia politica dobbiamo immettere fin d'ora i caratteri innovativi della Rifondazione, così come evidenziati anche da Bertinotti a Livorno, a Treviso e al Forum Ambientalista. Dobbiamo interagire con la sinistra antagonista sia sul piano della pratica sociale (dalla “camera del lavoro e non lavoro” a Porto Alegre) sia sul confronto programmatico, magari promovendo un luogo permanente di tutte le forze della sinistra antagonista prima e dopo le elezioni. Per far ciò il nostro partito si deve meglio attrezzare. Pratichiamo una sostanziale cessione di sovranità su tante questioni (basti pensare alle tante vertenze ambientali), che non possono essere trattate burocraticamente. Ma dovremo anche praticare una giusta articolazione della linea, come è accaduto per le elezioni comunali, con l'obiettivo di mettere in crisi il centrosinistra. A Napoli abbiamo aperto un conflitto, non solo simbolico, sulla candidatura di Mastella e abbiamo vinto. Abbiamo rimesso al centro i programmi e messo ai margini il politicismo del centrosinistra nazionale, rivendicando la sostanziale differenza tra il governo e l'esperienza di cui siamo fondatori dal 1993.

 

Giuseppe Mazzitelli

 

Il governo di centrosinistra attraversa, in questa fase una forte crisi, dovuta alla sua politica antipopolare. Elencare la lista del suo malgoverno nei confronti dei ceti popolari, specie in questi ultimi anni è cosa lunga (v. politica interna, pacchetto Treu; politica delle privatizzazioni; tagli alla spesa pubblica per svariate centinaia di miliardi eccetera; politica estera si pensi alla guerra con tutte le conseguenze ... ).

Questa politica non contrasta soltanto coi programma di un partito comunista di classe e di massa, ma evidenzia in maniera forte, la difesa ed il sostegno degli interessi corposi delle grandi famiglie borghesi, della Confindustria e del capitale italiano ed europeo.

Qual è la conseguenza di questa politica?

a) Ha spianato e spiana la strada alla vittoria del centrodestra; b) rafforza e consolida il blocco sociale e reazionario del polo della libertà (Berlusconi, Fini, Bossi); c) provoca dissapore e malcontento nei ceti popolari ed aumenta l'esercito del “non voto”. Qual è il compito dei comunisti e del Prc? Preparare da subito un programma autonomo che non sia soltanto utilizzato come mezzo della prossima campagna elettorale, ma che sia lo strumento di lotta dei lavoratori e di tutte le categorie sociali alla politica del centrosinistra nonché alla politica di un prevedibile governo di destra. Un programma che abbia come punti focali: “la diminuzione della disoccupazione; una gusta ed equa politica fiscale con la tassazione delle rendite e dei profitti; salario garantito per tutti i disoccupati; eccetera” .

La pratica della “non belligeranza” verso lo schieramento portico del centrosinistra è una scelta negativa del Prc. A dieci anni di distanza dalla nascita dei Prc, è ora di finirla con l'uso di parole d'ordine e di slogan. Ieri con la “desistenza”. Oggi con la “non belligeranza”. Gli elettori non comprendono questo linguaggio, che non fa chiarezza, ma aggiunge alle loro titubanze la confusione.

E' necessario che il nostro partito compia una scelta elettorale visibile, chiara e coerente, presentando sia sul terreno proporzionale che nei collegi maggioritari, sia alla camera che al senato candidati comunisti e del mondo del lavoro in contrapposizione ai candidati del centrosinistra e del centrodestra. Solo operando in questi termini il Prc potrà compiere un salto di qualità e potrà essere punto di riferimento e guida politica di tutte quelle fasce sociali che ieri ed oggi sono state penalizzate dalla politica capitalistica e antipopolare dell'attuale centrosinistra e domani da un possibile ed eventuale governo di destra.

 

Ali Ghaderi

 

Non si può riflettere sulle elezioni politiche delle quali discutiamo senza riferirci ancora una volta al quadro politico economico globale. Certo, ancora una volta la globalizzazione: non solo economica ma anche politica e sociale o meglio un'ideologia capace di utilizzare tutti i sistemi tradizionali di repressione politica dalla violenza delle forze "d'ordine" internazionali e locali alle sanzioni economiche e soprattutto i mass-media. In un quadro così tetro non possiamo pensare a una vittoria del centro sinistra come la vittoria del cambiamento. Spesso evitiamo di parlare di un vero e proprio fascismo, direi all'americana, che ha le basi della sua ideologia sulla competitività, sicurezza ed efficientismo. Queste sono le parole d'ordine che troviamo nella attuale campagna elettorale senza differenze di campo.

