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Comitato Politico Nazionale 3-4 luglio 2004 |
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Gli interventi scritti 3 |
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Liberazione 11 luglio 2004 Pietro Magra Federazione di Brescia Possiamo dire che con il voto del 12-13 giugno il partito ha risposto positivamente alla continua richiesta di ampi strati della popolazione, critica alla guerra e alle politiche neoliberiste, di creare le condizioni per una alternativa di sinistra e la conseguente cacciata del governo delle destre. La nostra crescita naturalmente è il frutto dell’impegno e delle lotte che abbiamo fatto fianco a fianco dei movimenti, a salvaguardia e per il mantenimento dei principi quali: la pace, la guerra, i diritti, il lavoro, la precarietà e per una prospettiva di un futuro migliore per noi e per tutti. Senza ombra di dubbio si può dire che oggi nel nostro paese si è creata una nuova situazione politica e che il ruolo del nostro partito diventa sempre più arduo per le scelte che è chiamato a fare - una di queste potrebbe essere una nostra presenza in un eventuale governo di alternativa - a tale proposito la relazione introduttiva del segretario dedica una accurata analisi che io condivido perché rappresenta il vero nocciolo della questione. L’obiettivo primario è realizzare l’alternativa, ovvero Rifondazione deve dare voce a tutti quelli che oggi sono all’opposizione e che hanno riposto in noi le loro speranze per un vero cambiamento. Ma se andando al governo ci si distacca dal mandato popolare non solo perdiamo i consensi ottenuti, ma vanifichiamo le lotte fin qui sostenute e disperdiamo tutti quei soggetti che sono utili alla realizzazione per la trasformazione di questa società. Questa a mio avviso è la questione centrale e decisa per il nostro futuro di partito e di movimento. Di tutto questo ne parleremo al prossimo congresso che si svolgerà nei primi mesi dell’anno venturo. Sono sicuro che sapremo affrontare pacatamente tutti quei passaggi per far sì che il partito possa continuare a crescere e assieme ai movimenti sia la speranza che oggi non l’alternanza, ma l’alternativa di sinistra sia più vicina. Matteo Malerba Direzione nazionale Il voto europeo ed amministrativo ci consegna due dati certi: la sconfitta politica ed elettorale del governo Berlusconi e l’affermazione positiva del partito (+1,1% sulle politiche). Tutta Rifondazione ha contribuito per questo risultato ed ora è nella condizione per porre all’ordine del giorno la cacciata del governo delle destre. Subito. Il Cpn fila facile nella discussione se la lettura è quella inconfutabile del premio elettorale su una linea precisa, il governo con l’Ulivo. Il confronto su questa prospettiva snocciola posizioni diverse che alla base hanno una grande preoccupazione; il possibile naufragio disastroso per il Prc, visto di quali contenuti si sta caricando il centro dell’Ulivo. Un confronto ricco che riguarda i rapporti con i movimenti dopo il voto e la loro diversa collocazione sia d’impianto che di prospettiva; il programma della sinistra alternativa dove inserire più postille all’eventuale programma di governo futuro non garantirà la rotta da seguire in materia sociale ed economica, né tanto meno verrà rafforzata e garantita l’idea per cui veniamo investiti da questo voto, battere Berlusconi e governare cambiando rotta, un peso che non ha nessuna condizione per essere sopportato dal Prc. Il dilemma sta se il gruppo dirigente di maggioranza è convinto di una possibile politica avanzata in materia socio-economica (con l’aiuto dei movimenti, dei sindacati, Fiom ecc.) o il passaggio è obbligato in coerenza con le scelte politiche che hanno consumato l’ipotesi di governo progressista, la desistenza, la non belligeranza. I segnali degli indicatori economici che vengono da più parti non confortano la prima tesi anche perché alla tendenza negativa si aggiungono i danni prodotti dal governo Berlusconi ed il futuro governo sarà segnato da una gestione di lacrime e sangue, anche a detta di "grandi esperti". Il congresso che ci avviamo a celebrare ha bisogno di più lealtà nel bilancio delle esperienze vissute ed analizzate che andremo a stilare per dare un forte impulso al confronto. Ognuno scelga con convinzione la propria opzione ma barare contro la crudeltà dei numeri sarà difficile per tutti. L’esperienza avviata da Lula la dice lunga che non bastano buoni propositi e l’investimento speranzoso delle grandi masse: lì i salari diminuiscono ed i terreni produttivi restano in mano ai grandi proprietari; qui il lavoro diventa sempre più precario e flessibile, mentre i nostri compagni nelle giunte dei comuni vanno in crisi di fronte ai tagli dei trasferimenti operati dal governo (aumento Ici, Tarsu, ecc). E’ improbabile che Montezemolo e compagni