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PRC - CPN 3 febbraio 2001 |
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Gli interventi 2 |
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Liberazione 8 febbraio 2001
Italo Di Sabato
L'articolata relazione di Fausto Bertinotti, al di là della proposta di
"non belligeranza" alle prossime elezioni politiche, pone una forte
riflessione sui limiti maggiori che ha caratterizzato il dibattito interno al
Prc. Infatti in questi anni, molte volte, ci siamo avvitati intorno alla
centralità assorbente dei temi strettamente "politici" e in
particolare dei rapporto con le forze della sinistra moderata ed il ruolo del
governo e delle istituzioni locali. Non dimentichiamo che le diverse scelte in
merito al rapporto con il governo nazionale e lo schieramento del centrosinistra
hanno determinato ben due scissioni da destra nel nostro partito. Questa
tendenza a ridurre la linea politica del partito e la discussione sulla stessa
identità ad un problema di relazioni politiche è stata una vera iattura che ha
confinato i nodi del dibattito su reali possibilità di costruzioni di politiche
d'alternativa e le analisi delle modifiche del capitale e della frantumazione di
classe a temi secondari.
A Livorno, si sono gettate le basi per recuperare il deficit di riflessione
critica sul fallimento del comunismo storico novecentesco e sulle modificazioni
intervenute a livello del capitale e dei rapporti sociali. Penso, con
convinzione di causa che la nostra collocazione elettorale può rilanciare
fortemente l'idea di costruzione di una sinistra plurale e sociale di
alternativa che può realmente lasciare speranze di sviluppi futuri, aperture,
scatti di iniziative e fantasia.
Mirko Lombardi
Dobbiamo affrontare una campagna elettorale difficile nella quale permangono
rischi di aggressione al nostro partito per la posizione autonoma che ha
assunto. Già oggi il centrosinistra ed in particolare i Ds cercano di
nascondere il frutto della nostra non belligeranza, quel regalo di circa 45
collegi che noi abbiamo senza contropartite dato all'Ulivo e che dice della
nostra precisa volontà di lottare contro le destre.
Oggi scelta tattica e ragioni di identità e di prospettiva strategica
devono stare insieme pena la dissoluzione di quanto conquistato faticosamente e
dolorosamente in questi anni sul piano della credibilità di Rifondazione e
della sua alternatività. Se non tenessimo ferma la barra finiremmo a mendicare
uno spazio in un qualche girasole come accade oggi a Cossutta. Da ultimo
dobbiamo ingegnarci, anche con fantasia nel costruire una campagna elettorale
facendo crescere nell'elettorato l'idea che il voto utile è quello di
Rifondazione, cioè quello della politica praticata con coerenza. Da ultimo
dobbiamo ingegnarci, anche con fantasia nel costruire una campagna elettorale
che recuperi la nostra visibilità, soprattutto la proporzionale alla Camera,
tenendo conto che non abbiamo l'effetto trascinamento propagandistico nei
candidati dei collegi.
Annamaria
Rivera
A pochi passi da qui, cinquemila immigrati manifestano per il permesso di
soggiorno. Sono in lotta da un anno, a Roma come a Brescia e in altre città.
Sono un nuovo soggetto politico, autorganizzato, di cui dovremmo tener conto
quando cogliamo e analizziamo i segni del "disgelo". Non sono
interessanti perché non votano? Perché tendiamo a rimuoverli, perché nelle
nostre analisi riusciamo non nominare mai le parole “immigrazione”,
“xenofobia”, “razzismo”? Eppure questa sarà una delle poste in gioco
centrali della campagna elettorale, com'è già evidente. E non solo da parte
della destra, ma anche del centrosinistra, che tende a rubarle il mestiere: lo
slogan di Rutelli - non al racket dei clandestini - è fatto apposta per
compiacere il senso comune xenofobo. Su questi temi non possiamo mettere la
sordina durante la campagna elettorale. Dobbiamo anzi mostrare che la lotta al
razzismo, la regolarizzazione dei sans-papiers, l’inserimento sociale e la
cittadinizzazione dei migranti sono condizioni per garantire “sicurezza”, la
nostra e la loro. Questi temi devono distinguerci nettamente dalla destra e dal
centrosinistra: è così fra l'altro che si erode l'area dell'astensionismo di
sinistra. Dobbiamo maturare la consapevolezza che c'è continuità fra il
razzismo e la catastrofe che ha condotto alla “mucca pazza”: è la pretesa
dei capitalismo, giunto alla sua fase più distruttiva, di ridurre a cosa i
viventi, per affermare la suprema legge del mercato e del massimo profitto.
