Comitato Politico Nazionale 3-4 luglio 2004

Gli interventi pronunciati durante il dibattito 4

 

Liberazione 11 luglio 2004

Italo Di Sabato Federazione Campobasso

Il risultato elettorale del 13 giugno è senza dubbio un risultato importante per Rifondazione ma anche per tutti quelli che hanno contribuito a costruire in questi anni percorsi di mobilitazione e conflitto sul terreno dei diritti sociali, della guerra e della critica alla globalizzazione neoliberista. Credo che la feconda sinergia tra radicamento sociale, innovazione e radicalità politica abbia, oggi, portato a questo risultato che rappresenta un ottimo punto di partenza per rilanciare la costruzione di un nuovo spazio politico nel quale i movimenti, le forze politiche e sociali antiliberiste possano incontrarsi e riconoscersi dentro un progetto di trasformazione radicale della società. Il nostro risultato elettorale, sommato allo stallo delle forze del triciclo e anche delle forze della sinistra dell’Ulivo, dimostra l’urgenza politica di mettere in campo una proposta politica forte e alternativa, che non può e non deve essere la sterile sommatoria di gruppi e ceti politici, ma piuttosto l’articolazione consequenziale, in termini di spazio e progetto politico, di un cammino che da Genova in poi ci ha visto protagonisti. Parlare di movimento, non significa parlare o provare "attenzione o interesse" verso aree esterne al partito, ma significa parlare di noi, dei nostri comportamenti, delle nostre iniziative. Per questo credo che siano maturi i tempi per dare slancio ulteriore al processo di costruzione di una sinistra di alternativa. Ma il dibattito e la costruzione stessa di questo nuovo spazio politico rischia di fare un passo indietro per come è stata gestita l’attribuzione del quinto seggio al Parlamento europeo. Innanzitutto, penso che sia del tutto errata la dicotomia disobbedienza-meridione. C’è un filo rosso che lega Genova con la rivolta di Scanzano, il train-stopping con la lotta contro le turbogas a Termoli, le occupazioni di Action con la rivolta di Melfi. Ora il rischio è che la mancata elezione di Nunzio D’Erme venga interpretata come una chiusura, una marginalizzazione, non solo dei disobbedienti ma più in generale di una intera generazione politica, stimolando la diffidenza e la sfiducia verso i partiti e la politica "ufficiale". E’ assolutamente necessario evitare di disperdere questa ricchezza, questo patrimonio di relazioni, conflitti e sperimentazioni che abbiamo sedimentato con fatica e sudore.

Alessandro Vinci Federazione di Oristano

Concordo con l’analisi fatta dal segretario. Il risultato ottenuto alle Europee, che vede un seggio per la circoscrizione insulare è un successo dovuto alla scelta della linea politica nazionale, alla pratica e all’agire dei compagni ed in particolar modo dei Giovani comunisti, disobbedienti, che insieme con popolo in movimento han saputo creare quella politica altra fatta di lotte e manifestazioni, han sviluppato tematiche quali lotta alla militarizzazione, nonviolenza, problematiche e diritti dei migranti e di quelle parti più emarginate della società. In netto contrasto invece è il risultato delle regionali, dove si è avuta una perdita pari al 3,3 punti percentuali (31 mila voti circa), risultato che ci porta sì ad ottenere 6 consiglieri ma che non può essere significativo della vittoria della linea politica regionale, anche perché in altro modo se non con una sconfitta non si potrebbe spiegare la perdita di 3,3 punti. Una sconfitta del gruppo dirigente regionale che ha voluto distaccarsi dalle tematiche dei movimenti portando avanti una politica chiusa. Altro risultato vediamo invece nelle federazioni piccole come quelle di Oristano e Nuoro: con l’espressione di una politica aperta e prettamente giovanile si sono ottenuti ottimi risultati in entrambe le consultazioni. Da queste regionali emerge però una differente idea di partito nell’immaginario collettivo del nostro elettorato, infatti i compagni eletti vengono riconosciuti come portatori di unitarietà e rappresentanti di un percorso politico diverso. La crisi della politica attuale si configura in pieno con il fenomeno Soru che potrebbe rappresentare quel fattore populista di sinistra altamente deleterio.

