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Comitato Politico Nazionale 3 - 4 maggio 2003 |
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Gli ordini del giorno su Cuba respinti |
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Liberazione 8 maggio 2003 Gli ordini del giorno su Cuba respinti 1- Documento presentato da: Franco Grisolia, Claudio Bellotti, Marco Ferrando, Matteo Malerba, Francesco Ricci Favorevoli: 12 Contrari: 76 Astenuti:2 N.p.v.: 1 Il CPN del PRC esprime il proprio sostegno incondizionato a Cuba nella sua lotta nei confronti dell’imperialismo. Ritiene infatti dovere di ogni comunista nel mondo difendere Cuba come stato e le conquiste che permangono della sua rivoluzione. Non possono che essere respinte con sdegno le argomentazioni sviluppate, rispetto ai recenti avvenimenti, da quelle forze che non hanno trovato e non trovano obiezione alcuna alle guerre imperialiste; all’embargo genocida decretato e mantenuto per un decennio dall’ONU contro l’Irak e che ha causato un milione e mezzo di vittime; alle molteplici forme di sfruttamento, oppressione e repressione che quotidianamente causano migliaia e migliaia di morti nel mondo capitalistico. La loro opposizione alla pena di morte e alla repressione a Cuba non è che l’espressione di una volgare demagogia. Quello che in realtà imputano a Cuba è il fatto di non adeguarsi puramente e semplicemente all’imperialismo e di mantenere una continuità ideologica e, in parte, materiale con il processo di rivoluzione anticapitalistica del 1958-1960. Come PRC riconosciamo a Cuba il diritto di autodifendersi nell’attuale situazione anche con misure drastiche contro la reazione. In ogni modo prescindiamo nella nostra posizione di difesa dal giudizio sui singoli atti del governo cubano. E’ tuttavia dovere dei comunisti sviluppare, dal punto di vista di classe e rivoluzionario, un giudizio chiaro sull’attuale regime cubano. Il CPN ritiene che ciò che esiste a Cuba è un profondo deficit, a carattere qualitativo, di dittatura del proletariato. Un regime questo che, per noi non può che essere che quello che si è espresso per la prima volta nella Comune di Parigi e poi nell’Ottobre russo, prima della degenerazione stalinista. Cioè una democrazia operaia basata sull’autorganizzazione delle masse proletarie che imponga il proprio dominio egemonico ("dittatura") sull’insieme della società trasformata in un processo di socializzazione. A Cuba invece, nella sua più che quarantennale storia post rivoluzionaria, il potere non è mai stato nelle mani di strutture consiliari di operai e contadini. Al di là delle ultime decisioni, obiettivamente esagerate e controproducenti, avvenimenti recenti hanno sottolineato questo deficit di democrazia operaia. Così è stato per le elezioni formalmente in termini di democrazia parlamentare aclassista, con 179 candidati per 179 eleggibili, senza nemmeno la possibilità di voto negativo. Così per il referendum plebiscitario di sostegno al regime, concluso con un incredibile 99,2% di voti favorevoli. Più in generale la mancanza di democrazia operaia si esprime in un parlamento che vota sempre all’unanimità, e in un Partito che si riunisce in congresso circa ogni dieci anni e, anche in questo caso, così come nei suoi organismi dirigenti, non vede che voti all’unanimità. Mentre su tutto veglia, con potere decisionale supremo il "leader maximo". Né l’aggressione imperialista, col blocco, né l’isolamento di Cuba (che del resto era caratterizzata da analoga struttura di regime anche all’epoca in cui esisteva e ed era potente il blocco "sovietico") possono giustificare questa situazione. La Russia rivoluzionaria dopo il 1917 si trovò isolata, rovinata economicamente da anni di guerra e guerra civile, invasa dall’esercito di 14 potenze imperialiste e loro alleati. Tuttavia, se questa situazione costrinse il regime leninista a limiti nello sviluppo della democrazia operaia, non lo portò mai a farne venir meno alcuni elementi fondamentali (questo fino alla degenerazione stalinista che implicò una vera e propria sanguinosa controrivoluzione burocratica contro il Partito leninista). Così il Partito comunista russo anche nel corso della guerra civile, realizzò congressi annuali, svoltisi sempre su piattaforme contrapposte che si confrontavano col libero voto degli iscritti, in un quadro di dibattito così aperto che lo stesso Lenin non era garantito della vittoria (e in effetti finì in minoranza nel Comitato Centrale ancora nel 1921). Nelle organizzazioni di massa (soviet e sindacati) dirigenti e delegati si confrontavano liberamente sulle singole decisioni. Il diritto di sciopero era garantito dal codice del lavoro del 1922 che ne indicava la imprescindibilità contro le deviazioni burocratiche nelle aziende statali e, più in particolare, in rapporto alla, sia pur limitatissima, apertura ai capitali