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Comitato Politico Nazionale 3-4 luglio 2004 |
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Gli interventi pronunciati durante il dibattito 5 |
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Liberazione 11 luglio 2004 Franco Turigliatto Direzione Nazionale Condivido il giudizio positivo sul nostro risultato elettorale e in particolare l’analisi svolta da Cannavò; mi limito a una sola valutazione sulle elezioni. Ha pesato il nostro orientamento unitario, compresa la disponibilità governativa? Penso di sì, ma sarebbe errato non vedere i problemi che si pongono. Esiste una parte di elettorato che dentro una concezione di voto "utile", ci considera "utili" non tanto perché portatori di un progetto alternativo, ma come coloro che devono tirare la giacchetta al centro sinistra. Quindi un ruolo nostro parziale, ed in ogni caso molte illusioni sulla possibilità che il centro sinistra possa cambiare significativamente politica. Rischi di settarismo e di difficoltà a rapportarsi a settori di massa possono manifestarsi in una posizione che caldeggia l’unità sui contenuti sociali, ma che non crede ci siano le condizioni politiche e sociali di partecipazione a un governo Prodi, ma rischi ancora più gravi di scivolare gradualmente in una logica di subordinazione, di rinuncia al nostro progetto alternativo esistono nell’ipotesi di coinvolgimento governativo. Siamo in una nuova fase di lotte sociali ed operaie, con la costruzione democratica dal basso di nuovi conflitti e l’emergere di una nuova generazione di lavoratrici e lavoratori; le potenzialità sono grandi e su questa strada occorre lavorare avendo ben chiaro che l’attacco padronale e governativo non demorde, che non esiste una piattaforma unificante sindacale, che la nuova Confindustria di Montezemolo muove le sue carte per bloccare questa dinamica di lotta, che le organizzazioni sindacali sono disponibili a una nuova concertazione che già si esprime in tanti contratti di categoria, gravemente penalizzanti la condizione dei lavoratori a partire dall’applicazione della legge 30. Sarebbe grave non vedere che se il triciclo non ha sfondato elettoralmente tuttavia le sue scelte politiche si manifestano anche in queste vicende sociali. Con le forze del triciclo abbiamo fatto numerosi accordi a livello istituzionale, ma accordi su contenuti sociali, sull’iniziativa concreta di mobilitazione di massa li abbiamo realizzati solo con le forze della sinistra alternativa, a partire dal referendum, del cui significato positivo solo ora abbiamo piena coscienza. Sarebbe errato mettere sullo stesso piano la discussione programmatica con le forze del centro sinistra e la costruzione della sinistra alternativa. E’ con quest’ultima che possiamo costruire una nuova iniziativa sociale, sulle pensioni, sul ritiro delle truppe, sulla rappresentanza, sulla legge 30, ecc., che metta in campo realmente un movimento in grado di sconfiggere il governo e le forze della destra. Patrizia Sentinelli Segreteria Nazionale Un risultato elettorale riconosciuto da tutti di sicuro successo quello avuto dal nostro partito. E’ stata premiata la linea, il progetto e le pratiche agite nell’innovazione e nel movimento dentro una crisi squadernata del sistema berlusconiano e nel contempo un’affermazione della sinistra alternativa concepita non solo come forze politiche ma come insieme di soggettività disposte al cambiamento e al rinnovato protagonismo. Abbiamo saputo tenere insieme il complesso della nostra proposta e della cifra politico-culturale. Non semplicemente collocazione unitaria quanto piuttosto coerenza chiarezza radicalità sui contenuti insieme alla sfida unitaria per battere la destra esplicitando l’obiettivo della caduta anticipata e alternativa di governo. Abbiamo interpretato raccogliendone l’umore antiberlusconi grandi e vaste masse indicando i temi fondamentali per l’alternativa 1) l’Europa dei popoli contro l’Europa politica fondata sulla primazia del mercato battendo un’emergente posizione anti Europa. 