Come ha detto Bertinotti il centrosinistra probabilmente sarà vittima di se stesso. Allora non è sufficiente non belligerare in una situazione globale della quale siamo vittime per eccellenza noi e le classi delle quali presumiamo di essere rappresentanti. Da comunisti nuovi o vecchi, movimentisti socialisti o puri operaisti e ambientalisti che potremmo essere dobbiamo pensare a come riprendere un lungo lavoro, di istruzione, di teoria e di pratica di confronto delle idee, per poterci contrapporre, non tanto a Rutelli e Berlusconi ma a quella ideologia globale. Questo non è possibile se non siamo dotati di sufficiente organizzazione politica, se non mettiamo le prime pietre di un internazionalismo, anche se da ripensare, che probabilmente dovrà anche avere le sue nuove forme e le sue nuove ragioni di essere.

Credo che dovremmo ripensare la non belligeranza e riprendere in mano l'iniziativa politica, costituendo il terzo polo antagonista, proponendo il compagno Bertinotti candidato premier. Un terzo polo antagonista che deve diventare il nostro percorso/obiettivo anche al di là della scelta di oggi.

 

Tiziano Di Clemente

 

La necessità di ridare una sponda politica e sociale comunista alla classe operaia e alle altre classi popolari Italiane, oppresse dalle politiche antipopolari e autoritarie dell'Ulivo, impone da sé ed oggi la consequenziale necessità di ricostruire il Partito comunista come polo autonomo di classe in alternativa sia all'Ulivo che alla destra. Ciò avviene solo presentando anche alla Camera nel maggioritario il candidato comunista contrapposto a quello delle classi dominanti (sia dell'Ulivo che della destra) e non con il “settarismo riformista” insito nella "non belligeranza". Né si può prescindere da questa autonomia se si vuole veramente frenare le destre e la formazione di un "partito reazionario di massa". La giusta e storica tattica del “fronte unico” con i partiti socialdemocratici del “riformismo senza riforme” rimane validissima: lungi dalla ricerca di accordi programmatici o di governo o da prospettive di diluizione, della forza comunista in una "sinistra plurale" stile "neoromanticismo ferreriano", il suo fondamento risiede nella necessità di incalzare e smascherare chi si pone ingannevolmente come rappresentante della classe operaia e popolare. Ciò oggi non è proponibile visto che il processo avanzato di mutamento dell'apparato diessino, da “socialdemocratico” nel senso classico del termine a diretto rappresentante del grande capitale senza maschera ingannevole (v. fondazione D'Alema, appoggio ai banchieri usurai, ecc.) evidentemente lo esclude.

 

Alessandro Trotta

 

Condivido pienamente la relazione del segretario nazionale e la tattica elettorale proposta, senza deroghe alla non presentazione ai collegi uninominali della Camera, coerente e funzionale all'obiettivo strategico di rompere il centrosinistra e creare le condizioni per la costruzione della sinistra plurale e che riesce a tenere insieme l'impegno del Partito per costruire un polo di forze dell'alternativa,

Occorre rilanciare i temi e le riflessioni avviate a Livorno. Sono anch'io convinto della necessità di approfondire l'analisi sulla modernizzazione capitalistica, ripartendo da Marx, e di costruire una nuova idealità che consenta di rendere più profondo e quindi permanente il legame del Partito con gli iscritti, a partire da un sistema di valori e da un'idea di società, rispetto alla quale tracciare un cammino, evitando i rovesci legati alla contingenza.

E' altrettanto necessario capire come a questa rifondazione della teoria e della prassi dei comunisti, noi siamo in grado di alludere già nel nostro lavoro politico. Invece molto spesso ricalchiamo i vizi di una visione individualistica del fare politica, fatta di piccoli protagonismi e di piccole miserie, insieme ai limiti di un settarismo inconcludente.

La campagna elettorale ci induce subito a fare i conti con quale Partito vogliamo costruire e sul modo di starci. Non possiamo scontare, come è già successo, titubanze o peggio diserzioni del gruppo dirigente allargato sulla tattica elettorale che comunque è legata alla prospettiva. Le condizioni in cui affronteremo la campagna elettorale, l'aggressione politica a cui saremo prevedibilmente sottoposti, il ricatto del voto utile, rendono indispensabile un grande sforzo unitario e di iniziativa diffusa, insieme all'assunzione di responsabilità da parte del gruppo dirigente dei Circoli, delle Federazioni, del Partito tutto.

