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PRC - CPN 3 febbraio 2001 |
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Gli interventi 3 |
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Liberazione 8 febbraio 2001
Ezio
Locatelli
Innanzitutto, nella relazione del segretario, va colto il richiamo iniziale
ad un adeguamento del nostro modo di essere. Siamo ancora troppo statici in
rapporto ai processi reali. A fronte di processi di ridefinizione degli assetti
sociali e politici non siamo chiamati semplicemente a non arrenderci, ma a dare
risposte, a ricercare, a ricostruire nuove forme di protagonismo e di
aggregazione.
Parliamo di probabile sconfitta del centrosinistra, di pericolo incombente
delle destre. Ciò è quanto potrebbe accadere. Ma dobbiamo gettare le basi di
una risposta preventiva, evitare il rischio che la crisi del centrosinistra,
invece di produrre il rilancio di una prospettiva alternativa, si risolva nella
dissoluzione della sinistra.
Andiamo al voto e lanciamo una sfida che guarda ad una nuova prospettiva per
la sinistra. Qui introduco una sottolineatura: oltre ad una sfida abbiamo il
problema di non essere costretti a fare una campagna elettorale sotto un fuoco
incrociato, di neutralizzare tentativi di schiacciamento rivolti nei nostri
confronti. Allora chiedo, ai compagni della minoranza, quali possibilità di
successo avrebbe uno scontro frontale, in presenza di elementi di disgelo che
non configurano però una controffensiva sociale. Cerchiamo di attuare un
rovesciamento delle condizioni di difficoltà. Interveniamo sulle linee di
divisione, sugli elementi di disagio dei centrosinistra.
Ma detto questo rimane una questione. Non basta la giustezza di una
posizione. Ci vuole chiarezza e persuasione a livello di massa. A questo
proposito è bene, come diceva Bertinotti, mettere in luce insieme alla nostra
autonomia, il carattere aperto e unitario della nostra proposta.
Roberta
Fantozzi
La linea politica che abbiamo scelto corrisponde all'esigenza, in un
passaggio stretto e difficile, di garantire la nostra piena autonomia senza
rinunciare a intervenire sulla crisi del centrosinistra nel quadro movimentato
che si profila per il dopo elezioni. E' assolutamente condivisibile, nella
relazione del segretario, l'idea che si preparano mutamenti rapidi e
accelerazioni, sul versante del quadro politico, e ancor più sul versante dei
movimenti. Siamo in una sorta di vigilia. Le accumulazioni di soggettività che
si sono realizzate in questi ultimi tempi nella contrapposizione alla
globalizzazione capitalistica, nel tentativo di prefigurare scenari alternativi,
sono ormai qualcosa di più che speranze o timidi segnali. Promettono durata e
capacità di radicamento. E' per questo che è indispensabile far vivere da
subito i temi dello "strappo" di Livorno:
- Fare in conti fino in fondo con il comunismo del Novecento non è un
lusso, ma una necessità per una nuova desiderabilità della scelta comunista
- Riproporre il tema della trasformazione, dell'organizzazione e delle
finalità del lavoro è necessario in una situazione caratterizzata da una
grande arretratezza dei rapporti di forza ma contemporaneamente dall'esistenza
di bisogni ricchi
- Avere occhi rosso-verdi sul mondo è indispensabile a fronte di un
capitalismo che sviluppa al massimo il proprio essere indifferente ai fini e
interessato solo alla propria riproduzione.
Patrizia
Sentinelli
Alcuni compagni temono che il probabile abbinamento delle elezioni politiche
con le amministrative possa rappresentare per una città come Roma un problema.
Temono che la nostra posizione possa apparire non chiara, ancor più se si
realizzerà un accordo programmatico per la candidatura a Sindaco di Veltroni.
Io non sono d'accordo. Penso infatti che la linea che ci siamo dati corrisponde
precisamente agli elementi di realtà presenti nella nostra esperienza, ma anche
in quelle di forza che si riferiscono a noi. La presentazione autonoma e la non
belligeranza per le politiche corrispondono al nostro essere opposizione al
governo di centrosinistra, radicalmente antagonisti alla destra, interessati ad
investire nella prospettiva di una sinistra plurale. L'esperienza romana ci
consegna un percorso fatto di costruzione di una rete di sinistra antagonista
che ha condiviso con noi l'esperienza di governo con la giunta Rutelli insieme
all'opposizione al governo di centrosinistra e più in generale la costruzione
di esperienze sociali e politiche di lotta alla globalizzazione capitalistica.
