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Comitato Politico Nazionale 3-4 luglio 2004 |
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Gli interventi scritti 2 |
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Liberazione 11 luglio 2004 Celeste Costantino Federazione Reggio Calabria Il risultato elettorale ottenuto dal Prc alle europee deve essere per tutti noi motivo di grande soddisfazione. È il risultato dell’impegno di tutta la nostra organizzazione e delle scelte che, negli ultimi anni, hanno caratterizzato la nostra azione politica nei diversi territori. L'incremento del Prc, pur distribuendosi su tutto il territorio nazionale, ha avuto i suoi punti di forza al centro e al Sud. Soprattutto al Sud, il partito è stato protagonista di conflitti sociali importanti e inoltre la natura del voto, meno legato alle logiche clientelari, ha permesso maggiore libertà. In questo contesto va inserita la buona percentuale riscontrata in Calabria, nonostante alcune federazioni, come quella di Reggio Calabria, siano state costrette a continue instabilità interne; nonostante molti compagni, solo in quanto non più dirigenti, fossero assenti dalla campagna elettorale; nonostante la scelta dei massimi rappresentanti di questo partito di non venire nella nostra città; nonostante il partito nazionale abbia incaricato dei suoi dirigenti a venire in federazione per continuare le logiche di un congresso caratterizzato a Reggio Calabria non dalla politica ma dai poteri personali. Nonostante questi dati, di fatto sconfortanti, i compagni della federazione della città hanno lavorato, sono stati accanto ai disoccupati, ai lavoratori che rischiavano di perdere il lavoro, hanno bloccato i cantieri insieme a chi sta assistendo alla costruzione, a pochi metri dalla propria abitazione, di un impianto di compostaggio dei rifiuti altamente inquinante. Hanno fatto battaglie per il diritto alla casa e stanno lavorando insieme al movimento per non fare iniziare mai i lavori di quel "ponte sullo stretto" destinato a rovinare l’ambiente, aumentare la forza dei mafiosi e lasciare nella disperazione non occupazionale migliaia di giovani. Questo a testimonianza del fatto che quando una federazione è fatta da compagni che lavorano, il consenso può crescere anche in una città dimenticata da tutti come Reggio Calabria. Stefano Cristiano Federazione di Pistoia Le elezioni europee hanno colpito i governi che hanno fatto politiche antisociali. In Italia è sconfitto Berlusconi, e delude "Uniti nell’ulivo" che cede voti a Prc, Verdi e Pdci, mentre i partiti che lo compongono recuperano complessivamente consensi, presentandosi da soli, alle provinciali. Il risultato del Prc è incoraggiante. La nostra coerenza sulla pace e sul rapporto con i movimenti, ci premia quando il popolo di sinistra ci riconosce e ci ascolta, grazie alla svolta politica dello scorso anno che ha individuato come avversario Berlusconi invece che l’Ulivo. Il no alla guerra ci ha avvicinato al voto giovanile, mentre il partito della Sinistra europea non ha pesato. Se solo Prc e Pds avanzano tra i fondatori, aumentano invece partiti comunisti non aderenti alla Se (il Pcp portoghese e il Kke greco sfiorano il 10%, e il Pc ceco sfonda il 20%). Oggi dobbiamo rafforzare il partito e costruire una relazione stabile con la sinistra di alternativa a partire da quelle forze (Verdi, Pdci, Sinistra Ds, Arci, Fiom, Sinistra sindacale, movimenti ecc.) che si sono incontrate sull’"articolo 18". E’ poi indispensabile costruire un’alternativa di governo alle destre, a partire da scelte fondamentali: guerra; salario; lavoro; scuola; sociale; privatizzazioni. Qualora non ci riuscissimo dovremmo comunque contribuire a battere Berlusconi, in modo da non spezzare il legame con il popolo di sinistra ricostruito nell’ultimo anno. Dopo un risultato così positivo, era indispensabile una sintesi unitaria. Una parte della maggioranza ha invece voluto enfatizzare le differenze senza accettare mediazioni, attribuendosi un risultato elettorale ottenuto grazie al lavoro di tutto il partito e non solo di una parte, e provocando la presentazione al Cpn di 6 documenti distinti. E’ incomprensibile come si possa cercare una sintesi tra le forze della sinistra, praticando un logica di conta e separazione all’interno del partito. Salvatore Distefano Federazione Catania Il successo del Partito è la conferma che con la politica di unità e autonomia, che ci fa stare nel movimento popolare (dalla pace a Scanzano, da Termini Imerese a Melfi) e nel popolo della sinistra, assumiamo un ruolo antagonista, di contrapposizione al liberismo selvaggio e capace di difendere concretamente lo stato sociale (pensioni, sanità, scuola, trasporti). Ciò è tanto più vero al Sud, dove, pur in presenza di difficoltà politico-organizzative, otteniamo un significativo risultato con il quale rispondiamo all’affermazione, nell’ambito del centrodestra, dell’Udc e di An, che demagogicamente e strumentalmente cavalcano il tema del Mezzogiorno e delle questioni sociali (come le dimissioni di Tremonti e la crisi del belusconismo confermano), anche se fanno parte del peggiore governo della