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PRC - CPN 3 febbraio 2001 |
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Il documento politico finale |
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Liberazione 8 febbraio 2001
La drammatica conferma delle verità sull'uso di armi all'uranio impoverito
nelle cosiddette guerre umanitarie rappresenta un ulteriore e grave atto di
accusa nei confronti della Nato e dei governi europei. Emerge così nella
coscienza di milioni di persone che i ripetuti conflitti di questi anni,
dall'Iraq, alla Bosnia, alla Jugoslavia, hanno letteralmente avvelenato il
presente e il futuro di popoli e territori. Conflitti che hanno ripetutamente
violato la legalità internazionale e le costituzioni degli stati, che hanno
ulteriormente aggravato i problemi pretestuosamente richiamati per giustificare
gli interventi; conflitti in realtà tesi a imporre un cosiddetto nuovo ordine
mondiale e a sancire il totale predominio degli USA e della Nato nel governo del
mondo.
L'uranio uccide i militari e le popolazioni civili del posto. L'embargo che
da 10 anni è imposto all'Iraq sta facendo strage di milioni di innocenti.
Le forze della sinistra moderata che presiedono alla quasi totalità dei
governi europei hanno condiviso in pieno la responsabilità della guerra e di
tutte le sue conseguenze.
Neanche di fronte al conclamarsi delle conseguenze dell'uranio si è avuto
uno scatto di dignità per mettere al bando queste armi. Ci si barcamena con la
richiesta di commissioni che accertino "scientificamente" ciò che è
già sotto gli occhi di tutti e nella coscienza delle persone. Si parla di una
moratoria che in questo quadro è del tutto improbabile se non una vera e
propria finzione. Lo si fa perché non si vuole riconoscere le proprie
responsabilità, non si vuole accertare realmente i fatti, e soprattutto perché
si deve difendere la scelta strategica della guerra.
Proprio per questo il Prc è impegnato con tutte le forze al sostegno della
propria petizione popolare e di tutte le altre iniziative che si muovono
chiaramente per la messa al bando di queste armi.
La denuncia da noi avanzata in parlamento del rischio corso da alcuni aerei
civili, a seguito di esercitazioni militari della Nato non comunicate, è un
altro fatto di enorme gravità. Conferma lo spregio che la Nato ha della
sovranità territoriale dei nostro paese e della sicurezza dei suoi cittadini,
ma ciò non assolve ed anzi aggrava la responsabilità dei governo.
Si conferma così che il centro sinistra nulla ha cambiato, anzi ha
garantito una continuità persino imbarazzante dei vecchi assetti dominanti.
La mancata approvazione di una nuova legge elettorale che garantisse
attraverso il proporzionale maggiori spazi democratici, raccogliendo
l'indicazione del referendum, è un fatto gravissimo. Il centrosinistra ha
ceduto all'ostruzionismo del polo, mostrando così di non volere e di non sapere
combattere una battaglia democratica fondamentale. Dopo le ubriacature
maggioritarie, i ritardi a prendere atto dei risultati referendari, le
opposizioni ad una legge proporzionalista interne allo stesso centrosinistra, si
conclude così una vicenda che costringe il paese a votare con una legge che non
garantisce rappresentatività e stabilità, e che nel contempo favorisce di
fatto una possibile vittoria delle destre.
Le destre non sono state contrastate neanche sul terreno sociale. Il
centrosinistra le ha inseguite ancora da ultimo con la legge finanziaria.
C'erano spazi questa volta per politiche redistributive reali. Si è invece
detto no alle nostre proposte sulle pensioni, sul salario sociale, sull'irpef e
sulle tariffe. Grazie al nostro impegno si è conseguito invece un risultato
importante che determina da questo anno l'abolizione dei ticket sui farmaci.
Rimane perciò un quadro di malessere sociale ampio e diffuso. Una
disoccupazione estesa e strutturale, che certamente non viene lenita
dall'incremento del lavoro precario e a termine, e che mantiene un carattere di
autentica emergenza nel sud, tra le giovani generazioni e tra i lavoratori
precocemente espulsi dal lavoro. Una perdurante erosione dei salari, delle
pensioni e in generale dei redditi da lavoro, a fronte di una crescita dei
profitti, delle rendite e dei saggio di remunerazione del capitale, al punto da
constatare l'avvenuto spostamento di 10 punti percentuali sul PIL dai redditi da
lavoro a quelli da capitale.