privati con la "Nuova Politica Economica" (mentre a Cuba lo sciopero è proibito, nonostante la ormai larghissima e libera presenza di capitale straniero). La stessa illegalizzazione di fatto dei partiti democratici e della loro stampa era considerata dichiaratamente una misura transitoria che si sarebbe potuto superare con lo sviluppo e il rafforzamento della rivoluzione, in particolare sul piano internazionale. Ampia era poi sulla stampa l’informazione e il confronto tra opinioni e posizioni diverse su temi politici e sociali. Lo stalinismo, prodotto dall’arretratezza economica della Russia e dalla mancata estensione della rivoluzione socialista sul piano internazionale, ha distrutto tutto ciò; ma, ciò non di meno, la realtà della rivoluzione d’ottobre e del regime bolscevico resta come esempio di differenza tra la dittatura del proletariato e un regime burocratico quale, pur con le sue specificità, è stato nella sua storia quello di Fidel Castro. E’ per questo che il CPN ritiene che la prospettiva che i comunisti devono auspicare e sostenere per Cuba non è quella di una "democratizzazione" astratta e senza contenuti di classe; ma quella dell’instaurazione di un vero potere dei/le lavoratori/trici, basato su una loro autorganizzazione consiliare. Non si tratta solo dello sviluppo della democrazia operaia, ma della stessa difesa di Cuba e delle sue conquiste dall’imperialismo. Perché solo un coinvolgimento vero dei/le lavoratori/trici cubani nella gestione del potere – identificandoli pienamente con lo stato – può evitare che, il futuro, una volta venuta meno l’attuale leadership (che certamente gode di un vasto prestigio e sostegno popolare) si ripetano le drammatiche esperienze di altri stati post capitalistici burocraticamente dominati (in termini marxisti "stati operai degenerati o deformati") che sono caduti nel processo controrivoluzionario di restaurazione del capitalismo. E’ nella prospettiva di un vero potere del proletariato cubano, insieme con lo sviluppo di processi rivoluzionari vincenti in America Latina e nel mondo, che sta il futuro per Cuba e la sua rivoluzione. Ed è quindi con questo approccio generale che il PRC ribadisce il proprio sostegno incondizionato a Cuba in questo difficile frangente.
2- Documento presentato da: Giovanni Pesce, Claudio Grassi, Bianca Bracci Torsi, Guido Cappelloni, Bruno Casati, Gianni Favaro, Rita Ghiglione, Damiano Guagliardi, Gianluigi Pegolo, Fausto Sorini. Giuseppina Tedde Favorevoli:25 Contrari:78 Astenuti:2 La conclusione rapida della guerra contro l’Iraq ha determinato nell’amministrazione degli Stati Uniti un consolidamento delle posizioni più oltranziste dell’imperialismo americano (linea Rumsfeld-Rice) e la propensione, tra l’altro, ad una ulteriore escalation dell’aggressività nei confronti dei cosiddetti "Stati canaglia". In questo quadro non si collocano soltanto le accuse alla Siria, i duri moniti rivolti all’Iran affinché desista da qualsiasi "interferenza" nelle relazioni tra le diverse componenti religiose presenti in Iraq, le ricorrenti minacce alla Corea del Nord, ma anche la campagna di aggressione puntualmente scatenata contro Cuba. Tale campagna, che ha visto il preoccupante allineamento dell’Unione europea, è stata subito assunta dal governo Berlusconi, con un servilismo che ha pochi eguali e che la quasi totalità dell’Ulivo ha fatto proprio, dando prova di una grave e sostanziale subalternità. Mentre il Papa – la cosa merita di essere notata – che pure esprime "dolore e preoccupazione" per le misure repressive, rifugge dall’anatema e dal linguaggio esasperato della "condanna". E’ significativo che nella Commissione Onu di Ginevra per i diritti dell’uomo, un emendamento ispirato dagli Usa che chiedeva la "condanna" esplicita di Cuba per le recenti misure repressive, sia stato respinto con 31 voti contrari (paesi non allineati), 15 favorevoli (Usa, UE e alleati occidentali) e 7 astensioni. Questa campagna di aggressione si somma all’embargo che da decenni strangola l’economia dell’isola mettendone a repentaglio lo sviluppo e le possibilità stesse di una ulteriore crescita democratica, che deve comunque verificarsi nelle forme che autonomamente il popolo cubano deciderà di darsi, senza interferenze esterne né modelli "esportati". Tali possibilità di sviluppo democratico di Cuba vengono inibite dal permanente stato di emergenza indotto dalle minacce alla sua indipendenza e legittima sovranità. A questo proposito occorre essere chiari. Nei confronti di tutti i paesi latino-americani che – come il Venezuela o, in passato, il Cile e il Nicaragua – hanno visto prevalere forze progressive, gli Usa hanno sviluppato una dura offensiva tesa a sovvertirne i governi legittimi sul piano economico e politico e sul terreno militare, non esitando a sostenere colpi di Stato e guerre civili. Con Cuba, in particolare, l’attuale