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Comitato Politico Nazionale 3 - 4 maggio 2003 |
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Documento finale approvato |
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Favorevoli: 66 Contrari: 14 Astenuti: 26 |
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Liberazione 8 maggio 2003 Documento finale di Fausto Bertinotti, Paolo Ferrero, Loredana Fraleone, Patrizia Sentinelli, Stefano Zuccherini Il Cpn approva la relazione e le conclusioni del segretario e invita il partito a profondere il massimo impegno in una fase di mobilitazione straordinaria a fronte di scadenze assolutamente decisive come le elezioni amministrative e i referendum del 15 giugno. Il partito ha dimostrato in tutti questi mesi una capacità ed una passione politica indubbia, dalla raccolta delle firme per i referendum alla partecipazione ai movimenti sociali e per la pace, alla costruzione di vertenze territoriali contro i processi delle privatizzazioni e per la difesa dei beni comuni, a partire dall’acqua, dai servizi sociali e dalla salvaguardia del territorio. E’ anche grazie a noi che questo movimento è protagonista fondamentale del conflitto politico, sociale e culturale ed è stato per noi una scelta giusta e strategica investirvi con tutte le nostre forze e con una volontà di completa appartenenza. Sono queste due condizioni che ci consentono di avanzare nel processo di autoriforma sempre più indispensabile. Il movimento si configura come vera e propria potenza democratica in fieri e come tale dobbiamo lavorare perché si costituisca essendo capace di contrastare la guerra e il neoliberismo. Questa costituzione è ormai matura e necessaria per andare oltre la fase in cui il movimento ha potuto crescere su se stesso e misurarsi con il tema dell’efficacia. La limpidezza dell’alternatività politica è il connotato che rende il movimento in grado di affermarsi a questo livello. E’ così per l’opposizione alla guerra in quanto tale che, sia pure sconfitta, non per l’esito militare ma per la realizzazione del conflitto stesso, non viene travolta ma cresce come ripudio appunto del sistema di guerra, realizzando un’espansione dello stesso movimento no-global. E’ così per la pratica democratica e di relazione fondata sul "camminar domandando". E’ così per la capacità di riferirsi a tutti gli ambiti economici, sociali, umani, di relazione con la natura necessari ad essere interessati da un processo di liberazione. E’ a questa limpidezza dell’alternatività politica che siamo andati riferendo il nostro agire politico e che ci consente, ad esempio, di affrontare l’attuale passaggio nella relazione con Cuba con la forza di due affermazioni entrambe limpide: la conferma della nostra amicizia per Cuba per la sua storia e anche per ciò che essa rappresenta nella lotta alla globalizzazione e insieme la condanna e la critica ferma alla recente operazione giudiziaria sia per il ricorso alla pena di morte che alla repressione del dissenso. Il nuovo scenario determinato dalla strategia della guerra preventiva dell’amministrazione statunitense, l’inasprirsi dell’instabilità e dei conflitti, il sostegno attivo all’ulteriore sviluppo di un autonomo movimento per la pace, le scelte di disobbedienza nonviolenta alla guerra, determinano la necessità di un ulteriore impulso dell’iniziativa del Partito su questi temi, a partire dalla messa in discussione dell’uso del territorio del nostro Paese per basi militari straniere e dell’invio di uomini e mezzi per la guerra. Vanno, altresì, sostenute tutte le altre iniziative, da quella dell’obiezione alle spese militari e alle altre per il boicottaggio delle compagnie che sostengono l’economia di guerra e di rapina dei Paese del sud del mondo. L’iniziativa contro la guerra si inserisce all’interno delle scadenze che il movimento ha già programmato e che, collegano l’opposizione alla guerra preventiva con la critica ai processi della globalizzazione neoliberista e che vedranno importanti scadenze, a partire dagli appuntamenti di Evian dall’1 al 3 giugno per il G8, a Salonicco i prossimi 20 e 21 giugno, in occasione della conclusione del semestre di presidenza dell’UE della Grecia e dell’avvio del semestre di presidenza italiana, di quello di Cancun, in occasione del Summit mondiale del Wto del 10/14 settembre, a quello della marcia Perugia Assisi del prossimo autunno, fino al II Forum sociale