 

Vito Risceglie

 

Il nostro giudizio sul governo di centrosinistra non può che essere negativo. Le politiche di privatizzazione, la controriforma della scuola, con i finanziamenti alle private, unitamente ai finanziamenti alle imprese, hanno visto il Prc belligerante con il governo di centrosinistra. E' in questo quadro che c'è il mio no alla non belligeranza, proponendo invece la costruzione di un polo alternativo di classe sia al centrosinistra che al centrodestra. Occorre lavorare alla costruzione di un tale polo di classe partendo dalle esigenze dei lavoratori: dalle 35 ore, al salario minimo intercategoriale, a forti aumenti di salario, al salario sociale per i disoccupati. I risvegli su queste problematiche esistono, si sentono i primi sintomi della ripresa delle lotte sia nella scuola che alla Fiat Mirafiori, sia tra i cittadini della Valle di Susa contro la Tav sia nelle lotte delle Lsu. Se partiamo dai problemi reali delle masse lavoratrici, saremo in grado di far capire il perché della nostra presenza autonoma di classe sul terreno elettorale. Non si può essere belligeranti sul piano sociale e non belligeranti sul terreno politico. Credo, compagni/e, che una nostra presenza, anche in tutti collegi uninominali di Camera e Senato, ci permetterà di esprimere con forza la nostra identità comunista nella costruzione non solo di un polo alternativo, ma soprattutto di quel Partito comunista di massa che è la premessa per una lotta conseguentemente anticapitalista.

 

Biagio Stabile

 

La proposta di voto differenziato alla Camera o meglio la non belligeranza è un errore politico grave che sta mettendo in serie difficoltà la base del partito, i nostri elettori. La lotta alla destra si salda strettamente con la questione sociale. Oggi più che mai è necessario imprimere al partito una svolta vera consequenziale alla rottura del 4 ottobre 1998: la nostra non può essere un'opposizione tattica incerta, scelta di opposizione significa prima di tutto contrapposizione di classe al centro sinistra alle sua politiche. Dopo 10 anni dalla nascita di Rc noi comunisti abbiamo una grande responsabilità non possiamo e non dobbiamo sottrarci ad aprire nel partito un dibattito approfondito sulla rifondazione: bisogna uscire fuori dalle ambiguità per ridare fiducia ai lavoratori, alle nostre genti.

 

Stefano Troni

 

La relazione del segretario, che condivido e approvo pienamente, è ricca d’analisi ed assai ambiziosa.

Il Segretario nel complesso delle argomentazioni ci ha fornito alcuni punti che sono di grande mira strategica che investe il nostro futuro, su cui non possiamo non riflettere.

Potevamo fare un accordo politico-programmatico col Cs, ma avremmo contraddetto la nostra linea di opposizione tenuta in questi anni, e le ragioni di tale scelta già sono state correttamente ed esaustivamente dimostrate. Una, però, la voglio richiamare: la questione salariale.

A fronte di una crescita salariale, in percentuale annua, in Francia di +5,3, in Italia si è registrato +1,8. E' uno scandalo per un paese governato da uno schieramento di Cs.

E non soltanto a sarebbe stato un problema di coerenza e consequenzialità di scelte, ma saremmo stati omologati, perdendo la nostra conquistata autonomia e la battaglia contro l'omologazione.

Potevamo candidare un nome alla Presidenza dei Consiglio e presentarci in contrapposizione ai due poli in tutti i collegi uninominali, ma saremmo stati settari e si sarebbe riproposta la questione della nostra efficacia politica.

Sta qui la proposta della non belligeranza, una scelta di collocazione e posizionamento che non recede il dialogo, che ha una forte valenza di prospettiva, che indica la strategia progettuale. Una operazione certamente complessa e forte che onora i nostro partito. Una proposta che può e deve essere colta nella sua generosità da tutto il popolo della sinistra.

Per questo condivido la scelta dell'Assemblea programmatica proposta dal segretario e credo non venga meno l'impegno straordinario di tutto il partito.

 

Nando Simeone

 

Il processo di globalizzazione capitalista incontra sempre più resistenze anche nei paesi occidentali in particolare in europa assistiamo ad una tiepida ripresa della lotta di classe. A queste resistenze dobbiamo aggiungere un elemento importante, la crisi di consenso e di credibilità del processo di mondializzazione capitalista, Sono gli ingredienti per una nuova radicalizzazione antiliberista che attualmente coinvolge principalmente settori giovanili e avanguardie di lavoratori sindacalizzati. Compito del Prc è di sintonizzare la sua campagna elettorale su questi contenuti. Ad esempio, con slogan elettorali semplici: "non votate i partiti radioattivi, votate prc forza di pace", oppure “la mucca non è pazza è il mercato che è pazzo”. Sul salario rivendicare i salari europei per tutti i lavoratori.

E' nelle elezioni amministrative, visto la scelta nazionale che condivido che possiamo trovarci in difficoltà considerando la contemporaneità delle scadenze. La candidatura Veltroni a Roma obbiettivamente ci mette in difficoltà, perché tra programma e candidato sindaco deve esserci un'intima coerenza che con Veltroni non esiste. Inoltre a Roma l'incoerenza rischia d'essere alta: siamo all'opposizione di Rutelli premier, ma abbiamo governato insieme nella capitale; abbiamo fatto l'opposizione al centro sinistra nazionale e ai Ds di Veltroni, invece adesso con lui candidato sindaco faremo probabilmente l’accordo.

 

 

home