Comitato Politico Nazionale - 5 - 6 ottobre 2007

Gli interventi 3

 

Liberazione 12 ottobre 2007

Francesco Ferrara

Condivido la relazione del segretario. Siamo chiamati nei prossimi giorni ad importanti ed impegnativi appuntamenti. Il primo fra tutti la riuscita della manifestazione del 20 ottobre. Riportare in piazza il popolo della sinistra e del cambiamento è un primo antidoto alla crisi che attraversa la politica. L’elemento della partecipazione, dell’impegno, può contribuire a ridurre la distanza che c’è tra la società e la politica. Ma la manifestazione nasce anche dalla necessità di far esprimere tutto il malessere che in questo periodo avvertono le lavoratrici ed i lavoratori, i giovani ed i pensionati, delusi dalle scelte di questo governo. Per queste ragioni dobbiamo compiere tutti i nostri sforzi per il massimo della partecipazione, provando a farla vivere anche come prima tappa della nuova soggettività della Sinistra unitaria e plurale in Italia. Bene abbiamo fatto a salvaguardare il processo unitario della Sinistra, a partire dall’accordo tra i ministri sulle proposte di modifica all’accordo del 23 Luglio. Più forte sarà la manifestazione, più si vedrà il disagio sociale, più potremo incidere nel Parlamento per modificare quell’accordo. Vedo due altri appuntamenti che hanno a che fare con noi, con la nostra iniziativa e proposta. In primo luogo il referendum CGIL-CISL-UIL sul protocollo d’intesa. Non c’è dubbio che si tratta di un grande fatto di democrazia ne nostro paese, speriamo che si possa ripetere anche sugli accordi contrattuali. Dobbiamo guardare a questo appuntamento con grande rispetto, ma mantenendo tutta la nostra autonomia. I soggetti promotori sono il sindacato, noi siamo un Partito, qualunque sarà l’esito è compito nostro far valere le ragioni profonde del malessere. Noi abbiamo espresso un giudizio negativo e coerentemente dovremo fare la nostra battaglia per migliorare l’accordo. Per questo è sbagliato impegnare il partito in prima persona sul No. Infine il 14 ottobre ci saranno le primarie, si potrebbe dire che insieme alla consultazione ed alla manifestazione del 20 Ottobre è l’altro evento democratico e partecipativo. Certo noi non condividiamo questa forma di democrazia basata solo su una competizione leaderista, ne la natura del P.D, ma nell’immaginario collettivo verrà vista come un tentativo di rispondere alla crisi della Politica attraverso la riduzione dei partiti (quindi una semplificazione contro la frammentazione) ed il tentativo di rendere marginale la Sinistra in questo Paese. Il PD, può avere una grande forza attrattiva. Se fosse solo per queste ragioni dobbiamo accelerare il processo della costruzione del soggetto unitario e plurale della Sinistra. Altrimenti non ce la faremo a resistere al fenomeno PD se la Sinistra resta frammentata, in quanto non dà l’idea di una forza in grado di competere. Dentro questo corso dobbiamo andarci con tutto il portato di esperienze, pratiche (a partire da Genova) e innovazione politica (nonviolenza) che abbiamo prodotto se non vogliamo che il nuovo soggetto sia solo la sommativi dei ceti politici.

Alfonso Gianni

Sono convinto che il nocciolo del nostro congresso sia rappresentato da due questioni: la costruzione di un nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra d’alternativa e la nostra collocazione nel governo, sia per il se che per il come. In ciò sta precisamente l’originalità dell’appuntamento congressuale rispetto ai precedenti. Sul primo punto. La costruzione del partito democratico non determina un vuoto, anzi un pieno, che noi non condividiamo. Già i primi passi indicano che la scelta di occupare il centro dello schieramento politico, abbandonando quello di sinistra, non avviene con una semplice riedizione di vecchi contenuti. Sul piano economico siamo su una linea che può essere definita di liberismo sociale, che pone al centro le esigenze prima di tutto dell’impresa, in particolare prima del lavoro ma anche prima della pura rendita, e su questa base cerca di  intercettare la nuova imprenditorialità affermatasi recentemente. Sul piano internazionale il multipolarismo si congiunge con una certa consapevolezza dei cambiamenti che avvengono nel sistema capitalista globalizzato, con il progressivo deperire del peso degli Usa (fatta eccezione per il ruolo militare) e la crescita del polo asiatico. Sul piano istituzionale ci si muove verso un sistema bipartitico, sempre più impermeabile alla democrazia reale. Sul piano organizzativo il Pd si prepara ad occupare tutti i posti di potere, ad essere un modello di “partito pigliatutto”. Per noi non si tratta soltanto di fare massa critica, ma di affrontare i nodi tecnici e politici per ridisegnare il volto della sinistra del XXI secolo. La forma organizzativa appassiona poco, fermo restando che la FLM era comunque iscritta in un processo di unità organica. A noi mancano i consigli di fabbrica e l’omogeneità di categoria. Ma possiamo ovviare costruendo comitati su scala territoriale, unificando i gruppi parlamentari, gli organi di stampa, arrivando alla riunione degli stati generali con le tappe tracciate del percorso. Sul secondo punto. Il governo è un’articolazione della nostra iniziativa, in questo senso una variabile dipendente, ma è soprattutto un’occasione non una disgrazia. Sarebbe un suicidio abbandonarlo ora. Sarà comunque il congresso a decidere. Sulla finanziaria abbiamo ottenuto dei risultati si comincia una politica di ridistribuzione. Sul protocollo del 23 luglio c’è spazio per ottenere dei miglioramenti. L’esito del voto dei lavoratori, che certamente non sarà plebiscitario, andrà interpretato e fatto pesare. La manifestazione del 20 più popolare ed eterogenea sarà, più sarà utile in questo senso. 

 

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