Con questa rete antagonista condividiamo ora il passaggio di confronto
programmatico con Veltroni fatto sui temi alti come quello della democrazia
partecipativa e dei diritti sociali vecchi e nuovi. Gli stessi terreni che
caratterizzano il nostro carattere alternativo nella competizione politica. E'
quest'esperienza in costruzione di sinistra plurale che lavora a rompere la
cultura politica del centrosinistra a volte riuscendoci, come nel caso della
manifestazione del World Pride.
Una scomposizione che avviene più sul tema dei diritti civili che su quelli
sociali per la assenza quasi totale di un'istanza socialdemocratica in questa
sinistra moderata. Il che riconosce l'esigenza di farsi portatori noi del tema
del lavoro nel quadro di una visione altra dello sviluppo e della società
incidendo anche per questa via sulla crisi dei centrosinistra.
Vito
Nocera
La campagna elettorale sarà un passaggio complicato e la scelta di
disponibilità che abbiamo fatto non ci eviterà di subire l'aggressione da
parte del centrosinistra. La non belligeranza è una scelta ineludibile che
dobbiamo vivere con orgoglio perché abbiamo importanti ragioni da affermare e
perché non ostruisce del tutto la possibilità di parlare al mondo della
sinistra moderata con l'ambizione di incidere sulla sua crisi. Un passaggio
elettorale da intrecciare con le esperienze politiche e sociali che stiamo
coltivando ed appoggiando. Si è inceppato quel circolo virtuoso che sembrava
aver imboccato il capitalismo in questi anni. E ci sono segni lievi ma
insistenti di ripresa di vivacità sociale. La conferenza di Treviso ci aiuta a
comprendere i processi e a intervenirvi dentro. E anche la campagna per il
salario sociale che abbiamo fatto al Sud è stata una occasione, una inchiesta
in più. E ci ha permesso di incrociare quei disoccupati napoletani che in
questi giorni, anche intrecciandosi con la nostra proposta, stanno ritrovando un
respiro per tentare la carta di un movimento più generale per il lavoro e
contro la precarietà. Nonostante i nostri sforzi è cresciuta la separazione
tra il paese, l'universo variegato del lavoro e la politica. La capacità di
comunicazione tra di loro era stato il grande evento storico del nostro
Novecento. Dentro questa crisi tra i soggetti e la politica noi giochiamo una
parte essenziale del risultato nostro. Siamo dentro una sconfitta sociale
profonda, esposti al rischio di essere travolti nella scia della prevedibile
sconfitta del centrosinistra ed esposti anche alla sua offensiva polemica. Per
questo serve una campagna elettorale che parli con parti autentiche della società,
che parli alla loro indifferenza e sofferenza, che sia un po' metafora del
progetto nostro.