Repubblica, che al Sud si caratterizza per il "massacro sociale". Risulta, dunque, essenziale il rafforzamento del partito nel Meridione, rimettendo al centro la "questione meridionale" (intervento dello Stato, sviluppo agro-industriale, lotta alla mafia, disoccupazione, ecc.) per impedire che la protesta abbia una deriva di destra e che diventi una "riserva della reazione". Peraltro, la piena affermazione del Prc rende più forte la possibilità dell’alternativa, realizzabile attraverso l’unità di tutte le forze antagoniste (schieramento art.18) e sulla base di una chiara e irrinunciabile base programmatica: la pace, lo stato sociale e l’ambiente, la Costituzione e la democrazia. Gianni Favaro Direzione Nazionale Il buon risultato elettorale che il Prc ha ottenuto sia alle elezioni europee sia in quelle amministrative deriva sostanzialmente dalla svolta, decisa l’anno scorso, di mettere al centro della nostra iniziativa politica la cacciata del governo Berlusconi in un quadro di unità tra le opposizioni. Questa scelta ha permesso anche di valorizzare e rendere più forti le istanze promosse dai movimenti a cominciare da quelli del lavoro che vedono anche in noi una forza non solo coerente ma credibile e efficace. In questo senso la costruzione della sinistra di alternativa è strategica per rafforzare il fronte che in questi mesi si è qualificato per una critica alle politiche neoliberiste. Sono d’accordo che vanno evitate sia forzature organizzativistiche sia nuovi soggetti che mettano in discussione l’autonomia o l’esistenza di Rifondazione. Penso che per costruire la sinistra di alternativa non basta solo evocarla, bisogna dare da subito vita a coordinamenti comuni, in grado di orientare a sinistra il programma del centro sinistra, con quelle forze che già con noi da tempo si sono mobilitate contro la guerra e per il referendum sull’articolo 18. Credo che sia sbagliato dare già per scontato l’accordo di governo senza un programma che possa raccogliere le principali questioni (pace, lavoro, pensioni, ecc.) che in questi mesi hanno permesso il successo, anche elettorale, delle forze della sinistra e del movimento. E’ chiaro che il ruolo e i compiti che il successo del voto ci hanno consegnato impongono un partito forte, coeso, radicato nel territorio. Abbiamo urgente bisogno di correggere alcune impostazioni che rischiano di prostrare il partito invece di caricarlo al lavoro. Penso che vada corretto l’atteggiamento di un gruppo dirigente sempre più verticista costantemente critico e insofferente verso il partito (che invece risponde nei fatti e con i risultati). E’ necessario ricostruire e valorizzare il lavoro dei nostri circoli e delle nostre federazioni reintroducendo la sintesi politica e il lavoro collettivo come metodo comune, abbiamo bisogno, infine, di un congresso di linea che ci unisca e non ci logori ulteriormente. Beatrice Giavazzi Collegio Naz.Garanzia Il successo del voto amministrativo del Prc è il dato maggiormente interessante per più fattori. Il primo riguarda la capacità di mobilitazione sociale messe in campo, l’altro l’aver intrecciato, nel paese, in sintonia con ampie masse popolari, la richiesta di cacciata di Berlusconi, grazie alla svolta nella linea che il partito ha impresso dopo il risultato del referendum sull’art. 18. Mai come questa volta i risultati elettorali offrono una lettura chiara. Per le forze progressiste i risultati positivi premiano i partiti, e tra i partiti quelli che hanno maggior identità di classe, radicamento, visibilità e propensione unitaria. Il successo dei partiti alla sinistra del centro sinistra ne è conferma puntuale. Per il Prc, la tenuta dell’organizzazione del partito, che non si fa "leggero", ma esprime invece una nuova volontà di radicamento di massa, è lo strumento con cui ha azionato il meccanismo elettorale per "rendere voto" e presenza istituzionale il consenso di merito politico-sociale. Una campagna elettorale che il territorio ha gestito, con scarso aiuto dal centro, con grande generosità. Il lavoro capillare (il tradizionale porta a porta non è stato sporadico) della migliore tradizione di partito comunista di massa è stato messo al servizio della mobilitazione dell’area più vasta e articolata dei movimenti di lotta. In questa "concreta" innovazione c’è la chiave per il lavoro futuro. La sinistra di alternativa può partire da qui. Uno schieramento ampio, includente, e aperto a partire dalle forze che, oggi, rappresentano oltre il 13% dei consensi (dei quali il 6,1% di Rc), con le quali costruire e determinare una piattaforma politica qualificata a partire dal rifiuto della guerra e delle politiche neo-liberiste, per un programma alternativo di governo possibile e concretamente praticabile. Damiano Guagliardi Direzione nazionale Il voto ci ha consegnato una parziale crisi numerica delle destre ed una grande crisi politica della casa delle libertà. La vittoria di An, Udc, Nuovo Psi, frantuma l’accozzaglia di interessi cementati attorno a Berlusconi. Scoppia, inoltre, la contraddizione tra gli interessi economici del nord (Fi-Lega) con gli interessi dei centri di poteri meridionali entrati in rotta di