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Comitato Politico Nazionale 3 - 4 maggio 2003 |
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Gli interventi 5 |
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Liberazione 8 maggio 2003 Licia Sema, Federazione di Trieste Sono con Cuba senza se e senza ma, non sarò mai disponibile a insozzare una bandiera, non ho bisogno di proclamare la mia contrarietà assoluta alla pena di morte perché fa parte, non da oggi, della cultura e della prassi dei comunisti italiani. Il compagno Alfonso Gianni al nostro congresso regionale ci ha insegnato che il testo va letto nel contesto. La situazione di Cuba è semplice e drammatica. In un contesto di difficoltà politica, indotta dall’esterno, è straordinariamente facile trovare persone che protestano e si mettono nelle condizioni di violare alcune leggi; il governo che fa rispettare le leggi diventa repressivo, gli altri dissidenti. Si applica il metodo del più uno, sempre qualcosa da chiedere e sempre si sfida l’autorità in base al principio che lì manca la libertà: non solo, si accetta la discussione nei termini posti dall’avversario, ma inevitabilmente si entra in contraddizione con se stessi e gli argomenti si rivoltano contro. Ci accorgiamo oggi e non ieri che questa è la situazione cubana perché si è accettata la logica dell’avversario e cioè che il comunismo in quanto tale è negazione della libertà. Che fare? Una chiara definizione di cosa si intende per libertà, la debolezza è che si interviene su Cuba, ovvero su un singolo caso, di volta in volta scelto dall’avversario in termini di libertà, cioè di alterità al comunismo. Dopo l’invasione non motivata dell’Iraq c’è una resistenza popolare che però, e questo dovrebbe far riflettere, pur essendo ricomparso il partito comunista iracheno non si svolge sotto le bandiere rosse, ma sotto le bandiere nere degli sciiti, analoga riflessione andrebbe applicata al caso Argentina dove la sinistra è regolarmente superata a livello di consenso elettorale dai peronisti. Ne consegue che l’ideologia non è un accessorio che si può indossare o togliere secondo i venti che spirano, ma dobbiamo chiederci come mai le altre ideologie si diffondono, scaldano i cuori, esaltano e si tramutano in voti o in movimenti di lotta popolare e solo noi pensiamo a buttare via una ideologia che forse qualcosa ha rappresentato; deideologizzare, appunto. Uno dei casi tipici dei problemi che sorgono in un approccio di questo tipo, metapolitico, ovvero al di fuori dell’economia, degli uomini, delle cose, delle forze reali, secondo la geniale visione del mondo in cui il capitalismo si organizza in un impero deterritorializzato e la bomba e l’economia della globalizzazione confiscano la possibilità dello stato nazione, proprio gli stati nazione sono quelli che hanno fatto e fanno ancora la storia e le forze del capitalismo, lungi dall’unirsi in maniera deterritorializzata, si stanno dividendo e contrastando in chiave nazionale. Patrizia Sentinelli, Segreteria Nazionale Ho trovato la relazione ricca di interessanti analisi e proposizioni per il nostro agire. Non così il dibattito che ne è seguito lungo taluni interventi, in particolare attorno all’operazione giudiziaria intrapresa a Cuba e, al ruolo e prospettive del movimento. C’è stato un arretramento non tanto e non solo rispetto al Congresso quanto rispetto la stessa discussione, cultura e pratica agita in modo prevalente dal Partito. Non condivido e anzi ritengo controproducente per l’iniziativa del Partito, inteso come forza antagonista che si cimenta sul terreno della trasformazione sociale e dell’alternativa, attardarsi dietro una riproposizione di una replica campista alla guerra permanente e infinita. Per di più ritengo un drammatico errore dare giustificazioni alle repressioni del dissenso e alle condanne a morte, compiendo ancora una volta la censura tra etica e politica che tante tragedie ha consumato nel mondo e sulle strade della rivoluzione. Come si fa a non capire né a vedere che proprio la nostra rinnovata amicizia con Cuba e la sua storia, può permetterci di