Comitato Politico Nazionale di Rifondazione comunista (Roma, 7 maggio 2006)

Gli altri interventi 2

 

Liberazione 12 maggio 2006

Gigi Malabarba

Sinistra Critica votò contro il segretario al congresso di Venezia per l’orientamento politico proposto e anche per l’imposizione di una logica rigidamente maggioritaria ed escludente nella gestione del partito. Continuiamo a non condividere la linea riconfermata, l’esperienza di governo la verificheremo insieme. Di fronte al fallimento del funzionamento politico-organizzativo dei gruppi dirigenti e, insieme, alla necessità del loro rinnovamento anche a seguito del conseguimento di incarichi rilevanti, si apre una possibilità di coinvolgimento delle aree critiche del partito a tutti i livelli, segreteria nazionale compresa. L’astensione sulla candidatura di Franco Giordano, l’unica oggi in grado di garantire continuità e autorevolezza, significa scommettere sulle possibilità di apertura, al momento però non concretamente esplicitate. Una battaglia politica critica trasparente a volte risulta più leale e costruttiva di interessati sostegni alla linea di maggioranza. E’ oggi il momento di dimostrare appieno l’autonomia del partito e dei movimenti dal governo e dalle sue mediazioni: lo diciamo tutti, noi ci impegniamo a farlo sul serio.

Gennaro Migliore

Ci sono molti motivi per i quali mi sento di sostenere la candidatura di Franco Giordano a Segretario del partito e vorrei citarne alcuni. In primo luogo la sua è una candidatura che gode del più ampio consenso interno e ciò rappresenta un’efficace risposta al contesto dell’opinione pubblica nazionale, laddove appare chiaro che Rifondazione Comunista ha immediatamente una soluzione da offrire alla direzione del partito, pur nella perdita di una guida così importante come quella di Fausto Bertinotti. La seconda riguarda le caratteristiche di garanzia che offre Franco Giordano per la preservazione e lo sviluppo del processo politico avviatosi al Congresso di Venezia, che per tutti noi rappresenta l’elemento essenziale da cui partire. Le caratteristiche di Giordano sono quindi interne al progetto politico collettivo del quale oggi sentiamo maggiore urgenza. C’è bisogno di condurre il partito nella fase molto complessa che si apre ed è quindi necessaria la massima collegialità e partecipazione, tenendo ben ferma l’idea di innovazione che abbiamo proposto nell’elaborazione di Rifondazione Comunista negli ultimi anni. A questo scopo, il tratto personale di Giordano, la sua generosità in politica, non disgiunta da una capacità di direzione che rappresenti al massimo l’interezza del partito, consente di operare anche per una apertura unitaria alla sua gestione. Il congresso di Venezia ci restituisce, pur nelle differenze politiche emerse dalle mozioni, un quadro che può essere foriero di nuovi sviluppi sul terreno della condivisione delle responsabilità. In ultimo è fondamentale cogliere un aspetto legato ad una cultura politica cresciuta nel corso di questi anni grazie alla potente elaborazione e contaminazione con il movimento, ovvero una cultura che si misura con il consenso, con la capacità di verificare il proprio lavoro politico, con la dimensione collettiva. In questo quadro Rifondazione comunista è oggi più avanti e ritengo che la prossima fase dovrà contribuire decisamente a questo processo di profonda innovazione politica e organizzativa che è quella di un partito autonomo e comunista alla sua prima esperienza di partecipazione al governo.

