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Comitato Politico Nazionale - 5 - 6 ottobre 2007 |
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Documento respinto |
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Presentato da Cannavò e altri |
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Liberazione 12 ottobre 2007 La crisi politica del governo Prodi è sotto gli occhi di tutti e affonda in una politica non solo distante dalle ragioni e dalle attese della sua base sociale ma addirittura contraria e avversa a quel mondo. La firma del Protocollo di intesa sul Welfare è indicativa di questo giudizio: dal superamento della legge 30 e dall’abolizione dello scalone Maroni si è passati a inglobare le leggi delle destre nel programma dell’Unione, stabilizzandole con l’avallo del sindacato. Un voltafaccia ignobile che non ha visto finora rappresentata l’opposizione necessaria. La sinistra di governo, di cui anche il Prc fa parte, non riesce ad andare oltre semplici emendamenti al Protocollo accettandone di fatto l’impianto e avallandone così la filosofia. La stessa manifestazione del 20 ottobre non è stata promosso per respingere l’accordo e le altre nefandezze del governo ma per stimolare Prodi a far meglio, quindi per sostenerlo ulteriormente. Noi pensiamo che l’Accordo di luglio faccia venire meno qualsiasi abili sulla natura del governo e sul suo fallimento e che quindi andrebbe respinto nettamente, non solo in Consiglio dei ministri ma anche in Parlamento. In particolare va respinto nel paese votando e invitando a votare NO alla consultazione promossa da Cgil, Cisl e Uil e organizzando uno sciopero generale contro le politiche del governo. Il nostro contributo attivo per la generalizzazione dello sciopero generale indetto dal sindacalismo di base per il 9 novembre va in questa direzione. 2. Pur non essendo l’unica causa l’azione socialmente disastrosa del governo e della sinistra al suo interno contribuisce ad alimentare quella che comunemente è chiamata crisi della politica. La subordinazione alle linee guida del liberismo peggiorando le condizioni di vita di milioni di persone esacerba la conflittualità con la politica istituzionale coinvolgendo la stessa sinistra di governo. La frammentazione e disgregazione sociale trova sempre meno una risposta unitaria e esauriente sul piano politico, tutto intento a manovre e manovrette, e questo contribuisce ad alimentare spinte populiste o forme estemporanee di partecipazione democratica che non possono essere esaltate ma nemmeno demonizzate, semmai comprese e analizzate a fondo. Contemporaneamente assistiamo a forme virtuose di partecipazione e conflitto – il movimento No Dal Molin, i No Tav, un ritrovato protagonismo operaio, le lotte dei precari – che si caratterizzano per la distanza dai partiti della sinistra come dimostrano le importanti assenze dalla manifestazione del 20 ottobre. E’ una lettura esauriente della società italiana quella che serve alla sinistra a partire dalla critica serrata alle scelte fatte finora. Per quanto riguarda il Prc significa fare i conti con il fallimento dell’impianto emerso dal Congresso di Venezia. 3. E invece il governo, e la sinistra al suo interno, perseguono una scelta suicida dopo l’altra nonostante i segnali inequivocabili che giungono dalle fabbriche e dai luoghi di lavoro in generale. Il caso Mirafiori e non solo parla chiaro. La stessa Finanziaria è il frutto di questa incapacità di offrire una svolta e di recepire istanze sociali profondamente ignorate negli ultimi venti anni. E’ una Finanziaria che fa un ulteriore regalo alle imprese e che offre un bonus-mancia ai ceti debolissimi, bypassando il lavoro dipendente. La promessa di tassare le rendite finanziarie scompare così come scompare l’ipotesi di una redistribuzione fiscale a favore del lavoro dipendente. Una Finanziaria in linea di continuità con le precedenti anche se non sul piano della quantità e che non può essere disgiunta dai collegati che si porta dietro, a partire dal collegato sul Welfare. 