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Comitato Politico Nazionale 3 - 4 maggio 2003 |
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Gli interventi 1 |
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Liberazione 8 maggio 2003 Martino Albonetti, Federazione di Ravenna La nostra discussione interna continua ad essere impantanata. Nonostante ciò, questo è il modo reale con il quale affrontiamo il tema della costruzione dell’alternativa, dei suoi soggetti, del ruolo del nostro partito. E’ pertanto una discussione decisiva e per questo va resa più esplicita, senza paure né infingimenti. Nel partito si stanno confrontando, da una parte, una tensione e una pratica politica orientate verso una rifondazione comunista radicata nei soggetti sociali reali, a disposizione e disponibili all’alternativa; dall’altra, vi è una sostanziale riproposizione di quelli che vengono considerati i caratteri costituenti di una tradizione comunista che, per quanto sconfitta politicamente ed economicamente nel Novecento, andrebbe aggiornata nelle pratiche reali, ma non nelle impostazioni teoriche di fondo, compresa - si sostiene oggi - quella dei fini che giustificherebbero i mezzi. Le due posizioni sono ormai fossilizzate dentro il partito, in una asfittica guerra di posizione, ma hanno, fuori, diversa ed opposta accoglienza. Se è evidente che i contemporanei sono gli ultimi a rendersi conto (sempre che ne abbiamo il tempo) che vivono in età che saranno poi considerate di svolta - spartiacque - dai posteri, è altrettanto vero che è un errore decisivo per una forza politica rivoluzionaria non riuscire a tenere il passo coi tempi e non mettersi in sintonia con i soggetti contemporanei reali, in grado di cambiare lo stato di cose esistente. Da questo punto di vista, la relazione del segretario ha un merito assoluto: esperimenta le novità sociali, economiche e culturali sottoponendosi alla possibilità della falsificazione (teorica ed empirica). Gli elementi teorici ed interpretativi che ci propone non sono totalizzanti, ma ancoraggi di un pensiero che continua. D’altra parte, le critiche avanzate nel dibattito scontano un limite assoluto e cronico: non raccolgono nessun consenso di massa fuori dal partito. Alcune sono evidentemente contraddette dalla stessa realtà: nessuno stato-nazione ha fermato la guerra e, a differenza del movimento, nessuno stato nazione ha offerto contributi veri alla costruzione di un’alternativa. Infine, Cuba: i diritti universali non sono relativi rispetto ai contesti, siano essi storici o sociali. O sono universali, o non sono. Romina Ambrogio, Federazione di Torino Ancora una volta nella storia del nostro partito siamo di fronte ad uno scenario complesso. In primo luogo, vi è il fenomeno della guerra. Di fronte a questo, non possiamo limitarci ad analisi superficiali e avventate. Parlare della Francia e della Germania definendole potenze che costituiscono "l’asse della pace" è errato. Non possiamo non tener conto della complicità che questi Paesi hanno avuto durante la guerra nella ex Jugoslavia (guerra che sembra ormai dimenticata, dimenticando così con essa le sofferenze inflitte quotidianamente alla popolazione) per difendere i propri interessi. Il loro dissenso alla guerra in Iraq non è certo legato ad una sorta di pacifismo ma al contrario, alla tutela dei propri interessi economici. L’espansione della guerra "preventiva" in altri territori provoca enormi preoccupazioni. Oggi più che mai il partito deve lavorare in modo unitario per ribadire il dissenso verso le basi militari americane presenti nel nostro territorio, favorendo il coinvolgimento su questo contesto delle altre forze politiche e sociali. In secondo luogo abbiamo la scadenza dei referendum. L’Art. 18 deve essere l’elemento fondamentale su cui costruire una vera opposizione capace di rappresentare un governo democratico. In fine, la questione Cubana. Cuba è