di Saint Denis del 12 – 16 novembre e a quello di Roma del 13 e 14 dicembre per la Convenzione Europea. Inoltre, facciamo nostra la proposta che ci è stata avanzata di una discussione di massa e di raccolta di adesioni in calce all’appello promosso da Chomsky, Marcos, Galeano e già firmato da migliaia di altri soggetti, che si esprime contro la guerra e per una società alternativa. Sul fronte del conflitto sociale, è pieno il sostegno alla vertenza contrattuale dei lavoratori metalmeccanici condotta dalla Fiom e che rappresenta uno snodo fondamentale sia in relazione al tema della democrazia sindacale sia per quelli altrettanto importanti dell’acuirsi di una irrisolta questione salariale e della precarietà del lavoro nel nostro Paese. Altrettanto netti sono la nostra opposizione e il nostro contrasto ai progetti di controriforma sociale del governo delle destre, in primo luogo l’attacco alle pensioni e alla previdenza pubblica. I pronunciamenti di Berlusconi all’indomani della sentenza Previti confermano una volontà già ampiamente conosciuta di una parte delle nuove classi di governo di considerarsi portatori di interessi e di progetti che li collocano al di sopra e al di fuori degli ordinamenti legislativi con una volontà che richiama la categoria di sovversivismo dall’alto. Questa autoinvestitura si basa su un inedito fondamentalismo del mercato e del profitto che dovrebbe divenire, secondo questa visione, unico metro di giudizio, farsi costituzionale. L’attacco alla magistratura è in tal senso tutt’uno con la volontà di stravolgimento della Costituzione e di affermazione del diritto al privilegio per i ricchi e i potenti e del bellicismo. Questo attacco, però, conosce oggi un salto che lega questi pronunciamenti a quelli sul 25 aprile, all’attacco ai diritti sociali: possiamo dire che sia esaurita la fase di ambiguità e strizzata d’occhio populista, si esauriscono i margini di mediazione e l’attacco diviene frontale. Perciò questo disegno va contrastato nello specifico ma anche nel suo carattere generale in nome di una diversa carta dei valori fondata, come la Costituzione italiana, sulla pace, il lavoro, la promozione dell’uguaglianza. Lotta democratica e lotta sociale non possono mai, e soprattutto in questo caso, essere disgiunte. E’ anzi necessaria una innovazione profonda che non si basi solo sulla difesa dell’esistente ma sulla conquista di nuovi diritti come nel caso dell’articolo 18. La scadenza referendaria del prossimo 15 giugno è decisiva per dare un esito positivo al grande movimento di lotta che si è dipanato in questi mesi contro l’attacco ai diritti del lavoro portato avanti dal governo delle destre. I due referendum, quello contro l’elettrosmog e, in particolare, quello per l’estensione dell’articolo 18 dello statuto dei diritti dei lavoratori, rappresentano un’occasione concreta per imprimere una svolta nelle politiche economiche, sociali, di salvaguardia dell’ambiente e di tutela sanitaria. Pongono il tema dell’introduzione di nuove rigidità sociali e ambientali contro la precarizzazione dei tempi di lavoro e di vita imposti dal prevalere delle politiche neoliberiste. Pesa sul referendum per l’estensione dell’articolo 18 la gravissima posizione manifestata da Margherita, segreteria Ds e settori rilevanti dell’Ulivo. Addirittura sconcertante, e causa di un grave contrasto politico, è il boicottaggio attivo propugnato dalla segreteria Ds che, non a caso, converge con le posizioni espresse dalla Confindustria. Ancora una volta, alla prova dei fatti, si dimostra la crisi irreversibile del centrosinistra e la sua propensione, nei momenti decisivi, a non schierarsi dalla parte degli interessi dei lavoratori ma addirittura contro. La frattura con gli interessi e i diritti del mondo del lavoro è la vera rottura che viene esercitata. Suonano del tutto ad alibi i giudizi sulla parzialità del referendum, a fronte del tema dei diritti per i soggetti esclusi e sulle inidoneità dello strumento tanto più se si considera che i governi di centrosinistra non hanno avuto né la forza né la volontà politica di approvare almeno la legge Smuraglia per i lavoratori atipici. Altresì appare vecchia e di pura copertura la visione del rapporto di alleanza con la piccola e media impresa che in realtà ha assunto in questa fase della globalizzazione forme del tutto diverse da quelle degli anni 70. La posizione dei vertici Ds diviene così un ulteriore passo