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Comitato Politico Nazionale 3-4 luglio 2004 |
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Gli interventi pronunciati durante il dibattito 1 |
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Liberazione 11 luglio 2004 Pasquale Martino Segretario Regionale Puglia Il risultato meridionale è forse il principale elemento di novità nel voto del Prc. Esso sorregge il voto nazionale del partito: non ne è la coda, anzi è trainante. C’è di più: i due dati, delle elezioni europee e delle amministrative, per la prima volta al Sud non divergono ma convergono e si rafforzano a vicenda. E’ un fenomeno non casuale né episodico: indica una tendenza significativa. Essa si verifica inoltre dentro un’avanzata delle opposizioni e una crisi di consenso alla destra che in Puglia, per esempio, è nettamente indicata dal crollo elettorale del partito di Berlusconi e Fitto. Nella nostra regione il centrosinistra con il Prc conquista tutte le province e il capoluogo: il caso di Bari ha una portata nazionale almeno pari a quello di Bologna. Il volto politico della Puglia è radicalmente cambiato: ha inciso l’opposizione sociale alle politiche neoliberiste per il Sud, allo smantellamento dello stato sociale, alla chiusura degli ospedali. Ha inciso il percorso politico innovativo realizzato per il comune di Bari, con le associazioni e con un ruolo importante del Prc. I risultati negativi o insoddisfacenti riportati al Sud nelle amministrative degli anni scorsi venivano spiegati secondo lo schema: partito inadeguato, povertà della società civile, voto di scambio. Oggi, rovesciando lo schema, dovremmo dire: partito adeguato, crescita della società civile, irrilevanza del voto di scambio. Forse anche questo schema però non è soddisfacente. Una cosa è vera: oggi più di prima la linea politica complessiva del Prc parla al Sud, lo riconosce, è in grado di intercettarne i bisogni. Il voto al Prc è apparso un voto utile anche al Sud. E d’altra parte è stato il risveglio delle popolazioni meridionali, con i loro movimenti, a premiare il Prc. La crisi del berlusconismo manifesta anche i segni di una fine dell’antipolitica, di una rinascita della politica che vede noi come protagonisti a sinistra. Perciò condivido largamente la relazione del segretario e le proposte che ne conseguono. Dentro questa rinascita della politica, e dentro un’efficace opposizione al governo delle destre, si può strutturare il percorso di costruzione di una più ampia sinistra di alternativa. Milziade Caprili Direzione Nazionale Abbiamo vinto le elezioni. Non mi sembra, che, nel nostro dibattito, emerga con sufficienza questo dato, tra l’altro oggettivo. In Europa, noi e la Pds registriamo un forte incremento. Quale giudizio diamo a questa vittoria e, partendo da questa, cosa facciamo per il futuro? Sono in corso feste di Liberazione in tutta Italia che si concluderanno con quella nazionale di settembre a Roma, luoghi di raccordo con l’esterno per noi fondamentali nei quali analizzare, valutare in maniera più attenta e rilanciare il successo elettorale. Non molti mesi fa questo risultato era inaspettato e insperato. E’ inutile nasconderci che poteva andare diversamente: abbiamo temuto di essere schiacciati dal Listone da un lato e Pdci, Di Pietro e Verdi dall’altro. Come dare allora continuità ad un lavoro che produce risultati? Una ricerca, dunque, finalizzata a definire l’azione in questo periodo. Si tratta di un risultato ottenuto coralmente, pur in presenza di una diversità rispetto a quello amministrativo. Il successo è stato enorme in Campania. A Marano otteniamo addirittura il 14%. E questo nonostante l’uscita dal partito dei consiglieri regionali e dello stesso sindaco di Marano. Una spiegazione dobbiamo darla: non abbiamo affidato l’azione politica alla sola rappresentanza istituzionale. Al Sud l’incremento è più alto e questo non è un caso, ci serva per capire e non per fini interni. Acerra, Melfi, Scanzano, Terlizzi, luoghi simbolo di lotte sociali nelle quali eravamo protagonisti. Certo ciò non cancella la propensione ai riti barbarici nei nostri dibattiti interni, ma quando il partito è in campo e sviluppa un’azione politica i risultati sono evidenti. Il percorso che ci ha portato alla nascita del Partito della Sinistra europea, non lo si può considerare un fatto incidentale, grazie ad esso abbiamo posto in essere e consolidate relazioni fondamentali. Rilevanti figure e pezzi del Pci si riavvicinano dopo