avanzare ferma critica e condanna per gli atti repressivi esercitati e scommettere ancora sul processo di liberazione? Come non capire che proprio la rivoluzione si fa più forte se dà risposte ai diritti e libertà individuali anche quando c’è l’aggressione militare, l’embargo e attacchi controrivoluzionari? E’ di nuovo il movimento che torna a dare la bussola. E’ l’opposizione alla guerra senza se e senza ma fino al suo ripudio, alla cacciata fuori dalla storia. E’ l’opposizione al militarismo e alle sue logiche. E’ perciò che percorriamo insieme ad altre forze le strade per un mondo di pace nutrito di giustizia sociale e di rifondata democrazia. Guerra e neoliberismo vanno insieme. Spetta anche a noi nel movimento trovare forme e contenuti per rendere efficace l’opposizione ad entrambi i corni declinando territorialmente e socialmente conflitti e lotte, a partire dal Referendum, rifondando così una nuova politica. Ad una forte maturità sociale che preme e lavora per l’alternativa - l’altro mondo possibile - corrisponde un’immaturità della rappresentanza politica. Questa è la grande questione da mettere a tema, è lo iato da colmare. C’è una corsa contro il tempo che dobbiamo fare, l’agenda che abbiamo davanti ci indica una strada possibile. Fausto Sorini, Direzione Nazionale Divergenze serie si sono espresse sull’analisi internazionale e su Cuba (ho presentato con altri un documento in Direzione e un ordine del giorno al Cpn, a cui rimando). Ciò non deve impedire la valorizzazione di un orientamento e di un impegno comune e solidale di tutto il partito sulle scadenze prioritarie che ci stanno davanti: elezioni amministrative e referendum. Evitiamo inutili ed autolesionistiche esasperazioni del dibattito interno. Non condivido le posizioni su Cuba, passate con l’opposizione del 40% del gruppo dirigente, perché esprimono un ambiguo bilanciamento tra "condanna" e "solidarietà". Respingo la logica della "condanna" - o della assoluzione - (non siamo né una Chiesa né un tribunale) nei confronti di un Paese che è nostro amico e fratello, nel momento in cui esso subisce minacce aperte di aggressione. Apprezzo le posizioni di Gianni Minà. La solidarietà piena alla lotta di un popolo non significa identità di vedute su ogni scelta: ma la "condanna" è un’altra cosa, configura una presa di distanza nel momento di maggiore difficoltà, e delinea una collocazione che si discosta dalle migliori tradizioni del movimento rivoluzionario. Tanto è vero che la posizione assunta dal Prc su Cuba è isolatissima tra le forze comuniste e rivoluzionarie del mondo intero, tra i Paesi non allineati, per non parlare della sinistra antimperialista dell’America Latina (ivi compresi movimenti sociali come i Sem Terra brasiliani, le Madri argentine di Piazza di Maggio o il Movimento bolivariano in Venezuela…). Ancora più grave considero la mozione presentata dal nostro gruppo alla Camera, che calca i toni contro Cuba, parla di scelte "aberranti", sceglie un linguaggio tutt’altro che amichevole, e non a caso si conquista la benevola astensione (un mezzo sostegno) anche dei settori più "blairiani" e anticomunisti dell’Ulivo, che a loro volta hanno votato buona parte della mozione della destra. Lo considero un fatto inquietante (determinatosi anche al Parlamento europeo), su cui riflettere con preoccupazione. Desidero formalmente e pubblicamente dissociarmi da quella mozione: non mi rappresenta. Ilaria Sorrentino, Federazione di Novara Intervengo essenzialmente su due punti. Il primo: la centralità della questione dell’art.18 anche nella nostra opposizione al governo Berlusconi in questa fase. Dico un’ovvietà affermando che gli sforzi fatti finora e sicuramente da moltiplicare fino alla scadenza elettorale non si devono fermare a questa, ma in ogni modo devono essere ancora più incisivi. Il governo nonostante la drammatica situazione internazionale non ha messo in secondo piano i sistematici attacchi riguardanti le questioni del lavoro. Con l’approvazione della Legge 30 avvenuta recentemente in Parlamento, le cui norme Federmeccanica ha chiesto di inserire nel contratto nazionale