presidente degli Stati Uniti (che molto deve alla mafia anticastrista di Miami per la propria rocambolesca elezione alla Casa Bianca) ha subito interrotto ogni pur timido accenno di dialogo, intensificando la linea della "guerra a bassa intensità". Rientrano in questa strategia aggressiva l’aggravamento del blocco economico; il sostegno operativo e finanziario di gruppi terroristi anticastristi che operano in sinergia con l’intelligence statunitense; il finanziamento e la diretta organizzazione di azioni terroristiche sul territorio cubano; l’invio di personale diplomatico incaricato di organizzare manovre sovversive e colpi di Stato; l’incoraggiamento all’espatrio illegale di massa. E’ chiaro - o dovrebbe esserlo a chi non rinuncia a tenere nella dovuta considerazione il contesto politico internazionale nel quale l’aggressione statunitense a Cuba si è venuta sviluppando nelle ultime settimane - quale sia lo sbocco di tale offensiva. Da sempre Cuba è una spina nel fianco degli Stati Uniti, una intollerabile anomalia in quello che gli imperialisti nord-americani considerano il proprio "cortile di casa". Oggi, dopo la fine del bipolarismo, dopo l’11 settembre e sullo sfondo della dottrina della guerra preventiva, gli Stati Uniti ritengono sia giunto il momento di eliminare definitivamente tale anomalia. In questo senso il 28 aprile scorso il Segretario di Stato americano ha definito Cuba una "aberrazione nell’emisfero occidentale", annunciando che l’Amministrazione Bush sta "rivedendo tutte le proprie politiche e il proprio approccio nei riguardi de L’Avana". I segnali di una precipitazione della crisi verso esiti militari si moltiplicano giorno dopo giorno e sono sempre più numerosi coloro che evocano apertamente il pericolo di una invasione statunitense. Da ultimi hanno lanciato questo allarme i premi Nobel Nadine Gordimer, Rigoberta Menchu e lo stesso Gabriel Garcia Marquez, al quale si è cercato di attribuire - con quella che egli ha definito senza mezzi termini una "manipolazione" tesa a "giustificare una invasione di Cuba" - una posizione critica nei confronti dell’Avana. La nostra contrarietà alla pena di morte resta ferma. Ciò che vogliamo mettere in evidenza è come tutto il discorso sui diritti umani violati e la liceità della pena di morte serva solo a nascondere la vera partita in gioco. Non cogliere questo elemento e accettare che tale discorso divenga la questione all’ordine del giorno sarebbe testimonianza della più grave subalternità politica. Le dure misure repressive adottate dal governo di Cuba nei confronti di chi si è reso colpevole di gravi attentati, di crimini come il dirottamento di navi o di altri reati contro la sicurezza dello Stato, volti a creare una "quinta colonna" interna - emanazione diretta delle azioni destabilizzanti della superpotenza statunitense - vanno inquadrate in un contesto assimilabile a una situazione di guerra non dichiarata, nel quale ogni dinamica tende a radicalizzarsi drammaticamente. Né può sfuggire, ad una valutazione obiettiva, la connessione esistente con la detenzione illegale dei cinque patrioti cubani, processati e condannati negli Stati Uniti senza il rispetto di alcuna garanzia giuridica e degli stessi diritti umani, nel nome dei quali gli Usa e i loro sostenitori muovono a Cuba accuse tanto ipocrite quanto strumentali. Non riconosciamo credibilità democratica alcuna a chi, col pretesto delle ormai note "ingerenze umanitarie", ha praticato o sostenuto embarghi, guerre e terrorismi di Stato che sono costati la vita, in pochi anni, a centinaia di migliaia di civili innocenti, dall’Irak ai Balcani, dall’Afghanistan al Congo, dal Guatemala alla Palestina (e la lista potrebbe essere ancora molto lunga). In un contesto internazionale in cui le minacce alla sua indipendenza si sono così gravemente intensificate, non abbiamo dunque esitazioni: confermiamo a Cuba, al suo popolo, al suo governo legittimo e al partito comunista, la nostra piena, ferma e consapevole solidarietà. Dichiarazione di voto di Fausto Bertinotti Esprimo l’indicazione di voto contrario all’ordine del giorno presentato perché lo ritengo alternativo al documento approvato dal Comitato Politico Nazionale, sia per ragioni di forma che di sostanza. Per ragioni di forma, perché, invece di presentare un emendamento al documento finale che prevede un passaggio specifico che riguarda il giudizio sugli ultimi avvenimenti di Cuba, si è scelto la presentazione di uno specifico ordine del giorno, il cui significato politico appare evidente a tutti, anche sulla base della dichiarazione di voto espressa sul documento da parte del compagno Grassi. Per ragioni di sostanza, come è emerso clamorosamente in tutto il dibattito svolto nel CPN, e che si evincono chiaramente dall’intervento conclusivo svolto solo pochi minuti fa.
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