Raul
Mordenti
Le elezioni rappresentano sempre un terreno difficile per i comunisti, ma
questa volta anche una "porta stretta", un passaggio cruciale, oltre
il quale si profila però, con la crisi finale del centrosinistra, lo scenario
futuro di nuovi compiti per il Partito, imprevedibili e certo più avanzati. E'
anche alla luce di questo "dopo" che la tattica elettorale proposta
dalla Segreteria va giudicata positivamente e accolta con decisione da tutto il
corpo militante del Partito, superando una contrapposizione banalizzante,
ostinata e paralizzante che invece è stata ancora di recente riproposta nella
Federazione romana (nonostante i chiari risultati del recente Congresso
straordinario). Ritengo giusta anche l'articolazione della proposta fra
Parlamento nazionale ed enti locali, affidando le nostre scelte a livello locale
ad auspicabili (ma ancora tutti da verificare) accordi di programma. Debbo dire,
a questo proposito, che non ci aiuta affatto l'abbinamento di data fra le
politiche e le amministrative, e che mi sfuggono completamente le ragioni che
hanno spinto la nostra Segreteria (se ho ben capito) a sposarlo. Tuttavia questo
CPN arriva davvero troppo tardi, praticamente a decisioni già prese (e tale
ritardo si riflette nel tono stanco del dibattito): è questo un episodio grave
di umiliazione del CPN, un episodio che occorre autocriticare e correggere con
decisione, se si vuole davvero innovare nella storia così tormentata della
nostra democrazia interna e non limitarci a fare l'autocritica...degli altri. Mi
permetto anche di proporre la sostituzione della espressione lessicale "non
belligeranza" (giudicata negativamente da molti, a cominciare da
Bertinotti): essa non solo evoca episodi poco lusinghieri della recente storia
nazionale ma, ciò che è peggio, contraddice il senso politico dell'operazione
che ci apprestiamo a fare, ne nasconde il carattere propositivo, ed anche quella
che Bertinotti ha chiamato la sua "generosità"; tecnicamente si
tratta in realtà di una "desistenza unilaterale" (cioè senza
reciprocità da parte del centrosinistra), ma nel corso della campagna
elettorale potremmo forse chiamarla, più creativamente, "dono" o
"regalo comunista", puntando anche a suscitare negli elettori più
unitari del centrosinistra una sorta di "restituzione" con un voto per
Rifondazione nella quota proporzionale (una possibilità importante da non
trascurare).
Angelo
Marotta
Della relazione del segretario ho apprezzato i continui richiami alle questioni sociali e al
cosiddetto disgelo. Voglio sottolineare, particolarmente, l'invito ad una
diversa attenzione che dovremo saper rivolgere al Sud. Certo, il compagno
Bertinotti lo ha fatto in maniera succinta, ma ugualmente significativa.
Anch'io, in modo sintetico vorrei offrirvi uno spaccato dell'attuale questione
meridionale, verso la quale continuano ad essere enormi i limiti e i ritardi
mostrati, anche dal nostro partito. Sono dell'altro ieri i dati sulla situazione
occupazionale in Sicilia ed io voglio citarvi quelli relativi alla provincia di
Caltanissetta la quale, solo nell'ultimo anno ha registrato un incremento di
disoccupati di oltre 2mila unità, toccando la cifra record di 65.526 senza
lavoro. A questo va aggiunto che la più significativa presenza industriale
produttiva, rappresentata dal famigerato Polo Chimico Industriale, ha ridotto la
sua capacità lavorativa di circa un quinto rispetto al periodo di insediamento.
A Gela, città simbolo del degrado ambientale, sociale e, purtroppo, anche
morale, provocati da un capitalismo sfrenato, senza regole e privo di scrupoli,
lo stabilimento Enichem in meno di 40 anni è passato da oltre 10mila lavoratori
a poco più di 2mila, con una drammatica frammentazione operaia e una crescente
arroganza padronale. Proprio in questi giorni, di fronte all'intervento pubblico
per richiedere l'adeguamento alla legge contro l'inquinamento e per la difesa
della salute dei cittadini, l'Enichern di Gela ha risposto con un ricatto
occupazionale violentissimo, proponendo la cassa integrazione ad oltre cento
operai. Ma anche nell'indotto la situazione non è migliore, tant'è che
imprenditori si permettono di cambiare nome, di licenziare impunemente 54
lavoratori e di continuare a fare affari con lo stabilimento. L'altra questione
riguarda la continua penuria di acqua, che registra certamente incuria e cattiva
programmazione, ma anche manovre poco chiare e trasparenti. Quasi 100mila
miliardi spesi per 23 bacini e 1.200 km di canalizzazione; tre enti pubblici, 6
consorzi di bonifica, 11 comunali, 29 società private, eccetera per la
distribuzione idrica. e l'acqua arriva ancora, quando arriva, con turni di 20 e
25 giorni. In autostrada Palermo non si raggiunge da Messina, Agrigento da
Trapani, Gela da Siracusa, Siracusa da Catania e molte tratte ferroviarie sono
ancora a binario unico e non elettrificate.
Per affrontare tutto questo e tanto altro, occorre lavorare sul terreno
indicato dal segretario, moltiplicando il nostro impegno, anche in direzione
della costituzione delle alleanze. Un'ultima annotazione sulla collocazione del
Prc a proposito delle elezioni politiche, che forse non desta grandi entusiasmi,
anche se, come ha detto qualche compagno, è l'unica scelta possibile. Una cosa
so di certo e vorrei che fosse colta all'esterno, ma soprattutto all'interno del
nostro partito: sbaglia chi pensa di ridurre Rifondazione comunista a forza
politica extraparlamentare.