del lavoro, si sferra un gravissimo attacco alla lotta sulla precarietà, alla questione salariale ai più elementari diritti. Concludendosi con l’arrivo all’accordo separato insieme a Fim e Uilm isolando pesantemente la Fiom. Stiamo assistendo a una vera e propria regressione e minaccia verso conquiste democratiche riguardanti i diritti costituzionali e sociali e libertà civili. Bisogna aumentare il coinvolgimento politico sulla posta in gioco, rimarcando tutte le differenze, appoggiando la Fiom, anche per quanto riguarda le casse di resistenza. Ora su Cuba. Sono fermamente convinta che il punto nodale della questione non sia tra chi è contrario alla pena di morte e chi no. Tra vita e morte. Tra bene e male. Pur nella vastità e nella grandezza di questi temi, questa è una vera e propria riduzione in termini della questione nonché un’esemplificazione. Insisto sul concetto di inquadrare il testo nel contesto perché fondamentale. La nostra bussola per analizzare e giudicare i fatti non può essere il movimento, ma la Storia. Va fatta un’altra e alta analisi. Stiamo valutando un contesto che è di guerra non dichiarata, tra aggressori e aggrediti, non tra buoni e cattivi. E non approfondire quest’analisi ma liquidandola anche con il termine "amicizia" comunque vincolata, è come se stessimo aggiungendo all’embargo economico anche una sorta di embargo "da sinistra". Tra l’altro in un momento in cui gli attacchi da parte dell’America vanno intensificandosi, dopo le dichiarazioni di Powell, considero la presa di posizione del Partito un vero e proprio autogol. Stiamo inoltre dando al governo reazionario e fascista italiano, vedi analisi del compagno Burgio, un ulteriore elemento di sfondamento che si aggiunge alle pesanti dichiarazioni sul 25 Aprile. Stiamo loro spianando la strada del revisionismo storico. Con Cuba senza se e senza ma. Incondizionatamente. Bruno Steri, Federazione di Roma La discussione che si sta sviluppando in questo Cpn fa registrare uno scostamento dalle pur indifferibili urgenze del da farsi immediato, le quali obbligano a concentrare tutto l’impegno e le capacità di mobilitazione di cui il nostro partito è capace sulle delicatissime scadenze delle elezioni amministrative e del referendum. E tuttavia non poteva che andare così: dal momento che è questa la prima occasione, dopo alcuni mesi, in cui l’organismo dirigente può fare le sue valutazioni sulla gravissima evoluzione del quadro internazionale segnato dall’accelerazione bellicista degli Usa, sulla tenuta del movimento contro la guerra, sulle nostre proposte. In particolare, a me pare evidente che tale evoluzione dovrebbe indurre ad aggiornare alcuni punti dell’impianto analitico delle tesi congressuali, laddove si accentua l’idea di una convergenza degli interessi capitalistici all’interno della comune matrice neoliberista e dunque di un sempre più marcato raccordo sovranazionale tra le principali potenze statuali. Questa è una delle tendenze in atto (surdeterminata dallo strapotere militare Usa) che però, in tempi di crisi economica, ha ceduto il passo all’insorgere di clamorose contraddizioni intercapitalistiche: tant’è che i bombardamenti statunitensi, oltre ad ammazzare la povera gente irachena, hanno per ora mandato in pezzi l’Europa. Per altro verso, essi costituiscono un minaccioso ammonimento per l’Opec, la Russia e la Cina. Le tesi di quanti sostenevano l’eclissi di conflitti interstatuali sono messe in questione dalla realtà. Il movimento per la pace, quale risorsa democratica planetaria, può e deve favorire l’interlocuzione tra quanti (movimenti, forze politiche e sociali, stati) sono interessati a porre un argine alla "guerra infinita" di Bush e all’imbarbarimento delle relazioni tra i popoli. In questo contesto si situa la vicenda cubana. La battaglia che il Prc conduce per l’espunzione della pena capitale dal quadro giuridico di tutti i paesi non contraddice la necessaria contestualizzazione del giudizio politico su Cuba e i provvedimenti repressivi da essa adottati. La popolazione cubana sopravvive da quarant’anni ad un embargo infame, imposto dagli Usa anche