Comitato Politico Nazionale 3-4 luglio 2004

Gli interventi pronunciati durante il dibattito 3

 

Liberazione 11 luglio 2004

Claudio Bellotti Direzione Nazionale

Cogliamo un successo elettorale sull’onda di tre anni di mobilitazioni di massa, che spingono il voto a sinistra. Dire "poiché vinciamo, la linea è giusta" mi pare superficiale: la storia ci dimostra che i movimenti di massa possono spingere il voto a sinistra (il Pci negli anni ’70, il Prc nel 1996) ma che una politica errata può disperdere anche rapidamente questi risultati. Il voto non solo mette in crisi il governo, ma apre anche le contraddizioni del centrosinistra. Mentre il listone ulivista arranca, nelle elezioni locali i Ds surclassano la Margherita e questo insuccesso approfondisce le divisioni nell’Ulivo. È paradossale che proprio in questo contesto il partito non parli più di rottura al centro, proprio mentre l’idea che per vincere bisogna andare a sinistra comincia a farsi strada a livello di massa. Anche nelle lotte abbiamo visto che per fare esplodere il potenziale accumulato spesso sono state necessarie rotture come quella fra la Fiom e Fim-Uilm a Melfi, a dimostrazione che la parola d’ordine di rompere al centro, se correttamente articolata, può connettersi con l’esperienza viva delle mobilitazioni di massa. In sostanza, a un Letta (Margherita) che dice che l’Ulivo dovrebbe fare a meno del Prc, dovremmo rispondere che sono piuttosto i lavoratori e la sinistra che devono fare a meno di Letta, o per meglio dire, degli interessi e delle forze che egli e il suo partito rappresentano. Per la prima volta da decenni si affaccia una generazione che può mettere al centro della propria prospettiva la lotta per cambiare questa società: il futuro del partito è legato non a un risultato elettorale, per quanto positivo, ma alla nostra capacità di entrare in sintonia con questa spinta e conquistare i settori più avanzati alla prospettiva rivoluzionaria.

Luigi Izzo Federazione Napoli

Il risultato positivo del voto ci dice che abbiamo invertito una tendenza che ci vedeva da diversi anni perdenti. Abbiamo recuperato rispetto a tornate elettorali basate su linee congressuali che ci hanno fatto perdere, fino alla caduta del minimo storico del 1999. Oggi il partito vince perché non ha basato la propria campagna elettorale sulla linea ma su questioni concrete come il ritiro delle truppe dall’Iraq e la questione sociale. E’ stato come un ritorno alle origini: quando nacque Rifondazione comunista, infatti, c’era la necessità di restituire un punto di riferimento e una rappresentanza politica e di classe al movimento operaio. I lavoratori ci capivano e si sentivano rappresentati, per questo ci votavano, così come sono tornati a fare oggi perché abbiamo lottato sui territori e nei luoghi di lavoro al loro fianco Chi non è stato coerente come i Ds sulla guerra e sulle questioni sociali, è stato punito dal suo stesso elettorato, che ha preferito votare noi e le piccole formazioni che a sinistra hanno preso posizioni vicine alle nostre. Questo voto, che ha premiato l’autonomia di Rifondazione dal centro sinistra, è il chiaro segnale che per le politiche del 2006 non si devono fare alleanze con le forze della sinistra liberale e del centro moderato che compongono il centro sinistra. Ha vinto il partito del territorio, quello delle lotte reali e non il partito delle istituzioni, quello delle decisioni prese a tavolino, senza tenere conto delle contraddizioni reali. Fra l’altro, il fatto di avere incassato un risultato positivo non può farci dimenticare che ha perso Berlusconi ma non il governo e che, quindi, i nostri compiti sono raddoppiati e dobbiamo continuare a fare opposizione reale nel Paese. Opposizione significa che Rifondazione deve essere nel cuore reale delle lotte e sedersi ai tavoli di fantomatiche costituenti a fare accordi politico-rogrammatici con il Cs che lascerebbero di nuovo senza sponda politica le nostre masse di riferimento. Fra l’altro, quello delle costituenti è un percorso già sperimentato e che è già fallito più volte: una volta si chiamavano forum, case del popolo, ecc… per fare la sinistra plurale da ricomporre nella sinistra di alternativa; oggi si chiamano associazioni, club, ecc… per fare la sinistra di alternativa che è già fallita perché, ora come allora, queste aggregazioni vogliono portare alla formazione di un partito leggero più vicino ai riformisti che ai comunisti.