Alfio Nicotra

Lo dico sottovoce ma spero con la sufficiente forza. Intendo protestare per la decisione di tenere la direzione e il comitato politico nazionale nei giorni del Forum Sociale Europeo di Atene. Abbiamo ripetuto a Venezia che la nostra bussola politica era sintetizzata nella parola d’ordine "governo leggero e movimento pesante". Devo dire che come esordio non è molto incoraggiante… Mi rendo conto della straordinarietà della situazione che sta vivendo il nostro partito ma leggo in questa, diciamo così, non sufficiente sensibilità a quello che è uno degli appuntamenti dei movimenti di lotta più importante del nostro continente, una spia di un pericolo che abbiamo davanti: quello che le priorità della nostra agenda siano imposte da una torsione istituzionale e da una attenzione predominante solo agli assetti e dinamiche di governo. Mi auguro che sia solo una congiuntura. Perché è evidente che se il Prc decide di affrontare il Forum con un atteggiamento di basso profilo questo ha conseguenze a cascata anche su altre cose. Ne cito una su tutti. il partito della Sinistra Europea. Noi sappiamo come alcuni dei partiti che vi hanno aderito non hanno avuto una spontanea adesione al movimento dei movimenti e ai suoi appuntamenti. Sono stati coinvolti in questa contaminazione grazie alla nostra iniziativa ed esempio. Se Rifondazione trascura il movimento altri - che non sono mai stati del tutto convinti - si sentiranno legittimati a fare altrettanto. Quanto al compagno Giordano, che voterò con convinzione, non ho nessuna obiezione da fare: è sempre stato disponibile quando lo abbiamo chiamato e ho fiducia nelle sue capacità. Avrei preferito però una metodologia differente. Sappiamo che con la trasmigrazione di larga parte del gruppo dirigente nel parlamento e nel governo restano scoperti settori chiave e decisivi per la vita del Prc (l’area movimenti, del lavoro, esteri e pace, per non parlare dell’organizzazione). Sarebbe stato più logico e razionale che approvassimo contestualmente al nuovo segretario anche un riequilibrio, che io ritengo assolutamente necessario, per dare un preciso segnale che il partito non si chiude nell’istituzioni (ne lo si può governare da lì pena il suo snaturamento) e che immediatamente siamo in grado di riprendere l’intervento di massa e di movimento. Credo che il recupero dell’autonomia del partito sia la priorità che Franco si troverà davanti e, nel fargli gli auguri di buon lavoro, auspico che lo affronti con grande decisione nelle prossime settimane.

Gianluigi Pegolo

Sostituire Fausto Bertinotti nella carica di segretario non è certamente facile. La sua è stata una gestione "forte". A tale riguardo, colgo l’occasione per formulargli i più sinceri auguri per l’impegno istituzionale a cui è stato chiamato. Per quanto riguarda la candidatura di Franco Giordano non mi permetto di esprimere valutazioni. Al di là delle sue indubbie capacità, infatti, resta diritto della maggioranza indicare il nome del nuovo segretario e io ne prendo atto. Il mio voto sarà conseguentemente di astensione. Questa scelta costituisce anche una scommessa sulla volontà unitaria che è stata qui espressa Nei prossimi mesi il partito, in ragione della sua nuova collocazione di governo, sarà posto di fronte a questioni decisive. La prima è la capacità di garantire - in un quadro così difficile - l’autonomia del partito, impedendo che abbia il sopravvento una spinta all’omologazione. La seconda è costituita dalla capacità di dare risposta alla domanda sociale con un’azione di governo riformatrice, tenendo aperta la prospettiva dell’alternativa. La terza questione attiene al rapporto fra costruzione della sinistra di alternativa - esigenza obiettiva ma che va assunta con spirito unitario e senza erigere steccati verso chicchessia - e il mantenimento e rafforzamento di una opzione comunista che non può essere rimessa in discussione. L’ultimo nodo riguarda le scelte concrete che si intendono assumere sul piano della gestione del partito. L’unità del gruppo dirigente non può essere condizionata all’esistenza di una totale omogeneità. Decisivo è invece riconoscere alle varie posizioni presenti nel partito piena cittadinanza - a tutti i livelli - nelle strutture di gestione del partito. A tale proposito duole costatare che nell’ultimo periodo non si sono fatti passi avanti significativi, come dimostrano le prime scelte compiute sugli incarichi istituzionali, attribuiti totalmente alla maggioranza.

Giovanni Russo Spena

Sosterrò Giordano segretario come punto di equilibrio condiviso per proseguire il percorso di innovazione. La sua propensione al rinnovamento è metafora di un investimento sul futuro, non ritorno al passato. Dovremo dare un impulso forte a una nuova direzione collegiale, organizzarla, rendere più intenso e dialettico il rapporto tra centro e periferia come condizione per la stessa autonomia del partito e per evitare che esso si trasferisca nelle istituzioni ad amministrare il presente. Ancora più forte dovrà essere la nostra spinta innovativa all’interno di un contratto storico in cui si ridislocano i poteri a livello nazionale e internazionale, in cui assumono identità nuove gli stessi movimenti sociali, dal conflitto di classe (in Italia come in Cina), ai conflitti di comunità ribelli e democratiche (si pensi all’America Latina). Usciamo da un ciclo politico aspro. Si apre un ciclo nuovo in cui i paradigmi del congresso di Venezia diventano discriminante di identità e strategia. Incontreremo grandi difficoltà ma anche straordinarie possibilità se sapremo, in una fase di crisi della globalizzazione liberista e di crisi di civiltà, innovare anche le categorie del rapporto poteri/governo/società, mettendo al centro statuti di cittadinanze in una società meticcia. Dovremo vivere la nostra identità come un orizzonte di senso che ci sfida come comunità e come individui.