Franco
Turigliatto
La scelta elettorale proposta, nel contesto dato e tenuto conto della forza
e delle debolezze del nostro partito, è quella più adatta a reggere una
campagna elettorale difficile, in cui Rifondazione, mentre combatte fino in
fondo la destra, deve apparire chiaramente portatrice di un progetto e di una
prospettiva alternativa ai due schieramenti maggiori. Per questo condivido
l'affermazione della relazione sul fatto che il partito sarà in ogni caso all'opposizione
qualsiasi sia il responso alle urne.
La campagna sarà difficile perché dovremo andare contro corrente rispetto
ai luoghi comuni della destra, alle pressioni al "voto utile" delle
forze del centrosinistra, alla demoralizzazione che spinge all'astensione ancora
ampi settori, pur interessati alle nostre proposte. Possiamo farcela, ma
dobbiamo organizzare bene le nostre forze sui luoghi di lavoro per reggere il
confronto politico ed organizzativo con gli apparati sindacali che sosterranno
Rutelli e i Ds.
Gli elementi estremamente positivi che vengono dalla Fiat, da altre
situazioni di lotta, se di per se stessi non possono garantirci automaticamente
una rendita elettorale, tuttavia indicano la direzione di marcia in cui il
partito deve operare. Sarebbe sbagliato concepire la nostra campagna elettorale
come una operazione a se stante, solo politica o tanto peggio politicista, il
partito deve essere nelle sue priorità di lavoro fino in fondo inserito nelle
battaglie che sono finalmente iniziate (dalla Fiat agli Lsu) contro la precarietà
e l'insicurezza del posto di lavoro, e per rilanciare la battaglia per il
salario.
Anche in altre occasioni alla Fiat, al momento della lettera di
licenziamento per gli interinali c'erano stati pianti e rabbia, ma il meccanismo
della lotta non era scattato; questa volta la soglia che separava la rabbia
dalla volontà e dalla convinzione di poter reagire collettivamente è stata
superata. Sono molte le altre situazioni in cui i lavoratori non ne possono più
delle loro condizioni, in cui vorrebbero dire “ora basta”. Il partito deve
mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione perché questo avvenga.
Aurelio
Macciò
Esprimo condivisione per la proposta politica contenuta nella relazione e
per l'analisi che la sorregge, in particolare l'attenzione a ciò che si sta
producendo nell'economia Usa, per cui tutto è suscettibile di essere sconvolto,
anche nel breve periodo, agli elementi di crisi del "pensiero unico",
all'individuazione di elementi di disgelo. I fatti di Mirafiori, la disponibilità
al conflitto che esprimono, segnalano la distonia con la moderazione della
piattaforma dei metalmeccanici, per come si è attestata nelle quantità, pur in
presenza di elementi di controtendenza emersi anche nel comitato centrale Fiom.
Occorrerà dare strumenti a tutti i compagni per sostenere capillarmente la non
facile battaglia elettorale, far crescere la coscienza di una situazione non
statica, aver cura nel garantire la presenza in tutti i collegi del Senato. Le
scelte per le elezioni amministrative, pur senza automatismi e meccanicismi,
dovranno subordinarsi alle scelte impegnative che andiamo a compiere sulle
elezioni politiche nazionali. Eventuali accordi locali col centrosinistra
dovranno essere coerenti con ciò che andiamo sostenendo, porre contraddizioni
non a noi ma al centro sinistra, in forme visibili ed evidenti, non tra gli
addetti ai lavori, ma nella percezione di massa; altrimenti si rischierà di
produrre un danno anche sul risultato elettorale delle politiche. Ma se la
nostra scelta guarda al futuro, con l'impegnativa affermazione circa la nostra
collocazione nella prossima legislatura, dobbiamo saper connettere tutte le
altre scadenze della nostra agenda politica. in particolare: 1) proseguire il
percorso intrapreso con la conferenza dei lavoratori, verso la costruzione della
Consulta, non intesa come inutile abbellimento della nostra struttura. 2) Il G8
di luglio. A Genova ci stiamo lavorando anche sul piano istituzionale (pur su un
terreno non esente da contraddizioni con la pioggia di miliardi che arrivano
alla città non certo per il riequilibrio delle periferie): l'adesione del
Comune al Forum di Porto Alegre; garantire l'accoglienza di migliaia di
manifestanti. Ma è soprattutto determinante l'impegno sul versante dei
movimenti, perché accanto alle pur importanti culture del pacifismo e
dell'ambientalismo vi sia la presenza la più larga possibile di pezzi del
movimento operaio organizzato, a partire dalla sinistra sindacale in Cgil e non
solo. I fatti di Nizza e Ventimiglia ci devono indurre alla massima attenzione
perché siano garantiti tutti gli spazi di agibilità politica e democratica.