l’unico Paese che possiede un sistema elettorale degno di tale definizione; basta pensare alle ultime elezioni avvenute a gennaio dell’anno corrente: il 50% dei membri del potere legislativo ed esecutivo sono proposti dal popolo, l’altra metà proviene dalle assemblee generali provinciali organizzate da enti di massa come i Cdr, i contadini, la Federazione delle Donne e le organizzazioni studentesche. L’80,95% dei candidati ha un livello di studi universitario e il 34,1% sono donne. Il Partito non ha proposto nessun candidato, non ha fatto campagna per alcuno. Alle ultime elezioni vi è stato un voto unito, come ha spiegato anche Fidel "esso è stato ciò che ha reso possibile l’elezione di molti di coloro che costituiscono i nostri più modesti e umili candidati, i meno conosciuti nonostante i loro meriti". Per ciò che Cuba è stato e per ciò che rappresenta ritengo che, oggi più che mai bisogna stare al fianco di Cuba, senza se e senza ma. Nella fase in cui versa Cuba non vi sono alternative, o si è con Cuba o si è contro Cuba. Antonella Arleoni, Federazione di Reggio Emilia Condivido pienamente la relazione del segretario ed intervengo relativamente alla questione delle alleanze locali. A Reggio Emilia dopo il congresso abbiamo noi invitato il centrosinistra ad un confronto programmatico. Dobbiamo constatare che solo laddove il centrosinistra avverte un rischio preciso di perdere le elezioni accetta questo confronto ed in ogni caso lo fa non essendo mai disponibile a mettere in discussione le proprie scelte. Scelte che a Reggio Emilia sono di privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi, di utilizzo massiccio del lavoro precario di consumo del territorio in chiave speculativa. Non a caso da noi i Ds in particolare, si sono attivati da tempo per far fallire il referendum sull’art. 18, ben prima del pronunciamento nazionale del loro partito. Dobbiamo perciò essere consapevoli, da una parte della distanza molto consistente fra le nostre proposte programmatiche, che noi abbiamo costruito in stretto rapporto con i comitati dei cittadini e con i movimenti e le politiche locali uliviste. Se noi finissimo per considerare, come qui qualcuno ha proposto, l’alleanza un contenuto, noi rinnegheremmo tutto quello che abbiamo costruito in questi anni, perdendo ogni credibilità faticosamente conquistata verso tutti coloro che ci hanno scelto come punto di riferimento, smarrimento inevitabilmente la nostra autonomia e sanciremmo la nostra assoluta irrilevanza. Il problema della efficacia della nostra azione va posto anche da questo punto di vista. Per essere efficaci nell’azione del governo locale dobbiamo essere in grado di esercitare una vera autonomia capace i far pesare la voce di chi vogliamo rappresentare e di non sottostare ai ricatti governisti del centrosinistra. Tiziano Bagarolo, Federazione di Milano 1. Gli eventi internazionali degli ultimi mesi hanno messo alla prova gli esiti del nostro dibattito congressuale, riproponendo la piena attualità della nozione classica di imperialismo, l’inanità di ogni affidamento all’Onu e al diritto internazionale, la dinamica di crescente instabilità, guerre coloniali e barbarie causata dalla perdurante crisi capitalistica e dall’accelerazione militare dell’offensiva della superpotenza Usa. Al tempo stesso un movimenti antiguerra di proporzioni inedite in Italia e nel mondo indica nuove potenzialità di resistenza e l’urgenza di lavorare da subito per una prospettiva di alternativa anticapitalistica e socialista. Oggi la partecipazione dell’Italia all’occupazione dell’Iraq ci pone il compito di dare continuità del movimento antiguerra a partire dalla ripresa dell’iniziativa militante per fermare la partenza delle truppe italiane. 