Franco Russo Federazione Roma

Non si potranno oscurare i voti di Rifondazione alle europee - 1.971.708 - più numerosi in assoluto e in percentuale di quelli del 1999 e del 2001. Al Sud e nelle Isole Rifondazione ha un’affermazione di grande rilievo. Non potrò affrontare tutti i punti della relazione, chiedo però che sulla questione del rapporto tra movimenti, sindacati e politica (e della sua nuova configurazione) si apra una riflessione a partire da un seminario con i soggetti interessati. Le classi dirigenti europee non riescono a fondare un’Europa politica capace di attrarre e "integrare" la cittadinanza. Conflitti interstatali ed euroscetticismo di settori governativi contribuiscono alla disaffezione dei popoli verso l’Europa, espressosi con un massiccio astensionismo alle elezioni; ma ciò non spiega perché le classi dirigenti non riescano a fondare l’Europa politica: alla base del fallimento è la via sin qui seguita di affidarsi al metodo funzionalistico che vede come forza trainante il mercato. Questo disgrega, non unifica, come ci ha spiegato Marx e Polanyi. L’Europa del mercato non potrà mai fondare una società politica, perché questa ha bisogno di partecipazione democratica e di statuizione di diritti fondamentali. Rifondazione ha individuato nello spazio europeo l’orizzonte in cui costruire le risposte alle politiche liberiste e alla fuga dalla democrazia. Su tre assi è possibile far avanzare il processo costituente dal basso, che la firma del Trattato costituzionale non chiude: il ripudio della guerra, la cittadinanza cosmopolita, i beni comuni. Intorno a essi è possibile, a partire dal Forum sociale di Londra, organizzare campagne di mobilitazioni per l’altra Europa. Nel Sud si svolgono lotte che occorre aggettivare correttamente: a Melfi, Scanzano, Terlizzi, Messina, Acerra, nel salernitano si lotta su temi rossoverdi. C’è una comunicazione tra lotte operaie e movimenti sociali che pongono questioni di salario, di eguaglianza, di qualità della vita e del lavoro, di democrazia e di allocazione di risorse per un’altra economia e un’altra società. Non sono lotte tradizionali, sono lotte per la trasformazione sociale, non hanno solo il segno comunitario, portano le istanze di cambiamento del "paradigma" produttivo e sociale. I temi rossoverdi non sono un fiore culturale, sono al centro del conflitto: e questo ha le sue espressioni forti anche nel Sud, che Berlusconi e Micciché - e anche Mastella - credevano di controllare con i vecchi metodi clientelari. Per questo Rifondazione avanza nel Sud, perché è parte attiva di questo risveglio meridionale, che non chiede assistenza ma cambiamento. La costituente della sinistra alternativa non è una sommatoria di forze; è un campo aperto di ricerca, di elaborazione e soprattutto di un agire sociale e politico, è uno spazio di movimento in cui soggetti politici, associativi, sindacali, territoriali s’incontrano per fare insieme politica: l’opposto di incontri al vertice autoreferenziali.

Roberta Fantozzi Segretaria Federazione di Pisa

Il successo elettorale è frutto della proposta politica avanzata e del profilo complessivo con cui ci siamo presentati. Sarebbe dunque sbagliato isolare, con qualche strumentalità, un aspetto dall’altro. Il che non significa non riconoscere ciò che è fondante e dunque una gerarchia all’interno di quella proposta. 1. L’interlocuzione a tutto campo con le opposizioni per un’alternativa al governo delle destre ha determinato la percezione del voto a Rifondazione come utile ed efficace. Per battere Berlusconi, per impedire il ripetersi delle politiche liberiste temperate del centrosinistra governante. 2. Il conflitto sociale e dei movimenti ha raggiunto in questo anno la capacità di essere efficace. Abbiamo potuto dire nuovamente "la lotta paga" a Melfi come a Scansano. 3. La nascita del partito della Sinistra europea ci ha premiati sia per la promessa di costruire uno strumento efficace sul livello necessario dell’iniziativa politica, che è quello continentale, sia per l’innovazione contenuta nell’aggregazione fra diversi e nel richiamo alle culture comuniste, ambientaliste, femministe come matrici di ogni processo di trasformazione sociale. 4. La ricerca aperta sulla non violenza ha esplicitato l’intensità del nostro impegno sul terreno della cultura politica. E’ evidente che l’elemento strategico della nostra proposta è la centralità del movimento, che ha aperto una nuova fase a livello mondiale e una nuova stagione di conflitto sociale, ridislocando le forze in campo. Se nel contesto mutato dei rapporti di forza, non provassimo a determinare un incidenza anche sul terreno delle politiche di governo, la promessa di efficacia contenuta nel voto a Rifondazione verrebbe negata e sceglieremmo noi di rafforzare l’opzione neocentrista. Per questo condivido l’accento della relazione del segretario sulla necessità di comprendere che le collocazioni o meno di governo sono strumentali rispetto all’obiettivo del rafforzamento dei soggetti della trasformazione e dell’alternativa.

Saverio Ferrari Federazione di Milano

Il voto ha premiato la nuova identità del partito: Rifondazione come parte di uno schieramento che si candida al governo del paese, in alternativa alle destre; Rifondazione come uno dei motori del progetto della Sinistra europea. Lungo questa stessa strada si giocherà il nostro futuro politico. Riguardo alla costruzione di un’alternativa di governo, oggi non solo è presente nel paese un’area ampia ed influente di sinistra radicale che attraversa parte delle stesse componenti del centro-sinistra, ma sono cresciuti movimenti duraturi su terreni diversi. Condizioni che non erano presenti e che non eravamo stati in grado di costruire al tempo del governo Prodi. A maggior ragione la strada degli accordi tecnico-elettorali o di desistenza è impercorribile. Dividerebbe e congelerebbe la forza della sinistra alternativa, permettendo un’evoluzione su posizioni moderate dell’impianto del centro sinistra. Soprattutto ci isolerebbe dai movimenti che si stanno battendo affinché avanzati contenuti sociali, in politica estera ed in materia di diritti, si trasformino in programma di governo. L’obiettivo da perseguire.