Andrea Canonico
Il discorso fatto dal segretario Bertinotti a Livorno il 21 gennaio scorso
avrà certamente una incidenza profonda nel percorso di rifondazione del
partito. La stessa “Liberazione” ha dato il titolo «Il nostro comunismo».
In effetti è così; il segretario ipotizza un nuovo comunismo. Ma prima di ogni
altra cosa è opportuno porre una questione di principio: possibile che un
argomento di così vasta rilevanza e portata non debba essere oggetto di un
congresso? Quanto, che cosa contano le istanze di Partito a tutti i livelli, che
cosa contano tutti i militanti? Evidentemente ben poco, se è sufficiente un
(semplice) discorso del segretario per ipotizzare un “nuovo” comunismo, di
cui nessuno ha mai esplicitamente discusso. Uno dei tratti salienti del “nuovo
comunismo” è rappresentato dal (vecchio) "cavallo di battaglia",
tutto ideologico, secondo cui «la scelta del socialismo in un solo paese non
ricade solo su Stalin. Essa era anche la risultante della convinzione del
movimento comunista internazionale che un'epoca si era chiusa e che quindi si
dovesse pensare alle vie nazionali al socialismo». Come si può avere la
pretesa di ipotizzare un nuovo comunismo, riesumando, dal luogo in cui giaceva
in pace, una discutibile teoria? Il segretario afferma che è necessario
sradicare dal nostro interno, dal Prc ogni residuo di stalinismo. Non dovrebbe
essere prima fatto un bilancio storico e teorico del comunismo del Novecento,
per decidere che cosa sradicare o no dalla identità comunista di un partito?
Una chiave di lettura questa, storico-politica, che è simmetrica alla
valutazione dell'attuale fase storica, caratterizzata certamente dal fenomeno
della globalizzazione dell'economia liberista che rende ancora più attuale
l'affermarsi di una proposta-progetto comunista, fondata sul recupero
inequivocabile e pieno della sua dimensione e autonomia politica e di classe.
Questi obiettivi si possono anche perseguire attraverso la candidatura autonoma
del compagno segretario alle prossime elezioni politiche, quale riferimento
necessario per un blocco di forze antagoniste, anticapitaliste e di classe.
Aldo
Lombardi
Fausto, pongo due domande: 1) se questo Cpn è così importante (e lo è!)
come mai il tono rassegnato, pigro, negligente del dibattito? Sono sicuro che le
tue conclusioni daranno una risposta e uno scossone a questo stato d'animo dei
compagni. 2) Qual è il filo d'Arianna della tua relazione da “labirinto”?
Che se poi ci sono dei "Pollicini" che mettono sassi per intralciare
la strada, penso che bisogna combatterli con l'unità non a parole delle barbe
finte da intellettuali, ma con l'unità di un partito in lotta.
Fausto, tu poni giustamente la questione di come alzare il livello dello
scontro; e qui stai certo che se il risultato elettorale fosse negativo, i
soliti noti vorrebbero il Congresso.
Ma come dar risposta ai problemi che ci stanno di fronte? Sul lavoro: la
questione dei salari è fondamentale e di massima urgenza; dobbiamo mettercela
tutta e ottenere dei risultati, cogliendo anche i segnali che ci vengono dai
lavoratori. La costituzione e l'iniziativa dei circoli di fabbrica è condizione
indispensabile per rilanciare il movimento. Sulle questioni sociali (sanità,
scuola, pensioni): ho l'impressione che non riusciamo ad incidere.
Rivolgo una sollecitazione al nostro giornale: perché non far maggiormente
circolare le idee sulle esperienze delle federazioni, per imparare
reciprocamente? La nostra federazione (che ha svolto dall'autunno ad oggi 32
iniziative pubbliche) ha contribuito ad esempio sulla questione del nucleare
(sottomarini, eccetera) a mettere in moto il lavoro di altri compagni (Taranto,
Viareggio); perché il giornale non esercita questa funzione di sollecitazione?