Titti
De Simone
Il disgelo in atto nella società nella direzione di una riapertura del
conflitto sociale conferma l'intuizione del partito nella scelta di rottura con
il governo Prodi e nell'investimento sulla crescita dei movimenti. Per questa
ragione condivido pienamente la linea della non belligeranza, una scelta di
coerenza dettata dalla nostra collocazione sociale e dalla necessità di
compiere, da una posizione di autonomia politico-programmatica, un forte
investimento progettuale che interviene sulla crisi del centrosinistra
indicandone una uscita progressiva, nella prospettiva di un'alternativa
possibile all'omologazione del pensiero unico, all’egemonia sociale delle
destre. Egemonia che si traduce nella ricomposizione di un blocco autoritario di
poteri antidemocratici, che agisce sul terreno della morale, delle libertà, dei
diritti di cittadinanza. Ciò indica la necessità da parte nostra di recuperare
il senso politico di una battaglia di libertà a tutto tondo, come spartiacque
concreto fra diverse culture e idee di società. Un tema fondamentale per noi
comunisti, su cui confliggiamo apertamente con le destre e agiamo con radicale
criticità verso il centrosinistra, per rompere la deriva centrista che l'ha
reso subalterno alle forze conservatrici, mostrando anche su questo terreno
l'inconsistenza di una sua azione riformista socialdemocratica, che pure altre
esperienze di governo europee, come la Germania, hanno in questi anni tradotto
in avanzamenti concreti, di diritti esigibili. Il tema della libertà e dei
diritti universali di cittadinanza come una delle parole d'ordine del nostro
programma, ma anche come terreno di riattualizzazione dell'idea comunista,
attraverso la rottura netta non soltanto con gli errori e gli orrori della
nostra storia, ma con una cultura politica stalinista del potere, che ha residui
dentro il partito. Un'innovazione culturale senza la quale non possiamo essere
fino in fondo credibili e attraenti, per le culture critiche e antagoniste
dell'oggi.
Claudio
Bellotti
Ritengo estremamente contraddittoria la posizione elettorale proposta da
Bertinotti. Se ci vogliamo rivolgere a milioni di elettori dobbiamo mettere in
secondo piano le considerazioni sul meccanismo elettorale e dare preminenza
all'effetto politico che vogliamo raggiungere.
Tutti riconosciamo che la nostra alternatività politica e programmatica al
centrosinistra è totale. Ma non basta questo per trarne una tattica elettorale:
se fosse così, sarebbe corretta la proposta di Ferrando (presentarci ovunque
contro entrambi i poli).
Dobbiamo mostrare in modo chiaro ed evidente a tutti cosa intendiamo quando
parliamo di "rottura al centro", e l'unico modo per farlo è variare
la nostra tattica elettorale a seconda dell'avversario che ci troviamo di
fronte: presentare un candidato comunista contro i partiti del centro borghese
(margherita); desistere nei confronti dei candidati dei Ds.
Questa differenza si giustifica non perché i Ds abbiano oggi posizioni più
avanzate dei loro alleati di governo, ma per la diversa natura sociale di quel
partito, per il suo insediamento tutt'ora prevalente nella classe lavoratrice.
Si tratta di una tattica che punta a farci attraversare l'attuale fase transitoria e a posizionare il partito nel modo migliore per intervenire nella crisi dei Ds, che inevitabilmente esploderà nella fase successiva alle elezioni. In questi anni il Prc ha sbattuto contro un muro, a causa degli errori commessi sotto il governo Prodi, senza riuscire a esercitare un'azione egemonica nei confronti di quei milioni di lavoratori che nel '96 aspettavano con fiducia un cambiamento favorevole dalla vittoria dell'Ulivo. Oggi questa fiducia si va esaurendo, e si apre una nuova possibilità per il nostro intervento, a patto di unire una elaborazione sul terreno programmatico, che metta al centro la prospettiva anticapitalista a una capacità di entrare nelle contraddizioni profonde che divideranno sempre più il centrosinistra.