ai paesi terzi: non si può pensare che ciò non abbia precise ripercussioni sull’assetto istituzionale e giuridico interno. Oltre a ciò, in un clima di guerra non dichiarata e in concomitanza con il deflagrare dell’aggressione statunitense, si sono intensificati gli atti eversivi e i processi di destabilizzazione interna organizzati dagli Usa, che fanno ritenere concretissima (non solo a Castro) un’imminente azione nei confronti dell’America Latina, a cominciare appunto da Cuba. Davanti alla prospettiva di un attacco diretto all’esperienza cubana e a quello che essa rappresenta per i diseredati del mondo, il nostro atteggiamento non può che essere quello di una piena, concreta e incondizionata solidarietà. Silvana Stumpo, Federazione di Cosenza Ho condiviso molto il Segretario quando nella sua relazione ha approfondito il tema del lavoro e dei diritti, dell’importanza che assume la lotta per la difesa e l’estensione dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, dell’impegno che il partito deve profondere sui referendum. Mi sono anche chiesta, e chiedo al mio partito, perché quando tra noi si parla dei bisogni o di problemi reali della gente ci troviamo tutti d’accordo e consapevoli del ruolo che noi comunisti dobbiamo assolvere, e perché mai poi ci troviamo a discutere in dibattiti come quello di oggi, nel quale si forzano le lacerazioni congressuali fino al punto in cui una parte consistente del Partito è invitata a sentirsi a casa sua. Io, che sono in quella, sento il partito casa mia, non l’ho mai messo in dubbio, e per questo mi permetto di esprimere in modo franco e senza silenzi ipocriti il mio pensiero. Ritengo che anche stando dentro i movimenti, i quali hanno un ruolo necessario ma diverso da quello del Partito, non dobbiamo perdere di vista il nostro progetto, le linee guida dell’iniziativa politica. Dobbiamo, noi comunisti, essere in grado di anticipare gli eventi e non inseguirli, e dobbiamo esercitare consenso anche tra coloro che ritengono la disobbedienza una pratica inutile o una ricerca del puro effetto mediatico. Ritengo che la questione di Cuba si debba contestualizzare con quanto sta avvenendo nello scenario della politica mondiale e delle guerre imperialiste dell’amministrazione americana. Sono contraria, come penso lo siano tutti, alla pena di morte, ma sono altresì convinta che Cuba è in pericolo e noi dobbiamo sapere da che parte stiamo. Giuseppina Tedde, Direzione Nazionale. Questo Cpn è chiamato ad un confronto su tre questioni: situazione internazionale, amministrative e referendum. Credo possiamo affermare che il Partito è stato molto presente e attivo in tutte le situazioni e realtà che si sono adoperate per opporsi alla guerra in Iraq; per noi che da subito abbiamo detto "no alla guerra senza se e senza ma" non poteva essere altrimenti. La pericolosità della stra/potenza del governo Usa è sotto gli occhi di tutti; la guerra preventiva nei confronti dell’Iraq, lungi dall’essere conclusa, costituisce solo il primo passo verso la conquista di altri Stati per chi ha dichiarato la necessità della guerra infinita, infatti costanti sono le minacce nei confronti della Corea del Nord e gli avvertimenti alla Siria e all’Iran. Ed è in questo scenario che si colloca il reale pericolo di attacco militare nei confronti di Cuba, anomalia insopportabile per il governo americano non appagato neppure dall’embargo economico a cui la sottopone da 43 anni. Proprio perché la situazione internazionale è tutt’altro che pacificata sarà necessario riattivare i tavoli contro la guerra. Altra questione alla quale tutto il Partito è chiamato a dare il massimo è l’impegno per la vittoria dei referendum sull’art. 18 e sull’elettrodotto coattivo. Bisogna lavorare per cercare di coinvolgere il maggior numero possibile di soggetti che magari non sono stati finora con noi, ma intanto è importante che l’Arci abbia deciso di schierarsi per il sì e quasi sicuramente lo stesso farà la Cgil. Tanti saranno i tentativi per cercare di far fallire i referendum, primo fra tutti l’oscuramento da parte degli organi d’informazione, per questo il