Comitato Politico Nazionale di Rifondazione comunista (Roma, 7 maggio 2006)

Le dichiarazioni di voto

 

Liberazione 12 maggio 2006

Claudio Grassi e Salvatore Cannavò

L’elezione di un nuovo segretario costituisce per il partito l’occasione di una discussione a largo raggio, per una riflessione sul funzionamento interno e per un effettivo allargamento del quadro dirigente allargato del partito stesso. Per parte nostra vogliamo sottolineare alcuni elementi che ci sembrano prioritari nella gestione politica che la nuova segreteria dovrà portare avanti e che vogliamo sostenere nel confronto collettivo, pur non venendo meno le divergenze politiche scaturite dallo scorso congresso.

a) Un aspetto centrale della nuova fase politica è l’autonomia organizzativa e politica del partito. Essa costituisce di per sé un valore, ma riveste un’importanza ancor più rilevante nella complessa fase politica che si apre con la partecipazione di Rifondazione Comunista a una esperienza di governo in un quadro politico nazionale e internazionale di estrema problematicità. Riteniamo che l’autonomia del partito sarà garantita soltanto se sapremo dotarci di un’agenda coerente con le nostre fondamentali opzioni programmatiche e incentrata sull’intervento di massa e con i movimenti. E’ su questo punto che si misura un nuovo rapporto tra centro e federazioni locali, nella capacità di queste ultime di sapere articolare un’iniziativa decentrata in funzione del movimento e delle vertenze sociali.

b) In secondo luogo si dovrà procedere a una profonda riflessione sul funzionamento interno del partito, sul quale non formuliamo un giudizio positivo né per quanto riguarda il rapporto tra direzione ed esecutivo, né per ciò che concerne le modalità di formazione delle decisioni (spesso adottate secondo un rigido metodo maggioritario) e il terreno per noi cruciale del radicamento sul territorio. Nelle prossime settimane andranno individuate le sedi opportune per individuare correttivi efficaci, capaci di tradurre in pratica la proposta di una gestione unitaria del partito, che possa vedere l’apporto di tutti e tutte alla formazione delle decisioni, a tutti i livelli, centrale, locale, di settore. Accogliamo con favore questa proposta di gestione collegiale, che non implica ignorare la presenza di diverse posizioni nel nostro partito. Riteniamo tuttavia necessario in primo luogo verificarne la concretezza sul piano dei fatti, tanto più che su questo terreno – decisioni prese dalla maggioranza senza tenere conto delle posizioni espresse dalle minoranze del partito - ci lasciamo alle spalle esperienze tutt’altro che favorevoli.

c) In terzo luogo, si pone il problema del rapporto tra il partito e le altre forze politiche e sociali della sinistra di alternativa. Permangono tra noi valutazioni diverse in ordine al progetto della Sinistra europea. Ma anche a questo riguardo siamo concordi nel sostenere che nessun progetto di allargamento e di maggiore unità con altre soggettività politiche e sociali possa funzionare in assenza di un rafforzamento dell’identità e del ruolo del Prc che - come ha confermato anche l’ultima campagna elettorale e come testimoniano le lotte nel paese – resta uno strumento indispensabile di lotta, di impegno politico, di iniziativa di massa.

Alla luce di queste considerazioni, la scelta di astenerci sulla candidatura del compagno Franco Giordano a Segretario nazionale del partito rappresenta, nelle nostre intenzioni, un segnale di apertura e di verifica della gestione del partito. Al nuovo segretario auguri di buon lavoro.

Marco Ferrando e Franco Grisolia

La candidatura ed elezione di Franco Giordano a segretario del Prc si colloca dentro la continuità della linea di maggioranza del Congresso di Venezia e rappresenta un consolidamento della svolta governativa del partito. Per questo avevamo proposto all’insieme delle minoranze congressuali un comune candidato alternativo a Franco Giordano, senza alcuna pregiudiziale di nomi: visto che l’insieme delle minoranze si era pronunciata al congresso, in forme diverse, contro l’ingresso al governo, raccogliendo su questa posizione il 41% dei consensi. La risposta negativa dei dirigenti di Ernesto, Sinistra critica e Falce e Martello, ci ha indotto alla presentazione di un nostro candidato "di bandiera", quale espressione, di un’alternativa politica al governismo. Diamo un giudizio profondamente negativo della svolta de "l’Ernesto" e "Sinistra critica". La rinuncia ad una comune contrapposizione al candidato bertinottiano e alla sua linea governativa nel nome di una attesa "gestione unitaria del partito" (cioè del proprio ingresso nella futura segreteria nazionale); ancor più la contrapposizione ad un ordine del giorno da noi proposto che impegnava i gruppi parlamentari a votare contro il rifinanziamento della missione in Afghanistan - a favore invece dell’Odg di Gennaro Migliore (totalmente evasivo su questo punto cruciale) - esprimono di fatto una grave capitolazione alla maggioranza dirigente del partito: una capitolazione tanto più clamorosa nel momento stesso in cui quella maggioranza concretizza oggi la linea politica alla quale si era opposto il 41% del partito. Questo episodio di trasformismo si pone peraltro in un quadro più generale di degrado interno al Prc. Lo stesso dibattito sulla successione a Bertinotti è stato svincolato da ogni riferimento politico a contenuti, programmi, indirizzi: e invece si è avvitato in un confronto cifrato tutto interno sugli equilibri del gruppo dirigente, lungo una logica di scambio e compensazione tra cariche di partito, cariche di governo, carichi istituzionali. Anche questo degrado è il portato della svolta governista che, al di la delle parole, sposta sempre più il baricentro del partito sul versante delle istituzioni, a scapito, inevitabilmente, della centralità della linea di massa nei movimenti e nelle lotte. Come del resto tante volte è accaduto nella storia del movimento operaio. Come Progetto Comunista - Sinistra del Prc non abbiamo partecipato ad alcuno scambio tra principi di classe e compensazioni politiche. Abbiamo semplicemente tenuto fede al mandato congressuale di quella larga parte del partito che, in forme diverse, ha contrastato la deriva governativa del suo gruppo dirigente. Il nostro unico obiettivo è stato quello di salvaguardare la natura di classe del nostro partito, sino all’ultimo minuto utile, nel nome di un rapporto rispettoso e profondo con le migliori energie e generosità del suo corpo militante. Che non merita ciò che sta accadendo. Con lo stesso rispetto e trasparenza ribadiamo, tanto più oggi, ciò che dicemmo al Congresso di Venezia: "Un’opposizione comunista è irrinunciabile". Saremo coerenti con questo impegno. Non accetteremo un partito di governo in cambio dell’accesso al governo del partito.

Salvatore Cannavò

La discussione sull’Afghanistan si annuncia alquanto delicata all’interno dell’Unione. Ho già avuto modo di dichiarare l’assoluta necessità per il nostro partito di impegnarsi per il ritiro immediato delle truppe e per il voto contrario alla missione militare in Afghanistan. Per questo condivido la lettera della mozione presentata da Ferrando ma credo anche che questa posizione sia contenuta nell’ordine del giorno presentato dal compagno Migliore. Voto quest’ultimo documento perché credo che il nostro partito non possa derogare da questa posizione, vale a dire il no alla missione e il ritiro delle truppe italiane, così fondante della nostra storia e identità. Credo anche che dovremo fare seriamente la discussione che lì è indicata, discussione alla quale sarebbe utile partecipasse, nelle prossime settimane, anche il compagno Ferrando.

 

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