Andrea Ricci Responsabile economia

Il positivo risultato elettorale è il frutto dell’insieme della nostra proposta politica, così come essa è stata globalmente percepita dai cittadini. Parti costitutive e tra loro interconnesse di questa fisionomia percepita sono: 1) la pratica di internità non strumentale ai movimenti e alle lotte sociali; 2) la linea politica di unità delle opposizioni per costruire un’alternativa di governo a Berlusconi; 3) la ricerca di una nuova identità comunista, sfociata nell’assunzione del tema della nonviolenza e nella costituzione del Partito della sinistra europea. E’ strumentale affermare che il risultato è frutto solo di uno di questi elementi, mentre gli altri tratti della linea politica, guarda caso proprio quelli che non si condividono, sarebbero del tutto ininfluenti o addirittura dannosi. La verità è che il progetto politico che abbiamo costruito in questi mesi ha manifestato un’efficacia immediata anche sul piano del consenso elettorale. Questo risultato ci incoraggia a portare a compimento questo percorso nel prossimo congresso. In campagna elettorale si è evidenziato uno scarto tra la crescente attenzione esterna e diffusi fenomeni di degenerazione della nostra vita interna. Se non affrontato e chiuso, questo scarto può frustrare le potenzialità che il voto ci apre. Nel condividere pienamente la proposta avanzata da Bertinotti, sottolineo l’importanza del metodo di costruzione del programma comune di governo. Le politiche neoliberiste hanno fallito, ma ciò non esclude una loro riproposizione, magari in forme edulcorate in versione neocentrista, da parte dei poteri forti del paese, capaci di condizionare anche parte dello schieramento di opposizione. Se, invece dei poteri forti, gli interlocutori principali del confronto programmatico tra le opposizioni saranno le forze sociali protagoniste delle lotte avremo cambiato le regole del gioco politico e sarà possibile far valere l’approccio generale alternativo di politica economica e sociale, che in questi mesi siamo andati costruendo insieme ai movimenti.

Alberto Burgio Responsabile giustizia

Tra le ragioni del successo elettorale del partito un ruolo di primo piano lo ha avuto la "svolta" con cui abbiamo posto all’ordine del giorno la ricerca di un’intesa con il centrosinistra per cacciare Berlusconi. Questo cambio di linea, più di altri aspetti pure molto significativi (a cominciare dalla scelta univoca contro la guerra e dal protagonismo del partito nei conflitti sociali e di lavoro) ha determinato un mutamento dell’immagine di Rifondazione comunista presso il "popolo della sinistra". Da questo fatto discendono due indicazioni. Dobbiamo riuscire a tenere insieme impegno nei conflitti e iniziativa politica nelle istituzioni, in modo che questi due terreni comunichino e si continuino l’uno nell’altro. E dobbiamo legare a precisi contenuti programmatici (difesa del salario e del welfare; no alla precarietà; difesa della Costituzione; no alla guerra) la ricerca di un accordo con le altre forze dell’opposizione. Resto convinto che per favorire equilibri più avanzati dovremmo rinsaldare i rapporti con la sinistra politica e sociale del centrosinistra (sinistra Ds, Pdci, parte dei Verdi, Fiom, Arci, sindacalismo di base). Cacciare Berlusconi è un obiettivo fondamentale, ma occorre evitare che gli succeda, col nostro contributo, un governo che si collochi nel solco dei precedenti governi di centrosinistra.

Ezio Locatelli Segretario Lombardia

Anch’io richiamo i risultati di Milano e Bergamo per dire di risultati paradigmatici, danno il segno non solo di un rovesciamento elettorale ma di prospettiva politica. Se la destra, il suo disegno politico perdono in contesti che sono stati in questi anni di massima espansione, di massima spinta, allora questo è quanto può accadere in tutto il paese. Facciamo bene a marcare questa possibilità ma al tempo stesso avendo presente un problema che rimane grandemente aperto, quello di passare da un voto, un pronunciamento per lo più in negativo che segnala un distacco, un indebolimento nel sostegno di massa del governo, a una condizione che sia anche e soprattutto il risultato di una mobilitazione di consenso intorno a una proposta e a un progetto politico di cambiamento. Il nostro è un risultato lusinghiero e di grande responsabilità che ci deve portare, lontano da qualsiasi processo di istituzionalizzazione, a costruire rapporti, una maggiore presenza politica di movimento. Un problema, però, forse c’è: è che abbiamo troppo poco sperimentato la linea politica che ci siamo dati per ritardi, resistenze, conservatorismi. Infine se c’è una cosa che hanno detto queste elezioni è quello di un ritorno della politica organizzata sul territorio, la sconfitta del partito televisivo. A tema, dunque, va messa la questione del nostro insediamento territoriale, di come ridurre la forbice tra i nostri risultati elettorali e la nostra effettiva presenza politica.