anni alla politica "attiva", certo per una spinta all’unità ma anche perché abbiamo immesso elementi di innovazione nella cultura comune come il dibattito sulla non violenza. E’ dunque dimostrato: prendi voti quando innovi. Sugli enti locali dovremmo produrre un’assise degli eletti, una consulta permanente come momento di raccordo e scambio sui grandi temi per mettere in relazione le esperienze e i risultati. Bruno Steri Federazione Roma Spiace dover constatare che gli spunti di riflessione dedicati dalla relazione introduttiva al voto dell’Europa nel suo complesso non abbiano trovato adeguato spazio nella discussione di questo Cpn. Sbagliato. Senza nulla togliere all’importanza delle vicende interne al nostro paese, la sonora bocciatura di questa Europa, il solco sempre più profondo - ora sancito in termini eclatanti da questo esito elettorale - scavato tra le sue istituzioni burocratiche, le sue politiche antipopolari e i bisogni reali dei popoli che la abitano, dovrebbe indurre ad un ben più attento esame tutto il gruppo dirigente di un partito che dice giustamente di ritenere la dimensione europea essenziale alla sua azione. Il buon risultato del Prc dà respiro a tutto il partito e consente di guardare con accresciuta fiducia alla prospettiva politica. Ma il contesto del voto europeo presenta più di un elemento di preoccupazione. Il record dell’astensionismo e il plebiscito contro i governi - sia di centrosinistra che di centrodestra e indipendentemente dalla loro posizione sulla guerra - sono l’espressione di una forte protesta sociale, la quale trae alimento dal peggioramento delle condizioni di vita di larghe masse ma che evidentemente non ha un ancoraggio politico consolidato e può quindi dirigersi (di fatto si è già diretta) anche a destra, verso formazioni populiste, isolazioniste e xenofobe. Le forze politiche appartenenti al Gue, collocate alla sinistra della socialdemocrazia, hanno ottenuto prevalentemente un buon risultato, certamente grazie alla loro coerente opposizione alla guerra di Bush e alle politiche neoliberiste: tra queste forze, positivo l’esito di gran parte dei partiti comunisti, che siano promotori della Sinistra europea (come il Prc e la tedesca Pds) o che abbiano deciso di non aderire, in forme diverse, a tale progetto (come il Pc ceco-moravo, il Pc portoghese e il Pc greco). Tra i promotori, in controtendenza è Izquierda Unida, che non riesce a frenare la sua perdurante crisi. Dall’insieme di questi dati risulta che a contare è soprattutto la solidità e l’efficacia di un’inequivoca linea di classe. In particolare, in Italia, il Prc ha goduto di una crescita del suo consenso elettorale, grazie alla sua internità ai movimenti di massa, alla decisa scelta di campo a favore delle vertenze sociali esplose nei nostri territori, al profilo unitario che ha adottato all’indomani del congresso. Tale profilo ha permesso oggi al partito di porsi nelle condizioni migliori per poter assumere domani la decisione (che auspichiamo positiva) sull’esito del confronto programmatico e sulla concreta possibilità di una sconfitta delle destre che sia di lunga durata. Gianluigi Pegolo Responsabile enti locali L’analisi del voto non può prescindere da un riferimento agli altri paesi europei. E’ evidente la crisi del liberismo che si traduce nella crescita di una sinistra esplicitamente anti-liberista e di una destra xenofoba. A sinistra non valgono identità fondate su assunti ideologici: crescono i partiti più radicati socialmente (dentro o fuori il partito della Sinistra europea). In Italia il voto Prc è stato molto positivo ma va esaminato tenendo conto sia delle europee che delle amministrative. I dati indicano una costante: la crescita maggiore in centro Italia (specie nelle regioni rosse) e nei quartieri popolari delle aree metropolitane. Questi comportamenti indicano la rilevanza di due variabili: il nostro impegno sociale e contro la guerra e la scelta unitaria con le altre forze democratiche. La nostra crescita ha comportato un incremento straordinario di eletti nelle amministrazioni locali e ci carica di responsabilità. Nessuno dubita che in vista del 2006 occorra un ampio accordo unitario né che sia riproponibile la formula della "desistenza". Altra cosa è proporre un accordo "organico" (con tanto di ministri) senza avere ancora verificato significative convergenze programmatiche. Per quanto riguarda la sinistra di alternativa sono d’accordo che non può essere costituita solo da soggetti politici, ma