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PRC - CPN 3 febbraio 2001 |
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Il secondo documento respinto |
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Liberazione 8 febbraio 2001
Documento presentato dai compagni Claudio Bellotti,
Gabriele Donato, Alessandro Giardiello, Jacopo Renda.
La prossima campagna elettorale prepara una fase di grandi cambiamenti nella
politica italiana. Il centrosinistra prepara con le sue stesse mani una dura
sconfitta e apre le porte al ritorno delle destre al governo.
Una volta di più è necessario ribadire che le cause profonde di questa
crisi risiedono nelle politiche antipopolari applicate nell'ultimo decennio e in
particolare negli ultimi 5 anni. I dati pubblicati recentemente, secondo i quali
nel corso dello scorso decennio il reddito dei lavoratori è sceso dal 56 al 40
per cento del reddito nazionale totale, indicano quanto profondo sia stato
l'arretramento causato dalle politiche concertative a livello sindacale e
politico.
Particolarmente profonda appare la crisi dei Ds. Il gruppo dirigente di
questo partito ha ormai introiettato la prospettiva della sconfitta, e appare
paralizzato di fronte agli avvenimenti, fino al punto che il segretario Veltroni
abbandona di fatto la sua posizione nel partito per candidarsi a sindaco di
Roma.
Di fronte a questo sfacelo è primo dovere del Prc avanzare un programma
alternativo su tutti i terreni a quanto applicato in questi anni dal
centrosinistra (incluso il periodo della nostra partecipazione al governo
Prodi). Un programma che non solo sia la base della campagna elettorale, ma che
indichi gli elementi centrali sui quali, nella fase successiva, organizzare la
resistenza e la risposta al prevedibile governo delle destre.
Alcuni punti centrali di questo programma dovrebbero essere:
- Una lotta generale contro il precariato dilagante, basata sulla
rivendicazione della trasformazione di tutti i contratti atipici in contratti a
tempo indeterminato, sull'assunzione di tutti i Lpu e Lsu nella pubblica
amministrazione, sull'istituzione di un salario garantito per tutti i
disoccupati pari all'80 per cento di un salano operaio.
- Una battaglia salariale generale per un nuovo meccanismo di scala mobile,
per l'effettiva rottura della concertazione che ingabbia la lotta sindacale,
contro tutti i meccanismi che contribuiscono a creare divisioni salariali fra i
lavoratori (contratti d'area, "patti per il lavoro", ecc.).
- Una completa inversione della politica fiscale, con una drastica riduzione
delle imposte indirette e una revisione delle aliquote in senso maggiormente
progressivo, sulla tassazione delle rendite e dei profitti.
- Blocco delle privatizzazioni in corso e rinazionalizzazione delle aziende
privatizzate, senza indennizzo per i grandi capitali.
- Nazionalizzazione senza indennizzo delle aziende che chiudono o licenziano
(si veda il caso Goodyear).
- Aumento generale delle pensioni, a partire da quelle minime.
- Abolizione delle misure di privatizzazione e di aziendalizzazione dei
servizi sociali e della scuola.
- Permesso di soggiorno e diritto di voto per gli immigrati.
- Uscita dell'Italia dalla Nato, pubblicazione e denuncia di tutti i
protocolli segreti dell'Alleanza, ritiro delle truppe dai Balcani.
- Opposizione al "patto di stabilità".
- Opposizione ai progetti militari dell’imperialismo europeo e italiano.
Le lotte della Fiat, dei McDonald's, gli scioperi per la sicurezza sul
lavoro costituiscono segnali incoraggianti di ripresa dell'iniziativa operaia,
segnali ai quali purtroppo non corrisponde alcuna seria iniziativa organizzata
della sinistra Cgil. Su questo terreno il Prc non può subordinarsi alle scelte
errate dei gruppo dirigente di “Cambiare rotta”, che con il suo esplicito
rifiuto di organizzare una campagna di massa fra i lavoratori metalmeccanici
contro la piattaforma presentata da Fiom Fim e Uilm per il prossimo rinnovo
contrattuale, conferma una volta di più la propria natura di opposizione
d'apparato, incapace di portare a fondo la battaglia contro la concertazione
sindacale.
Le mobilitazioni di questi mesi sono sintomi della crisi politica e sociale
che si prepara. Comincia ad apparire una disponibilità alla lotta, segno
indiscutibile che le politiche concertative non convincono più i lavoratori, un
fatto gravido di conseguenze positive per la prossima fase e per chi, come noi,
si pone l'obiettivo di rompere la gabbia della concertazione e della
collaborazione di classe, tanto a livello sindacale che politico, e di far
emergere le profonde contraddizioni che attraversano la Cgil e i Ds.