nostro partito è chiamato a svolgere un lavoro capillare su tutto il territorio per spiegare e informare che la sconfitta del referendum sull’art.18 non riguarderà solo chi non ce l’ha, ma aprirà la strada per toglierlo a tutti facilitando l’applicazione delle controriforme riguardanti il lavoro votate dal governo Berlusconi. La campagna per i referendum deve servire al Partito per rilanciare il lavoro politico sui diritti a partire dai temi del lavoro, alla difesa dei salari e delle pensioni, alla difesa dello stato sociale. Molto importante sarà anche un buon risultato alle amministrative che ci permetta di poter contribuire a migliorare le condizioni di vita delle classi popolari e poter mandare a casa quanto prima il governo Berlusconi. Franco Turigliatto, Direzione Nazionale La situazione politico sociale è caratterizzata dallo scarto enorme tra l’ampiezza di alcune mobilitazioni e la debolezza della sedimentazione organizzativa e della costruzione del conflitto su piattaforme alternative dentro i luoghi di lavoro. Non si è avviato un circolo virtuoso e cumulativo della forza dei lavoratori tra, critica della globalizzazione capitalista, mobilitazione generale, lotta dei salariati in fabbrica, attivazione piena di nuove avanguardie che costituiscano il motore di una modifica dei rapporti di forza sui luoghi di lavoro. Dopo la grande manifestazione o anche dopo lo sciopero riuscito, nella quotidianità dei rapporti tra capitale e lavoro il primo continua a dominare e le politiche del governo fanno a pezzi quel che resta delle conquiste dei lavoratori. E’ in questo quadro che va collocata la difficilissima situazione dei metalmeccanici e della Fiom, gli unici ad aver proposto una piattaforma di superamento della concertazione. Isolati anche perché il resto della Cgil non li ha seguiti. E per quanto riguarda la vicenda Fiat, con gli accordi di Cassino, Mirafiori e Pomigliano viene meno il carattere nazionale della vertenza. La decisione della Fiom di Pomigliano di firmare un accordo promosso da Bassolino direttamente con la Fiat, introduce un ulteriore elemento di divisione, facendo venir meno la tenuta forte e unificante operata dalla Fiom nazionale. Anche per queste ragioni la riuscita del referendum è così importante per avere qualche speranza di reggere lo scontro complessivo. Più in generale dobbiamo fare un lavoro difficile come partito nei movimenti per favorire una partecipazione più ampia, quotidiana ed attiva nella costruzione dello scontro sociale. Non so se tutti gli accordi per le amministrative sono buoni, di certo se si concorda con quanto detto nella relazione sulla necessità di ricostruire nuovi spazi pubblici democratici e di saper inserire i temi generali nello scontro elettorale, è necessario arrivare a un bilancio complessivo di quanto viene fatto nelle istituzioni, interrogarci se riusciamo con le nostre alleanze nei governi locali ad andare oltre il semplice ammorbidimento delle politiche neoliberiste. Infine proprio perché siamo con Cuba, perché vogliamo contrastare l’aggressione degli Usa, critichiamo le misure intraprese perché sbagliate e del tutto controproducenti rispetto alle necessità della sua difesa. Piero Valleise, Segretario Regionale Valle D’Aosta Pur condividendo larga parte della relazione del segretario nazionale, vorrei soffermarmi sulle parti che meritano maggior approfondimento: la guerra contro l’Iraq, il Referendum sull’art 18, e il caso Cuba. L’occupazione dell’Iraq altro non è che una delle tappe della guerra preventiva e permanente di Bush. Ormai è chiaro, persino Negri ha parzialmente ammesso che la occupazione irakena è guerra imperialista contro l’impero. Guerra, infatti, non tanto per l’uso quanto per il controllo delle risorse petrolifere in chiave antieuropea e anticinese, come confermato e sostenuto anche da Mimmo Candito su La Stampa, agendo dinamiche neoimperialiste. Nei fatti ci troviamo una presenza Usa imperialista che si allunga dai Balcani, sino al Golfo Persico e all’Asia. Mi auguro quindi che la proposta di Bertinotti di un |
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