Persino sul terreno dei diritti e sul modello di società, il centro
sinistra continua ad inseguire ed imitare il centro destra. Inseguendo la destra
sul terreno che le è proprio, il centro sinistra ha contribuito ad alimentare
xenofobia e razzismo, che rischiano di diventare senso comune diffuso e di
compromettere la prospettiva di una convivenza democratica fra uguali e diversi.
E’ emblematico il primo manifesto del candidato premier dell'Ulivo dedicato al
tema della sicurezza e che ripropone il binomio, di stampo xenofobo,
insicurezza-immigrazione con argomentazioni difficilmente distinguibili da
quelle dei suo avversario.
Ma, al di là del manifesto, sono gli atti politici sin qui compiuti o
negati su immigrati, carceri, tossicodipendenza a parlare. Proprio su questo
terreno il Prc ha avanzato e rilancia proposte che connotano un'altra idea di
società, dal diritto al gratuito patrocinio per i non abbienti, ai diritti
sociali, di voto e di cittadinanza per gli immigrati, alle politiche
antiproibizioniste per combattere il racket della droga e per favorire la
riduzione del danno, all'amnistia e all'indulto.
L'esplodere anche in Italia del problema mucca pazza, insieme al ripetersi
sempre più frequente di catastrofi ambientali, dimostra che invece che operare
per significative correzioni dei modelli di sviluppo per risanare l'ambiente e
garantire maggiore sicurezza si è al contrario lasciato operare il profitto al
punto da sconvolgere le condizioni quotidiane di vita. La sicurezza alimentare,
il risanamento ambientale richiedono un modello sociale ed economico non
improntato all'assoluta predominanza del mercato e dell'impresa o a vecchie
logiche di grandi opere significativamente riproposte quasi identiche dal
centrodestra e dal centrosinistra. Serve, come noi proponiamo, che le scelte
economiche e sociali siano orientate dall'esigenza di affrontare le grandi crisi
climatica ed energetica in direzione del risparmio di materia e di energia, di
uso delle fonti alternative rinnovabili e pulite, di ripristino dei cicli
ambientali.
L’impegno di Rifondazione comunista è teso a mantenere aperta la
possibilità di una alternativa sociale e politica quanto mai necessaria.
L'opposizione al pensiero unico della guerra e del mercato è indispensabile per
rimotivare e mobilitare forze.
Le destre, infatti, hanno conseguito consensi di massa sul piano sociale,
politico e culturale. Esse sono oggi una miscela sempre più inquietante di
liberismo, economico e di neo populismo fatto di intolleranza, xenofobia,
fenomeni razzisti, misoginia, omofobia e sessismo.
Mentre continua l'attacco alle legge 194 e al principio di
autodeterminazione femminile, esse insistono su una concezione dello stato in
cui siano negati pluralismo e laicità.
Le destre non si battono perciò con gli appelli, tanto meno in un quadro di
passivizzazione della politica, ma con una battaglia culturale a tutto campo che
abbia la forza di una vera alternativa di società.
La scelta di presentarci autonomamente alle prossime elezioni politiche sta
in questo percorso, quello cioè di contestazione delle destre con la messa in
campo di una proposta alternativa.
Risulta chiaro agli occhi di tutti l'impossibilità di un qualsiasi accordo
politico tra centro sinistra e Prc, ogni scelta diversa risulterebbe
incomprensibile e controproducente rispetto all'esigenza di ridare limpidezza
alla politica stessa.
Nonostante questo, Rifondazione comunista, in modo dei tutto autonomo e
unilaterale, e senza chiedere nulla in cambio sceglie di compiere un atto che
abbiamo chiamato di "non belligeranza", e che ha il significato di
sottolineare il nostro investimento sulla prospettiva. Accogliere questo atto
con aggressioni e minacce, cercando ancora una volta di negare l'autonomia
politica del Prc, è quanto di più sbagliato si possa fare.
Essendo stata confermata l'attuale legge elettorale, il Prc presenterà
perciò propri candidati in tutte le circoscrizioni del proporzionale alla
Camera e in tutti i collegi senatoriali.