Tuttavia è necessario comprendere come la piena esplosione di queste
contraddizioni difficilmente avverrà prima delle elezioni politiche. Per quanto
la tensione nei gruppi dirigenti dei Ds e della Cgil sia ormai vicina a livelli
intollerabili, tutti attendono lo scioglimento del nodo elettorale prima di
cominciare a far valere le proprie istanze.
Il Prc deve quindi posizionarsi nel modo migliore, sia in vista della
campagna elettorale che della fase successiva, nella quale tutte le
contraddizioni oggi in gestazione giungeranno a maturazione. La parola d'ordine
della rottura al centro assumerà quindi un'importanza centrale nella fase
successiva alle elezioni. Al momento, tuttavia, non può trovare un'applicazione
immediata nella forma di un appello ai vertici dei Ds affinché si sciolgano
dall'abbraccio mortale con i partiti dei centro borghese. La stroncatura da
parte di Veltroni della candidatura di Dario Fo a sindaco di Milano ha mostrato
in modo inequivocabile la volontà del gruppo dirigente diessino di percorrere
fino in fondo la strada che hanno scelto. Da qui l'inevitabile unilateralità
delle scelte elettorali che siamo chiamati a compiere.
Il Cpn considera scorretto applicare due tattiche radicalmente differenti
per la Camera e per il Senato. Le considerazioni sui diversi meccanismi
elettorali e istituzionali devono necessariamente passare in secondo piano di
fronte alle valutazioni sull'effetto politico che le nostre scelte hanno sulla
coscienza e la comprensione politica delle larghe masse, e in primo luogo della
classe lavoratrice.
Il Cpn decide quindi di articolare la tattica elettorale su quattro punti
l. Dichiarare la completa alternatività politica del Prc: al centrodestra e
al centrosinistra, con la conseguente dichiarazione di indisponibilità a
sostenere in qualsiasi forma un governo dell'Ulivo nel caso improbabile di una
sua vittoria elettorale.
2. Articolare la nostra tattica elettorale in modo tale da andare incontro a
un sentimento positivo ancora diffuso di voler fermare la pericolosa avanzata
delle destre
3. Intercettare la delusione, il disincanto e la voglia di alterativa che
stanno maturando nel "popolo di sinistra", tra i giovani e tra i
lavoratori, e che tanto più vedremo crescere nei prossimi anni.
L'unica tattica elettorale che nella situazione data ci permette di
applicare la linea della rottura al centro è quindi la seguente.
- Presentarsi nel proporzionale alla Camera.
- Nell'uninominale, tanto alla Camera che al Senato, presentare un candidato
comunista in tutti quei collegi nei quali l'Ulivo presenta candidati del centro
borghese (popolari, diniani, democratici, Udeur, Sdi); lo stesso valga per i
Verdi, che stanno oggi ripercorrendo la parabola dei radicali.
- Desistere unilateralmente in tutti quei collegi nei quali si presentano
candidati dei Ds, mantenendo nella campagna elettorale un'assoluta indipendenza
politica e programmatica e una piena libertà di critica nei loro confronti.
- Escludere da ogni desistenza l'ala organicamente borghese dei Ds,
espressasi nel congresso del Lingotto con la mozione in appoggio al referendum
radicale sull'art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
Si tratta di una proposta tattica necessaria a superare l'attuale fase di
transizione e ad aprire al Prc la possibilità di un intervento a tutto campo
nella crisi dei Ds e della Cgil in primo luogo.
Le condizioni internazionali e interne (segnali di crisi economica negli
Usa, mobilitazioni a livello internazionale, crisi di autorità dei partiti
maggioritari della sinistra) indicano che ci avviciniamo a una nuova epoca nella
quale vedremo una rimessa in discussione a livello di massa della legittimità e
della validità del capitalismo come sistema dominante, e nella quale gli
effetti economici, sociali, ambientali indotti dalle contraddizioni del sistema
stesso apriranno la strada per una rinascita di spinte anticapitaliste e
rivoluzionarie.
In questa prospettiva dobbiamo riaprire la discussione programmatica nel
partito, sviluppando appieno il metodo e il concetto delle rivendicazioni
transitorie che aprano la strada, nei movimenti sociali e nella coscienza di
massa, alla rinascita della prospettiva comunista e rivoluzionaria.
Respinto, con 4 voti a favore.