Comunque dico: dieci, cento, mille iniziative nel territorio. E a proposito:
dovrà essere del partito la mobilitazione sul G8 a giugno.
Sarà questa una campagna elettorale difficile per noi che dobbiamo puntare
sui contenuti; però è proprio dalla capacità di elevare lo scontro che
dipende il nostro futuro.
Livio Maitan
Condivido, nella sostanza, la scelta elettorale, anche in vista della fase che si aprirà dopo le elezioni. La scelta attuale renderà più agevole stabilire rapporti con settori operai e popolari ancora sotto l'influenza dei Ds e suscettibili di una evoluzione a sinistra. Una fase nuova si è venuta delineando su scala internazionale con tensioni conflittuali a livello delle stesse classi dominanti. Sono eloquenti le indicazioni emerse dallo stesso forum di Davos, cui mi sono già riferito su “Liberazione”. Bertinotti ha sottolineato il segnale di insostenibilità di un sistema produttivo che proviene da crisi come quella della mucca pazza. Ma anche a livello delle innovazioni tecnologiche più avanzate si è arrivati a strozzature, a soglie di saturazione che stanno comportando e ancora più comporteranno irrazionali distruzioni di ricchezze. Condivido le reazioni positive sul forum di Porto Alegre e in particolare sull'esperienza della democrazia partecipata in cui un ruolo di primo piano è spettato dall'inizio a un settore dell'operaio brasiliano molto vicino a un militante come chi vi parla. La valutazione positiva non ci impedisce, tuttavia, di constatare che nel movimento generale esistono componenti dalle impostazioni e dalle dinamiche assai diverse. Per parte nostra, dobbiamo privilegiare convergenze e accordi con componenti di massa più direttamente legate a settori operai e a settori contadini, suscettibili questi ultimi di avere un peso anche in Europa (la confederazione di Bové insegni). Un compagno si è riferito alla disfatta del movimento operaio il 4 agosto 1991. Le analogie storiche vanno prese con le molle e quanto meno relativizzate. Tuttavia, con il 4 agosto c'è stato Zimmerwald. Fatte le debite differenze qualche cosa che richiama Zimmerwald lo abbiamo visto a Seattle e a Porto Alegre. Nel quadro del movimento generale, nostro compito deve essere contribuire alla costruzione della sinistra di Porto Alegre.
Salvatore
Bonadonna
Nella relazione di Bertinotti c'è una precisa scelta di autonomia che
allude alla battaglia per l'egemonia che è aperta a sinistra per costruire
l'alternativa di società. Per questo non condivido i toni rassegnati di taluni
interventi: quello indicato dal segretario, infatti, non è l'unica strada
possibile per le elezioni politiche, ma è quella che preserva, insieme a
Rifondazione, la possibilità di una svolta nella società italiana. La campagna
elettorale sarà difficile e per noi deve rappresentare una fase di
straordinario impegno politico. Se è vero che si manifestano segnali di
movimento, crepe nel sistema capitalistico che si riteneva ormai stabilizzato,
allora si tratta di costruire un nuovo rapporto tra la società, la politica, la
cultura: di riconnettere le esperienze di lotta nelle città e nei territori,
comitati contro l'elettrosmog, contro gli organismi geneticamente modificati,
movimenti per la casa, per il lavoro, per la libertà delle donne e dei giovani,
di agire le scelte per la maternità consapevole e la formazione scolastica
laica e critica. Alcuni compagni si interrogano se il partito è adeguato, se il
modello funziona; io credo che dobbiamo smetterla di inseguire modelli teorici e
dobbiamo impegnarci a costruire l'organizzazione politica che serve oggi alla
lotta di classe ed alla rappresentazione della domanda di cambiamento e di
alternativa. A Livorno si è compiuto uno strappo salutare capace di rilanciare
un progetto comunista; con la conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori si
è precisato il terreno dell'iniziativa di lotta nei luoghi di lavoro e il ruolo
dei comunisti nel sindacato. Abbiamo dunque riferimenti teorici e politici con i
quali affrontare le elezioni non solo per il risultato elettorale ma per
riconquistare alla politica aree sociali importanti che hanno manifestato
l'astensionismo dando una concreta prospettiva d'impegno.