4. Questa crisi agisce in profondità sullo stesso Prc che vede esaurire progressivamente il suo ruolo chiudendo di fatto un ciclo della sua storia e della storia politica italiana. La linea della “sinistra di governo”, della “riduzione del danno” ricolloca Rifondazione, infatti, dentro l’alveo tradizionale della sinistra storica italiana, quello da cui si era tentato di uscire nel 1991 con la nascita di questo partito. In realtà è proprio il ciclo apertosi nel ’91, con la nascita del Pds, di Rc che si chiude. E si chiude con una sconfitta: da partito che provava a rappresentare un’alternativa alle destre ma anche al centrosinistra oggi Rifondazione si propone un progetto politico interno al centrosinistra nell’improbabile tentativo di riformare il sistema attuale. 5. Un nuovo ciclo è davanti a noi e non lo si affronta reiterando una quadro politico che non esiste più. La nascita del partito democratico pone alla sinistra di classe il compito di una ridefinizione del proprio orizzonte strategico e delle proprie proposte. Il gruppo dirigente del Prc, sia pure con reticenze, mediazioni e confusioni, affronta il nodo proponendo una “uscita da destra” dalla crisi in direzione di una nuova Sinistra unita e plurale che propone un orizzonte riformista e interno al sistema, nell’ottica del “meno peggio” e della “riduzione del danno”. La rapida convocazione degli Stati Generali di questa sinistra va in questa direzione. Noi proponiamo un’uscita da sinistra, certo difficile e irta di ostacoli, ma ineludibile se vogliamo mantenere una prospettiva di classe e anticapitalista. Un progetto che si rende indisponibile a governare con il Pd di Veltroni e con questo centrosinistra, che recuperi la propria indipendenza di classe, decisamente orientato verso il movimento e in grado di riprogettare un moderno radicamento sociale. 6. Sinistra critica propone a tutti e si impegna fin d’ora in questo progetto proponendo a tutte le forze disponibili l’avvio di una Costituente Anticapitalista, ecologista, femminista, internazionalista. Contro l’ipotesi della sinistra senza aggettivi noi proponiamo molti aggettivi per recuperare l’esperienza migliore della rifondazione comunista, quella di Genova, dei movimenti e dell’indipendenza dal centrosinistra. Oggi le sinistre sono due anche a sinistra del Partito democratico. 7. Vogliamo costruire un’altra sinistra che riattualizzi la tematica della rivoluzione, così come si era intuito nel testo introduttivo al congresso del 2001, cioè recuperi le migliori intuizioni della rifondazione comunista e che scommetta, come sempre, su un progetto di movimento. Al fallimento della sinistra istituzionale e di governo e alle difficoltà provocate dalla sconfitta sociale si risponde con l’opposizione sociale, costruendo mobilitazioni, reti e strutture unitarie del conflitto sociale. Abbiamo provato con i fatti, lo scorso 9 giugno, la fattibilità di un processo di questo tipo. Chi lo ha voluto marginalizzare o denigrare lo ha ricondotto rapidamente nel recinto della manovretta politica parlando di “Cosa rossissima” o altro ancora. Si tratta invece della possibilità reale di innescare una dinamica di movimento nel quale ci sentiamo pienamente impegnati. La costituzione di Patti di azione unitari rappresenta la possibilità reale di rilanciare un processo unitario e plurale. Lo sciopero generale del 9 novembre e poi la manifestazione contro i rifiuti di Acerra del 13 ottobre, la mobilitazione dei migranti del 26 e 27 ottobre, la manifestazione di Cameri contro gli F35 del 4 novembre, quella per la ripubblicizzazione dell’acqua del 1 dicembre, il “ritorno a Venaus” l’8 dicembre e, soprattutto, la tre giorni contro la guerra a Vicenza prevista il 14, 15 e 16 dicembre sono i tasselli di questa iniziativa di movimento. 8. La fase che ci accingiamo ad affrontare si configura densa di avvenimenti: l’approvazione o meno della Finanziaria e del Protocollo sul Welfare; la nascita di fatto della “Cosa Rossa”; l’evoluzione della guerra e il coinvolgimento italiano in essa; le vicende del movimento, sono tutti elementi che si dispiegheranno nelle prossime settimane. Un congresso di Rifondazione che si svolgesse alle porte della primavera giungerebbe in ritardo e a cose fatte. Per questo proponiamo che la fase congressuale si apra davvero entro l’anno con lo svolgimento dei congressi di circolo e di federazione, convocando il Congresso nazionale nel mese di gennaio. Salvatore Cannavò, Matteo Bartolini, Sergio Bellavita, Claudio Bettarello, Luigi Ciotti, Lidia Cirillo, Danilo Corradi, Flavia D’Angeli, Christian Dal Grande, Nadia De Mond, Roberto Firenze, Aurelio Macciò, Elena Majorana, Gigi Malabarba, Cinzia Nachira, Chiara Siani, Nando Simeone
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