aspettino il governo del Prc per gonfiare le tasche dei comuni e liberare anche a quei livelli politiche sociali avanzate. In ogni modo bisogna essere consapevoli che sia nel caso della prospettiva di governo di alternativa che nel caso dell’alternativa anticapitalista si debba fare i conti con la debole domanda esistente sulla questione del potere e della trasformazione della società. Con questa convinzione e con i rapporti di forza attuali nel primo caso sembra scontato l’esito disastroso, nel secondo, carico di tensioni ideali, si impone una scelta tattica di alleanza tecnica elettorale con l’Ulivo, perché la cosa più certa che la gente ed i lavoratori chiedono è la cacciata di Berlusconi. E su questo non faranno sconti a nessuno. Cesare Mangianti Federazione di Rimini Non condivido alcuni punti dell’introduzione del segretario, ma ne apprezzo il tono e lo spirito unitari, che, mi auguro, prevalgano anche nel documento finale. Abbiamo vinto, certo, oltre le previsioni. Esaltiamoci, ma usiamo anche prudenza: Rifondazione è appena oltre la soglia di sopravvivenza e le destre, pur sconfitte, non sono affatto sgominate avendo avuto un travaso di voti al loro interno. Nonostante alcune nostre scelte sbagliate che hanno suscitato perplessità tra potenziali elettori - non violenza e nascita del Pse, che non ha avuto l’effetto mediatico che si diceva - la nuova linea, diversa da quella scaturita al congresso, emersa una anno fa dopo il referendum sull’articolo 18, è risultata vincente specie tra il popolo della sinistra; non a caso cresciamo soprattutto nelle regioni rosse. Alla nostra giusta scelta di stare nel movimento, alla nostra guerra alla guerra, senza se e ma, si è aggiunta la rinnovata attenzione alla centralità del lavoro con la nostra presenza in tutte le lotte sociali più significative. Ma, forse ancor di più, Rifondazione è stata premiata perché vista come forza politica unitaria disponibile ad una alleanza con il centro-sinistra per cacciare Berlusconi. E’ urgente aprire il confronto per un accordo programmatico di svolta. La sconfitta europea delle politiche neo-liberistiche non implica necessariamente il loro abbandono. Troviamo l’accordo, ma su alcuni punti non transigiamo: privatizzazioni, recupero del potere di acquisto di stipendi e pensioni, creazione di posti di lavoro "veri", no alla guerra e chiusura delle basi Nato, recupero del proporzionale. E’ troppo? Non credo e, comunque, dopo essere usciti allora da sinistra dal governo Prodi non possiamo ora rientrarci da destra, nonostante la necessità di sconfiggere le destre. Non vorrei che si volesse eludere il confronto, ormai urgente, per realizzare un "accordicchio". Convengo con il segretario che dobbiamo fare un Congresso vero che affronti, oltre ai problemi di linea, quelli della democrazia interna e del pluralismo che non sono rappresentati neppure nel gruppo parlamentare europeo. Enrico Milani Federazione di Caserta Il voto europeo ed amministrativo è stato, senza dubbio, un voto contro il governo, nel nostro come in altri paesi d’Europa. Esso ha evidenziato come il neoliberismo e le politiche di guerra si scontrino ormai con un’opposizione ed un rigetto molto diffusi. In Italia, Berlusconi è davvero in difficoltà: sacrificando Tremonti e conservando più a lungo l’interim dell’Economia cerca di parare l’attacco vero cui è sottoposto, che si scrive Fini e Follini, ma si legge Montezemolo, Fazio e Vaticano. La fibrillazione è forte, occorre stare ancora più attenti ai colpi di coda, così come occorre contrastare l’opzione che viene delineandosi in prospettiva, quella di un esito neocentrista e neoconcertativo della crisi italiana. Questa opzione si presenta con un impianto generale che, pur nell’ancor evidente approssimazione, ha il "taglio delle ali" nel suo dna: tradotto in chiaro, come ha subito fatto il Sole 24 Ore, ciò significa che il post-Berlusconi (che è già aperto) dovrà essere costruito in "ambiente sterile", ossia senza quell’influenza sociale, politica e culturale che i movimenti hanno dimostrato di riuscire ad esercitare sulle vicende del paese. Rifondazione, con la sua scelta strategica di internità ai movimenti, di innovazione e di iniziativa unitaria contro il governo, è stata ritenuta, da vasti settori giovanili, popolari e di opinione pubblica progressista, politicamente decisiva per battere le destre e, allo stesso tempo, per battere le politiche di destra e moderate anche nel campo delle opposizioni. La linea congressuale è stata dunque premiata, "senza se e senza ma": il Prc ha oggi, con più forza di prima, la funzione di tenere aperte le porte per i movimenti, in primo luogo il movimento per la pace e il movimento sindacale, e di imporre i temi forti di un’agenda che muova il confronto col centrosinistra e sia orientata all’alternativa: pace/guerra, riduzione delle spese militari, crescita