Patrizia Sentinelli

Non posso oggi parlare di politica, di fase, di agenda, di iniziative da intraprendere senza nominare i sentimenti profondi che mi vengono in superficie. D’altronde per noi la politica non è mai scissa dai sentimenti e dalle passioni; guardiamo, infatti, sempre ai soggetti, ai loro desideri e autorganizzazione. C’è un insieme di malinconia, di soddisfazione e di entusiasmo che mi pervade. Siamo nella politica, ma mi sento anche nella storia, che stiamo, infatti, scrivendo insieme. E’ un fatto straordinario che Bertinotti sia presidente della Camera dei Deputati. Questo ci priva di un Segretario, ma ci assegna nuovi compiti e nuove altre responsabilità, ad ognuno e ognuna di noi e a noi tutti. Fausto è stato già apprezzato per l’importantissimo discorso alla Camera, ma – mi riferiscono - anche per un garbo particolare con cui segna i suoi rapporti con chi lavora al Parlamento. E’ il riconoscimento del valore del pubblico, non solo educazione, quello che emerge è il valore della cosa pubblica e di chi vi opera. Ora dobbiamo votare il nuovo Segretario, lo farò convintamente per Giordano che ho conosciuto appena entrata a Rifondazione Comunista durante il mio compito di Responsabile Lavoro della Federazione di Roma. Ricordo con gratitudine il suo impegno costante per coniugare la questione politica con quella sociale, battendo autoreferenzialità, politicismo e settarismo. Lo ricordo anche impegnato per sconfiggere quell’idea deleteria del cosiddetto sviluppiamo, ancora presente, ahimé, anche tra coloro che parlano di innovazione. Non c’è innovazione, infatti, se si separa ambiente e lavoro in una logica neutra di crescita e sviluppo. Così come non c’è innovazione se non ci facciamo attraversare da quella cultura e pratica agita dai giovani comunisti nel partito e nel Movimento. Da ultimo, oltre gli auguri a Franco, chiedo un impegno per la Sinistra Europea – sezione italiana. Nei territori in diverse situazioni si sta già lavorando e sperimentando. Non possiamo perder tempo e deludere aspettative. Occorre subito lavorare ad un grande incontro, un evento significativo per giugno.

Sandro Valentini

Sono molto d’accordo con la proposta di Franco Giordano segretario, non solo perché è la proposta che riscuote il consenso più alto nel partito, ma anche perché, mi pare, una figura di grande garanzia rispetto alla fase politica nuova che si è determinata con il voto del 9 aprile. Si è discusso molto, sia nel Cpn sia nella riunione congiunta tra Direzione ed Esecutivo Nazionale, sull’interpretazione oggi da dare sul Congresso di Venezia, se è superato o no, e cosa resta di politicamente valido di quella assise. Per quanto mi riguarda considero il congresso di Venezia alle nostre spalle, superato dallo sviluppo degli avvenimenti politici. Vorrei essere ancora più chiaro: considerare superato il Congresso di Venezia non vuol dire non riconoscerne l’esito politico, la linea politica che da esso è scaturita. Come, per quanto mi riguarda, rivendico pienamente il percorso congressuale che mi ha portato ha contrastare le posizioni della maggioranza. Ma oggi al centro del confronto politico tra noi vi sono ben altre problemi, dovuti alla fase nuova segnata dalla sconfitta di Berlusconi. Al centro del dibattito vi sono tre questioni fondamentali: come qualificare la nostra azione di governo rivendicando l’attuazione dell’accordo di programma sottoscritto; come costruire una Sezione italiana della Sinistra Europea dalle caratteristiche di massa e che sia una prima tappa della realizzazione del più vasto processo unitario della sinistra di alternativa, questione su cui registriamo purtroppo più di una difficoltà; come dare nuovo vigore e slancio al processo della rifondazione comunista. Infatti, il partito rischia in questo momento una deriva istituzionale e una messa in discussione della sua autonomia proprio perché gran parte del gruppo dirigente svolge ora compiti istituzionali. Per questo occorre un gruppo dirigente allargato autorevole, che dia certezze, che punti alla pratica della collegialità e che sia riconoscibile per tutto il partito. A me pare che Giordano può svolgere positivamente questo ruolo e ricercare un giusto equilibrio tra innovazione e rinnovamento generazionale e necessità di essere all’altezza dei compiti. Occorre però realizzare una precondizione, come alcuni di noi, della mozione "Essere comunisti" hanno affermato in un documento pubblicato su Liberazione. Questa situazione politica nuova richiede il superamento di tutto le Mozioni, non solo di quelle di minoranza. Un impegno in questo senso deve essere preso da tutto il partito superando le modalità con cui si sono costruiti in questa fase i gruppi dirigenti, nominati i settori di lavoro e indicate le rappresentanze parlamentari.

 

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