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Si è concluso il comitato politico nazionale di Rifondazione |
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Franco Giordano sull’unità della sinistra «Stati generali sul modello del social forum» |
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Angela Mauro |
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Liberazione 7 ottobre 2007 Soggetto unitario e plurale della sinistra. Da tempo ormai la formula viene ripetuta fino alla noia, ma il comitato politico nazionale del Prc riunito a Roma per lanciare la fase preparatoria al settimo congresso (a marzo) prova a metterla a fuoco, a darle un senso più compiuto di quanto enunciato finora. Lo sforzo è evidente negli interventi che interloquiscono con la relazione di apertura del segretario Franco Giordano e che nominano problemi e preoccupazioni mai puntualizzati prima in modo così aperto. A cominciare da quelli legati alla novità politica di questa fase: la nascita del Partito Democratico, proposta che sicuramente presuppone una «passivizzazione e americanizzazione» della società, che sradica la politica dai suoi fondamenti novecenteschi, che liquida la distinzione destra-sinistra, ma che comunque crea fermento nella società, può risultare affascinante, può determinare «un consenso, seppure passivo», avverte Giordano. Rifondazione allora non sceglie la «funzione testimoniale», è la replica del segretario all’opposizione interna alla linea di maggioranza (Falce e Martello, l’ex ferrandiano Veruggio, Giannini e Pegolo dell’Ernesto, Sinistra Critica). Ma, pur preservando la propria «autonomia politica e organizzativa», si mette a disposizione del processo unitario che vedrà una tappa fondativa, entro la fine dell’anno, negli stati generali della sinistra, che Giordano immagina «sul modello dei Forum Sociali con i loro temi, la loro idea di democrazia partecipativa». Guardando alla manifestazione del 20, che tutti gli interventi danno ormai per scontata, il “parlamentino” del Prc si concentra su quello che succederà dal 21 in poi e fa il pieno dei contributi sul processo unitario a sinistra, sulla presenza al governo, sulla fase difficile per la sinistra in tutta Europa. Condivisa l’opportunità di organizzare una consultazione del popolo del Prc sulla presenza al governo (è fortemente perplesso Marco Gelmini, segretario dell’Abruzzo, è perplessa anche la deputata Graziella Mascia, «ma lo si è detto, si deve farla»). Condivisa dalla maggioranza anche la prospettiva del soggetto unitario e plurale, sul quale la discussione è aperta e vivace, con interventi che “si parlano e intrecciano” tra loro. Nichi Vendola intravede un «rischio schianto se diventiamo solo sopravvivenza e se non mettiamo in campo un processo vero il cui esito non può essere predeterminato». Perchè «soggetto unitario e plurale non deve essere un ritornello», ma deve «motivare il popolo della sinistra ad incontrare una nuova generazione che fa politica». E’ la richiesta di un cambio di leadership? Anche, ma la questione viene posta nei termini di un «rinnovamento» del modo di fare politica, non in quelli della mera funzione di dirigenza. «Il tema della leadership è pericoloso - spiega il governatore della Puglia - può essere un surrogato di un rinnovamento che non c’è, una copertura, speculare alla passivizzazione della società». Il capogruppo del Prc Giovanni Russo Spena mette il dito nel grillismo: «C’è anche tra il nostro popolo. Alle lotte contro i rom partecipa anche parte del nostro elettorato: dobbiamo dircelo». Per dire che la crisi della politica non è un fenomeno estraneo. Ne parla anche Graziella Mascia che replica a Ferrero sull’invito a imitare il partito olandese del Pomodoro e il suo impegno mutualistico: «E’ un partito simpatico, ma sull’immigrazione ha scelto la direzione mercantile, delle quote». D’accordo Gennaro Migliore. «Non si può valutare un processo politico sulla base dei comportamenti etici: anche Hamas fa un lavoro mutualistico», è la provocazione del capogruppo alla Camera che invita invece a tenere presente l’esempio della Linke tedesca «che ha scelto di incontrare la soggettività esterna della Pds». Ad ogni modo, la sinistra unitaria e plurale «deve essere l’approdo da cui partire sempre, non è il rifugio per dire noi siamo meglio degli altri». E’ elaborazione basata sulla «memoria, che però non è identità statica ma soggettività agente». Per il segretario regionale della Puglia Nicola Fratoianni il processo unitario «va vissuto come una scossa sui nostri elementi di rassicurazione, come l’identità». Niccolò Pecorini, segretario regionale in Toscana, pone l’accento sul «come funzionerà» l’unità a sinistra: «il punto non è la federazione, non sono i nomi, ma chi detiene il potere, chi decide i tempi». Si devono rivedere i «processi decisionali» anche per Elisabetta Piccolotti, coordinatrice nazionale dei Giovani Comunisti. Per garantire la partecipazione vera al di là dei partiti. Perchè, dice, (sposando la tesi di Peppe De Cristofaro deputato e segretario della Campania che ha fatto il pieno delle citazioni in cpn per aver detto che «non esiste una questione settentrionale, ma solo una meridionale legata a emigrazione e povertà»), «non dobbiamo rinchiuderci nel recinto delle forme organizzate dei quattro partiti». Elegante l’accento sui termini «contaminazione e sintesi», inapplicabili, secondo Piccolotti, al percorso unitario, perchè il primo valeva con i movimenti, nel periodo di Genova; il secondo è impossibile tra le diverse culture della sinistra: meglio un «percorso di ricerca per rinnovare la cultura politica della sinistra». Ma il percorso unitario «non è la panacea per la risoluzione di tutti i problemi, anche se mi trova d’accordo», avverte il deputato Maurizio Acerbo, che chiede al partito di «fare un bilancio sulla presenza al governo». «Un dibattito sul tema», invoca la parlamentare Elettra Deiana. Ancora più tranchant sulla questione è Alberto Burgio, di Essere Comunisti: «Il governo è il risultato di una linea politica sbagliata, il prossimo congresso indaghi il problema alla radice». Burgio condivide la relazione del segretario, anche se, propone, «dobbiamo salvaguardare la nostra soggettività nel percorso unitario». Per Claudio Grassi va seguito il percorso della conferenza di Carrara: «Permanenza e rafforzamento del Prc. La non partecipazione di Sd al 20 ottobre e i giudizi diversi sul welfare sono problemi da non sottovalutare». Tutto diverso l’approccio di Giacomo Schettini, segretario del Prc in Basilicata. Nel processo unitario si sta «senza avarizia e senza boria di partito, quella boria che Gramsci metteva in contrapposizione alla connessione sentimentale. Dobbiamo avere più fiducia nell’innovazione messa in campo, senza regimi protezionistici». Di ritorno dall’Onu dei Popoli di Perugia, preparatorio alla marcia di oggi, Patrizia Sentinelli invita ai «passi concreti: l’unità non è la risposta a tutto, ma dobbiamo farla». Un cpn intenso nel quale però si trova lo spazio per un momento di ilarità. Per Michele De Palma, responsabile Movimenti della segreteria, c’è un regalino in presidenza: un ciucciotto, “donato” dai compagni Fratoianni e De Cristofaro. Uno scherzo tutto giocato sull’idea di De Palma di scendere in piazza il 20 ottobre con i ciucciotti contro Padoa Schioppa e la sua infelice battuta sui “bamboccioni”. «Pensiamo ai ragazzi della Calabria - si fa serio De Palma - che hanno trovato il loro riferimento in De Magistris e non nella sinistra o nel Pd. E’ un problema anche per noi».
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