collisione con il fallimento delle politiche economiche di Tremonti. La estromissione di quest’ultimo dal governo e l’iniziativa di un nuovo sistema elettorale sulle rappresentanze sono i segni di frattura politica tra il Nord e il Sud. Il voto meridionale è contro gli inganni e le promesse non mantenute di Berlusconi, ma non è del tutto favorevole al centro sinistra. Il voto per Rifondazione nel Sud esalta la battaglia per la scacciata delle destre dal governo nazionale e da quelli regionali; noi siamo nuovamente in relazione con il popolo di sinistra che ci ritiene il valore aggiunto per battere Berlusconi e ancorare a politiche di sinistra l’Ulivo. In Calabria il Partito raggiunge il 5,8 % e a Cosenza si raggiunge il 7,1%. Frutto di una costante iniziativa del partito nelle lotte della Polti (quindici giorni di sciopero totale di 300 operai) e nella difesa dell’ambiente contro le politiche sui rifiuti e sull’energia. Si vince grazie al relazionarsi con le intellettualità e i saperi dell’Unical e dell’informazione; si vince grazie al radicamento dei nostri candidati. Gli obiettivi: sconfitta della destra, costituente per il programma, costituente della sinistra alternativa, sono condivisibili perché già da tempo esercitati in Calabria. Ma a quando una discussione vera sul partito e sull’azione dei gruppi dirigenti, che superi la pura enunciazione? Letizia Lindi Federazione Massa-Carrara Dopo un risultato elettorale così soddisfacente è naturale fare alcune riflessioni. Il mio intervento vuole essere un primo tentativo di risposta a due domande che considero fondamentali per l’analisi di questa tornata elettorale. Prima domanda: come si legano queste elezioni, caratterizzate dall’andamento positivo delle strutture partitiche classiche, con la cosiddetta crisi della politica che da molto tempo ne preannunciava la fine? Seconda domanda: quale valore assume in questo contesto la proposta costituente? Per quanto concerne il primo quesito, il dato elettorale ci consegna un’Europa politica delegittimata, l’alto tasso di astensionismo ne è una prova lampante, e una popolazione che dimostra segni di insofferenza, il famoso voto di protesta, votando formazioni anche forti connotazioni xenofobe. A livello europeo assistiamo al flop di Izquierda Unida e al risultato positivo della Pds, del partito comunista portoghese e di quello ceco-moravo. A casa nostra, invece, troviamo il triciclo che non ottiene l’affermazione tanto sperata e dell’elezioni amministrative che segnano la vittoria dei Ds e un buon risultato del nostro partito. Ma ancora più interessante è notare che Rifondazione ottiene i migliori risultati quando si presenta o da sola o in alleanza con il centro sinistra, al contrario, stenta a decollare quando si presenta con liste costituitesi ex-novo. Ciò significa che tra la gente vi è ancora un forte bisogno di identità e che, almeno per adesso, essa può essere parzialmente garantita dalla forma partito. Nel popolo di sinistra questa esigenza di identità, proprio perché strettamente congiunta con l’opposizione al governo Berlusconi, chiede un progetto politico all’altezza. In questo senso la proposta di una costituente che rappresenti una reale alternativa al governo di centro destra e che sappia unire su un comune programma il maggior numero delle forze di sinistra è certamente un fatto positivo. Elena Majorana Federazione Catania Il risultato elettorale rappresenta un indubbio successo per tutto il Prc. Il voto dell’Italia meridionale trascinato dalle lotte sociali di Melfi e Scanzano fa registrare la maggiore percentuale di aumento, ma nelle isole ad un ottimo risultato della Sardegna corrisponde uno appena sufficiente in Sicilia (dove si aumenta in percentuale ma si perdono voti rispetto alle politiche 2001). Il voto siciliano appare caratterizzato dal mantenimento delle posizioni dell’Udc, dal rafforzamento di An (a Catania è il primo partito) e dal concretizzarsi di un progetto neocentrista lucidamente portato avanti da Udc e dalla Margherita di Enzo Bianco. E’ utile ricordare alcuni passaggi pre e post elettorali: poco prima delle Europee il rettore dell’università di Catania, Latteri, passa (con seguito di vari consiglieri) dalle fila di Fi al listone dell’Ulivo, non viene eletto ma incassa più di 150mila preferenze. Padrino di tutta l’operazione è proprio Enzo Bianco. Ai ballottaggi si assiste agli apparentamenti più strani tra Udc, Ds, Margherita. Alleanze che si concretizzano dopo un incontro fra Buttiglione e Latteri, ormai esponente della Margherita. Qualche giorno fa sulla "Sicilia" è apparsa una intervista ad Enzo Bianco significativamente intitolata: "Pronti a dare una mano all’Udc". L’ex ministro esponeva il progetto di riformare il bipolarismo in modo di affrancarlo dal ricatto delle forze più estremiste (leggi movimento pacifista) e rivendicava il ruolo che la Sicilia può avere nello sperimentare processi politici innovativi. Per battere questo meccanismo occorre una radicale trasformazione del partito in Sicilia affinché si possa avviare pienamente la costruzione della sinistra di alternativa.
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