avanti: dalla ricerca di alleanza con l’impresa all’assunzione del suo punto di vista. La scelta per il sì è una scelta per i diritti dal punto di vista del lavoro e per un’altra idea di società e di economia che opera un elemento di chiarezza e che non può essere mistificata celandosi dietro il gioco politico che fa venir meno la limpidezza del profilo programmatico e degli interessi rappresentati. Noi ci auguriamo che venga fatta da tutti quanti hanno, anche attraverso il movimento, mostrato di voler ridefinire un nuovo profilo della stessa sinistra moderata. E’ di grande rilievo il pronunciamento a favore della vittoria referendaria di importanti settori della società civile, dei movimenti, delle organizzazioni dei lavoratori, di forze e componenti politiche, anche interne al centro sinistra, che si aggiungono allo schieramento ampio e pluralistico che ha dato vita alla raccolta delle firme. Ciò da pienamente il senso di un allargamento dei consensi e della partecipazione attiva alla scadenza. L’ampliarsi dello schieramento a favore della vittoria referendaria e l’oggettiva centralità che la questione sta assumendo nel conflitto politico e sociale del Paese, chiamano il Partito ad un impegno straordinario, oltre quanto già di importante e positivo è stato fatto. La consultazione referendaria ha come avversario principale l’astensionismo usato per impedire una vittoria del si che è chiaramente preponderante tra i lavoratori e maggioritaria in tutta la popolazione. Per tale motivo, l’iniziativa del Partito, unitariamente con le altre forze schierate per i referendum e nei comitati unitari costituiti e da costituire in tutte le realtà di lavoro e territoriali, deve essere intensa e capillare, con un impegno massimo di tutti i dirigenti, gli eletti, i militanti e gli iscritti. Questa intensa fase di mobilitazione e la crescita del movimento sono il terreno di sperimentazione di quella che abbiamo chiamato sinistra di alternativa e cioè di una relazione tra forze diverse per natura e formazione, ma convergenti nella critica e nella lotta al liberismo e alla guerra e nella ricerca della costruzione di una alternativa di società. Dichiarazione di voto di Flavia D’Angeli e Livio Maitan Votiamo a favore del documento di maggioranza perché condividiamo la relazione e soprattutto le conclusioni del segretario nazionale, in particolare la centralità del movimento, l’aspetto programmatico dell’articolo 18, la fondamentale presa di posizione su Cuba, contro le posizioni nostalgiche e autoritarie sostenute dai compagni che fanno riferimento all’odg. di Pesce, Grassi e altri. Manteniamo però un disagio di fondo, un’insoddisfazione per la vita politica del partito, emblematizzata dal ritardo, senza precedenti, con cui è stato convocato il Cpn. Un’insoddisfazione, inoltre, per la discussione sulla guerra fatta finora, che ha prodotto posizioni ancora inadeguate, oscillanti tra l’ortodossia conservatrice – una sorta di riproposizione del campismo senza un "campo" - e un tentativo di aggiornamento dell’analisi, ancora contraddittorio, a volte idealista e ricorrente a formule immaginifiche, con una discussione insufficiente su nodi quali il "potere" e la "sovranità" (si pensi al caso, emblematico, dell’Argentina). Proprio alla luce di questi nodi, il documento presentato in Cpn appare inadeguato e rende necessario l’avvio di un percorso di ricerca. L’analisi internazionale ha infatti bisogno, per gli effetti evidenti che ha sul movimento - nostra bussola di riferimento centrale e obbligata - di un approfondimento maggiore, una ricerca collettiva che rifugga da semplificazioni ideologiche e assuma la sostanziale transitorietà e contraddittorietà che caratterizza la fase attuale. Un approfondimento che riteniamo debba costituire un impegno preciso del gruppo dirigente e che deve essere svolto con il massimo coinvolgimento del corpo vivo del partito, delle sue diverse articolazioni, a partire da una linea di fondo precisa: l’impegno nel movimento contro la globalizzazione e per la pace come asse strategico della nostra costruzione e del nostro intervento politico. Dichiarazione di voto di Claudio Grassi Dichiaro un voto di astensione rispetto al documento proposto dagli altri compagni/e della Segreteria nazionale e dal compagno Zuccherini presidente del Cpn. Il dissenso riguarda esclusivamente la valutazione in |
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