2) Il rifiuto della guerra costruendo insieme percorsi di pace centrate sulle strategie non dissipative di natura cose e persone (riconciliazione con la terra, economia del ciclo corto, beni comuni...) 3) Conflitto sociale: lavoro, salario, pensioni salario sociale. Sta qui tutto il senso delle pratiche di conflitto connesse tra loro nell’orizzonte segnato dal movimento mondiale. Acquistano senso le lotte di territorio proprio perché definiscono nel fare una nuova cultura comunitaria che vince sul processo di americanizzazione, ricomponendo soggetti altrimenti scomposti. E’ un percorso interno all’alternativa anche guardando al passaggio del governo. Un problema è ancora aperto che richiede un approfondimento anche tra noi relativo all’internità nel movimento e al rapporto con esso. Affiora ancora una gerarchia tra politica e movimento che invece va rotta e ripensata, ciò porta a mettere a tema la democrazia partecipativa come processo che richiede cessione di quote di sovranità e la questione rappresentanza che indaga il potere e la sua trasformazione. E’ da questo versante che ho riscontrato ancora uno scarto non colmato nella decisione assunta sul quinto seggio. Va rilanciata e superata la difficoltà anche con i disobbedienti sul terreno della costruzione dell’alternativa intesa come processo costituente e sulla pratica della sinistra europea anche nel nostro paese promuovendo campagne di adesione. In ogni territorio. Claudio Grassi Segreteria Nazionale Il risultato elettorale è per noi importante e positivo e premia l’impegno di tutto il partito. Esso pone il Prc come forza trainante, sulla base di una chiara opzione contro la guerra e le politiche neoliberiste. Occorre però indagare questo voto senza interpretazioni semplificanti: a cominciare dal vero e proprio plebiscito contro questa Europa antipopolare e a-democratica, concretizzatosi attraverso una scarsissima partecipazione al voto e la netta penalizzazione di tutte le forze di governo (sia di destra che di sinistra, sia pro che contro la guerra). Ciò conferma tra l’altro la necessità di una decisa revisione delle stesse politiche di ‘liberismo temperato’ condotte negli anni 90 dal centro-sinistra. Fatta eccezione per i disastrosi risultati di Izquierda Unida e della lista Ligue Communiste/Lutte Ouvrière, va rilevato con soddisfazione il dato positivo di tutti gli altri partiti comunisti e di sinistra, anche di quelli non promotori della Sinistra europea (come i Pc greco, portoghese e ceco-moravo, i quali tutti aumentano i loro voti): evidentemente, le motivazioni poste a base della crescita di una forza comunista non sono univoche e non possono essere ridotte, come viceversa qui è stato detto, all’inaugurazione della Sinistra europea o alla proposizione del tema della nonviolenza. Per quanto riguarda il Prc, il suo buon risultato è da ascrivere alla sua coerente opposizione alla guerra, alla sua presenza all’interno dei movimenti di massa e delle battaglie del lavoro, alla centralità assegnata alla lotta contro il governo delle destre. Grazie a quest’ultima (e alla conseguente correzione di linea politica), abbiamo aperto con tutto il centro sinistra l’interlocuzione per un accordo programmatico di governo. Questo obiettivo è senz’altro giusto e va perseguito considerando che oggi la situazione è più favorevole rispetto al ’98, poiché il Prc non è più solo ed anzi può con maggior fiducia impegnarsi nella costruzione della sinistra di alternativa, senza scorciatoie organizzativistiche o federative ma puntando ad un’aggregazione di forze partitiche, sindacali, associative, di movimento (quelle stesse che si sono battute per l’estensione dell’articolo 18). Ma le difficoltà sono ancora davanti a noi: i punti essenziali del programma vanno esplicitati, poiché dalla loro assunzione dovrà dipendere l’esito del confronto. Infine, una considerazione sull’assetto della partecipazione e del pluralismo interni al partito: ritengo che, su questo, la situazione non sia per nulla soddisfacente. Sono rimasto