Proprio un'idea della politica che pone al centro i contenuti, mentre non può
che confermare la distanza invalicabile che rende impossibile qualsiasi accordo
nazionale, spinge il Prc a verificare concretamente le condizioni politiche e
programmatiche che consentano coalizioni unitarie negli enti locali.
La prospettiva per cui ci battiamo, quella cioè che si propone la
costruzione in Italia di una forte sinistra antagonista, nel quadro di una
sinistra plurale, trova conferma nei segnali di disgelo che si stanno
manifestando. Vanno in questa direzione tutte le mobilitazioni di quello che si
è chiamato il popolo di Seattle, che sono proseguite ancora a Nizza e che ora
prevedono due appuntamenti importantissimi dei forum mondiale di Porto Allegre e
dei G8 in Italia a luglio a Genova e, ancor prima, il 3 e 4 marzo a Trieste sul
tema dell'ambiente. Per tutti questi appuntamenti c'è l'impegno del PRC che
parteciperà con una propria delegazione al forum di Porto Allegre, momento di
incontro tanto più significativo per il luogo in cui si svolge e per
l'obiettivo di far nascere da li un vero progetto di alternativa. A Porto
Allegre inviteremo tutte le forze dell'alternativa alla globalizzazione a
partecipare alla mobilitazione italiana per il G8.
Ma segnali di disgelo si riscontrano anche nelle mobilitazioni delle forze
del lavoro dalla Mc Donald's alla Fiat, a cui va il sostegno e la solidarietà
di tutto il nostro partito. E nei positivi risultati della elezione delle
rappresentanze di lavoratori della Zanussi, che rafforza il nostro convincimento
della necessità di continuare la mobilitazione e la lotta al fine di
conquistare la legge che definisca le modalità democratiche della R.S.U.
secondo il principio "una testa un voto". Così come bisogna
mobilitare tutto i partito per respingere gli attacchi allo Statuto dei
Lavoratori da parte del padronato e sostenuto anche da settori del sindacalismo
confederale; e per liberalizzare l'estensione della precarietà e della
insicurezza attraverso il lavoro a tempo determinato. Anche per ciò la
conferenza nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori un appuntamento
importantissimo. La sua preparazione e il suo svolgimento si devono intrecciare
con il rafforzamento della presenza del partito tra i lavoratori, del suo
contributo alle lotte e alle vertenze, del suo impegno a ridare valore e
centralità al lavoro. Particolare attenzione rivolgiamo alla condizione delle
lavoratrici che subiscono in modo estremo l'invasione da parte del mercato e
della competitività di tutte le sfere, da quella del rapporto tra capitale e
lavoro a quella della riproduzione sociale, e proprio per questo considereremmo
inaccettabile che si definisca un'intesa per allargare le possibilità del
padronato di ricorrere al lavoro a tempo determinato, aggirando per questa via i
vincoli della legge e dello Statuto dei lavoratori, rendendo così attuale,
nella sostanza, quello che è stato respinto nella stagione dei referendum. Il
rinvio del congresso della CGIL rappresenta un fatto di estrema gravità che
subordina ulteriormente questo sindacato alle dinamiche politiche e inasprisce a
dismisura la sua crisi strategica.
La costruzione della sinistra sindacale in CGIL è perciò sempre più
decisiva così come il realizzarsi di forme di riunificazione e potenziamento
delle esperienze sindacali alternative.
Il partito tutto è chiamato a dispiegare al massimo la propria iniziativa.
Il cammino per il salario sociale ha rappresentato un fatto importante per il
partito del sud e nazionale. Si sono incontrati i bisogni e la volontà di lotta
di decine di miglia di donne e di uomini. In questi mesi, e da subito, il
partito deve essere tutto proiettato nel lavoro politico di massa, essere
presente nei luoghi di lavoro, di studio, di incontro in modo continuativo e
propositivo come proprio di un partito che fa della bontà delle ragioni che
rappresenta e della passione e dell'intelligenza militante la propria forza
fondamentale.
Documento presentato dalla segreteria nazionale del Prc e approvato a larghissima maggioranza con 233 voti a favore.
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