Loredana Fraleone Segreteria Nazionale

Come altri compagni, mi preme sottolineare che il risultato elettorale, come nel resto d’Europa, è stato determinato prevalentemente dalle questioni sociali, intrecciate certamente anche con il problema della guerra in Iraq. Per quello che ci riguarda, non sarebbero state sufficienti la coerenza e la costanza con le quali abbiamo contrastato le politiche liberiste a premiarci, come non sarebbero state sufficienti l’enunciazione e la pratica della coppia unità/radicalità, se il contesto sociale e politico non fosse stato mutato dai movimenti. Credo sia necessario, anche in relazione a ciò che ho sentito nel dibattito, definire meglio alcune parole a cui diamo significati diversi e perciò dobbiamo intenderci. Anche questi cambiano se diverso è il contesto in cui si collocano. Noi per unità, in questa fase, non intendiamo alleantismo, ma una pratica che non accede al politicismo, una pratica aggressiva, che può stare insieme alla radicalità perché si alimenta di un atteggiamento dinamico e di quello straordinario fertilizzante della politica che è costituito dai movimenti. Da quello per la pace a Scanzano, alla scuola, a Melfi, non solo ci siamo posti noi, ma siamo stati percepiti come interni, come parte integrante di questi movimenti. Grazie a questa condizione, il confronto programmatico con i partiti dell’opposizione è già aperto ed il problema è, oggi, non farlo chiudere se non vogliamo essere risucchiati sul terreno politicista, per noi mortifero. Da questo punto di vista viene al pettine anche un nodo storico per le organizzazioni del movimento operaio rispetto alla separatezza tra sociale e politico, per cui credo sia matura una ricomposizione organizzativa tra questi due momenti. Anche sul rapporto con i movimenti abbiamo bisogno d’intenderci, nel riconoscere che sono diversi tra loro e che tra noi e loro il confine si pone di volta in volta in modo diverso, a volte non c’è per niente, a volte in parte e siamo non a caso in situazioni d’osmosi o di dialettica, comunque di contaminazione reciproca. I movimenti sorgono, si modificano, scompaiono e risorgono, spesso producono soggettività politica che sedimenta oppure no, perciò sarebbe sbagliato considerarli in modo indistinto. Le conseguenze che tutto ciò ha su di noi, che siamo un partito, penso sarà oggetto della riflessione che qui è stata preannunciata Le relazioni hanno dunque una centralità sia all’interno che all’esterno del partito, proprio riconoscendo questa centralità, mi sembra indispensabile costituire al più presto una consulta degli eletti nelle amministrazioni locali, come proponeva Caprili, sia per socializzare le esperienze, che riguardano ormai tante realtà, sia per evitare disomogeneità nei comportamenti, che possono mettere in difficoltà la pratica della nostra linea politica, invece che sostenerla.

Gennaro Migliore Responsabile Esteri

Il successo pieno del nostro partito conferma l’impianto generale della nostra proposta politica ed in particolare la spinta determinatasi nella nuova stagione dei movimenti. E’ in campo, come dice il filosofo Roberto Esposito, il tema della ricostruzione di una nuova cittadinanza, che rompe la dimensione chiusa dell’io per volgere il suo "egoismo maturo" verso il "comune", rendendo il senso della lotta di comunità un’occasione aperta di conflitto e non una chiusura verso il mondo esterno. Scanzano, Acerra, Melfi e le tante lotte, soprattutto nel Sud, ce lo dimostrano. La nostra esperienza nel movimento si deve intensificare, sia nazionalmente che mondialmente. Da qui passano anche le modalità concrete di costruzione della sinistra d’alternativa e del suo rapporto generale con il programma di alternativa di governo. Sarebbe troppo riduttivo, nonché volto alla sicura sconfitta, avere un atteggiamento contrattualistico e politicista con le altre forze dell’opposizione. Senza i soggetti che siano capaci di incarnare le questioni su cui cambiare l’impianto generale del governo, come lo si intende e come lo si pratica, avremmo episodi confinati ai ceti politici. Infine gli strumenti di cui dobbiamo dotarci. In primo luogo la capacità di fare rete. Proponiamo un terreno nuovo ai disobbedienti, anche dopo il conflitto sull’attribuzione del quinto seggio. Avremmo potuto fare una scelta diversa, sicuramente non possiamo permetterci di abbandonare una delle esperienze di relazione più feconde. E poi la Sinistra europea. Sempre di più questo sarà lo strumento principale per sedimentare la sinistra alternativa. E’ necessario un impegno comune di tutto il partito e il pieno investimento sui tanti che, non iscritti al Prc, stanno aderendo ad un progetto che esprime sempre più la sua portata strategica.

 

indietro