2. Di fronte alla nuova offensiva Usa contro Cuba, a cui si associano anticomunisti di tutti i paesi e ipocrite "anime belle", il Prc deve ribadire la sua piena e incondizionata solidarietà con il popolo e lo stato cubano e mobilitarsi per denunciare i veri obiettivi di questa aggressione. Su un altro piano si pone il problema della necessaria riflessione sulla natura e i limiti del regime castrista. Non sul mero piano dell’etica (con riguardo all’uso ingiustificato della pena di morte), ma anche su quello del modello di società e di potere. E qui non ci è possibile non rilevare che l’assenza di una vera democrazia operaia a Cuba e la permanenza di un sistema politico di tipo burocratico-autoritario, anche se di tipo paternalista, sono fattori che indeboliscono la capacità di contrastare l’aggressione e di difendere le conquiste delle rivoluzione. 3. Il referendum per l’estensione dell’art. 18 è un’occasione di importanza centrale per bloccare l’offensiva del governo e dei padroni contro i diritti e le condizioni di vita dei lavoratori (pensioni, scuola, Fiat, contratti..). Questo scontro è già ora la cartina di tornasole della natura e dei progetti delle forze politiche e sociali con cui il Prc si relaziona. Ne risultano in modo chiaro sia l’assoluta incompatibilità del centro liberale dell’Ulivo con le ragioni dei lavoratori sia le contraddizioni del cofferatismo. E che è improponibile la ripresa di un percorso di avvicinamento del Prc al centrosinistra volto a costruire le condizioni di un patto elettorale e di governo per il 2006. Su questo tema, sgombrato il campo dai fatti compiuti come le commissioni paritetiche Prc-Ulivo (con Treu e Mastella!), dopo il 15 giugno va aperto il più ampio dibattito in tutto il partito. Imma Barbarossa, Forum delle donne, Comitato regionale Puglia All’interno di affermazioni e giudizi inquietanti sulla vicenda cubana abbiamo persino ascoltato elogi della guerra giusta e giustificazioni della pena di morte. In realtà non si tratta di pronunciare le solite affermazioni liturgiche su errori e ritardi degli stati socialisti. Non si tratta solo di tutela dei diritti umani o di difesa di un semplice pluralismo istituzionale. Si tratta di noi, di quale comunismo, di quale rapporto tra partito e stato, tra partito e movimenti, tra partito e società civile, tra rivoluzione e costruzione delle istituzioni. Si tratta della questione dell’egemonia, nel senso gramsciano del termine. Certo, Cuba è accerchiata, aggredita, con il rischio reale di un golpe organizzato dalla Cia. Ma qui si tratta del comunismo, è in gioco la possibilità del comunismo, la sua pensabilità, il suo orizzonte. La pensabilità e la pratica della rifondazione. A questo punto davvero la questione impero/imperialismo diventa una diatriba nominalistica. Il capitalismo imperialista è il neoliberismo che combina lo scontro di classe con l’attacco alla vita, con la devastazione del pensiero e delle libertà. Ma qual è l’antidoto? Il pool di stati antiamericani? Il nazionalismo militarista? I partiti comunisti che avallano la pena di morte e la repressione del dissenso? Credo di no. L’antidoto è nel movimento pacifista e nonviolento con le caratteristiche politiche che ha assunto, per cui il pacifismo tradizionale ha sostanziato la sua caratteristica etica e solidaristica di una analisi e una pratica di critica radicale, sociale, teorica, politica. L’antidoto non è il movimento mitizzato, ma la nostra pratica politica nel movimento. Questo punto credo che la questione principale per l’esistenza e il senso di questo partito sia il fatto che il gruppo dirigente si faccia carico di organizzare, senza dirigismi, una discussione vera, dal più piccolo dei nostri circoli fin qui, sul comunismo che le tragedie del Novecento ci hanno trasmesso, e su quello che pensiamo di fare. Una discussione non identitaria, ma tutta politica. Bianca Bracci Torsi, Direzione Nazionale Sono completamente d’accordo sulla centralità del nostro impegno per il lavoro e i diritti, che si configura nel Referendum per l’estensione dell’art. 18 e coniuga i problemi