dei salari e reddito di cittadinanza, nuovi diritti di cittadinanza ed inclusione. Perciò, il nostro obiettivo più urgente è la costituente per la sinistra di alternativa, che sfugga ad ogni pulsione politicista e liquidi, anche in mezzo a noi, connubi francamente repellenti. Attende risposte anche il positivo investimento politico sulla Sinistra europea: in campagna elettorale, ad esempio, nella provincia di Caserta abbiamo già raccolto la costituzione di due nuclei territoriali di Se, che ora producono nuova domanda politica per Rifondazione. Vladimiro Merlin Federazione di Milano Il risultato elettorale del partito è molto positivo, ma lo dobbiamo capire ed interpretare correttamente se vogliamo che si consolidi nelle prossime scadenze. Nelle europee raccogliamo un flusso di voti in uscita dai Ds, un segnale politico che parte di quell’elettorato ha dato in dissenso dal listone, la crescita del Prc è omogenea dal centro di Milano ai comuni della provincia (con differenze di quantità), ma se guardiamo al dato delle provinciali vediamo che in molte situazioni, anche nostre roccaforti storiche, facciamo passi indietro molto forti sia in percentuale che, ancora di più, in voti assoluti. E’ un dato "strano" perché nelle provinciali siamo sempre avanzati rispetto a politiche o europee, se non in voti in percentuale, perché meno colpiti dal voto al solo presidente, se arretriamo significa che perdiamo voti verso altri. La spiegazione principale è che parte dei voti usciti dai Ds alle europee ritornano sul simbolo della Quercia alle provinciali, questo spiega perché questo fenomeno è molto più forte nei comuni dell’hinterland che nelle periferie della città, nei comuni le sezioni dei Ds hanno ancora un rapporto più stretto e vivo col territorio, cosa che in città si è molto indebolita, inoltre i Ds presentavano candidature più forti (sindaci). Se questo è vero è evidente che la condizione di base che ci ha permesso di intercettare questi voti è stata la svolta di linea che ha posto al centro la necessità di costruire un’alleanza per battere la destra, senza rinunciare ai contenuti, permettendoci, in questo quadro, di valorizzare al massimo la nostra battaglia per la pace ed il nostro sostegno alle lotte sociali e dei lavoratori. Un altro dato emerge dalle elezioni: del 13% a sinistra dell’Ulivo l’8,6% ha votato un simbolo con falce e martello, questo ci dice che è possibile rilanciare oggi l’obiettivo di costruire un partito comunista con basi di massa, elemento questo che rafforzerebbe la costruzione della sinistra di alternativa, intesa non come soggetto politico, ma come alleanza ampia di forze politiche e sociali. Francesco Nappo Federazione di Napoli Il nostro successo elettorale è omogeneo dal punto di vista di classe e territoriale e, perciò, potenzialmente espansivo. La quota di consenso giovanile a scolarizzazione media ed alta ci dice di una penetrazione politica transgenerazionale che deriva dal refendum per l’estensione dell’articolo 18, dalla nostra presenza nelle lotte della gioventù operaia culminate a Melfi, dalle mobilitazioni contro la globalizzazione capitalistica e le guerre imperialistiche. I flussi in entrata più significativi sembrano provenire dall’elettorato Ds e da quello più o meno direttamente influenzato dall’esperienza dei movimenti. Ciò indica come matrici indivisibili del successo la ricerca di un’intesa durevole con il centro-sinistra e l’aderenza all’odierna composizione politica di classe. Consolidare questi due vettori dell’iniziativa politica è irrinunciabile, sapendo che la prima cosa può distruggere la seconda, nel caso di un accesso al governo non sorretto dalle istanze organizzate di classe e di movimento e da rinnovati processi di partecipazione democratica. Per queste ragioni questo risultato è una spinta forte per il rilancio del partito nel vivo delle lotte e delle culture di trasformazione. Simultaneamente s’impone la costruzione di una sinistra di alternativa capace di coniugare indipendenza del salario ed innovazione produttiva per un’alternativa democratica al bipolarismo ultracapitalistico in crisi. Essa può, nello stesso tempo, innervare sequenze contro-egemoniche di una riproduzione sociale che separi, in forma di salario sociale, salario e lavoro necessario, contro il mercato, per riconnetterli nel governo pubblico della mobilità sociale e produttiva. Diverse forze e culture possono concorrere a tale processo e fecondarsi reciprocamente senza primazie ideologiche. Il nucleo intensivo di esso, però, la sua più decisiva funzione anticompatibilistica materiale, non alienata in rappresentanza statale, resta il partito operaio e comunista, non come "depositum fidei", ma in quanto espressione politica (mai a priori) dell’irriducibilità della classe operaia al capitale.
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