sconcertato dal fatto che, nell’ambito del dibattito sugli eletti al parlamento europeo sviluppatosi con tanto vigore in questo Cpn, nessuno si sia rammaricato del fatto che la compagna Provera, nonostante fosse stata indicata come quinta candidata da eleggere, non sia stata eletta. Se fosse stata inserita nella testa di lista, come da noi richiesto, sarebbe tranquillamente passata. Credevo che una composizione plurale del nostro gruppo parlamentare fosse sentita come esigenza di tutti e non solo di una parte. Credo che ciò non deponga affatto a favore di una corretta dialettica interna. Franco Grisolia Direzione Nazionale I concetti chiave della relazione di Bertinotti ("Andare al governo per fare da sponda ai movimenti"; "Dobbiamo pervadere il centro sinistra") sono gli stessi utilizzati nel 1996 per entrare nella maggioranza Prodi con i risultati che conosciamo ("pacchetto Treu", finanziare "lacrime e sangue", eccetera). Preoccupante è il riferimento al "mantenere le promesse come Lula". Le uniche promesse che Lula ha mantenuto sono quelle verso il Fmi per il pagamento del debito. Risultato: riduzione del salario reale del 12%; aumento del lavoro infantile del 50%; 60 contadini uccisi impunemente; mentre la borsa di San Paolo è cresciuta del 93%. Le esigenze fondamentali del capitale non sono cambiate dal ’96. Non dovranno chiederci di votare per ulteriori flessibilità, ma la sostanza antioperaia sarà la stessa. I punti di accordo di cui si parla rappresentano un inganno. Dal reddito di cittadinanza alla Bassolino (sussidio di povertà per pochissimi e a livelli vergognosi); al cosiddetto "meccanismo di recupero automatico" dei salari (che non è la scala mobile, anzi è esattamente il suo contrario perché, riferendosi a dati statistici fasulli - Istat - blocca la libera contrattazione); ad una legge sulla rappresentanza nelle aziende, ma solo nei limiti che accettarono Pezzotta e Montezemolo. Né costituisce una alternativa la posizione del compagno Grassi, che chiede di puntare su alcuni obiettivi più avanzati. Nessuno può pensare che il centro sinistra alleato di Montezemolo possa accettare tali richieste, per modeste che esse siano. E allora o Grassi chiede, con la minoranza congressuale, la rottura politica col centro sinistra, cosa da cui si guarda bene, oppure propone solo una temporanea rottura politica col centro sinistra, cosa da cui si guarda bene, oppure propone solo una temporanea manovra, nell’ambito della stessa politica disastrosa del segretario. Di questo si tratta. Dobbiamo invece opporci risolutamente su una linea che difenda la natura di classe del nostro partito, con l’impostazione di: "Cacciare Berlusconi, ma non per governare con l’Ulivo e la Confindustria". Alessandro Leoni Federazione di Firenze Come anche altri compagni/e hanno rilevato il dibattito sviluppatosi in questo Cpn risulta fortemente piegato da una logica "propagandistico-precongressuale" che, certamente, non beneficerà la capacità del nostro partito a rispondere, adeguatamente, alle responsabilità, alle necessità che il positivo, eccellente risultato elettorale ci ha consegnato. Non credo di esprimere un giudizio fazioso se sottolineo la, semplice, constatazione che l’elemento forte del nostro successo debba essere, principalmente, collegato al dato di significativa novità rappresentato dall’esplicita, dichiarata disponibilità, impegno del Prc ad un’azione unitaria per liquidare la minaccia rappresentata dalla "destra" eversiva berlusconiana. Mi sembra, infatti, difficile accettare l’idea che la maggioranza dell’elettorato si sia espresso, o più semplicemente interessato/informato, sul nostro dibattito ideologico interno ("non violenza", "storia del ’900", "impero e imperialismo", ecc...). Le priorità che questo risultato consegna al gruppo dirigente dovrebbero essere ben altre di quelle emerse in questo Cpn, mi riferisco alla necessità di consolidare ed allargare lo schieramento di forze politiche, sindacali, sociali disponibili ad impegnarsi su un "programma" d’effettiva svolta rispetto al