Nessuna sorpresa nei posizionamenti interni rispetto alla relazione del segretario. Sinistra critica lascia immaginare una futura scelta di autonomia dal partito. Mantovani conferma le critiche al percorso unitario della sinistra. Gianni: «E’ necessario». Ferrero: «Crisi della politica? Imitiamo il partito olandese del Pomodoro»

Il Prc avvia la fase congressuale. Prima tranche del dibattito in cpn

Angela Mauro

Liberazione 6 ottobre 2007

A giudicare dall’alta partecipazione, si capisce subito che questo comitato politico nazionale lancia la fase congressuale di Rifondazione Comunista, che, secondo la proposta di Franco Giordano, cadrà nei giorni dal 6 al 9 marzo dell’anno prossimo. Il Prc viaggia verso «il soggetto unitario e plurale della sinistra», dice il segretario nazionale, fatta salva «l’autonomia politica e organizzativa del partito», cioè nessuno scioglimento in vista. Dunque, unità federativa con Sd, Pdci, Verdi per rispondere alla sfida del momento che vede la sinistra in Europa esposta «non ad un semplice rischio di sconfitta, ma al vero e proprio rischio di esistenza».

La prima tranche del dibattito (la seconda si svilupperà oggi) non registra particolari sorprese nel posizionamento interno rispetto alla relazione del segretario. Si smarca Sinistra Critica con Salvatore Cannavò, che lascia immaginare una futura scelta di autonomia dal partito. «Dopo il prossimo congresso per molti di noi le cose non saranno come prima», spiega, ribadendo la propria alternativa alla linea di maggioranza: «Una costituente anticapitalista».

Critico anche Gianluigi Pegolo dell’Ernesto, che in disaccordo con la prospettiva di soggetto unitario della sinistra, propone al partito di intraprendere invece il percorso del «polo anticapitalista».

Anche Ramon Mantovani - in maggioranza allo scorso congresso - conferma le proprie perplessità sul percorso unitario con Sd, Pdci e Verdi. «Voglio contaminarmi con i movimenti, non con Diliberto, Rizzo e Sd. Un partito si misura dalla sua capacità di costruire spazi pubblici e antagonisti nella società e non solo sulle elezioni». Il partito dovrebbe invece mantenere fede agli impegni annunciati, come «fare la consultazione del proprio popolo sulla partecipazione al governo», propone il deputato.

Sollecitazione che viene raccolta sia dal vicepresidente del Senato Milziade Caprili che dal responsabile Organizzazione Francesco Ferrara, seppure entrambi dissentano dalle critiche di Mantovani sul processo unitario. Come sempre apertamente in dissenso con Mantovani, si colloca Alfonso Gianni. Per lui il soggetto unitario e plurale è una necessità che però deve «preoccuparsi» della nascita del Pd, che non può essere liquidato come «vuoto», in quanto, anche se da destra, produce un «fermento nella società». Dunque, avanti con l’unità, sia quella dei «gruppi parlamentari», che quella degli «organi di stampa, cui andrebbero accompagnati una radio e una tv della sinistra», dice il sottosegretario allo Sviluppo Economico. E poi basta con il vivere il governo «come una disgrazia». E’ una «opportunità e va agita da dentro», sostiene Gianni, pur ammettendo che «questa Finanziaria non è di svolta ma di transizione».

Crisi della politica? Anche qui, basta con «il prendersi in giro: o ci rendiamo conto che la crisi è nella società oppure avremo sempre difficoltà a rapportarci con i movimenti reali, scambiando fuochi di paglia per armi rivoluzionarie». Difendendo a spada tratta il percorso federativo della sinistra («Il partito unico è un imbuto organizzativo: invece dobbiamo inventare nuove forme di partecipazione»), Paolo Ferrero spiega bene la sua ricetta per rispondere alla crisi della politica. «Ne siamo interni - dice il ministro - Dobbiamo rifarci al modello del Partito del Pomodoro, esperienza olandese cresciuta fino al 17 per cento dei consensi negli ultimi anni di forte ventata populista, risposta da sinistra che ha adottato un codice secondo cui ogni dirigente, anche se parlamentare, guadagna non più di duemila euro al mese».

Oltre che al congresso, si guarda alla scadenza molto più ravvicinata della manifestazione del 20 ottobre. Fino ad allora, c’è un «ostacolo», dice Ferrara: «il referendum sindacale sul protocollo del 23 luglio» che tutta la sinistra vuole modificare in Parlamento. La parola d’ordine è che il Prc «è con le ragioni di chi vota no all’intesa su welfare e pensioni». E’ il ben servito a chi critica la scelta del partito di non fare campagna per il no. «Il referendum - spiega Ferrara - non l’abbiamo promosso noi: se l’autonomia vale per i sindacati, vale anche per i partiti».

Oggi la seconda giornata di un cpn che si è aperto con la commemorazione del partigiano Giovanni Pesce, scomparso il 27 luglio scorso.

 

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