drammatici della vita materiale con la riaffermazione della dignità del lavoratore. Credo che la nostra campagna referendaria, che in gran parte d’Italia si intreccia con le Elezioni amministrative, debba essere caratterizzata da un attacco molto duro al governo, attacco che il nostro partito ha tutti i titoli per condurre grazie alla fermezza e alla coerenza delle nostre posizioni. Agli appelli all’unità centro la destra che ci vengono continuamente rivolti, dobbiamo rispondere sollecitando un confronto con l’Ulivo e i Ds, i cui cedimenti e il progressivo spostamento su posizioni neoliberiste hanno contribuito al successo della destra e facendo accordi su punti programmatici chiari e chiaramente a favore delle masse popolari sempre più impoverite e disperate. Due parole sulla recente vicenda cubana. Sono contraria alla pena di morte che giudico, oltretutto, inefficace come deterrente del crimine e, in questo caso, controproducente, ma alcune affermazioni sul rapporto con i dissidenti vanno oltre il caso specifico per investire i problemi del "mondo che vogliamo" e mi hanno sconcertata. Un mondo senza classi, senza galere e senza stati è l’obiettivo finale del comunismo, ma pensiamo davvero a una fase di transizione nella quale il proletariato non si ponga l’obiettivo della conquista del potere e dell’abolizione di alcune libertà del capitalismo, per esempio la libertà di sfruttamento dell’uomo? Una strada simile è stata già in qualche misura tentata dalle socialdemocrazie e siamo stati tutti concordi nel dichiararla fallita. Giordano Bruschi, Federazione di Genova Pace, diritti, eguaglianza, i tre grandi valori che hanno suscitato i movimenti, possono essere bandiere attuali. Provo a intrecciare queste tre idealità, sognando un tridente efficace. Guerra: il dopo Iraq ci consegna in concreto la lotta per il disarmo. Le armi micidiali (missili, bombe, aerei) hanno costi umani e sociali prima ancora che siano usate. Facciamo una inchiesta partecipata su quante risorse sono sottratte dagli armamenti alle necessità di cibo, acqua, salute. Gli Usa spendono 500 miliardi di dollari nel loro bilancio per la guerra preventiva. Così i milioni di bimbi morti per fame sono già le prime vittorie di una guerra non dichiarata. La scelta del disarmo, collegata alla difesa della vita, è la nostra scelta di campo. Eguaglianza: 475 persone nel mondo detengono un reddito pari a 2 miliardi di persone. Qui, nota Marco Revelli, stanno le radici della guerra, della violenza, con conseguenze di squilibri sociali, di classe, di aree territoriali. L’eguaglianza, se il comunismo ha ancora qualche senso, deve diventare la nostra bandiera in fabbrica, nei quartieri. Propongo una inchiesta di massa sulle disuguaglianze. Oggi in Italia abbiamo la questione del carovita, che provoca la riduzione di salari e pensioni, colpendo milioni di persone. Sono false le statistiche Istat su modesti incrementi inflattivi. Uomini e donne sanno loro quanto è aumentato il carovita. E allora è giusta la rivendicazione della Fiom di giusti, consistenti aumenti salariali. Sosteniamola con comitati per il contratto, estesi nel territorio e momenti di nuova partecipazione. Lanciamo la battaglia per salari europei. Diritti: questa battaglia per pace/eguaglianza è un momento di costruzione del mondo di Porto Alegre, dove non ci sia più spazio per il criminale, violento embargo dell’imperialismo Usa contro Cuba. Ma come vincere in un mondo diseguale, dominato da pochi potenti contro la massa dei senza diritti. Ecco il nesso tra non diritti e pace/eguaglianza. Dare forza alle ragioni degli umiliati e offesi, cominciando con l’estensione ai più deboli dell’art. 18, della tutela sociale, della continuità e della stabilità del lavoro. Questo del tridente può essere il percorso che renda impetuoso il movimento, con lotte articolate, legate a temi concreti.
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