bisogna uscire dal vago. Credo che si debba partire dalle forze politiche e sociali che sostennero la battaglia sull’art.18 per definire un programma con cui aprire il confronto col centrosinistra. Mimmo Porcaro Federazione di Torino Il nostro risultato elettorale è dovuto senz’altro ad una linea che ha saputo coniugare radicalità ed unità. Le nostre proposte unitarie vengono infatti dopo scelte radicali ed autonome come la battaglia elettorale del 2001, l’adesione ai movimenti, il referendum sull’art.18, l’iniziativa sul ritiro delle truppe, che ha visto la sinistra moderata venire sulle nostre posizioni. Veniamo percepiti come una forza radicale ed efficace. Ma oltre alla giustezza della linea esiste un fattore più importante: la forte dinamica di trasformazione che vede molti soggetti sociali cambiare la loro tradizionale veste politica: i sindacati (la Fiom interpreta qui una tendenza europea) tendono a differenziarsi dalla sinistra moderata; la nuova classe operaia esce dalla passività; l’associazionismo ha da tempo abbandonato il collateralismo e l’indifferenza politica; gli attivisti cattolici sono ormai privi del peso dell’anticomunismo; le lotte del Sud stanno avvenendo in forme non populiste. Nessuno di questi soggetti ha per ora un referente politico stabile: questa è la ragione del nostro successo attuale e ci indica le prospettive del futuro. Ma per essere all’altezza di queste prospettive il partito deve autoriformarsi. Se vuole essere efficace deve essere capace (a differenza del partito tradizionale) sia di organizzare direttamente le vertenze, quando è il caso, sia di entrare in rapporto stabile con soggetti che sono e resteranno autonomi (come è ad esempio avvenuto a Firenze: un’esperienza che indica quanto il rapporto col movimento possa accrescere la nostra autonomia politica), per giungere là dove non potrebbe arrivare da solo. Infine, bisogna porre grande attenzione alla formazione dei nostri futuri assessori e consiglieri ed alla gestione collettiva della loro politica, per evitare la formazione di un partito "istituzionale", base di eventuali scissioni "da destra". Giovanni Russo Spena Vicecapogruppo alla Camera La crisi del berlusconismo è strutturale. E’ un terremoto su tre piani: crisi dell’antipolitica e delle ossessioni presidenzialiste; crisi dell’alternanza bipolare; crisi del blocco sociale fondato sul liberismo. L’accelerazione della crisi del sistema politico carica noi della responsabilità di iniziare da subito la costruzione di entrambe le "costituenti". La costituente della sinistra dell’alternativa può reggere su una struttura "a rete", con luoghi organizzati di ricerca e di iniziativa, sistema di relazioni plurali, creazioni di sinergie, escludendo vincoli eccessivi di centralizzazione. E’ bene partire da subito dando impulso ad una diffusione organizzata sul territorio (circolo, club, associazioni), una vera "costituente dal basso". Auspico scambi di esperienza trasversali (quali, ad esempio, tra strutture tematiche o tra aree territoriali, come il coordinamento delle aree metropolitane). Camminiamo interrogandoci. Leonardo Masella Federazione Bologna In Europa, assieme al nostro Partito, crescono anche il Partito comunista portoghese (9,2%), il Kke greco (9,5%, quasi il doppio delle politiche di tre mesi fa), la Pds tedesca (6,1%) e il Partito comunista ceco-moravo (oltre il 20%), mentre crolla Izquierda Unida (4,1%). Si impone il conseguimento di due obiettivi. Primo, la sinistra di alternativa. E’ necessario un coordinamento non solo di tutte le componenti politiche (Prc, Pdci, Sinistra Ds, Verdi) ma anche del sindacalismo di classe e dei movimenti. Vanno respinte le proposte che limitano l’autonomia dei soggetti coinvolti, anche perché la costruzione di una sinistra di alternativa più unita non va contrapposta alla costruzione di un partito comunista più forte. Il secondo obiettivo è l’apertura di un confronto programmatico con tutte le opposizioni per una alternativa di governo. E’ urgente lanciare nel dibattito politico pochi punti programmatici dirimenti senza i quali sarebbe una follia partecipare ad un governo: adeguamento dei salari all’inflazione reale; fine delle politiche di precarizzazione del lavoro; stop alle privatizzazioni; una politica estera pienamente autonoma dagli Usa e quindi smantellamento delle basi straniere sul nostro territorio; messa in discussione dei vincoli economico-sociali dell’Unione europea.
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