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Comitato Politico Nazionale di Rifondazione comunista (Roma, 7 maggio 2006) |
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«Un compagno di grande generosità» |
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Francesco Ferrara |
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Liberazione 9 maggio 2006 Il testo della relazione introduttiva alla presentazione del candidato di maggioranza Care compagne e cari compagni, credo di potere esprimere a nome di tutto il partito la soddisfazione per l’elezione del compagno Fausto Bertinotti a presidente della Camera dei Deputati. E’ questo un sentimento diffuso, che va oltre i confini del Partito, e coinvolge pienamente quello che possiamo definire il nostro popolo, intendendo per "nostro" un senso di appartenenza largo ai valori fondativi della Repubblica antifascista che ripudia la guerra ed è fondata sul lavoro. Penso che non sfugga a nessuno, oltre a questo significato generale, il senso politico specifico che con questa elezione si esprime. Noi abbiamo condotto un confronto per affermare il pluralismo dentro l’Unione, affinché fosse rappresentata, anche nella dimensione simbolica delle principali cariche istituzionali, la forza della sinistra di alternativa che, al pari delle componenti riformiste, è stata determinante per la costituzione dell’Unione, fondamentale per la costruzione del programma della coalizione e per la mobilitazione delle energie che hanno reso possibile la sconfitta delle destre. In secondo luogo, è evidente come l’elezione del compagno Fausto Bertinotti rappresenti anche il riconoscimento del successo del nostro partito e l’accrescimento del suo peso anche in termini elettorali e della rappresentanza parlamentare. E’ stato eletto, come presidente della Camera dei Deputati, un comunista, il segretario di Rifondazione Comunista e il Presidente del Partito della Sinistra Europea, una personalità importante della sinistra in Italia e in Europa che ha fatto della rifondazione di un pensiero critico e di una nuova pratica i punti fondamentali di una innovazione della cultura politica nel nuovo secolo. L’originalità e la coerenza di questa ricerca sono riconosciute e apprezzate oltre i confini tradizionali delle sinistre, hanno interagito positivamente con i movimenti che hanno costituito la più rilevante novità di questi anni, hanno interloquito dentro i forum sociali e con le esperienze più avanzate nel mondo per una alternativa alla guerra e al neoliberismo. Attraverso il riconoscimento della figura e del ruolo di Fausto Bertinotti, riteniamo vi sia anche la valorizzazione del Partito della Rifondazione Comunista, del suo ruolo nella società e nella politica. Una affermazione non facile e non scontata che ha dovuto superare in questi anni prove durissime contro i tentativi, a volte striscianti e a volte aperti, di cancellarci come forza politica autonoma, radicata nelle lotte e nei movimenti e, al tempo stesso, incidente nella politica e nelle Istituzioni. Ora si apre una nuova fase, non meno difficile e insidiosa anche per l’accrescimento delle responsabilità cui il nostro Partito è chiamato a rispondere, mantenendo l’asse strategico del baricentro della propria iniziativa nel rapporto partito/società, partito/movimenti. Sappiamo bene che Fausto Bertinotti è chiamato dal suo ruolo istituzionale a un compito di rappresentanza generale del Paese e non di una parte. Ma, riteniamo, che quella postazione possa rappresentare una grande opportunità per delineare un nuovo rapporto società / movimenti / politica. Ciò proprio come una risposta alla crisi della politica nella direzione di una ricostruzione di senso della partecipazione. Il discorso di insediamento è stato, almeno secondo la mia opinione, il "manifesto" di questa possibilità, per l’uscita, oggi, da questa crisi in un rapporto non retorico ma di ricostruzione (direi quasi di rifondazione) delle radici della democrazia, in una valorizzazione di tutte le autonomie come ispirazione dell’apertura di una nuova stagione della democrazia e della partecipazione. L’identificazione che in una maniera così larga si è manifestata a questa apertura in una così grande parte di popolo, come ha dimostrato anche la straordinaria partecipazione alla manifestazione di Torino del Primo Maggio, dimostra le grandi potenzialità che si sono aperte anche grazie a questa opportunità per dare un esito di avanzamento democratico e sociale alla crisi e alla transizione che attraversano il Paese. Non è questo il tempo né l’occasione per un bilancio di quanto Fausto Bertinotti ha dato nella sua esperienza di segretario del Partito della Rifondazione Comunista. Quanto ancora farà per il partito, per la sinistra, per il Paese sono pagine ancora da scrivere e che scriveremo assieme in una strada lunga che dobbiamo ancora fare. In questo momento non sono in grado di dire altro che Rifondazione Comunista non sarebbe quella che è oggi senza l’impronta della direzione di Bertinotti. Su quel solco, che è assieme di innovazione di cultura politica e di coerenza di una ispirazione di classe, vogliamo continuare a camminare assieme a lui e assieme a tutti noi. Dunque, care compagne e cari compagni, si apre una fase nuova nella vita interna del nostro Partito, nel nostro pluralismo interno. Una fase che richiede il concorso di tutte e tutti. Sostituire Fausto Bertinotti è impossibile, ciò può avvenire solo dentro un’assunzione di responsabilità e di solidarietà collettiva da parte di tutto il gruppo dirigente. Siamo ad un passaggio di fase, per questo abbiamo bisogno di valorizzare il patrimonio di donne e di uomini che vive nel nostro partito ed occorre farlo stabilendo un rapporto più stretto tra il centro e la periferia, più coinvolgente che nel passato, esaltando l’elemento della collegialità come tratto essenziale di una nuova modalità di direzione politica, questa valorizzazione come la collegialità sono necessarie se vogliamo mantenere la nostra autonomia e se vogliamo proseguire sulla strada dell’innovazione politica, del rinnovamento e del rafforzamento del Partito, processo necessario ai fini della costruzione del soggetto politico della sinistra di alternativa e quindi di imprimere uno scatto alla costruzione della Sezione italiana della Sinistra europea, valorizzando così tutte quelle soggettività presenti anche nei nostri gruppi parlamentari. Per queste ragioni ed anche forti di una ed unica consultazione del gruppo dirigente, ovvero della Direzione e dell’Esecutivo nazionale, la segreteria nazionale all’unanimità avanza al Cpn la proposta di Franco Giordano come segretario del nostro partito. Franco può proficuamente guidare il Partito nei passaggi politici che ci attendono, passaggi difficili ma anche pieni di potenzialità. Siamo convinti di questa scelta anche perché Franco lo conosciamo tutte e tutti, è stato il nostro capogruppo alla Camera per tanti anni, ma prima di tutto è un compagno di grandi qualità politiche ed umane, è un compagno di grande generosità che non si è sottratto mai al lavoro come al dibattito politico che abbiamo affrontanto nel tempo. E’ facile però qui correre il rischio di cadere nella retorica, ed è per questo che mi fermo e lascio spazio al nostro dibattito.
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