Nando Simeone Federazione di Roma

Le elezioni europee hanno messo in evidenza la crisi del processo di unificazione dettato dai parametri di Maastricht. La crescita dei partiti euroscettici e la scarsa affluenza alle urne sono l’espressione evidente di questa crisi. Tutti i governi che portano avanti politiche neoliberiste, coinvolti o meno nella guerra (vedi la Germania), siano esse di destra o di sinistra, vengono puniti dai loro elettori. In Italia assistiamo invece ad un caso in cui il governo Berlusconi subisce un arretramento (vedi la perdita di consensi di Forza Italia), sconfitta che però viene frenata dalla crescita di alcuni partiti della Casa delle libertà. Comunque le possibilità di una crisi del governo sono tuttora evidenti e i ballottaggi delle amministrative dimostrano che si può lavorare in questa direzione. Il risultato di Rifondazione è evidentemente ottimo, ma risulterebbe comunque una forzatura attribuire questo successo, solo alla attuale linea tenuta della maggioranza del partito. E’ indiscutibile che la proposta di unità avanza dal partito al centro sinistra abbia portato consensi; ma il centro del risultato positivo del partito rimane però la sua internità al movimento. La presa di coscienza di importanti settori giovanili e l’entrata in campo di una avanguardia operaia sono l’espressione di una rinata politicizzazione. Quando le sinistre governano, con politiche neoliberiste (anche se temperate!) si distaccano dalla loro base sociale e vengono sconfitte politicamente ed elettoralmente. Rompere questa equazione significa che in Italia, il Prc e le forze del centrosinistra, dovrebbero costruire un programma di alternativa alle suddette politiche. Esistono ad ora, le condizioni per la costruzione di un programma realmente antiliberista e pacifista? Francamente la realtà indica che questo non è possibile. L’azione dei movimenti rompe la gabbia del centro sinistra ma non sposta a sinistra la maggioranza delle forze dell’Ulivo. Tutte le grandi mobilitazioni di massa hanno dimostrato che di fronte alla scesa in campo della lotta di classe e dei movimenti sociali, una parte minoritaria dei partiti dell’Ulivo si è schierata con i movimenti, ma una parte maggioritaria si colloca al di là della barricata. Tutto questo è l’esempio evidente che non vi sono le condizioni politiche per il raggiungimento di un accordo di governo con le forze del centro sinistra. Per quanto concerne quello che è diventato il "caso D’Erme", la mia posizione è stata chiara. Ribadisco tutt’ora che non ho condiviso le posizione della segreteria e sono preoccupato del brutto segnale che arriva al movimento e in particolare alle aree più antagoniste e giovanili.

Fabio Amato Dipartimento Esteri

Il risultato straordinario ottenuto dal nostro partito testimonia la giustezza delle scelte politiche operate in questo periodo, fra le quali quella di dar vita al partito della Sinistra europea. Vorrei però soffermarmi sul dato politico emerso a livello continentale dalla recente tornata elettorale. Dai dati relativi all’affluenza e all’affermazione di liste cosiddette euroscettiche, l’Europa burocraticomonetarista esce sconfitta. Proprio per questo rimane ancora più forte il bisogno della costruzione di un’Europa politica che si basi su principi e valori sociali altri rispetto a questa attuale, a-democratica e fondata sul primato del mercato. Qui sta il suo fallimento, che però le elités europee cercano di superare con un’accelerazione, attraverso la nuova Costituzione liberista e la nomina di Barroso, neoliberale e alleato di Blair e Berlusconi sull’Iraq, a capo della nuova commissione. L’Europa politica non può fondarsi sul mercato. Abbiamo la necessità di continuare e rafforzare l’azione dei movimenti e della sinistra europea per l’altra europa. Se permane e si rafforza, nonostante la sua crisi, l’impostazione neoliberista e di rigore, ispirata a Maastricht e al Patto di stabilità, anche la costruzione di un’alternativa nel nostro paese risulterebbe più difficile. Per questo, i punti su cui rilanciare nei prossimi mesi la nostra iniziativa devono essere, in primis, una campagna contro l’attuale trattato costituzionale, per un processo costituente dal basso, fondato su un’idea di Europa di pace e solidarietà sociale, rovesciando i valori ad oggi costituenti l’Ue. Per un Europa di pace, ponte di dialogo con il mediterraneo, libera dalla Nato e che ripudi la guerra. Per l’Europa sociale, con una campagna europea sul salario e sui diritti, per la modifica del patto di stabilità. Il voto del 13 Giugno, esprime anche un punto di arresto nella tendenza al bipolarismo. In questo, la Sinistra europea deve saper aggregare su un progetto di alternativa sempre più urgente.

 

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