neo-liberismo così detto "temperato" rafforzamento della nostra, di partito, capacità d’azione qualificata nelle istituzioni locali, ripensare l’intero rapporto fra Prc e movimento sindacale, ecc.... Eviterei i toni trionfalistici sull’esordio del così detto "partito della Sinistra europea", i risultati elettorali dovrebbero consigliare non solo un maggiore equilibrio, ma anche la disponibilità di un corretto equilibrio alla questione, seria, dell’organico collegamento internazionale di tutte le forze comuniste, anticapitaliste di sinistra in Europa e non solo. Paolo Ferrero Segreteria Nazionale Il positivo risultato elettorale è il frutto del lavoro di tutto il partito su una precisa linea politica. Questo risultato ci incoraggia quindi a proseguire sulla strada che abbiamo intrapreso. Se avessimo perso le elezioni la linea sarebbe stata messa in discussione e questo sarebbe stato normale; trovo incredibile che oggi, da parte dei molti compagni e compagne critici, non si riconosca che il positivo risultato elettorale è un frutto proprio di quella linea politica. Proprio il nostro essere marxisti dovrebbe obbligarci a tenere un po’ più in considerazione fatti e non solo le nostre legittime opinioni. In secondo luogo, le elezioni hanno terremotato la destra ma non l’hanno messa al tappeto. Solo una consapevole azione politica e sociale da sinistra potrà far esplodere le contraddizioni del governo (evitando che si ricompongano a destra in un salto di qualità neo populista e plebiscitario) e sconfiggere i tentativi neocentristi dei poteri forti. Per questo la campagna sociale sui salari e contro il taglio delle pensioni non deve andare in vacanza ma deve essere ripresa da tutto il partito. Sarà il livello dello scontro sociale a decidere della sorte del governo così come sarà la nostra capacità di ancorare socialmente l’antiberlusconismo a sconfiggere il neocentrismo di Confindustria e Rutelli. Patrizia Poselli Federazione di Genova Il risultato elettorale del Prc sancisce il successo della sua capacità di fare dei movimenti il motore centrale della costruzione di un nuovo soggetto politico radicale in Italia. Siamo la forza che rompe il bipolarismo, il 4° partito italiano. Altre formazioni, pur crescendo, restano marginali. A Genova con il 6,3% abbiamo lo stesso risultato delle scorse europee pur aumentando il numero di voti. La moderata flessione rispetto le politiche è effetto di tre fattori: 1) il "campanilismo" su cui puntava la candidatura di una ligure di prestigio come l’ex presidente della provincia Vincenzi, Ds molto popolare e con relativa indipendenza dagli schemi di partito. Candidatura di donna, ha trascinato il suo partito e tutto l’Ulivo al 44%; 2) una campagna smaccata e vistosa a suo favore de "Il Lavoro - La Repubblica", che ha oscurato il Prc dando invece spazio alle iniziative di disturbo; 3) condizioni di campagna elettorale difficili, perché proprio alla vigilia, dopo la nostra uscita dalla giunta per i fatti del G8, c’era stata la fuoruscita, anche se numericamente non importante e poco rilevante sul piano sociale, di una figura storica quale Bruschi (ex segretario e membro del Cpn) e di qualche incarico istituzionale tra cui un assessore e il capogruppo in comune. Questa coerenza nei rapporti con i movimenti ha indicato il Prc come la forza con cui fare i conti per lo sviluppo di politiche sociali in città ed ha anche prodotto nuovi tesseramenti. Rivitalizzando il circolo dobbiamo tradurre in capacità organizzative di consenso e consolidare i risultati del conflitto sociale riaprendo un confronto su temi di socialità centrali per la città quali quelli della difesa dei beni comuni: il mantenimento pubblico del trasporto, il ciclo integrale dei rifiuti senza megainceneritore, le politiche giovanili, la tutela del lavoro negli appalti dell’ente locale, la difesa dal degrado delle periferie e, non ultimo per importanza, i diritti dei migranti a partire da quello al voto amministrativo attivo e passivo.
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